...L'Informazione al tempo del Citizen Journalism... di Sergio Maistrello. Nel mondo in cui Internet si può intendere, sostiene Maistrello, quale "sistema operativo per le relazioni", e in cui l'informazione è vasta ed entropica, dove prevale la dis-intermediazione, ecco che nuova e maggiore profess
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...L'Informazione al tempo del Citizen Journalism... di Sergio Maistrello. Nel mondo in cui Internet si può intendere, sostiene Maistrello, quale "sistema operativo per le relazioni", e in cui l'informazione è vasta ed entropica, dove prevale la dis-intermediazione, ecco che nuova e maggiore professionalità è richiesta al 'giornalista', che attua una metamorfosi e un continuo riposizionamento per far fronte a un'epoca che vede affacciarsi con affanno nuovi media in cui prevale il peer to peer, la velocità del twit, il ticchettio di milioni di tastiere che pre-tendono di raccontare i fatti. E che, di fatto, raccontano 'una' versione dei fatti, abbandonando spesso la verticalità e la profondità a tutto vantaggio dell'orizzontalità e della superficialità. In questo mondo a nuove dimensioni, "in cui molte più informazioni sono disponibili a un numero maggiore di persone", Maistrello sostiene, "cresce la necessità di una figura indipendente che possieda strumenti tecnici e culturali per fare sintesi, per gettare ponti tra le specializzazioni, per comporre scenari. Un professionista consapevole di non avere più né l'esclusiva né le deleghe in bianco, che si accontenti spesso di arrivare in seconda battuta sui fatti a fronte di maggiore approfondimento e che sia in grado di lavorare insieme ai tanti nuovi soggetti che affollano lo spazio pubblico delle idee e delle opinioni, a cominciare dai suoi stessi concittadini". L'impulso è tutto verso la proattività: "guarderemo soprattutto avanti [...] non sarà come prima, ma non sarà necessariamente peggio di prima". Nel mondo del Do your best and link to the rest e dell'informazione liquida, il giornalista deve ri-definire il suo ruolo, penetrando nel flusso informativo e negoziando con i fruitori la propria reputazione e professionalità. Essere in grado di filtrare materiale ed indirizzarlo ai propri lettori è, per così dire, uno dei tanti 'sine qua non' della nuova professione del giornalista nei new media. Giornalista che da 'produttore' di notizie deve trasformarsi in 'processore' delle stesse, ossia in professionista specializzato nel processo comunicativo, più che nel prodotto, tipico, quest'ultimo, del mondo della carta stampata e, in particolare, dei media a 'scadenza', quali i giornali, le riviste, le testate radiofoniche o televisive quotidiane che, nel flusso di informazione, per loro caratteristiche intrinseche, devono 'tagliare' il flusso stesso in un certo tempo ed entro certi spazi. Il giornalista dei nuovi media non è un de-cisore dell'informazione. Semmai è più un orientatore, una affordance competente per il fruitore, un ri-mediatore della enorme massa di dati che invadono lo spazio temporale e mentale di chi usa i nuovi mezzi ad alta dissipazione informativa. La ri-definizione del giornalista non è avulsa dal contesto in cui lavora: nuove architetture redazionali, nuovi rapporti di forza nel promoting della notizia, una nuova industria giornalistica, insomma, dal luogo reale e virtuale in cui il giornalista rimodella se stesso, impara giorno per giorno, in un processo di learning by doing fatto di passi avanti e di svolte, retrocessioni e impulsi improvvisi, emersione di nuove professionalità quali l'all platform journalist, il backpack journalist, il social media editor e altre figure ancora in grado di far sì che la notizia vada sul primo canale utile, imparando ad essere nodi reputazionali del/nel nuovo tessuto informativo. Questo ed altro fanno sì che il mestiere del giornalista, rigenerandosi continuamente, diventi, pur forse in una situazione di maggiore difficoltà ed incertezza, un mestiere più accattivante, più coinvolgente, più pregnante di quanto (forse) non fosse in passato. Comunque un mestiere diverso. E che coinvolge e mette in gioco l'ambito privato e quello pubblico del new journalist, in una costellazione mediale che sincronizza entrambi, con la necessità di una solida auto-responsabilizzazione rispetto ai propri interventi multi-mediali.
Il testo di Maistrello è ricco di link a riflessioni in rete sul new journalism, e non mancano riferimenti a tesi discusse, tra gli altri, nei testi, qui recensiti (www.ragionamente.net), "Il grande inganno del WEB 2.0" di Fabio Metitieri, "You are not a gadget: a Manifesto" di Jaron Lanier, "Eretici digitali. La rete è in pericolo, il giornalismo pure. Come salvarsi con un tradimento e 10 tesi", di Massimo Russo e Vittorio Zambardino e a molti moltissimi altri essenziali per inquadrare l'argomento oggetto del testo sotto diverse, non sempre convergenti, prospettive.
