Se devo essere sincera non mi aspettavo molto da questo romanzo; ho imparato a diffidare dei libri che vengono troppo 'osannati', dato che, nella mia esperienza, dopo si sono rivelati libri senza infamia e senza lode, se non in alcuni casi per nulla interessanti. Ma su La cattedrale del mare ho dovu
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Se devo essere sincera non mi aspettavo molto da questo romanzo; ho imparato a diffidare dei libri che vengono troppo 'osannati', dato che, nella mia esperienza, dopo si sono rivelati libri senza infamia e senza lode, se non in alcuni casi per nulla interessanti. Ma su La cattedrale del mare ho dovuto ricredermi: ha un qualcosa che ti avvince e ti trascina a leggere fino alla fine, e anche se lo stile non è dei più raffinati - anzi: è piuttosto terra terra, semplice e senza troppi fronzoli - è alla fine un libro molto godibile e affascinante. La trama è piuttosto lineare: si potrebbe riassumere nella solita storia del povero buono contro il nobile e ricco crudele, a cui si aggiunge la scalata sociale che porta il povero a riscattarsi dalla sua condizione e a vivere una vita agiata, o comunque serena. I personaggi, poi, non sono molto approfonditi dal punto di vista psicologico; a volte si dedicano davvero pochi paragrafi alle loro motivazioni, e quindi alla fine risultano un po' 'superficiali', e le loro azioni poco giustificate. Ognuno di loro ha comunque un ruolo preciso e fondamentale nella trama; ma un pizzico di caratterizzazione in più non avrebbe fatto male a nessuno di loro, proprio per questa loro importanza nella storia. Quello che mi è davvero piaciuto di questo libro è il modo in cui la storia di Arnau è legata a quella della Cattedrale del Mare, appunto, la chiesa di Santa Maria del Mar di Barcellona. Arnau arriva a Barcellona da piccolo, quando suo padre Bernat lo porta via dalle terre che la sua famiglia ha coltivato per generazioni, per sfuggire al nobile crudele che cerca in tutti i modi di rovinargli la vita, a partire dallo ius primae noctis che reclama sulla sua giovanissima moglie. Rifugiatosi a Barcellona, perché se rimarrà lì un anno e un giorno otterrà la libertà, Bernat cresce suo figlio da solo, e un giorno gli racconta che sua madre è la Madonna. Arnau cerca insieme a Joanet una chiesa in cui poter incontrare sua madre, e la trova in Santa Maria del Mar, la cattedrale del popolo la cui costruzione accompagnerà praticamente tutta la sua vita. Credo che stia proprio in questa descrizione della chiesa la forza maggiore del libro, non tanto per lo stile dell'autore ma per la storia stessa della chiesa, storia peraltro vera: trattandosi di una cattedrale del popolo, è stata costruita dal popolo, soprattutto dai bastaixos, gli scaricatori che, quando non avevano nulla da scaricare al porto, si caricavano sulla schiena i grossi massi da portare al cantiere. Quello che trasmette è la profonda dedizione di queste persone al loro tempio, alla loro Madonna - la Madonna del mare con la barca ai piedi - e la forza fisica necessaria a questa costruzione: la scena in cui viene issata la prima chiave di volta ne è un esempio. Sono sempre stata affascinata dalla capacità in passato di costruire monumenti maestosi con la sola forza delle braccia, e per questo la storia di questa cattedrale mi ha affascinato molto, tanto da andarne poi a cercare fotografie e video. In definitiva La cattedrale del mare è un romanzo interessante e coinvolgente, e sta in questo il suo maggior pregio. Come ripeto, una maggiore caratterizzazione dei personaggi e una trama un po' più originale forse avrebbero giovato al libro, che ora come ora ruota intorno all'importanza di questo tempio nella vita della Barcellona medievale. Non ho abbastanza conoscenze per esprimermi sull'ambientazione storica, anche se comunque mi è sembrata abbastanza'mirata', nel senso che l'autore riferiva solo quei dettagli necessari alla sua storia, senza poi scendere in altri particolari. Lascio a chi è più esperto di me il giudizio su questo aspetto del romanzo. Ma io l'ho trovato comunque abbastanza avvincente e interessante da rappresentare una buona lettura di svago, che può andare benissimo per i pomeriggi di vacanza. I più attenti ai particolari storici e alla caratterizzazione psicologica, però, potrebbero rimanerne delusi.
