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Il Nobel da poco scomparso dev'essersi divertito un mondo a scrivere questa storia. A parte la grandiosità del titolo, così musicale, evocativo, perfetto, il contenuto stupisce per l'estrema perizia con cui Saramago aderisce a una singola idea.
Un romanzo nato dalla formula "e se...", che esplor ... (
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Jul 12, 2010 |
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Le quattro casalinghe di Tokyo
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Eastern discomfortTitolo francamente un pò imbarazzante (sarebbe stato meglio conservare l’originale “Out”), copertina niente più che anonima, per un libro che, in realtà, è semplicemente bellissimo.continue)
E non poteva essere diversamente, visto che mi è stato consigliato da un’amica lettrice di fiducia.
Una garanzia.
E ... (
Titolo francamente un pò imbarazzante (sarebbe stato meglio conservare l’originale “Out”), copertina niente più che anonima, per un libro che, in realtà, è semplicemente bellissimo.
E non poteva essere diversamente, visto che mi è stato consigliato da un’amica lettrice di fiducia.
Una garanzia.
E infatti:
«600 pagine abbondanti di puro, gelido, durissimo e a tratti delirante noir, sono davvero insospettabili dietro la placida etichetta Le quattro casalinghe di Tokyo».
M.B., D – la Repubblica delle donne
Pienamente d’accordo.
Questa torbida e tortuosa storia, declinata completamente al femminile, riesce a immergere il lettore in un denso e soffocante ambiente metropolitano, popolato da individui a loro modo guasti, macchiati, mancanti, che cercano un senso, o più semplicemente una via d’uscita, dal loro male di vivere.
Un tetro noir perfettamente calato nell’inquietante contemporaneità di una società (quella giapponese, ma non solo) in cui i rapporti umani sono sempre più compromessi, sfilacciati, insinceri.
E nelle profondità spesso insondabili di queste disumanità, nascono a volte sentimenti, pensieri, azioni, che non fanno altro che allungare e infittire le ombre personali che ognuno di noi proietta.
Per cui ecco emergere l’omicidio, e poi l’orrore, la dissezione (di corpi, relazioni, valori morali,) nell’intreccio di quattro vite, in apparenza normali/banali:
Kuniko, grassa operaia, sopraffatta dall’ingordigia, dalla smania di possesso, e da conseguenti maree di debiti.
Yoshie, donna dalla schiena curvata dal duro incessante lavoro, che non finisce mai, nemmeno fra le mura domestiche.
Yayoi, la bella giovane moglie, vessata da un marito violento, ubriacone, la vera molla che fa scattare gli eventi.
Masako, la torbida donna che vive una vita vuota, un cupo riflesso senza soddisfazioni. Il vero catalizzatore delle altre esitenze, che, con ritmo ondivago, vengono fatte danzare attorno la sua acuita capacità di percezione e valutazione. Del mondo, ma non di se.
Donne, queste, ben oltre l’orlo di una crisi di nervi.
Gli uomini, invece (su tutti, Satake e Kazuo), attorno a questo improbabile quartetto che va sfasciandosi, riducendosi ai minimi termini, sono solo predatori o prede, oppure entrambe le cose, in un walzer di ruoli che ha come unica finalità la prosecuzione di un esistenza con pochi o nessuno spiraglio.
Non a caso il titolo originale, nonché ultima parte del romanzo, Out, si rifà proprio alla volontà di trovare una via d’uscita, una risoluzione alla disperazione in cui questi personaggi versano, per propri errori, o per condizioni in cui si sono venuti a trovare.
L’incapacità di dare alla propria vita la forma, la direzione che vogliamo, la mancanza di volontà nel farlo, sono la condanna interiore che affligge tutti questi personaggi, e forse anche molti lettori…
Libro davvero ben scritto, che sa avvincere e appassionare, in virtù non solo dell’ingegnosità dell’intreccio, caratteristica fondamentale per ogni noir/giallo, ma anche per l’angosciante lirismo delle introspezioni psicologiche, che dipingono paesaggi emozionali spogli e degradati, e un quadro metropolitano/sociale/familiare che sa di apocalisse della civiltà umana nella sua interezza.