La mole di riferimenti è assai vasta e le note a pié pagina facilitano il contatto diretto con la fonte; davvero utile l'informazione riportata in Appendice, ragionata, intermediata, selezionata, come segue: -Risorse utili in Rete -Centri accademici -Esperti, divulgatori e ricercatori -Progetti in ambito editoriale -Punti di riferimento in Italia -Le scuole riconosciute dall’Ordine dei giornalisti -Bibliografia
L'indice completo in formato pdf è scaricabile dal sito di Apogeonline a questo link (http://www.apogeonline.com/2010/libri/9788850329496/ebook/pdf/2949_indice.pdf)
Per concludere, trovo utile riportare una breve intervista all'autore, estratta dal sito www.spaziocomunicazione.net di Danilo Ruocco (22 giugno 2010): (html embedded)
LA COMUNICAZIONE - UN MANUALE DAL TAGLIO INNOVATIVO ED UTILE
Progettato per gli studenti che si accingono a seguire corsi di scienze della comunicazione e per tutti coloro che, dell'ampio ambito della comunicazione, cercano una cornice di riferimento entro cui ordinare le diverse teorie e prassi emerse, con relativi pensatori, il manuale "La Comunicazione" di
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Progettato per gli studenti che si accingono a seguire corsi di scienze della comunicazione e per tutti coloro che, dell'ampio ambito della comunicazione, cercano una cornice di riferimento entro cui ordinare le diverse teorie e prassi emerse, con relativi pensatori, il manuale "La Comunicazione" di Mario Ricciardi è una svolta tra i classici manuali di comunicazione. Ricciardi, infatti, scrive per il lettore 'contemporaneo', che non è più il lettore di metà del secolo scorso: se studente indifferente, offre una distinta base per la comprensione generale delle basi delle scienze della comunicazione; se studente 'vero discente' offre, oltre ad una analisi concisa e molto chiara dei diversi "paradigmi" attraverso cui si è sviluppata la comunicazione, le parole dei protagonisti di questa scienza, attraverso lunghe e focalizzate citazioni tratte dalle opere più significative dei "maestri" citati, senza tralasciare i riferimenti ai loro contributi più ampi, garantiti da una breve biografia cui segue una bibliografia essenziale e molto focalizzata. Il manuale è molto utile e decisamente efficace, grazie alla sua struttura: - analisi dei paradigmi e dei cambiamenti profondi che muovono l'innovazione; - analisi dei maestri, portatori del cambiamento; - selezione accurata della bibliografia. Quindi, troviamo, sempre in perfetto ordine: - una parte introduttiva alle grandi macroaree di indagine; - entro ogni macroarea i settori più importanti per la comunicazione; - entro ogni settore alcuni autori, con citazioni e bibliografia specifica. Si tratta di ciò che ogni studente vorrebbe potere trovare in un manuale di riferimento dei primi anni: la nota di avvio e di riflessione di un eccellente docente della comunicazione e gli strumenti per proseguire da sé (vedi anche indice completo riportato sotto). Ecco perché ho scritto che il testo è rivolto al lettore 'contemporaneo'. Ricciardi, con un che di nostalgico, ma anche con profondo realismo, si rende conto che il discente di oggi non è più (mediamente) colui che segue un percorso di ascesa al sapere, che cerca autonomamente il confronto con le fonti, che approfondisce oltre il testo. Per questo la struttura del testo è un po' come un sentiero tenuto molto bene, che segna percorsi chiari e stimolanti intersezioni, sollevando un poco il lettore contemporaneo dal suo onere di approfondimento. E riporta così alla luce i nessi e le strutture che soggiaciono all'ampio ambito denominato "comunicazione", che rischia oggi, tanta è l'informazione che circola, di perdersi nei rivoli i più diversi, offuscando le proprie solide fondamenta. Di questo, infatti, l'autore parla nella premessa: “In questo volume – ci spiega nella premessa – intendiamo contrastare la diffusa convinzione che la comunicazione sia un sapere senza fondamenti, un campo ibrido in cui si mescolano casualmente interessi e discipline diversi. Noi pensiamo, al contrario, che sia un crocevia di culture e di ricerca scientifica e umanistica”.
Sono contento di un testo così ben progettato.
Ecco i contenuti:
Premessa
Parte prima Comunicazione e civiltà
Oralità e scrittura 1. Dal passato al presente - 1.1. Dalla scrittura all’ipertesto - 2. Claude Lévi-Strauss - 2.1. La comunicazione è la struttura della società - 3. Eric Havelock - 3.1. La mente alfabetica - 4. Walter J. Ong - 4.1. La scrittura è una tecnologia - 4.2. La scrittura ristruttura il pensiero - 4.3. I media e la comunicazione umana - 5. Jack Goody - 5.1. Comunicazione e conoscenza - 5.2. Tecnologia della mente
Lingua e segni 1. Ferdinand de Saussure - 2. Formalismo - 2.1. Il Circolo linguistico di Praga - 2.2. Roman Jakobson - 3. Strutturalismo - 4. Semiotica-semiologia - 4.1. Narratologia - 4.2. Vladimir Propp - 4.3. Algirdas J. Greimas - 5. Roland Barthes - 5.1. Il mito è parola - 5.2. Il testo al plurale - 5.3. Linguistica e semiologia - 6. Umberto Eco - 6.1. «Opera aperta» - 6.2. «Fenomenologia di Mike Bongiorno»
Scienza dei media 1. Harold Adams Innis - 1.1. Monopolio e potere - 1.2. Tendenze e civiltà - 1.3. «Impero e comunicazioni»: un esempio di anti-storia totale - 2. Marshall McLuhan - 2.1. «La galassia Gutenberg. Nascita dell’uomo tipografico» - 2.2. Lo stile: comunicare col lettore - 2.3. Media intelligenti - 2.4. Il medium è il messaggio - 2.5. Media caldi e media freddi - 2.6. «Il villaggio globale» - 2.7. McLuhan e il suo tempo
Parte seconda I media nella società
Comunicazione e politica 1. Sovversione e legittimazione - 1.1. 1789: la festa rivoluzionaria - 1.2. 1848: parlare in pubblico - 1.3. La comunicazione politica come demagogia - 1.4. Magia e popolo - 1.5. Psicologia di massa - 2. Max Weber - 2.1. L’imprenditore capitalista - 2.2. Il potere carismatico - 2.3. Il grande demagogo - 2.4. Le professioni della politica
Comunicazioni di massa e società di massa 1. Come agiscono i mass media - 2. Walter Benjamin - 2.1. Tecnologia e medium - 2.2. La ricezione: tecnologia e fruizione - 2.3. Andare incontro al fruitore - 2.4. Teatro e cinema - 3. Theodor Wiesengrund Adorno - 3.1. Adorno contro Benjamin - 3.2. Feticcio e regressione - 3.3. Musica e film - 3.4. Industria culturale - 3.5. Autorità, autoritario - 4. La società del benessere - 4.1. Consumo ed esclusione - 4.2. Herbert Marcuse: il gran rifiuto - 4.3. Jürgen Habermas: agire comunicativo
Parte terza Tecnologie, comunicazione e reti Macchine per comunicare 1. Alan Turing - 1.1. La Macchina di Turing - 1.2. Il Test di Turing - 2. Norbert Wiener - 2.1. Le origini della cibernetica - 2.2. Feedback e messaggio - 2.3. Computer: la macchina speciale - 2.4. Informazione e comunicazione: Shannon e Wiener - 2.5. La cibernetica - 2.6. Macchine e umani - 2.7. Etica della responsabilità
