"Les feuilles mortes se ramassent à la pelle, les souvenirs et les regrets aussi." Le foglie morte cadono a mucchi, come i ricordi, e i rimpianti. Prévert
"Ci siamo innamorati, Pietro." Il portinaio guardò fuori dal finestrino, la città era incagliata nel gelo. "Capisco." "Capisci?" Annuì. "La gente si lascia perchè a un certo punto decide di provare qualcin altro." Sfiorò l'elefante. "E' l'amore minimo." Riccardo fissò la strada e di nuovo il portin
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"Ci siamo innamorati, Pietro." Il portinaio guardò fuori dal finestrino, la città era incagliata nel gelo. "Capisco." "Capisci?" Annuì. "La gente si lascia perchè a un certo punto decide di provare qualcin altro." Sfiorò l'elefante. "E' l'amore minimo." Riccardo fissò la strada e di nuovo il portinaio. "E quale sarebbe l'amore massimo?" "Difendere l'amore per una sola persona." "A volte non si può." "Perchè non lo si vuole." "Parli da prete." "Parlo da vecchio."
Avevo letto "Senza coda" ed avevo detto: "bhò, non l'ho capito. difficile che un libro mi sfugga dalle mani in questo modo, forse era un mio momento di chiusura. comunque mi è sembrato inutilmente ermetico, inconcludentemente prolisso" Ci ho riprovato con Missiroli, e per una buona metà del libro ho arrancato. Qui mi pare che rispetto al titolo citato ci sia molta più sostanza, è una storia tesa e carica di tensioni e pulsioni e lo si avverte da subito. E' che sebbene sappia cosa scrivere e come scriverla si fatica a stargli dietro, come se cercasse davvero l'ermetismo, come se parlasse in una qualche lingua cifrata; poi a un certo punto ti scatta una qualche remota forma di comprensione e ti senti meglio. Quindi concludo che a me Missiroli mi fa l'effetto del lungomare di Rimini una mattina di gennaio, proprio. Gelo, desolazione, ansia, angoscia. Vedrem.
"Le mie, come quelle di tutti, sono storie immense di creature minuscole, grida di rabbia, di dolore o di esultanza che si perdono fra i silenzi siderali (...). Fintanto che sono vivo, però, me ne devo occupare."
"Non era questo che mi aspettavo dalla vita." parte "Floating" di Schulze. poi "Aqua" di Edgar Froese. Chiudiamo il libro. L'immagine in copertina possiamo anche tralasciarla. Un bel respiro. E poi chiediamoci: Montanari è un piccolo genio o è un paraculo spaventoso? No perchè questo libro ti succhi
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"Non era questo che mi aspettavo dalla vita." parte "Floating" di Schulze. poi "Aqua" di Edgar Froese. Chiudiamo il libro. L'immagine in copertina possiamo anche tralasciarla. Un bel respiro. E poi chiediamoci: Montanari è un piccolo genio o è un paraculo spaventoso? No perchè questo libro ti succhia. Ti mastica e ti appaga. Ti riempie e ti illude. Come un amante molto -ma proprio molto- capace. Ci risiamo qui col discorso dell'adolescenza -vedi Cognetti-, con gli scossoni e le emozioni che ti porta; ci risiamo con il pseudo giallo che nessuno gliene frega un cavolo -vedi Migliasso-; ci risiamo con gli ingredienti soppesati con cura e diligenza, anche un po' di sesso, ma ben calibrato e ben scritto, piacevole. Comunque sia questo è un libro gustoso e interessante. Che ti lascia pure qualcosa, tra riflessioni sul passato e rilevamenti del presente e interrogativi su sistemi vari di divinazione, che ci stanno pure quelli.
"Pecore. Non dire mai pecoroni. Per non cedere alla volgarità, alla stupidità e al tentativo di mascherare la povertà mentale con la battuta becera."
