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- Fini e fine della politica (9)
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By Adriano Olivetti -
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- Un 'azienda e un'utopia (5)
- Adriano Olivetti 1945-1960
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Civitas hominum. Scritti di urbanistica e di industria 1933-1943




Civitas Hominum, ovvero "La concretezza in luce" -
Questa raccolta di scritti di urbanistica, tecnica ed industria è esemplare per comprendere chi è stato Adriano Olivetti e come si è mosso, attraverso interventi su riviste di taglio diverso, per favorire la realizzazione dei suoi progetti di Comunità, prima, dopo e durante il fascismo.
Fu la sua, ... (continue ) -
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Sep 30, 2012 |
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Stato federa-
le delle comun… -
- Stato federale delle comunità. La riforma politica e sociale negli scritti inediti (1942-1945) (2)
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By Adriano Olivetti -
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Stato federa-
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- Uomini e lavoro alla Olivetti (27)
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- Fabbrica e comunità (4)
- Scritti autobiografici
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By Adriano Olivetti -
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Fabbrica e comunità, ovvero "Sprazzi di un Uomo contro lo scacco della civiltà" -
Leggere Adriano Olivetti è imparare a vivere. Questo libretto, una sessantina di pagine che contengono alcuni estratti di scritti dell'Ingegnere e Uomo Adriano, sono già, in sé, illuminanti rispetto ad uno spirito moderato eppure indomito quale Adriano è stato.
Moderato: in lui non esiste sfregio ri ... (continue ) -
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Aug 30, 2012 |
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- Adriano Olivetti (12)
- Lo spirito nell'impresa
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By Giulio Sapelli, Davide Cadeddu -
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Adriano Olivetti, lo spirito nell'impresa, ovvero "Punto di riflessione per l'agire, punto fisso per la memoria" -
Il testo è suddiviso in due sezioni, diverse come diversi sono gli autori delle stesse: la prima, di Giulio Sapelli, colloca il pensiero e gli scritti di Adriano Olivetti in relazione al pensiero storico, filosofico, religioso e politico con cui l'Imprenditore eporediese si trovò in contatto; la sec ... (
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Sep 2, 2012 |
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- I dieci giorni che sconvolsero il mondo (778)
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By John Reed -
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- Pensieri lenti e veloci (81)
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By Daniel Kahneman -
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- Jihad vs. McWorld (1)
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By Benjamin Barber -
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- Il mondo di Sofia (10718)
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By Jostein Gaarder -
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Il mondo di Sofia, ovvero "Caleidoscopico gioco di filosofia" -
Jostein Gaarder ha donato a tutti noi un prezioso regalo: un romanzo avvincente, intrigante, rapido e preciso che ha reso accessibile ad un gran numero di persone quel mondo fatto dell'"amor per il sapere", sul quale migliaia di storie si sono narrate in ogni tempo e in ogni dove.
Saggio scritto sot ... (continue ) -
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Sep 2, 2012 |
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- Stoccolma (11)
- Ritratto di una città
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By Tony Griffiths -
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- Mosca (7)
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By AA.VV. -
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Nella loro particolarità, le guide 'lonely planet' hanno sicuramente acquistato, negli anni, un elevato numero di punti in qualità.
In particolare, questa su Mosca è interessante per l'apparato storico e per la struttura innovativa di "narrazione-richiamo", che si traduce nel riporto, nelle varie se ... (continue ) -
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Aug 30, 2012 |
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- San Pietroburgo (7)
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Nella loro particolarità, le guide 'lonely planet' hanno sicuramente acquistato, negli anni, un elevato numero di punti in qualità.