Ipertesti e Internet 1. Vannevar Bush - 1.1. «As We May Think» - 1.2. L’utopia di Memex - 1.3. La società dell’informazione - 2. Douglas Engelbart - 2.1. La madre di tutte le presentazioni - 2.2. «Augmenting Human Intellect» - 2.3. Lavoratori della conoscenza - 2.4. Manipolazione, simboli e cooperazione - 3. Theodor Nelson - 3.1. Inventare l’ipertesto - 3.2. Xanadu - 3.3. Letteratura - 4. Tim Berners-Lee - 4.1. Il web - 4.2. La cultura del web - 4.3. Il web e la globalizzazione
Parte quarta La società digitale
Digital media contro mass media 1. Dalla società di massa alla società digitale - 2. Libro a stampa, libro elettronico - 3. La vita sullo schermo: 1995, Sherry Turkle - 3.1. Lo schermo sostituisce il libro - 3.2. Finestre sullo schermo - 4. «Re-mediation»: 1999, Jay David Bolter - 4.1. La tradizione dei media («remediation») - 5. La logica del database: 2001, Lev Manovich - 5.1. Interfaccia culturale - 5.2. Interattività e creatività - 6. Cultura convergente: 2006, Henry Jenkins
Media e network 1. Media e modernità: John B. Thompson - 1.1. Il sistema dei media - 1.2. La natura dei media - 2. La società dei network: Manuel Castells - 2.1. La nascita della società dei network - 2.2. Informazionalismo - 2.3. Identità: Io-rete - 2.4. La grande mutazione - 3. Il mondo in rete - 3.1. Il cyberspazio - 3.2. L’età dell’accesso: Jeremy Rifkin - 3.3. Comunità virtuali: Howard Rheingold - 3.4. «Smart mobs» - 3.5. Hacker: Pekka Himanen
Un testo che è l'intersezione di molti testi, l'incrocio di punti di vista di molti autori, ognuno con il retaggio della propria disciplina. E' un testo molto ricco, quello curato da Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti in un'impresa che già dal titolo ricorda la 'sfida'. Mettere insieme autori così diver
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Un testo che è l'intersezione di molti testi, l'incrocio di punti di vista di molti autori, ognuno con il retaggio della propria disciplina. E' un testo molto ricco, quello curato da Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti in un'impresa che già dal titolo ricorda la 'sfida'. Mettere insieme autori così diversi, su un oggetto così scivoloso e sfuggente come la complessità, merita già di per sé un elogio. Presentarli nel modo in cui fanno i curatori, bé, è davvero sorprendente e delizioso. Anche perché, nell'anno 1985, quando la prima edizione del testo venne pubblicata, il mondo che ruotava intorno all'idea di complessità era quanto mai effervescente ed era difficile rintracciare quei sentieri che ne avrebbero permesso una maggiore definizione, pur rimanendo ancora oggi, nel 2010, la complessità, di fatto, una sfida. Comunque Bocchi e Ceruti, i quali peraltro intervengono in due bellissimi capitoli del testo, accolgono questa sfida e, in parte traducendo essi stessi i testi originali, invitano un numero considerevole di autori al simposio sulla "incertezza nelle nostre conoscenze", dove miti che per secoli hanno fondato i diversi campi del sapere, sembrano cedere il passo ad una brusca, ma costante, modificazione e ridefinizione. Si tratta di rilevare i limiti della scienza classica (sia 'hard science', sia 'soft science'... e già qui le distinzioni sono peregrine) e, lungi dall'espellerla dal campo del sapere, espanderla ed estenderla patendo da presupposti ed intuizioni diverse. Tanto in fisica, quanto in biologia; in cibernetica quanto in neurobiologia; nelle scienze sociali, quanto in quelle psicologiche e del comportamento. Il quadro è vario e molto colorato. Lo sfondo è il senso del volere conoscere il mondo, oltre le semplificazioni o i pre-supposti delle allora, ed anche oggi, discipline. Il libro è ben fatto, perché aiuta il lettore, e molto. Lo aiuta perché nella 'Presentazione' illustra in sintesi i contenuti degli interventi che seguiranno, in modo che il lettore, qualunque lettore, non risulti troppo spaesato. Infatti, quando leggi un capitolo, poi puoi tornare alla presentazione e cogliere il senso sintetico dello stesso, almeno secondo il punto di vista dei curatori, integrandolo con il tuo proprio percepito. Aiuta il lettore nel presentare gli autori, di cui si ha una breve biografia a fine testo. E aiuta per le note a fine di ogni capitolo, dove si trova la bibliografia essenziale cui rivolgersi per non perdere troppo tempo nel vasto campo presentato. Manca un indice analitico, ed è un peccato: ma si sa, non tutto si può avere sempre. Il libro è da leggere: una sintesi sarebbe sprecata. Ecco il ricchissimo materiale che contiene, con i relativi autori.
Introduzione: La sfida della complessità nell’età globale di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti Presentazione di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti
- La hybris dell’onniscienza e la sfida della complessità, di Mauro Ceruti - Le vie della complessità, di Edgar Morin - Perché non può esserci un paradigma della complessità, di Isabelle Stengers - Progettazione della complessità e complessità della progettazione, di Jean-Louis Le Moigne - Il complesso di semplicità, di Ernst von Glasersfeld - Cibernetica ed epistemologia: storia e prospettive, di Heinz von Foerster - Complessità del cervello e autonomia del vivente, di Francisco J. Varela - Complessità, disordine e autocreazione del significato, di Henri Atlan - L’esplorazione della complessità, di Ilya Prigogine - L’approccio della sinergetica al problema dei sistemi complessi, di Hermann Haken - Gaia: una proprietà coesiva della vita, di James E. Lovelock - Il darwinismo e l’ampliamento della teoria evoluzionista, di Stephen Jay Gould - La traduzione della complessità biologica in una sottile semplicità, di Brian C. Goodwin - Contributi sulla complessità: le scienze neurologiche e le scienze del comportamento, di Karl Pribram - Complessità esterna e complessità interna nella costruzione d’un modello di comportamento, di Luciano Gallino - L’architettura del “Jumbo”, di Douglas R. Hofstadter - Il conoscere del sapere. Complessità e psicologia culturale, di Donata Fabbri Montesano e Alberto Munari - La scienza politica e la sfida della complessità, di Gianfranco Pasquino - L’evoluzione della complessità e l’ordine mondiale contemporaneo, di Ervin Laszlo - La gestione a tecnologia superiore e la gestione della tecnologia superiore, di Milan Zeleny - Dal paradigma di Pangloss al pluralismo evolutivo: la costruzione del futuro nei sistemi umani, di Gianluca Bocchi
Che dire? Davvero una buona lettura per entrare nel mondo con occhi più... complessi!