Ho grossi problemi a recensire libri obiettivamente validi che a me per qualche imponderabile motivo o stortura del momento o del soggetto (io) non sono piaciuti. In questo caso fin dall'inizio mi è stato chiaro che il libro era ben scritto , la vicenda e l'ambientazione interessanti ed i personaggi
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Ho grossi problemi a recensire libri obiettivamente validi che a me per qualche imponderabile motivo o stortura del momento o del soggetto (io) non sono piaciuti. In questo caso fin dall'inizio mi è stato chiaro che il libro era ben scritto , la vicenda e l'ambientazione interessanti ed i personaggi ben costruiti, ma che lo iato che avvertivo nel leggerlo non sarebbe mai stato superato. Ho cercato di appassionarmi -con poca difficoltà devo dire, stile poco ostico e spunti interessanti abbondano- ai colloqui con gli insegnanti -piacevolissimi alcuni intermezzi su Spinoza e Pascal- alla pratica forense di Josuè, alle vicende con Jericò, ma il tutto mi scivolava sopra. E preferivo fare altro piuttosto che prendere il libro. Allora l'ho chiuso. Ma è un bel libro, davvero. Mi piacerebbe sapere come finisce la storia. Cioè.come finisce si sa, come si arriva alla fine che si sa, ecco. Magari qualcuno potrebbe farmene un riassunto. Magari un giorno potrei ripensarci e riprenderlo in mano, anche se è ipotesi moooolto remota. Sarebbe interessante a questo punto interrogarsi sul perchè si legga, cosa si cerchi nella lettura, perchè si cerchi proprio quello.....ma è un discorso assai complesso. In questo caso, limitiamoci a prendere atto che storie come questa (Geograficamente lontane? non c'entra niente. Temporalmente remote? non lo è. E allora come sono le "storie come questa"?) non fanno per me.
"La tieni scritta in faccia la provenienza. Rughe napoletane, mani che fanno nosse napoletane, pure quando stai zitto, fai un silenzio napoletano".
"L'altro giorno al vicolo qua sotto ho visto una signora uscire dal portone con i cani. Ne portava al guinzaglio tre o quattro. Il vicolo è stretto (....). Insomma, passa la signora con la sua muta al seguito e 'sti cani si vanno a infilare ....,in un momento il vecchietto è scotoliato, scosso sulla
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"L'altro giorno al vicolo qua sotto ho visto una signora uscire dal portone con i cani. Ne portava al guinzaglio tre o quattro. Il vicolo è stretto (....). Insomma, passa la signora con la sua muta al seguito e 'sti cani si vanno a infilare ....,in un momento il vecchietto è scotoliato, scosso sulla sedia, i panni finiscono per terra, i guinzagli si arravogliano e s'imbrogliano, i cani tirano, la signora si agita innervosita (...) esce la donna dal basso e si mette a districare i panni da sotto i cani, il vecchierello cerca di tenersi alla sedia per non essere travolto e nessuno dice niente: è una scena muta e frenetica. Poteva sembrare una danz atribale per scacciare i diavoli. Finalmente la signora raduna la sua muta di cani e prosegue senza una parola. Un vecchietto seduto su una sedia del marciapiede di fronte, a saldo della scena commenta :"Stammatina 'a signora è asciuta a caccia". Ci voleva un applauso. Me li sarei abbracciati, tutti quanti, pure la signora." La napolità non è un'opinione. Non ci si scherza, non ci si può fingere. Io a Napoli ci sono stata qualche anno fa, proprio a capodanno; siamo usciti vestiti da guerriglia con l'intenzione di arrivare da qualche parte al centro, avevamo programmato l'itinerario a piedi, era fattibile. Abbiamo percorso forse 50 metri rasente i muri perchè di quando in quando partivano oggetti non identificati dalle finestre, saltellando per evitare i petadi inesplosi per terra, pronti a schivare gli scoppi e gli schizzi che arrivavano in orizzontale. Siamo tornati in albergo ed abbiamo passato il capodanno sentendo il casino di Napoli e rallegrandoci di essergli scampati... Questo testo comunque è un inno a Napoli, una dichiarazione d'amore, un monumento a cui non manca nessuno degli elementi fondamentali: ci stanno i botti, i morti, i numeri, e tutto è raccontato con un questo umorismo napoletano che a me mi fa ridere dalla prima sillaba. Mi spiace apprendere che questo De Luca che in teoria non mi piace mica, a parte questa teatrata, si chiama solo Enrico, che "da noi" sarebbe diventare Henry e non certo Erri. Fantasticavo un nome napoletano assurdo, chessò Errante sarebbe stato perfetto. Forse Eleuterio. Pazienza. Ma secondo me dovrebbe pensarci, De Luca dico.