Il castello dei Pirenei è un romanzo che si può definire quasi epistolare, e per certi versi un romanzo filosofico. Abbiamo di fronte infatti due ex-fidanzati, che si incontrano per puro caso dopo trent’anni da quando si sono lasciati, in seguito a una divergenza di vedute su un evento misterioso ch
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Il castello dei Pirenei è un romanzo che si può definire quasi epistolare, e per certi versi un romanzo filosofico. Abbiamo di fronte infatti due ex-fidanzati, che si incontrano per puro caso dopo trent’anni da quando si sono lasciati, in seguito a una divergenza di vedute su un evento misterioso che verrà svelato solo molto avanti nel romanzo. In seguito a questo incontro, i due iniziano una fitta corrispondenza e-mail (avendo però cura di cancellare subito quelle ricevute e inviate, dato che sono entrambi sposati con figli), in cui si nota subito la netta contrapposizione dei loro modi di vedere la vita. Da una parte, Stein, molto pragmatico, con una grossa fede nella scienza; dall’altra invece Solrun, più incline di lui a credere nel soprannaturale, nella vita dopo la morte. Due punti di vista inconciliabili, venuti a galla appunto dopo l’evento misterioso a cui entrambi accennano senza parlarne direttamente per un po’; e devo dire che, se devo essere sincera, è appunto questo mistero la parte più interessante del romanzo. O meglio, a mio modo di vedere è stata l’unica parte interessante, dato che è stato solo per la pura curiosità si sapere cosa fosse successo che sono arrivata in fondo. La lettura a mio avviso non è semplice; i due personaggi secondo me arrivano in modo poco naturale a raccontare il proprio punto di vista, e quando lo fanno si ha l’impressione che non stiano parlando l’uno con l’altra, ma con il lettore. Inoltre le e-mail di Stein, in cui a volte racconta letteralmente nascita ed evoluzione dell’universo, sono un po’ troppo scolastiche e francamente noiose. Capisco che lo scopo è sottolineare il diverso approccio di lui e di Solrun al famoso segreto, ma dopo un po’ ci si stufa perché sembra davvero di essere a lezione. In più, come dice spesso Solrun, a volte viene fatto come risposta a una domanda che chiede tutt’altro, il che lo rende ancora più pesante per il lettore. Il finale è adattissimo al romanzo, e devo dire che, se si presta abbastanza attenzione quando Solrun racconta la sua sul segreto condiviso con Stein, si trova anche una corrispondenza interessante. E come ripeto, questo mistero ripetuto spinge ad andare in fondo al romanzo, anche nonostante i passi pesanti e di cui non si capisce al volo lo scopo; resta anche un certo velo di insicurezza su questo segreto, dato che non sapremo mai come sono andate veramente le cose, ma solo come sono andate nei contrapposti punti di vista dei protagonisti. Tutto questo però secondo me non basta a renderlo un romanzo interessante. In definitiva non mi è piaciuto granché, e anche se riconosco la capacità dell’autore di incuriosirmi, non nego che però è stato anche capace di annoiarmi. Insomma, un libro che in definitiva non consiglierei.
