-
All books
-
-
-
- Memoria Polaroid (158)
- By Douglas Coupland
-
Reading
-
-
-
-
- Diario 1941-1943. Un mondo «altro» è possibile (11)
-
Reading
-
-
-
Vivent-
i in Cristo -
- Viventi in Cristo (3)
- Breve esposizione della dottrina cattolica
- By Caffarra Carlo
-
Reading
-
Vivent-
-
-
-
- I Malavoglia (16493)
- By Giovanni Verga
-
Finished





Re-reading




-
-
-
-
- Nel regno di Acilia (81)
- By Marco Baliani
-
Reading





-
-
-
-
- Breve storia di (quasi) tutto (1385)
- By Bill Bryson
-
Finished in Jan 2009





-
-
-
-
- Il sorriso maldestro di Giulio Mariani Cobseschi (13)
- By Andrea Ferretti
-
Finished in Aug 2008





-
-
-
-
- Una passeggiata nei boschi (699)
- By Bill Bryson
-
Finished in Aug 2008





-
-




-
Vi verrà voglia di mettervi un paio di scarponi ai piedi e partire. Non prima di avere fatto i conti con la vostra preparazione. Mollare non è vietato. Vietato è non credre nelle proprie forze.
- — Sep 6, 2008 | Add your feedback
-
-
-
-
- Un uomo sulla soglia (189)
- By Nicole Krauss
-
Finished in Jul 2008





-
-




-
Bello e angosciante. Stile terso e teso come una corda di chitarra. Qualche smagliatura nella costruzione (a volte si ha la sensazione che la Krauss non sia riuscita a tagliare quanto dovrebbe) ma è un'esordio, peraltro bellissimo. Niente happy ending ma un filo di speranza. Trovato nella libreria U ... (continue)
- — Sep 6, 2008 | Add your feedback
-
-
-
-
- Questo libro ti salverà la vita (482)
- By Amy Michael Homes
-
Finished





-
-
-
-
- Generazione X (1394)
- By Douglas Coupland
-
Finished





-
-
-
-
- Il giovane Holden (26646)
- By J.D. Salinger
-
Finished





-
-
-
-
- Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta (6458)
- By Robert Pirsig
-
Finished