"Pensai, in quell'istante, quanto fosse vero il fatto che la comprensione definitiva di un libro possa essere differita al momento nel quale anche a noi succede la stessa cosa letta in quel libro."
Ci sono libri che ti scorrono adosso come la doccia -colonna sonora: Beatles-, libri che ti scardinano la vita -Mahler- e libri che te la addolciscono, la vita -Mahler, ancora, che in fondo questi ultimi due gruppi non sono poi così diversi. Esistono anche libri che proprio non ti fanno una piega, m
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Ci sono libri che ti scorrono adosso come la doccia -colonna sonora: Beatles-, libri che ti scardinano la vita -Mahler- e libri che te la addolciscono, la vita -Mahler, ancora, che in fondo questi ultimi due gruppi non sono poi così diversi. Esistono anche libri che proprio non ti fanno una piega, ma quelli li lasciamo altrui e passiam innanz. Questo sconosciuto l'ho pescato in bibliotece in una delle mie incursioni "bufaline", se ricordate le divinazioni di Gesualdo, io quste mie pesche miracolose le chiamo così. E miracolose lo sono davvero, perchè spesso pesco dei tesori che altrimenti di certo mi perderei. Questo libro è fatto di tre racconti che vanno indietro nel tmpo: nel primo c'è l'esperienza del carcere di un uomo, nel secondo gli anni del liceo, e nel terzo il bambino che impara ad andare in bicicletta. Sono tutti molto intensi, e la scrittura di questo Bonvissuto merita una lode speciale. Perchè, appunto, non è tanto l'esperienza di cui parla, ma le opinioni e le considerazioni generali che trae da ogni cosa ad essere sublimi. Voglio dire, arriva a conclusioni universali da presupposti minimi, e lo fa con garbo e misura. E poi, se uno non ci vuole pensare su e le conclusioni universali non gli garbano, può comunque leggerlo come si legge uno splendido libro -che sempre Mahler rimane. "C'è sempre da qualche parte del mondo uno scienziato, in genere un vero luminare nel suo campo, che ha già prdisposto un solido rapporto causa-effetto per giustificare l'sistenza anche della cosa più ostile, così da restituirla all'umanità come necessaria quindi invitabile.Perchè sembra che certe volte la scienza faccia un po' questo: prima scopre tutte le cose che esistevano già,e poi di fronte a quelle che, una volta scoperte, purtroppo non si possono cambiare, manda qualcuno a dire che in fondo è giusto così. Che è normale, naturale." Ecco, tutto questo parlando dell'inverno, ma di simili perle è piena ogni pagina. Insomma, dite quello che vi pare -ma leggete il libro, prima-, per me rimane come ascoltare Mahler. P.S. mi accorgo solo ora che la frase che ho riportato come titolo è rimasta in sospeso. Intanto: l'ho copiata dal testo, mentre ancora stavo leggendo "Il giardino delle arance amare" -mi pare si chiamasse così il primo racconto, quello sul carcere, perchè partendo appunto della difficoltà di condividere una simile esperienza avrei aggiunto la mia opinione. E la mia opinione è che non è affatto necessaria l'esperienza personale per la comprensione, che i libri sono piccoli miracoli anche per questo, perchè ti fanno fare, con la comprensione dell'esperienza (vissuta o finta non ha importanza) dello scrittore esperienze che non potresti mai raggiungere, allargando in questo modo illimitatamente i tuoi spazi e le tue potenzialità. Al punto che a una certa età diventa difficile scindere le esperienze esperite da quelle, chiamiamole così, differite.... E secondo me è una cosa magica e meravigliosa.