Se dicessi che Alla corte dei Borgia non è stata una lettura piacevole, direi una bugia. Questo romanzo è stata una sorpresa; non ho dato nemmeno uno sguardo alla quarta di copertina, per cui quando mi sono trovata davanti il personaggio di Sancha D’Aragona sono rimasta spiazzata. E nonostante il pe
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Se dicessi che Alla corte dei Borgia non è stata una lettura piacevole, direi una bugia. Questo romanzo è stata una sorpresa; non ho dato nemmeno uno sguardo alla quarta di copertina, per cui quando mi sono trovata davanti il personaggio di Sancha D’Aragona sono rimasta spiazzata. E nonostante il personaggio di Sancha non mi piaccia granché, la storia mi ha appassionato abbastanza. Ma da qui a tesserne le lodi ci manca parecchio. Non sono in grado di dare un giudizio sulla ricostruzione storia a livello di usi e costumi; so abbastanza di storia da sapere, però, che esistono altri libri sui Borgia probabilmente più accurati, anche se meno romanzati. E’ proprio questa l’impressione che ho avuto del libro: che la storia fosse stata piegata per adattarsi alla trama desiderata dall’autrice. Non dubito che abbia fatto ricerche su ricerche, ma credo che da questo punto di vista si potesse fare di più, pur mantenendo la struttura del romanzo e senza necessariamente scrivere un saggio. Mi ha fatto pensare all’accuratezza della ricostruzione in libri come Il petalo cremisi e il bianco, che avrà altri difetti ma di sicuro ha una buona ricostruzione storia, o Artemisia, di Alexandra Lapierre. Basta guardare alla differenza della bibliografia di questi due libri e di Alla corte dei Borgia, per dirne una. A parte questo, l’antipatia che mi ha suscitato Sancha non ha certo giovato al libro, dato che lei è la protagonista che parla in prima persona. Inoltre la parte di vita di Sancha a Napoli poteva francamente essere ridotta, anche perché ai fini della trama non è che sia poi così fondamentale. Poi Sancha viene data in sposa per motivi politici a Goffredo Borgia, si trasferisce a Roma e finalmente la parte interessante del romanzo inizia. Ripeto, come romanzo funziona bene, è interessante e avvincente; ma Sancha, pur essendo la protagonista, non arriva mai nemmeno lontanamente ad avere il fascino di Lucrezia o di Cesare (di cui Sancha diventa poi l’amante; non so se sia un fatto storico o un’invenzione dell’autrice), che sono personaggi complessim nella vicenda storia e anche nel romanzo. Sancha inoltre non mi convince granché; che passi dall’essere follemente innamorata di Cesare al giurare vendetta nel giro di poco tempo è sinceramente un po’ improbabile. Insomma, la protagonista secondo me fa acqua da tutte le parti, e quello che ho trovato davvero interessante sono Cesare e Lucrezia Borgia, ma i loro ritratti non bastano a rendere assolutamente imperdibile questo romanzo. A parte qualche ora di svago, non mi ha dato nulla; non mi ha insegnato qualcosa di nuovo sulla vicenda di questa famiglia, non mi ha fornito, a fine lettura, una serie di testi di approfondimento (come invece ho trovato negli altri libri che ho citato), e anzi, nelle note finali l’autrice parla chiaramente di incesto documentato tra Lucrezia e il padre, ma non fornisce anche solo le indicazioni per rintracciare questi documenti, per chi fosse interessato ad approfondire. Insomma, mi è parso il modo di un’autrice di rendere un omaggio a personaggi storici che l’hanno affascinata, però alla fin fine non è altro che questo: un romanzo alla cui base ci saranno delle ricerche storiche, ma non oltre quello che interessava all’autrice; e il risultato, alla fine, è una lettura piacevole, ma non eccezionale. Sconsigliato a chi ama la ricostruzione storica precisa al dettaglio.