Il senso dell'impresa. Sì, anche e soprattutto scientifica.
Meraviglioso ed avvincente! Un romanzo che è un saggio, un saggio che è un romanzo, che leggi tutto d’un fiato e che ti rivela il coordinato nascere di un Istituto di ricerca, fondato sul dialogo, sullo scambio di opinioni, sull’intuito condiviso in uno stesso luogo, ma che nasce e si consolida a pa
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Meraviglioso ed avvincente! Un romanzo che è un saggio, un saggio che è un romanzo, che leggi tutto d’un fiato e che ti rivela il coordinato nascere di un Istituto di ricerca, fondato sul dialogo, sullo scambio di opinioni, sull’intuito condiviso in uno stesso luogo, ma che nasce e si consolida a partire dalle migliori menti del tempo, ognuna con una propria individuale e singolare passione che entrava, insieme alle altre, in un circolo virtuoso di conoscenza della conoscenza che definirei quasi mistico. L’autore, Morris Mitchell Waldrop, fisico teorico e grande giornalista e divulgatore scientifico, realizza un testo che ti fa vibrare durante tutta la lettura, ti scuote, ti emoziona, facendoti con-dividere le emozioni dei fisici, chimici, sociologi, antropologi, cibernetici, informatici e altre figure di spicco dell’intelligenza “all’orlo del caos”, che trovano il momento (sia temporale, sia energetico) di creare grandi esperienze di scienza e ricerca nel centro del più bel paesaggio messicano. Il testo è meraviglioso perché concilia gli intrecci delle vite di diversi scienziati, colti nelle loro discussioni, nella loro ricerca accademica e non, nella vita di tutti i giorni in famiglia, senza mai perdere di vista il tempo e lo spirito dell’epoca, con i suoi vincoli in ogni disciplina del sapere, i grandi scienziati collocati su piedistalli verso cui una nuova classe di scienziati, forse più conformista, si volgeva in un’adorazione che rischiava la rottura del processo creativo. E qui l’idea di un Istituto che rompesse con tutte le divisioni accademiche e riunisse le migliori menti del mondo, al fine di studiare rami del sapere che erano in divenire, dunque non focalizzati, seppur percepiti, in nessun settore del sapere. Quindi una nuova storia, non facile, quella di definire l’ambito di ricerca dell’Istituto al fine, da un lato, di far convergere il meglio dell’intelligenza sui fenomeni emergenti interstiziali (provvisoria definizione iniziale), e dall’altro -compito non meno arduo!-, al fine di trovare dei finanziatori, delle persone che credessero nell’impresa. L’entusiasmo del rinnovamento del dialogo come unico modo di sondare l’orlo, il limite delle conoscenze costituite, talvolta anche sovvertendole, è fatto proprio, via via, dagli scienziati che si mettono in con-tatto, che si appassionano all’idea e la con-dividono, la rafforzano, la de-finiscono, pur trovandosi, tutti assieme, nel terreno scivoloso dell’indefinibile.
La passione. Quella che, dal mio punto di vista e per la mia esperienza in Università, vedo che manca nei docenti universitari di oggi, la maggior parte dei quali ha abbandonato le grandi visioni, il senso dell’impresa e ha tradotto quest’ultimo termine nella formula oggettivata e reificata di “si tratta di diventare ordinario”. Ho conosciuto docenti, anche in gamba, del tipo che ho descritto; alcuni sono diventati ordinari, ma l’impresa non si è vista: vorrei che leggessero questo testo, non tanto per divertirsi, ma per ricalibrare il loro senso di “altitudo” nel confronto con personaggi, scienziati veri, che costruiscono il testo di Waldrop e che, nella vita, hanno costruito il contesto per cui “la scienza è ancora”, ora.
Sono convinto che il testo di Waldrop possa costituire una buona introduzione ai concetti della complessità, in quanto l’autore è estremamente abile nel semplificare i passaggi cruciali e seguire il formarsi dei problemi e le tecniche per la soluzione attraverso la voce di chi li ha seguiti per primi, senza perdere in rigore, eppure con un’eleganza sostanzialmente ‘analogica’ che gli rende onore, quale divulgatore. Da leggere. Proprio da leggere.
Un testo che ogni figlio, anche se non ha per papà Galimberti, dovrebbe leggere. E' un esempio di divulgazione, in questo caso economica, splendidamente realizzato: usa l'intuito, l'esempio e la metafora in modo molto preciso, per definire i concetti chiave non tanto dell'Economia e delle sue varie
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Un testo che ogni figlio, anche se non ha per papà Galimberti, dovrebbe leggere. E' un esempio di divulgazione, in questo caso economica, splendidamente realizzato: usa l'intuito, l'esempio e la metafora in modo molto preciso, per definire i concetti chiave non tanto dell'Economia e delle sue varie correnti, insomma, quella Economia con la 'E' maiuscola che, chi vorrà, approfondirà in seguito; piuttosto per fornire i concetti di base, come lo scambio, il valore della moneta, la costruzione finanziaria, il valore (misurabile e non) dei diversi lavori, così come li avrei voluti leggere io tra le scuole medie e la prima liceo. Peccato essere nati così tardi!
Giornalismo e nuovi media
...L'Informazione al tempo del Citizen Journalism...continue)
di Sergio Maistrello.
Nel mondo in cui Internet si può intendere, sostiene Maistrello, quale "sistema operativo per le relazioni", e in cui l'informazione è vasta ed entropica, dove prevale la dis-intermediazione, ecco che nuova e maggiore profess ... (
...L'Informazione al tempo del Citizen Journalism...
di Sergio Maistrello.