Il senso dell'elefante
"Ci siamo innamorati, Pietro."continue)
Il portinaio guardò fuori dal finestrino, la città era incagliata nel gelo. "Capisco."
"Capisci?"
Annuì. "La gente si lascia perchè a un certo punto decide di provare qualcin altro." Sfiorò l'elefante. "E' l'amore minimo."
Riccardo fissò la strada e di nuovo il portin ... (
"Ci siamo innamorati, Pietro."
Il portinaio guardò fuori dal finestrino, la città era incagliata nel gelo. "Capisco."
"Capisci?"
Annuì. "La gente si lascia perchè a un certo punto decide di provare qualcin altro." Sfiorò l'elefante. "E' l'amore minimo."
Riccardo fissò la strada e di nuovo il portinaio. "E quale sarebbe l'amore massimo?"
"Difendere l'amore per una sola persona."
"A volte non si può."
"Perchè non lo si vuole."
"Parli da prete."
"Parlo da vecchio."
Avevo letto "Senza coda" ed avevo detto: "bhò, non l'ho capito.
difficile che un libro mi sfugga dalle mani in questo modo, forse era un mio momento di chiusura. comunque mi è sembrato inutilmente ermetico, inconcludentemente prolisso"
Ci ho riprovato con Missiroli, e per una buona metà del libro ho arrancato. Qui mi pare che rispetto al titolo citato ci sia molta più sostanza, è una storia tesa e carica di tensioni e pulsioni e lo si avverte da subito. E' che sebbene sappia cosa scrivere e come scriverla si fatica a stargli dietro, come se cercasse davvero l'ermetismo, come se parlasse in una qualche lingua cifrata; poi a un certo punto ti scatta una qualche remota forma di comprensione e ti senti meglio.
Quindi concludo che a me Missiroli mi fa l'effetto del lungomare di Rimini una mattina di gennaio, proprio.
Gelo, desolazione, ansia, angoscia.
Vedrem.
Il tempo dell'innocenza
"Non era questo che mi aspettavo dalla vita."continue)
parte "Floating" di Schulze.
poi "Aqua" di Edgar Froese.
Chiudiamo il libro. L'immagine in copertina possiamo anche tralasciarla. Un bel respiro.
E poi chiediamoci: Montanari è un piccolo genio o è un paraculo spaventoso?
No perchè questo libro ti succhi ... (
"Non era questo che mi aspettavo dalla vita."
parte "Floating" di Schulze.
poi "Aqua" di Edgar Froese.
Chiudiamo il libro. L'immagine in copertina possiamo anche tralasciarla. Un bel respiro.
E poi chiediamoci: Montanari è un piccolo genio o è un paraculo spaventoso?
No perchè questo libro ti succhia. Ti mastica e ti appaga. Ti riempie e ti illude. Come un amante molto -ma proprio molto- capace.
Ci risiamo qui col discorso dell'adolescenza -vedi Cognetti-, con gli scossoni e le emozioni che ti porta; ci risiamo con il pseudo giallo che nessuno gliene frega un cavolo -vedi Migliasso-; ci risiamo con gli ingredienti soppesati con cura e diligenza, anche un po' di sesso, ma ben calibrato e ben scritto, piacevole.
Comunque sia questo è un libro gustoso e interessante. Che ti lascia pure qualcosa, tra riflessioni sul passato e rilevamenti del presente e interrogativi su sistemi vari di divinazione, che ci stanno pure quelli.