Se devo essere sincera, avrei lasciato perdere questo libro dopo le primissime pagine. Era cupo, lento, quasi noioso; Margaret Prior, la protagonista, mi sembrava una persona che si piange addosso, e l'idea di leggere tutto un romanzo così era piuttosto scoraggiante. Ma poi lentamente il romanzo ha
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Se devo essere sincera, avrei lasciato perdere questo libro dopo le primissime pagine. Era cupo, lento, quasi noioso; Margaret Prior, la protagonista, mi sembrava una persona che si piange addosso, e l'idea di leggere tutto un romanzo così era piuttosto scoraggiante. Ma poi lentamente il romanzo ha ingranato, e devo dire che l'alone di mistero sulla figura di Selina ha avuto una buona parte nel risvegliare il mio interesse. Siamo di fronte a un romanzo praticamente femminile: la nostra protagonista è Margaret, una ragazza che esce da un periodo davvero difficile. Suo padre è morto, vive un amore impossibile che la fa soffrire, è arrivata al tentare il suicidio. Ha una certa dipendenza dal laudano. Ma decide di fare qualcosa di buono, che le permetta di uscire dalla casa in cui vive con la madre, anche solo per poco tempo; e sceglie di andare nel carcere di Millbank (carcere che peraltro è esistito davvero) a portare conforto alle detenute. Lì incontrerà Selina, una figura enigmatica e misteriosa, imprigionata per truffa. Una truffa non da poco per la trama, dato che Selina sarebbe stata condannata perché fingeva di avere poteri soprannaturali. Proprio questo rende la storia interessante, a mio avviso; per quanto ci siano dei diari di Selina in cui si intuisce qualcosa di poco chiaro, a volte si è davvero portati a pensare che Selina sia dotata di particolari poteri che le permettano di mettere in contatto i vivi con i morti, e Margaret è quasi naturalmente attratta da lei e dalla possibilità che Selina le offre, più o meno implicitamente, di parlare con suo padre. Selina è un personaggio che mi è piaciuto tantissimo, anche se per certi versi negativo, perché è difficile comprenderla. Ogni tanto ci si trova a pensare se Selina non sia una semplice truffatrice come ce ne sono tante, o se non sia in realtà stata sfruttata da altri, finendo per addossarsi tutte lcolpe. A volte mi sono chiesta se Selina non stesse semplicemente sfruttando il dolore e l'ingenuità altrui, o se fosse davvero convinta di avere dei poteri. Mi sono chiesta perfino se li avesse davvero. In generale, però, mi ha dato l'impressione di un personaggio vero, ben costruito, mai sopra le righe pur essendo sempre piuttosto al limite, e soprattutto misterioso abbastanza da rendere ben congegnato il colpo di scena finale (che però, devo dirlo, non è poi così originale). Margaret mi ha dato l'impressione di essere un personaggio piuttosto debole, non tanto per come è stata costruita dall'autrice, ma proprio per il suo carattere: forse la fragilità indotta dal dolore la rende più incline a credere, o forse, semplicemente, l'attrazione per Selina - attrazione anche sessuale, anche se non viene mai detto esplicitamente - riesce a mettere in ombra tutto ciò che dovrebbe notare. Alla fin fine, Margaret è un personaggio per cui ho provato un po' di compassione; il suo turbamento, la sua inquietudine, la sua eccitazione al piano finale e il dolore, lo schianto del colpo di scena e del velo che le viene sollevato dagli occhi la rendono un personaggio sofferente, ingenuo, dolente, per cui ho trovato difficile pensare che poteva pensarci, poteva aspettarselo. Mi è piaciuto sicuramente meno di Selina, perché le manca il suo fascino, la sua complessità; però è comunque un buon personaggio, e se devo dirla tutta credo che fosse quello più adatto accanto alla personalità prepotente di Selina. Altra cosa che secondo me è un pregio del libro è il modo in cui affronta l'omosessualità femminile. Margaret è sicuramente innamorata di Selina, ed è anche per questo che alla fine si prova pietà, quasi, per lei; ma, complice anche l'ambientazione della storia nella Londra vittoriana, questo tipo di amore non viene mai raccontato troppo esplicitamente. Margaret nei suoi diari spesso vi accenna, soprattutto alla storia dolorosa da cui esce; ma la tematica è affrontata in genere con molta delicatezza e discrezione, e questo secondo me rende il libro godibile anche per chi potrebbe sentirsi a disagio nel leggere diomosessualità, maschile o femminile che sia. In definitiva un romanzo che mi è piaciuto. Superato lo scoglio delle prime pagine, che possono fuorviare, si entra in un romanzo denso, ricco, dallì'atmosfera un po' lugubre ma sempre interessante, con due personaggi per delineati e una trama ben congegnata.
La vergine eterna
Il personaggio di Sakura mi era davvero troppo insopportabile.