Nel mondo in cui Internet si può intendere, sostiene Maistrello, quale "sistema operativo per le relazioni", e in cui l'informazione è vasta ed entropica, dove prevale la dis-intermediazione, ecco che nuova e maggiore professionalità è richiesta al 'giornalista', che attua una metamorfosi e un continuo riposizionamento per far fronte a un'epoca che vede affacciarsi con affanno nuovi media in cui prevale il peer to peer, la velocità del twit, il ticchettio di milioni di tastiere che pre-tendono di raccontare i fatti. E che, di fatto, raccontano 'una' versione dei fatti, abbandonando spesso la verticalità e la profondità a tutto vantaggio dell'orizzontalità e della superficialità.
In questo mondo a nuove dimensioni, "in cui molte più informazioni sono disponibili a un numero maggiore di persone", Maistrello sostiene, "cresce la necessità di una figura indipendente che possieda strumenti tecnici e culturali per fare sintesi, per gettare ponti tra le specializzazioni, per comporre scenari. Un professionista consapevole di non avere più né l'esclusiva né le deleghe in bianco, che si accontenti spesso di arrivare in seconda battuta sui fatti a fronte di maggiore approfondimento e che sia in grado di lavorare insieme ai tanti nuovi soggetti che affollano lo spazio pubblico delle idee e delle opinioni, a cominciare dai suoi stessi concittadini". L'impulso è tutto verso la proattività: "guarderemo soprattutto avanti [...] non sarà come prima, ma non sarà necessariamente peggio di prima".
Nel mondo del Do your best and link to the rest e dell'informazione liquida, il giornalista deve ri-definire il suo ruolo, penetrando nel flusso informativo e negoziando con i fruitori la propria reputazione e professionalità. Essere in grado di filtrare materiale ed indirizzarlo ai propri lettori è, per così dire, uno dei tanti 'sine qua non' della nuova professione del giornalista nei new media. Giornalista che da 'produttore' di notizie deve trasformarsi in 'processore' delle stesse, ossia in professionista specializzato nel processo comunicativo, più che nel prodotto, tipico, quest'ultimo, del mondo della carta stampata e, in particolare, dei media a 'scadenza', quali i giornali, le riviste, le testate radiofoniche o televisive quotidiane che, nel flusso di informazione, per loro caratteristiche intrinseche, devono 'tagliare' il flusso stesso in un certo tempo ed entro certi spazi. Il giornalista dei nuovi media non è un de-cisore dell'informazione. Semmai è più un orientatore, una affordance competente per il fruitore, un ri-mediatore della enorme massa di dati che invadono lo spazio temporale e mentale di chi usa i nuovi mezzi ad alta dissipazione informativa.
La ri-definizione del giornalista non è avulsa dal contesto in cui lavora: nuove architetture redazionali, nuovi rapporti di forza nel promoting della notizia, una nuova industria giornalistica, insomma, dal luogo reale e virtuale in cui il giornalista rimodella se stesso, impara giorno per giorno, in un processo di learning by doing fatto di passi avanti e di svolte, retrocessioni e impulsi improvvisi, emersione di nuove professionalità quali l'all platform journalist, il backpack journalist, il social media editor e altre figure ancora in grado di far sì che la notizia vada sul primo canale utile, imparando ad essere nodi reputazionali del/nel nuovo tessuto informativo.
Questo ed altro fanno sì che il mestiere del giornalista, rigenerandosi continuamente, diventi, pur forse in una situazione di maggiore difficoltà ed incertezza, un mestiere più accattivante, più coinvolgente, più pregnante di quanto (forse) non fosse in passato. Comunque un mestiere diverso. E che coinvolge e mette in gioco l'ambito privato e quello pubblico del new journalist, in una costellazione mediale che sincronizza entrambi, con la necessità di una solida auto-responsabilizzazione rispetto ai propri interventi multi-mediali.
Il testo di Maistrello è ricco di link a riflessioni in rete sul new journalism, e non mancano riferimenti a tesi discusse, tra gli altri, nei testi, qui recensiti (www.ragionamente.net), "Il grande inganno del WEB 2.0" di Fabio Metitieri, "You are not a gadget: a Manifesto" di Jaron Lanier, "Eretici digitali. La rete è in pericolo, il giornalismo pure. Come salvarsi con un tradimento e 10 tesi", di Massimo Russo e Vittorio Zambardino e a molti moltissimi altri essenziali per inquadrare l'argomento oggetto del testo sotto diverse, non sempre convergenti, prospettive.
La mole di riferimenti è assai vasta e le note a pié pagina facilitano il contatto diretto con la fonte; davvero utile l'informazione riportata in Appendice, ragionata, intermediata, selezionata, come segue:
-Risorse utili in Rete
-Centri accademici
-Esperti, divulgatori e ricercatori
-Progetti in ambito editoriale
-Punti di riferimento in Italia
-Le scuole riconosciute dall’Ordine dei giornalisti
-Bibliografia
L'indice completo in formato pdf è scaricabile dal sito di Apogeonline a questo link (http://www.apogeonline.com/2010/libri/9788850329496/ebook/pdf/2949_indice.pdf)
Per concludere, trovo utile riportare una breve intervista all'autore, estratta dal sito www.spaziocomunicazione.net di Danilo Ruocco (22 giugno 2010):
(html embedded)
<object height="385" width="430"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Sl2SMfF_DRU&color1=0xb1b1b1&color2=0xd0d0d0&hl=en_US&feature=player_embedded&fs=1">
</param>
<param name="allowFullScreen" value="true">
</param>
<param name="allowScriptAccess" value="always">
</param>
<embed src="http://www.youtube.com/v/Sl2SMfF_DRU&color1=0xb1b1b1&color2=0xd0d0d0&hl=en_US&feature=player_embedded&fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowScriptAccess="always" width="430" height="385"></embed></object>
La comunicazione. Maestri e paradigmi
Progettato per gli studenti che si accingono a seguire corsi di scienze della comunicazione e per tutti coloro che, dell'ampio ambito della comunicazione, cercano una cornice di riferimento entro cui ordinare le diverse teorie e prassi emerse, con relativi pensatori, il manuale "La Comunicazione" di ... (continue)
Progettato per gli studenti che si accingono a seguire corsi di scienze della comunicazione e per tutti coloro che, dell'ampio ambito della comunicazione, cercano una cornice di riferimento entro cui ordinare le diverse teorie e prassi emerse, con relativi pensatori, il manuale "La Comunicazione" di Mario Ricciardi è una svolta tra i classici manuali di comunicazione.