Destino
Ho grossi problemi a recensire libri obiettivamente validi che a me per qualche imponderabile motivo o stortura del momento o del soggetto (io) non sono piaciuti.continue)
In questo caso fin dall'inizio mi è stato chiaro che il libro era ben scritto , la vicenda e l'ambientazione interessanti ed i personaggi ... (
Ho grossi problemi a recensire libri obiettivamente validi che a me per qualche imponderabile motivo o stortura del momento o del soggetto (io) non sono piaciuti.
In questo caso fin dall'inizio mi è stato chiaro che il libro era ben scritto , la vicenda e l'ambientazione interessanti ed i personaggi ben costruiti, ma che lo iato che avvertivo nel leggerlo non sarebbe mai stato superato.
Ho cercato di appassionarmi -con poca difficoltà devo dire, stile poco ostico e spunti interessanti abbondano- ai colloqui con gli insegnanti -piacevolissimi alcuni intermezzi su Spinoza e Pascal- alla pratica forense di Josuè, alle vicende con Jericò, ma il tutto mi scivolava sopra. E preferivo fare altro piuttosto che prendere il libro.
Allora l'ho chiuso.
Ma è un bel libro, davvero.
Mi piacerebbe sapere come finisce la storia. Cioè.come finisce si sa, come si arriva alla fine che si sa, ecco. Magari qualcuno potrebbe farmene un riassunto. Magari un giorno potrei ripensarci e riprenderlo in mano, anche se è ipotesi moooolto remota.
Sarebbe interessante a questo punto interrogarsi sul perchè si legga, cosa si cerchi nella lettura, perchè si cerchi proprio quello.....ma è un discorso assai complesso. In questo caso, limitiamoci a prendere atto che storie come questa (Geograficamente lontane? non c'entra niente. Temporalmente remote? non lo è. E allora come sono le "storie come questa"?) non fanno per me.
La doppia vita dei numeri
"L'altro giorno al vicolo qua sotto ho visto una signora uscire dal portone con i cani. Ne portava al guinzaglio tre o quattro. Il vicolo è stretto (....). Insomma, passa la signora con la sua muta al seguito e 'sti cani si vanno a infilare ....,in un momento il vecchietto è scotoliato, scosso sulla ... (continue)
"L'altro giorno al vicolo qua sotto ho visto una signora uscire dal portone con i cani. Ne portava al guinzaglio tre o quattro. Il vicolo è stretto (....). Insomma, passa la signora con la sua muta al seguito e 'sti cani si vanno a infilare ....,in un momento il vecchietto è scotoliato, scosso sulla sedia, i panni finiscono per terra, i guinzagli si arravogliano e s'imbrogliano, i cani tirano, la signora si agita innervosita (...) esce la donna dal basso e si mette a districare i panni da sotto i cani, il vecchierello cerca di tenersi alla sedia per non essere travolto e nessuno dice niente: è una scena muta e frenetica. Poteva sembrare una danz atribale per scacciare i diavoli. Finalmente la signora raduna la sua muta di cani e prosegue senza una parola. Un vecchietto seduto su una sedia del marciapiede di fronte, a saldo della scena commenta :"Stammatina 'a signora è asciuta a caccia". Ci voleva un applauso. Me li sarei abbracciati, tutti quanti, pure la signora."
La napolità non è un'opinione. Non ci si scherza, non ci si può fingere.
Io a Napoli ci sono stata qualche anno fa, proprio a capodanno; siamo usciti vestiti da guerriglia con l'intenzione di arrivare da qualche parte al centro, avevamo programmato l'itinerario a piedi, era fattibile. Abbiamo percorso forse 50 metri rasente i muri perchè di quando in quando partivano oggetti non identificati dalle finestre, saltellando per evitare i petadi inesplosi per terra, pronti a schivare gli scoppi e gli schizzi che arrivavano in orizzontale. Siamo tornati in albergo ed abbiamo passato il capodanno sentendo il casino di Napoli e rallegrandoci di essergli scampati...
Questo testo comunque è un inno a Napoli, una dichiarazione d'amore, un monumento a cui non manca nessuno degli elementi fondamentali: ci stanno i botti, i morti, i numeri, e tutto è raccontato con un questo umorismo napoletano che a me mi fa ridere dalla prima sillaba.