La cattedrale del mare
Se devo essere sincera non mi aspettavo molto da questo romanzo; ho imparato a diffidare dei libri che vengono troppo 'osannati', dato che, nella mia esperienza, dopo si sono rivelati libri senza infamia e senza lode, se non in alcuni casi per nulla interessanti. Ma su La cattedrale del mare ho dovu ... (continue)
Se devo essere sincera non mi aspettavo molto da questo romanzo; ho imparato a diffidare dei libri che vengono troppo 'osannati', dato che, nella mia esperienza, dopo si sono rivelati libri senza infamia e senza lode, se non in alcuni casi per nulla interessanti. Ma su La cattedrale del mare ho dovuto ricredermi: ha un qualcosa che ti avvince e ti trascina a leggere fino alla fine, e anche se lo stile non è dei più raffinati - anzi: è piuttosto terra terra, semplice e senza troppi fronzoli - è alla fine un libro molto godibile e affascinante.
La trama è piuttosto lineare: si potrebbe riassumere nella solita storia del povero buono contro il nobile e ricco crudele, a cui si aggiunge la scalata sociale che porta il povero a riscattarsi dalla sua condizione e a vivere una vita agiata, o comunque serena. I personaggi, poi, non sono molto approfonditi dal punto di vista psicologico; a volte si dedicano davvero pochi paragrafi alle loro motivazioni, e quindi alla fine risultano un po' 'superficiali', e le loro azioni poco giustificate. Ognuno di loro ha comunque un ruolo preciso e fondamentale nella trama; ma un pizzico di caratterizzazione in più non avrebbe fatto male a nessuno di loro, proprio per questa loro importanza nella storia.
Quello che mi è davvero piaciuto di questo libro è il modo in cui la storia di Arnau è legata a quella della Cattedrale del Mare, appunto, la chiesa di Santa Maria del Mar di Barcellona. Arnau arriva a Barcellona da piccolo, quando suo padre Bernat lo porta via dalle terre che la sua famiglia ha coltivato per generazioni, per sfuggire al nobile crudele che cerca in tutti i modi di rovinargli la vita, a partire dallo ius primae noctis che reclama sulla sua giovanissima moglie. Rifugiatosi a Barcellona, perché se rimarrà lì un anno e un giorno otterrà la libertà, Bernat cresce suo figlio da solo, e un giorno gli racconta che sua madre è la Madonna. Arnau cerca insieme a Joanet una chiesa in cui poter incontrare sua madre, e la trova in Santa Maria del Mar, la cattedrale del popolo la cui costruzione accompagnerà praticamente tutta la sua vita. Credo che stia proprio in questa descrizione della chiesa la forza maggiore del libro, non tanto per lo stile dell'autore ma per la storia stessa della chiesa, storia peraltro vera: trattandosi di una cattedrale del popolo, è stata costruita dal popolo, soprattutto dai bastaixos, gli scaricatori che, quando non avevano nulla da scaricare al porto, si caricavano sulla schiena i grossi massi da portare al cantiere. Quello che trasmette è la profonda dedizione di queste persone al loro tempio, alla loro Madonna - la Madonna del mare con la barca ai piedi - e la forza fisica necessaria a questa costruzione: la scena in cui viene issata la prima chiave di volta ne è un esempio. Sono sempre stata affascinata dalla capacità in passato di costruire monumenti maestosi con la sola forza delle braccia, e per questo la storia di questa cattedrale mi ha affascinato molto, tanto da andarne poi a cercare fotografie e video.
In definitiva La cattedrale del mare è un romanzo interessante e coinvolgente, e sta in questo il suo maggior pregio. Come ripeto, una maggiore caratterizzazione dei personaggi e una trama un po' più originale forse avrebbero giovato al libro, che ora come ora ruota intorno all'importanza di questo tempio nella vita della Barcellona medievale. Non ho abbastanza conoscenze per esprimermi sull'ambientazione storica, anche se comunque mi è sembrata abbastanza'mirata', nel senso che l'autore riferiva solo quei dettagli necessari alla sua storia, senza poi scendere in altri particolari. Lascio a chi è più esperto di me il giudizio su questo aspetto del romanzo. Ma io l'ho trovato comunque abbastanza avvincente e interessante da rappresentare una buona lettura di svago, che può andare benissimo per i pomeriggi di vacanza. I più attenti ai particolari storici e alla caratterizzazione psicologica, però, potrebbero rimanerne delusi.
