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Lo slang di Bolzano
Volumetto con meriti e peccheLa lodevole operazione che ha portato alla stampa è nata da un'iniziativa privata che ha inizialmente dato vita ad un gruppo su Facebook ( http://www.facebook.com/home.php?sk=group_199564573395976 ): traspare la passione con cui questo vocabolario è stato redatto, ma il libro chiaramente manca sia d ... (continue)
La lodevole operazione che ha portato alla stampa è nata da un'iniziativa privata che ha inizialmente dato vita ad un gruppo su Facebook ( http://www.facebook.com/home.php?sk=group_1995645733959… ): traspare la passione con cui questo vocabolario è stato redatto, ma il libro chiaramente manca sia di una supervisione linguistica professionale che di un controllo fatto da persone non bolzanine, così da poter individuare i termini che non appartengono allo slang di Bolzano, o che addirittura fanno parte del lessico italiano standard.
Un esempio è "trincare", considerato dal curatore come caso tipico di derivazione dal sudtirolese, al punto da citarlo nell'introduzione: «Di certo, solo noi diciamo "trincare" per "bere". Perché deriva dal verbo tedesco "trinken".» (pag. 7)
Bisogna notare che nell'italiano numerose sono le parole di origine germanica, con diverse provenienze: in particolar modo dal longobardo e (con la mediazione del francese) dal francone. Nel caso specifico, "trincare" è un termine diffuso in tutta la penisola, e sarebbe bastato consultare un vocabolario etimologico (per esempio il DELI http://www.catalogo.zanichelli.it/Pages/Opera?id_opera=… ) per scoprire che il verbo era attestato a Firenze già nel XVII secolo; ovviamente, la parola è pure accettata dai correttori ortografici italiani!
Parecchi dei lemmi non hanno nulla a che fare coll'Alto Adige.
Per esempio vi sono parole o locuzioni dell'italiano; due fra le tante:
- "Calcinculo" (vedere ad esempio http://it.wikipedia.org/wiki/Seggiolini_volanti )
- "Dare buca" (non presentarsi a un appuntamento), espressione usata dalle Alpi alla Sicilia
Oppure termini di altre regioni, ma diffusissimi in tutto il territorio nazionale; per esempio:
- "Ciofeca" (dal napoletano - http://it.wiktionary.org/wiki/ciofeca )
- "Caciara" (dal romanesco)
Vengono pure indicate dubbie etimologie popolari, come ad esempio per "ciospo" (ragazzo/a brutto/a), che deriverebbe da "cio" di ciodo (chiodo) e "spo" di rospo!
Altra mancanza (chi ritengo un po' più grave) è l'assenza di un'indicazione linguistica relativa al trentino: tra le abbreviazioni c'è "ven" (venetismo) utilizzata in tutti i casi in cui il termine proviene da un dialetto del nordest, mentre è proprio dal trentino (per ovvia vicinanza geografica) che proviene buona parte dello slang bolzanino. Nei casi in cui una parola ha il medesimo significato in veneto e trentino, si sarebbero potuti poi citare entrambi i dialetti.
Un paio di esempi :
- "Ghenastiuntoc?" è espressione genuinamente trentina ("Ghe n'has ti un toc?" = "Ce n'hai tu un pezzo?"); la desinenza "s" della terza persona, di derivazione ladina, farebbe pensare ad una frase in cembrano (un trentino di Trento direbbe infatti "Ghe n'hat ti un toc?")
- "Gheba": nebbia o fumo denso
In questa recensione parlo soprattutto delle pecche, ma non vanno tuttavia scordati i meriti, il maggiore dei quali ritengo sia quello di aver colmato una lacuna nel descrivere le espressioni ed i modi di dire di una provincia che un dialetto italiano propriamente detto non l'ha.
Molte parti del libro hanno inoltre un fascino da amarcord, legato allo slang e alla vita sociale bolzanina dei decenni passati.
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