Mi spiace apprendere che questo De Luca che in teoria non mi piace mica, a parte questa teatrata, si chiama solo Enrico, che "da noi" sarebbe diventare Henry e non certo Erri. Fantasticavo un nome napoletano assurdo, chessò Errante sarebbe stato perfetto. Forse Eleuterio. Pazienza. Ma secondo me dovrebbe pensarci, De Luca dico.
Dentro
Ci sono libri che ti scorrono adosso come la doccia -colonna sonora: Beatles-, libri che ti scardinano la vita -Mahler- e libri che te la addolciscono, la vita -Mahler, ancora, che in fondo questi ultimi due gruppi non sono poi così diversi. Esistono anche libri che proprio non ti fanno una piega, m ... (continue)
Ci sono libri che ti scorrono adosso come la doccia -colonna sonora: Beatles-, libri che ti scardinano la vita -Mahler- e libri che te la addolciscono, la vita -Mahler, ancora, che in fondo questi ultimi due gruppi non sono poi così diversi. Esistono anche libri che proprio non ti fanno una piega, ma quelli li lasciamo altrui e passiam innanz.
Questo sconosciuto l'ho pescato in bibliotece in una delle mie incursioni "bufaline", se ricordate le divinazioni di Gesualdo, io quste mie pesche miracolose le chiamo così. E miracolose lo sono davvero, perchè spesso pesco dei tesori che altrimenti di certo mi perderei.
Questo libro è fatto di tre racconti che vanno indietro nel tmpo: nel primo c'è l'esperienza del carcere di un uomo, nel secondo gli anni del liceo, e nel terzo il bambino che impara ad andare in bicicletta.
Sono tutti molto intensi, e la scrittura di questo Bonvissuto merita una lode speciale. Perchè, appunto, non è tanto l'esperienza di cui parla, ma le opinioni e le considerazioni generali che trae da ogni cosa ad essere sublimi. Voglio dire, arriva a conclusioni universali da presupposti minimi, e lo fa con garbo e misura. E poi, se uno non ci vuole pensare su e le conclusioni universali non gli garbano, può comunque leggerlo come si legge uno splendido libro -che sempre Mahler rimane.
"C'è sempre da qualche parte del mondo uno scienziato, in genere un vero luminare nel suo campo, che ha già prdisposto un solido rapporto causa-effetto per giustificare l'sistenza anche della cosa più ostile, così da restituirla all'umanità come necessaria quindi invitabile.Perchè sembra che certe volte la scienza faccia un po' questo: prima scopre tutte le cose che esistevano già,e poi di fronte a quelle che, una volta scoperte, purtroppo non si possono cambiare, manda qualcuno a dire che in fondo è giusto così. Che è normale, naturale." Ecco, tutto questo parlando dell'inverno, ma di simili perle è piena ogni pagina. Insomma, dite quello che vi pare -ma leggete il libro, prima-, per me rimane come ascoltare Mahler.
P.S. mi accorgo solo ora che la frase che ho riportato come titolo è rimasta in sospeso. Intanto: l'ho copiata dal testo, mentre ancora stavo leggendo "Il giardino delle arance amare" -mi pare si chiamasse così il primo racconto, quello sul carcere, perchè partendo appunto della difficoltà di condividere una simile esperienza avrei aggiunto la mia opinione. E la mia opinione è che non è affatto necessaria l'esperienza personale per la comprensione, che i libri sono piccoli miracoli anche per questo, perchè ti fanno fare, con la comprensione dell'esperienza (vissuta o finta non ha importanza) dello scrittore esperienze che non potresti mai raggiungere, allargando in questo modo illimitatamente i tuoi spazi e le tue potenzialità. Al punto che a una certa età diventa difficile scindere le esperienze esperite da quelle, chiamiamole così, differite.... E secondo me è una cosa magica e meravigliosa.