Il castello dei Pirenei
Il castello dei Pirenei è un romanzo che si può definire quasi epistolare, e per certi versi un romanzo filosofico. Abbiamo di fronte infatti due ex-fidanzati, che si incontrano per puro caso dopo trent’anni da quando si sono lasciati, in seguito a una divergenza di vedute su un evento misterioso ch ... (continue)
Il castello dei Pirenei è un romanzo che si può definire quasi epistolare, e per certi versi un romanzo filosofico. Abbiamo di fronte infatti due ex-fidanzati, che si incontrano per puro caso dopo trent’anni da quando si sono lasciati, in seguito a una divergenza di vedute su un evento misterioso che verrà svelato solo molto avanti nel romanzo. In seguito a questo incontro, i due iniziano una fitta corrispondenza e-mail (avendo però cura di cancellare subito quelle ricevute e inviate, dato che sono entrambi sposati con figli), in cui si nota subito la netta contrapposizione dei loro modi di vedere la vita. Da una parte, Stein, molto pragmatico, con una grossa fede nella scienza; dall’altra invece Solrun, più incline di lui a credere nel soprannaturale, nella vita dopo la morte. Due punti di vista inconciliabili, venuti a galla appunto dopo l’evento misterioso a cui entrambi accennano senza parlarne direttamente per un po’; e devo dire che, se devo essere sincera, è appunto questo mistero la parte più interessante del romanzo. O meglio, a mio modo di vedere è stata l’unica parte interessante, dato che è stato solo per la pura curiosità si sapere cosa fosse successo che sono arrivata in fondo.
La lettura a mio avviso non è semplice; i due personaggi secondo me arrivano in modo poco naturale a raccontare il proprio punto di vista, e quando lo fanno si ha l’impressione che non stiano parlando l’uno con l’altra, ma con il lettore. Inoltre le e-mail di Stein, in cui a volte racconta letteralmente nascita ed evoluzione dell’universo, sono un po’ troppo scolastiche e francamente noiose. Capisco che lo scopo è sottolineare il diverso approccio di lui e di Solrun al famoso segreto, ma dopo un po’ ci si stufa perché sembra davvero di essere a lezione. In più, come dice spesso Solrun, a volte viene fatto come risposta a una domanda che chiede tutt’altro, il che lo rende ancora più pesante per il lettore.
Il finale è adattissimo al romanzo, e devo dire che, se si presta abbastanza attenzione quando Solrun racconta la sua sul segreto condiviso con Stein, si trova anche una corrispondenza interessante. E come ripeto, questo mistero ripetuto spinge ad andare in fondo al romanzo, anche nonostante i passi pesanti e di cui non si capisce al volo lo scopo; resta anche un certo velo di insicurezza su questo segreto, dato che non sapremo mai come sono andate veramente le cose, ma solo come sono andate nei contrapposti punti di vista dei protagonisti.
Tutto questo però secondo me non basta a renderlo un romanzo interessante. In definitiva non mi è piaciuto granché, e anche se riconosco la capacità dell’autore di incuriosirmi, non nego che però è stato anche capace di annoiarmi. Insomma, un libro che in definitiva non consiglierei.
Alla corte dei Borgia
Se dicessi che Alla corte dei Borgia non è stata una lettura piacevole, direi una bugia. Questo romanzo è stata una sorpresa; non ho dato nemmeno uno sguardo alla quarta di copertina, per cui quando mi sono trovata davanti il personaggio di Sancha D’Aragona sono rimasta spiazzata. E nonostante il pe ... (continue)
Se dicessi che Alla corte dei Borgia non è stata una lettura piacevole, direi una bugia. Questo romanzo è stata una sorpresa; non ho dato nemmeno uno sguardo alla quarta di copertina, per cui quando mi sono trovata davanti il personaggio di Sancha D’Aragona sono rimasta spiazzata. E nonostante il personaggio di Sancha non mi piaccia granché, la storia mi ha appassionato abbastanza. Ma da qui a tesserne le lodi ci manca parecchio.