Ricciardi, infatti, scrive per il lettore 'contemporaneo', che non è più il lettore di metà del secolo scorso: se studente indifferente, offre una distinta base per la comprensione generale delle basi delle scienze della comunicazione; se studente 'vero discente' offre, oltre ad una analisi concisa e molto chiara dei diversi "paradigmi" attraverso cui si è sviluppata la comunicazione, le parole dei protagonisti di questa scienza, attraverso lunghe e focalizzate citazioni tratte dalle opere più significative dei "maestri" citati, senza tralasciare i riferimenti ai loro contributi più ampi, garantiti da una breve biografia cui segue una bibliografia essenziale e molto focalizzata.
Il manuale è molto utile e decisamente efficace, grazie alla sua struttura:
- analisi dei paradigmi e dei cambiamenti profondi che muovono l'innovazione;
- analisi dei maestri, portatori del cambiamento;
- selezione accurata della bibliografia.
Quindi, troviamo, sempre in perfetto ordine:
- una parte introduttiva alle grandi macroaree di indagine;
- entro ogni macroarea i settori più importanti per la comunicazione;
- entro ogni settore alcuni autori, con citazioni e bibliografia specifica.
Si tratta di ciò che ogni studente vorrebbe potere trovare in un manuale di riferimento dei primi anni: la nota di avvio e di riflessione di un eccellente docente della comunicazione e gli strumenti per proseguire da sé (vedi anche indice completo riportato sotto).
Ecco perché ho scritto che il testo è rivolto al lettore 'contemporaneo'. Ricciardi, con un che di nostalgico, ma anche con profondo realismo, si rende conto che il discente di oggi non è più (mediamente) colui che segue un percorso di ascesa al sapere, che cerca autonomamente il confronto con le fonti, che approfondisce oltre il testo. Per questo la struttura del testo è un po' come un sentiero tenuto molto bene, che segna percorsi chiari e stimolanti intersezioni, sollevando un poco il lettore contemporaneo dal suo onere di approfondimento.
E riporta così alla luce i nessi e le strutture che soggiaciono all'ampio ambito denominato "comunicazione", che rischia oggi, tanta è l'informazione che circola, di perdersi nei rivoli i più diversi, offuscando le proprie solide fondamenta. Di questo, infatti, l'autore parla nella premessa: “In questo volume – ci spiega nella premessa – intendiamo contrastare la diffusa convinzione che la comunicazione sia un sapere senza fondamenti, un campo ibrido in cui si mescolano casualmente interessi e discipline diversi. Noi pensiamo, al contrario, che sia un crocevia di culture e di ricerca scientifica e umanistica”.
Sono contento di un testo così ben progettato.
Ecco i contenuti:
Premessa
Parte prima
Comunicazione e civiltà
Oralità e scrittura
1. Dal passato al presente - 1.1. Dalla scrittura all’ipertesto - 2. Claude Lévi-Strauss - 2.1. La comunicazione è la struttura della società - 3. Eric Havelock - 3.1. La mente alfabetica - 4. Walter J. Ong - 4.1. La scrittura è una tecnologia - 4.2. La scrittura ristruttura il pensiero - 4.3. I media e la comunicazione umana - 5. Jack Goody - 5.1. Comunicazione e conoscenza - 5.2. Tecnologia della mente
Lingua e segni
1. Ferdinand de Saussure - 2. Formalismo - 2.1. Il Circolo linguistico di Praga - 2.2. Roman Jakobson - 3. Strutturalismo - 4. Semiotica-semiologia - 4.1. Narratologia - 4.2. Vladimir Propp - 4.3. Algirdas J. Greimas - 5. Roland Barthes - 5.1. Il mito è parola - 5.2. Il testo al plurale - 5.3. Linguistica e semiologia - 6. Umberto Eco - 6.1. «Opera aperta» - 6.2. «Fenomenologia di Mike Bongiorno»
Scienza dei media
1. Harold Adams Innis - 1.1. Monopolio e potere - 1.2. Tendenze e civiltà - 1.3. «Impero e comunicazioni»: un esempio di anti-storia totale - 2. Marshall McLuhan - 2.1. «La galassia Gutenberg. Nascita dell’uomo tipografico» - 2.2. Lo stile: comunicare col lettore - 2.3. Media intelligenti - 2.4. Il medium è il messaggio - 2.5. Media caldi e media freddi - 2.6. «Il villaggio globale» - 2.7. McLuhan e il suo tempo
Parte seconda
I media nella società
Comunicazione e politica
1. Sovversione e legittimazione - 1.1. 1789: la festa rivoluzionaria - 1.2. 1848: parlare in pubblico - 1.3. La comunicazione politica come demagogia - 1.4. Magia e popolo - 1.5. Psicologia di massa - 2. Max Weber - 2.1. L’imprenditore capitalista - 2.2. Il potere carismatico - 2.3. Il grande demagogo - 2.4. Le professioni della politica
Comunicazioni di massa e società di massa
1. Come agiscono i mass media - 2. Walter Benjamin - 2.1. Tecnologia e medium - 2.2. La ricezione: tecnologia e fruizione - 2.3. Andare incontro al fruitore - 2.4. Teatro e cinema - 3. Theodor Wiesengrund Adorno - 3.1. Adorno contro Benjamin - 3.2. Feticcio e regressione - 3.3. Musica e film - 3.4. Industria culturale - 3.5. Autorità, autoritario - 4. La società del benessere - 4.1. Consumo ed esclusione - 4.2. Herbert Marcuse: il gran rifiuto - 4.3. Jürgen Habermas: agire comunicativo
Parte terza