In particolare, questa su San Pietroburgo è interessante per l'apparato storico e per la struttura innovativa di "narrazione-richiamo", che si traduce nel riporto, nell ... (continue ) -
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Aug 15, 2012 |
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- Finanza senza paracadute (13)
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By Marco Onado -
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Finanza senza paracadute, ovvero "Casino banking vs utility banking" -
Il libretto di Marco Onado si concentra sulla crisi dei debiti sovrani nell'estate 2011, fornendo utili chiarimenti in merito ai meccanismi alla base del collasso del sistema finanziario (con conseguenze terrificanti per l'economia reale) e al mancato funzionamento degli anticorpi che un sistema fin ... (
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Aug 15, 2012 |
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Fini e fine della politica
Intanto un elogio al curatore, Davide Cadeddu, per l'accurato lavoro filologico sul testo e per le note, nonché per la eccellente introduzione al testo. Non capita più così spesso di trovare tanta cura nel licenziare un libro. Quindi rimarco: ottimo lavoro del curatore.continue)
Passando alle righe di Adrian ... (
Intanto un elogio al curatore, Davide Cadeddu, per l'accurato lavoro filologico sul testo e per le note, nonché per la eccellente introduzione al testo. Non capita più così spesso di trovare tanta cura nel licenziare un libro. Quindi rimarco: ottimo lavoro del curatore.
Passando alle righe di Adriano Olivetti, non si può negare l'importanza di questa sintesi di, chiamiamolo per ora così, "programma politico", in cui si esprime al meglio l'Olivetti analitico e argomentativo, logico e concreto, autore de "L’ordine politico delle Comunità", nelle sue diverse elaborazioni.
Una sintesi, dicevo, perché il testo in oggetto richiama, in una stretta sequenza logica, il percorso che ha portato l'autore a credere nel fallimento del partito quale mezzo di democrazia parlamentare. Illustrando la decadenza del regime parlamentare, in diversi Paesi, negli anni della Seconda Guerra Mondiale, decadenza, in realtà, già percepita da Gobetti in uno scritto successivo alla Prima Grande Guerra, cui Olivetti accenna, l'autore prende atto della crisi democratica in Italia, non a caso scrivendo: "Siamo all'apogeo dunque della forza dei grandi partiti organizzati, onde il regime politico attuale prende il nome, non a torto, di partitocrazia, retto da un occulto e complesso ingranaggio di interessi e di personalismi. E l'apogeo è l'inizio della decadenza". Si chiede quindi Adriano: "E' possibile una vita politica senza partiti? Come si trasformerà in tal caso la politica? Il còmpito dei partiti politici sarà esaurito e la politica avrà un fine quando sarà annullata la distanza tra i mezzi e i fini, quando cioè la struttura dello Stato e della società giungeranno ad un'integrazione, a un equilibrio per cui sarà la società e non i partiti a creare lo Stato". Segue una analisi di governi senza partiti che funzionano egregiamente in Paesi Esteri, indi una elaborazione tanto semplice quanto incisiva delle insufficienze e criticità tanto del socialismo democratico quanto del comunismo e dei partiti cattolici, nonché del professionalismo. Scrive Olivetti: "Alla democrazia autoritaria dei partiti cattolici, alla democrazia progressiva dei partiti comunisti, noi opporremo una democrazia integrata, un tipo nuovo, una forma nuova di rappresentanza più forte, più efficiente della democrazia ordinaria, ma altrettanto rispettosa dell'eterno principio della uguaglianza fondamentale degli uomini e della libertà di ognuno all'associazione, alla propaganda, all'esplicazione del proprio pensiero politico. La democrazia ordinaria è troppo debole e incline a essere sopraffatta dalla forza del danaro o dalla pressione di gruppi organizzati che non sono espressione della maggioranza; essa dà luogo così alternativamente a regimi neo assolutisti o a stati di massa, entrambi ugualmente lontani dal rispetto della libertà della persona umana. La democrazia [...] deve perciò essere integrata. Così come un legno che puro è debole e si piega al mutare di ogni vento, frammisto e saldato ad altri legni diventa rigido e resiste al tempo, non altrimenti la democrazia per essere forte e durevole deve essere compensata, rafforzata". Il problema è in che termini e con quali mezzi si può realizzare tale compensazione: come ridare solidità ad una struttura strutturalmente debole? Olivetti intende, ingegneristicamente, proporre un cambio di struttura, in cui nuove forze possano interagire per formare lo Stato e per gestirne il governo: "Le forze che bisogna immettere nello Stato per determinare una vera democrazia, a fianco del suffragio universale, sono le forze del lavoro e le forze della cultura, le quali non hanno trovato sinora nello Stato moderno una sufficiente e coerente espressione giuridica. [...] ogni funzione politica ha uno speciale ed empirico rapporto tra talune discipline scientifiche e la vita. Tale pluralità di funzioni, di conoscenze, di esperienze, deve essere condotta ad unità da una vasta ed uniforme preparazione culturale, attivata da un ideale sostanzialmente omogeneo (l'idea di una società cristiana)".