Non sono in grado di dare un giudizio sulla ricostruzione storia a livello di usi e costumi; so abbastanza di storia da sapere, però, che esistono altri libri sui Borgia probabilmente più accurati, anche se meno romanzati. E’ proprio questa l’impressione che ho avuto del libro: che la storia fosse stata piegata per adattarsi alla trama desiderata dall’autrice. Non dubito che abbia fatto ricerche su ricerche, ma credo che da questo punto di vista si potesse fare di più, pur mantenendo la struttura del romanzo e senza necessariamente scrivere un saggio. Mi ha fatto pensare all’accuratezza della ricostruzione in libri come Il petalo cremisi e il bianco, che avrà altri difetti ma di sicuro ha una buona ricostruzione storia, o Artemisia, di Alexandra Lapierre. Basta guardare alla differenza della bibliografia di questi due libri e di Alla corte dei Borgia, per dirne una.
A parte questo, l’antipatia che mi ha suscitato Sancha non ha certo giovato al libro, dato che lei è la protagonista che parla in prima persona. Inoltre la parte di vita di Sancha a Napoli poteva francamente essere ridotta, anche perché ai fini della trama non è che sia poi così fondamentale. Poi Sancha viene data in sposa per motivi politici a Goffredo Borgia, si trasferisce a Roma e finalmente la parte interessante del romanzo inizia. Ripeto, come romanzo funziona bene, è interessante e avvincente; ma Sancha, pur essendo la protagonista, non arriva mai nemmeno lontanamente ad avere il fascino di Lucrezia o di Cesare (di cui Sancha diventa poi l’amante; non so se sia un fatto storico o un’invenzione dell’autrice), che sono personaggi complessim nella vicenda storia e anche nel romanzo. Sancha inoltre non mi convince granché; che passi dall’essere follemente innamorata di Cesare al giurare vendetta nel giro di poco tempo è sinceramente un po’ improbabile. Insomma, la protagonista secondo me fa acqua da tutte le parti, e quello che ho trovato davvero interessante sono Cesare e Lucrezia Borgia, ma i loro ritratti non bastano a rendere assolutamente imperdibile questo romanzo. A parte qualche ora di svago, non mi ha dato nulla; non mi ha insegnato qualcosa di nuovo sulla vicenda di questa famiglia, non mi ha fornito, a fine lettura, una serie di testi di approfondimento (come invece ho trovato negli altri libri che ho citato), e anzi, nelle note finali l’autrice parla chiaramente di incesto documentato tra Lucrezia e il padre, ma non fornisce anche solo le indicazioni per rintracciare questi documenti, per chi fosse interessato ad approfondire.
Insomma, mi è parso il modo di un’autrice di rendere un omaggio a personaggi storici che l’hanno affascinata, però alla fin fine non è altro che questo: un romanzo alla cui base ci saranno delle ricerche storiche, ma non oltre quello che interessava all’autrice; e il risultato, alla fine, è una lettura piacevole, ma non eccezionale. Sconsigliato a chi ama la ricostruzione storica precisa al dettaglio.
Affinità
***This comment contains spoilers! ***
Se devo essere sincera, avrei lasciato perdere questo libro dopo le primissime pagine. Era cupo, lento, quasi noioso; Margaret Prior, la protagonista, mi sembrava una persona che si piange addosso, e l'idea di leggere tutto un romanzo così era piuttosto scoraggiante. Ma poi lentamente il romanzo ha ... (continue)
Se devo essere sincera, avrei lasciato perdere questo libro dopo le primissime pagine. Era cupo, lento, quasi noioso; Margaret Prior, la protagonista, mi sembrava una persona che si piange addosso, e l'idea di leggere tutto un romanzo così era piuttosto scoraggiante. Ma poi lentamente il romanzo ha ingranato, e devo dire che l'alone di mistero sulla figura di Selina ha avuto una buona parte nel risvegliare il mio interesse.