Tecnologie, comunicazione e reti
Macchine per comunicare
1. Alan Turing - 1.1. La Macchina di Turing - 1.2. Il Test di Turing - 2. Norbert Wiener - 2.1. Le origini della cibernetica - 2.2. Feedback e messaggio - 2.3. Computer: la macchina speciale - 2.4. Informazione e comunicazione: Shannon e Wiener - 2.5. La cibernetica - 2.6. Macchine e umani - 2.7. Etica della responsabilità
Ipertesti e Internet
1. Vannevar Bush - 1.1. «As We May Think» - 1.2. L’utopia di Memex - 1.3. La società dell’informazione - 2. Douglas Engelbart - 2.1. La madre di tutte le presentazioni - 2.2. «Augmenting Human Intellect» - 2.3. Lavoratori della conoscenza - 2.4. Manipolazione, simboli e cooperazione - 3. Theodor Nelson - 3.1. Inventare l’ipertesto - 3.2. Xanadu - 3.3. Letteratura - 4. Tim Berners-Lee - 4.1. Il web - 4.2. La cultura del web - 4.3. Il web e la globalizzazione
Parte quarta
La società digitale
Digital media contro mass media
1. Dalla società di massa alla società digitale - 2. Libro a stampa, libro elettronico - 3. La vita sullo schermo: 1995, Sherry Turkle - 3.1. Lo schermo sostituisce il libro - 3.2. Finestre sullo schermo - 4. «Re-mediation»: 1999, Jay David Bolter - 4.1. La tradizione dei media («remediation») - 5. La logica del database: 2001, Lev Manovich - 5.1. Interfaccia culturale - 5.2. Interattività e creatività - 6. Cultura convergente: 2006, Henry Jenkins
Media e network
1. Media e modernità: John B. Thompson - 1.1. Il sistema dei media - 1.2. La natura dei media - 2. La società dei network: Manuel Castells - 2.1. La nascita della società dei network - 2.2. Informazionalismo - 2.3. Identità: Io-rete - 2.4. La grande mutazione - 3. Il mondo in rete - 3.1. Il cyberspazio - 3.2. L’età dell’accesso: Jeremy Rifkin - 3.3. Comunità virtuali: Howard Rheingold - 3.4. «Smart mobs» - 3.5. Hacker: Pekka Himanen
Bibliografia
La sfida della complessità
Un testo che è l'intersezione di molti testi, l'incrocio di punti di vista di molti autori, ognuno con il retaggio della propria disciplina. E' un testo molto ricco, quello curato da Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti in un'impresa che già dal titolo ricorda la 'sfida'.continue)
Mettere insieme autori così diver ... (
Un testo che è l'intersezione di molti testi, l'incrocio di punti di vista di molti autori, ognuno con il retaggio della propria disciplina. E' un testo molto ricco, quello curato da Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti in un'impresa che già dal titolo ricorda la 'sfida'.
Mettere insieme autori così diversi, su un oggetto così scivoloso e sfuggente come la complessità, merita già di per sé un elogio. Presentarli nel modo in cui fanno i curatori, bé, è davvero sorprendente e delizioso. Anche perché, nell'anno 1985, quando la prima edizione del testo venne pubblicata, il mondo che ruotava intorno all'idea di complessità era quanto mai effervescente ed era difficile rintracciare quei sentieri che ne avrebbero permesso una maggiore definizione, pur rimanendo ancora oggi, nel 2010, la complessità, di fatto, una sfida. Comunque Bocchi e Ceruti, i quali peraltro intervengono in due bellissimi capitoli del testo, accolgono questa sfida e, in parte traducendo essi stessi i testi originali, invitano un numero considerevole di autori al simposio sulla "incertezza nelle nostre conoscenze", dove miti che per secoli hanno fondato i diversi campi del sapere, sembrano cedere il passo ad una brusca, ma costante, modificazione e ridefinizione.
Si tratta di rilevare i limiti della scienza classica (sia 'hard science', sia 'soft science'... e già qui le distinzioni sono peregrine) e, lungi dall'espellerla dal campo del sapere, espanderla ed estenderla patendo da presupposti ed intuizioni diverse. Tanto in fisica, quanto in biologia; in cibernetica quanto in neurobiologia; nelle scienze sociali, quanto in quelle psicologiche e del comportamento. Il quadro è vario e molto colorato. Lo sfondo è il senso del volere conoscere il mondo, oltre le semplificazioni o i pre-supposti delle allora, ed anche oggi, discipline.
Il libro è ben fatto, perché aiuta il lettore, e molto. Lo aiuta perché nella 'Presentazione' illustra in sintesi i contenuti degli interventi che seguiranno, in modo che il lettore, qualunque lettore, non risulti troppo spaesato. Infatti, quando leggi un capitolo, poi puoi tornare alla presentazione e cogliere il senso sintetico dello stesso, almeno secondo il punto di vista dei curatori, integrandolo con il tuo proprio percepito. Aiuta il lettore nel presentare gli autori, di cui si ha una breve biografia a fine testo. E aiuta per le note a fine di ogni capitolo, dove si trova la bibliografia essenziale cui rivolgersi per non perdere troppo tempo nel vasto campo presentato. Manca un indice analitico, ed è un peccato: ma si sa, non tutto si può avere sempre.
Il libro è da leggere: una sintesi sarebbe sprecata. Ecco il ricchissimo materiale che contiene, con i relativi autori.