-
-
-
-
- Puerto Plata market (646)
- By Aldo Nove
-
Finished





-
-
-
-
- Superwoobinda (811)
- By Aldo Nove
-
Finished





-
RSS feeds: subscribe to Alberto's shelf
Il sorriso maldestro di Giulio Mariani Cobseschi
*** This comment contains spoilers! ***
“Il sorriso maldestro di Giulio Mariani Cobseschi”, romanzo d’esordio di Andrea Ferretti, classe 1971 e tre volte dottore, è una commedia felicemente riuscita.
Narra la storia di Ruggiero Ferraù, un frustrato impiegato dell’AUSL, con mansioni di tecnico informatico addetto alla gestione delle ... (continue)
“Il sorriso maldestro di Giulio Mariani Cobseschi”, romanzo d’esordio di Andrea Ferretti, classe 1971 e tre volte dottore, è una commedia felicemente riuscita.
Narra la storia di Ruggiero Ferraù, un frustrato impiegato dell’AUSL, con mansioni di tecnico informatico addetto alla gestione delle basi dati di un grosso ospedale, che vede improvvisamente a portata di mano l’occasione di riscatto, soprattutto in termini economici e di prestigio sociale. Sfruttando un metodo scientifico da lui messo a punto per diagnosticare assai tempestivamente l’insorgere di malanni semplicemente guardando in volto le persone, Ferraù apre uno studio privato di “diagnostica visuale” che, dopo un inizio stentato, conosce un travolgente successo. Ma il castello di carte viene messo in pericolo il giorno in cui fa la sua comparsa in studio un certo Giulio Mariani Cobseschi.
Gli spunti che nutrono la trama sono divertenti, a tratti esilaranti. Se il protagonista risulta indimenticabile, è contornato da personaggi felicemente delineati in poche righe, spalle ideali di un susseguirsi di duetti che guidano il lettore attraverso i primi capitoli. La scrittura è brillante e consapevole, la parola non è mai casuale ma ricercata per far scaturire il comico, la satira, l’effetto straniante, così come gli eventi, il cui susseguirsi non conosce bonaccia. L’insieme è effervescente, pirotecnico, intelligente. Leggendo il libro di Ferretti si sorride spesso e in un paio di occasioni si ride di gusto. Il paradosso raggiunge livelli quasi insostenibili ma non è mai gratuito. L’esorbitante pare sempre rientrare nei ranghi, razionalizzato e metabolizzato dalla coscienza onnivora del protagonista. Ed è proprio la cinica determinazione del protagonista, intenzionato a diventare artifex fortunae sui (artefice della propria fortuna, da intendersi qui soprattutto in senso pecuniario), la fonte del comico. Una volta entrati nei suoi meccanismi decisionali è difficile uscirne, tornare a vedere le cose obiettivamente, e perdersi così buona parte del divertimento.
Tutti ci sentiamo un po’ Ruggiero Ferraù. Tutti, prima di diventare buoni, vorremmo che la vita ci risarcisse delle sue tante, piccole, meschine mancanze. Tutti vorremmo crogiolarci nel cinismo sapendo che la guarigione non tarderà, come nell’ultimo giorno di convalescenza. Il segreto, forse, sta proprio nella diagnosi precoce.
Ruggiero Ferraù è un cavaliere inesistente consumato dal desiderio di esistere. La sua ricerca, a prima vista, non ha nulla di cavalleresco. Ma se il tempo dei cavalieri sembra finito da un pezzo è solo perché del poema rinascimentale abbiamo oggi un’immagine distorta dalla prospettiva storica. Del resto lo stesso nome del protagonista ci mette su questa strada. Quello di Ferraù va letto come un viaggio. Partito all’inseguimento di un tesoro ne troverà, cambiato egli stesso, un altro, meno remoto di quanto pensava. La figura femminile che, dopo una genesi pigmalionica, trionfa nel finale è, stilnovisticamente, l’epifania del suo affinamento interiore. In questo il romanzo comico si riallaccia al romanzo cavalleresco, il romanzo postmoderno si morde la coda e ritrova il romanzo di formazione del primo Novecento.
Ma il lato comico è, appunto, solo un lato della scrittura e della poetica di Ferretti, che è poliedrica. Potremmo dire che ne è la punta dell’iceberg perché sotto, o meglio in filigrana, si legge costantemente l’ombra di una complessità difficilmente contenibile, che preme sulle strutture, specie su quelle linguistiche, caricandole di tensione inespressa e mettendone a dura prova la resistenza.
Sono pochi gli esempi di questo tipo di narrativa nella nostra letteratura. Mi trattengo poi dal fare il nome di qualche ascendente per confessa ignoranza. Posso dire che, per me, il “Mariani Cobseschi” è stata una scoperta inattesa. Si è meritato un posto sullo scaffale buono, quello dei libri che di tanto in tanto riapro. E piuttosto che prestare, regalo. Se i numeri primi vi hanno depresso quanto hanno depresso me, il “Mariani Cobseschi” è il vostro antidoto per questo 2008 ancora lungo. Il “MarianI Cobseschi” è, per usare una metafora memorabile attinta dalle sue pagine, “una festa srotolata” su 134 pagine. Vi auguro che nella vita, tra le innumerevoli, lugubri code che vi spettano, ve ne capiti almeno una così festevole. Ed almeno un libro così ogni sei mesi.
Mi perdoni l’autore ma l’altro giorno ho, involontariamente, dato vita al “cobseschismo”. Per lodare la mia gelateria preferita (quella del ristorante Mazzieri di Piane di Mocogno, un’ora buona di macchina per 7 gusti) ho abbandonato la mia vecchia macchinosa metafora delle cellule staminali (“una scarica vitale di portata staminale alle vostre papille gustative”) per una formula limpida ed evocativa: “un gelato di cobseschiana memoria”. Rinnovo le scuse all’autore ma non posso giurare che sia un caso isolato. Il cobseschismo è sfacciato e sfaccettato. E virale. Speriamo.
Is this helpful?