Siamo di fronte a un romanzo praticamente femminile: la nostra protagonista è Margaret, una ragazza che esce da un periodo davvero difficile. Suo padre è morto, vive un amore impossibile che la fa soffrire, è arrivata al tentare il suicidio. Ha una certa dipendenza dal laudano. Ma decide di fare qualcosa di buono, che le permetta di uscire dalla casa in cui vive con la madre, anche solo per poco tempo; e sceglie di andare nel carcere di Millbank (carcere che peraltro è esistito davvero) a portare conforto alle detenute. Lì incontrerà Selina, una figura enigmatica e misteriosa, imprigionata per truffa. Una truffa non da poco per la trama, dato che Selina sarebbe stata condannata perché fingeva di avere poteri soprannaturali. Proprio questo rende la storia interessante, a mio avviso; per quanto ci siano dei diari di Selina in cui si intuisce qualcosa di poco chiaro, a volte si è davvero portati a pensare che Selina sia dotata di particolari poteri che le permettano di mettere in contatto i vivi con i morti, e Margaret è quasi naturalmente attratta da lei e dalla possibilità che Selina le offre, più o meno implicitamente, di parlare con suo padre. Selina è un personaggio che mi è piaciuto tantissimo, anche se per certi versi negativo, perché è difficile comprenderla. Ogni tanto ci si trova a pensare se Selina non sia una semplice truffatrice come ce ne sono tante, o se non sia in realtà stata sfruttata da altri, finendo per addossarsi tutte lcolpe. A volte mi sono chiesta se Selina non stesse semplicemente sfruttando il dolore e l'ingenuità altrui, o se fosse davvero convinta di avere dei poteri. Mi sono chiesta perfino se li avesse davvero. In generale, però, mi ha dato l'impressione di un personaggio vero, ben costruito, mai sopra le righe pur essendo sempre piuttosto al limite, e soprattutto misterioso abbastanza da rendere ben congegnato il colpo di scena finale (che però, devo dirlo, non è poi così originale).
Margaret mi ha dato l'impressione di essere un personaggio piuttosto debole, non tanto per come è stata costruita dall'autrice, ma proprio per il suo carattere: forse la fragilità indotta dal dolore la rende più incline a credere, o forse, semplicemente, l'attrazione per Selina - attrazione anche sessuale, anche se non viene mai detto esplicitamente - riesce a mettere in ombra tutto ciò che dovrebbe notare. Alla fin fine, Margaret è un personaggio per cui ho provato un po' di compassione; il suo turbamento, la sua inquietudine, la sua eccitazione al piano finale e il dolore, lo schianto del colpo di scena e del velo che le viene sollevato dagli occhi la rendono un personaggio sofferente, ingenuo, dolente, per cui ho trovato difficile pensare che poteva pensarci, poteva aspettarselo. Mi è piaciuto sicuramente meno di Selina, perché le manca il suo fascino, la sua complessità; però è comunque un buon personaggio, e se devo dirla tutta credo che fosse quello più adatto accanto alla personalità prepotente di Selina.
Altra cosa che secondo me è un pregio del libro è il modo in cui affronta l'omosessualità femminile. Margaret è sicuramente innamorata di Selina, ed è anche per questo che alla fine si prova pietà, quasi, per lei; ma, complice anche l'ambientazione della storia nella Londra vittoriana, questo tipo di amore non viene mai raccontato troppo esplicitamente. Margaret nei suoi diari spesso vi accenna, soprattutto alla storia dolorosa da cui esce; ma la tematica è affrontata in genere con molta delicatezza e discrezione, e questo secondo me rende il libro godibile anche per chi potrebbe sentirsi a disagio nel leggere diomosessualità, maschile o femminile che sia.
In definitiva un romanzo che mi è piaciuto. Superato lo scoglio delle prime pagine, che possono fuorviare, si entra in un romanzo denso, ricco, dallì'atmosfera un po' lugubre ma sempre interessante, con due personaggi per delineati e una trama ben congegnata.