Introduzione: La sfida della complessità nell’età globale di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti
Presentazione di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti
- La hybris dell’onniscienza e la sfida della complessità, di Mauro Ceruti
- Le vie della complessità, di Edgar Morin
- Perché non può esserci un paradigma della complessità, di Isabelle Stengers
- Progettazione della complessità e complessità della progettazione, di Jean-Louis Le Moigne
- Il complesso di semplicità, di Ernst von Glasersfeld
- Cibernetica ed epistemologia: storia e prospettive, di Heinz von Foerster
- Complessità del cervello e autonomia del vivente, di Francisco J. Varela
- Complessità, disordine e autocreazione del significato, di Henri Atlan
- L’esplorazione della complessità, di Ilya Prigogine
- L’approccio della sinergetica al problema dei sistemi complessi, di Hermann Haken
- Gaia: una proprietà coesiva della vita, di James E. Lovelock
- Il darwinismo e l’ampliamento della teoria evoluzionista, di Stephen Jay Gould
- La traduzione della complessità biologica in una sottile semplicità, di Brian C. Goodwin
- Contributi sulla complessità: le scienze neurologiche e le scienze del comportamento, di Karl Pribram
- Complessità esterna e complessità interna nella costruzione d’un modello di comportamento, di Luciano Gallino
- L’architettura del “Jumbo”, di Douglas R. Hofstadter
- Il conoscere del sapere. Complessità e psicologia culturale, di Donata Fabbri Montesano e Alberto Munari
- La scienza politica e la sfida della complessità, di Gianfranco Pasquino
- L’evoluzione della complessità e l’ordine mondiale contemporaneo, di Ervin Laszlo
- La gestione a tecnologia superiore e la gestione della tecnologia superiore, di Milan Zeleny
- Dal paradigma di Pangloss al pluralismo evolutivo: la costruzione del futuro nei sistemi umani, di Gianluca Bocchi
Che dire? Davvero una buona lettura per entrare nel mondo con occhi più... complessi!
Complessità
Meraviglioso ed avvincente! Un romanzo che è un saggio, un saggio che è un romanzo, che leggi tutto d’un fiato e che ti rivela il coordinato nascere di un Istituto di ricerca, fondato sul dialogo, sullo scambio di opinioni, sull’intuito condiviso in uno stesso luogo, ma che nasce e si consolida a pa ... (continue)
Meraviglioso ed avvincente! Un romanzo che è un saggio, un saggio che è un romanzo, che leggi tutto d’un fiato e che ti rivela il coordinato nascere di un Istituto di ricerca, fondato sul dialogo, sullo scambio di opinioni, sull’intuito condiviso in uno stesso luogo, ma che nasce e si consolida a partire dalle migliori menti del tempo, ognuna con una propria individuale e singolare passione che entrava, insieme alle altre, in un circolo virtuoso di conoscenza della conoscenza che definirei quasi mistico. L’autore, Morris Mitchell Waldrop, fisico teorico e grande giornalista e divulgatore scientifico, realizza un testo che ti fa vibrare durante tutta la lettura, ti scuote, ti emoziona, facendoti con-dividere le emozioni dei fisici, chimici, sociologi, antropologi, cibernetici, informatici e altre figure di spicco dell’intelligenza “all’orlo del caos”, che trovano il momento (sia temporale, sia energetico) di creare grandi esperienze di scienza e ricerca nel centro del più bel paesaggio messicano.
Il testo è meraviglioso perché concilia gli intrecci delle vite di diversi scienziati, colti nelle loro discussioni, nella loro ricerca accademica e non, nella vita di tutti i giorni in famiglia, senza mai perdere di vista il tempo e lo spirito dell’epoca, con i suoi vincoli in ogni disciplina del sapere, i grandi scienziati collocati su piedistalli verso cui una nuova classe di scienziati, forse più conformista, si volgeva in un’adorazione che rischiava la rottura del processo creativo. E qui l’idea di un Istituto che rompesse con tutte le divisioni accademiche e riunisse le migliori menti del mondo, al fine di studiare rami del sapere che erano in divenire, dunque non focalizzati, seppur percepiti, in nessun settore del sapere. Quindi una nuova storia, non facile, quella di definire l’ambito di ricerca dell’Istituto al fine, da un lato, di far convergere il meglio dell’intelligenza sui fenomeni emergenti interstiziali (provvisoria definizione iniziale), e dall’altro -compito non meno arduo!-, al fine di trovare dei finanziatori, delle persone che credessero nell’impresa.
L’entusiasmo del rinnovamento del dialogo come unico modo di sondare l’orlo, il limite delle conoscenze costituite, talvolta anche sovvertendole, è fatto proprio, via via, dagli scienziati che si mettono in con-tatto, che si appassionano all’idea e la con-dividono, la rafforzano, la de-finiscono, pur trovandosi, tutti assieme, nel terreno scivoloso dell’indefinibile.
La passione. Quella che, dal mio punto di vista e per la mia esperienza in Università, vedo che manca nei docenti universitari di oggi, la maggior parte dei quali ha abbandonato le grandi visioni, il senso dell’impresa e ha tradotto quest’ultimo termine nella formula oggettivata e reificata di “si tratta di diventare ordinario”. Ho conosciuto docenti, anche in gamba, del tipo che ho descritto; alcuni sono diventati ordinari, ma l’impresa non si è vista: vorrei che leggessero questo testo, non tanto per divertirsi, ma per ricalibrare il loro senso di “altitudo” nel confronto con personaggi, scienziati veri, che costruiscono il testo di Waldrop e che, nella vita, hanno costruito il contesto per cui “la scienza è ancora”, ora.
Sono convinto che il testo di Waldrop possa costituire una buona introduzione ai concetti della complessità, in quanto l’autore è estremamente abile nel semplificare i passaggi cruciali e seguire il formarsi dei problemi e le tecniche per la soluzione attraverso la voce di chi li ha seguiti per primi, senza perdere in rigore, eppure con un’eleganza sostanzialmente ‘analogica’ che gli rende onore, quale divulgatore.
Da leggere. Proprio da leggere.
L'economia spiegata a un figlio
Un testo che ogni figlio, anche se non ha per papà Galimberti, dovrebbe leggere. E' un esempio di divulgazione, in questo caso economica, splendidamente realizzato: usa l'intuito, l'esempio e la metafora in modo molto preciso, per definire i concetti chiave non tanto dell'Economia e delle sue varie ... (continue)
Un testo che ogni figlio, anche se non ha per papà Galimberti, dovrebbe leggere. E' un esempio di divulgazione, in questo caso economica, splendidamente realizzato: usa l'intuito, l'esempio e la metafora in modo molto preciso, per definire i concetti chiave non tanto dell'Economia e delle sue varie correnti, insomma, quella Economia con la 'E' maiuscola che, chi vorrà, approfondirà in seguito; piuttosto per fornire i concetti di base, come lo scambio, il valore della moneta, la costruzione finanziaria, il valore (misurabile e non) dei diversi lavori, così come li avrei voluti leggere io tra le scuole medie e la prima liceo. Peccato essere nati così tardi!