Se queste sono le premesse, l'attuazione deve essere concreta. In Adriano è pervasiva l'idea di concretezza e di funzionamento di un'azione: la teoria fornisce linee guida e suggerisce modelli, ma è nella pratica, nell'attuazione incastonata in un territorio e coordinata dalle persone, che si realizzano i fini politici, e che la politica (partitocratica, in questo caso) finisce, trova la propria fine. Qui si rimanda ad una concezione comunitaria illustrata altrove (non ultimo nei testi di Civitas Hominun, cfr. recensione di quel testo) e praticata, storicamente, in quel di Ivrea. Per integrare la democrazia, scrive dunque Adriano, si tratta di attuare alcuni principi, primi fra tutti "una comunità concreta, a base territoriale, con l'ordine funzionale [...] Questi, opportunamente impiegati, i tre principii necessari a creare l'ordine nuovo. [...] Le Comunità sono [...] un ordine concreto, ben radicato nella vita, nella cultura, nel lavoro. Fino a che esse non saranno create, i partiti continueranno, attraverso leggi complicate, in cui il valore dell'uomo, che non è misurabile in cifre, è sottoposto ad assurde manipolazioni aritmetiche, i partiti continueranno ad ingannare il popolo nel nome suo e della sua conclamata sovranità. [...] Nello schema delle Comunità, i centri comunitari -che ne sono le cellule democratiche-, la cultura organizzata, le forze del lavoro, creano, insieme, le Comunità: le Comunità daranno luogo allo Stato; la politica si svolgerà nell'interno delle istituzioni. Non vi saranno altri poteri a contestare e contendere il potere dello Stato".
Semplice e lineare, almeno sulla carta. Nella realtà, il programma di rifondazione democratica dello Stato non riceverà mai l'abbrivio necessario ad un suo compimento. Il che non vuol dire che, storicamente, non abbia portato innovazione nel sistema politico italiano. Vuole dire che è stato attuato in un senso più limitato, nell'eporediese, in uno spazio di tempo che, purtroppo, la morte improvvisa di Adriano non ha consentito di misurare pienamente nei propri effetti.
Ora, quello che è estremamente interessante nel testo, oltre al contenuto quanto mai innovativo per l'epoca in cui fu scritto (siamo nel 1949), è lo stile di un uomo che, grande industriale e straordinario pensatore, ha posto sempre gli uomini al centro del proprio percorso di imprenditore e di intellettuale. Uno stile calmo, meticoloso, attento alle contraddizioni insite laddove ci si accinge a trattare di grandi sistemi; uno stile in cui ogni parola pesa e, per questo, ogni parola è studiata, cancellata, sostituita, rimossa e ripristinata, come gli originali rivelano. Uno che non scrive per scrivere o per fare propaganda. Uno che scrive per fare la democrazia e per realizzare le persone. Uno che pensa che le comunità, per funzionare, non devono appoggiarsi ad elefantiaci apparati quali i partiti (di allora e di adesso...), bensì a forme sì strutturate, ma snelle, in cui tutti possono, in linea di massima, conoscersi e, quindi, sentirsi responsabili del proprio destino, invogliati a partecipare in quanto hanno una reale possibilità di scelta, per sé, per i propri figli, per la famiglia. Lo Stato non deve sciogliersi, tutt'altro. Ma deve rafforzarsi in un tessuto di comunità solide, consapevoli e dialoganti. Un'utopia? Non credo. Leggendo via via i testi di Olivetti si nota che, ogni qual volta l'utopia è in agguato, la terra ferma della fattibilità viene subito a sondare il sentiero. Un sentiero che è stato avanti con i tempi e che, in Italia, non è giunto a maturazione. Ma che, non per questo, deve essere abbandonato senza prima riflettervi profondamente.