Consumati, ovvero "Dimmi che problema hai o non hai e il mercato si farà cmq in quattro per te..."
Questo di Benjamin Berber è un libro illuminante, per la vastità dei contenuti e la puntualità delle argomentazioni, incentrato su una capitolazione dell'ethos che, da quello "protestante", prezioso nucleo di temperanza e senso del sacrificio per il benessere comune -sia dentro sia fuori la famiglia
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Questo di Benjamin Berber è un libro illuminante, per la vastità dei contenuti e la puntualità delle argomentazioni, incentrato su una capitolazione dell'ethos che, da quello "protestante", prezioso nucleo di temperanza e senso del sacrificio per il benessere comune -sia dentro sia fuori la famiglia- si è trasformato, secondo l'autore, in un ethos infantilistico e, ciò che più conta, "infantilizzante", in quanto promuove l'involuzione del cittadino e dell'uomo in un bambino alla perenne ricerca della soddisfazione tramite consumo compulsivo. Consumo nato da bisogni che, sulla scia della vasta letteratura sul 'consumo', sono bisogni inventati da un mercato totalizzante -e, se vogliamo, potenzialmente totalitario, che deborda, sfiancando, ogni sfera dell'uomo e della donna-, necessità esistenziale di un mercato in sé e per sé, orientato alla propria capitalizzazione ed elefantiasi finanziaria, piuttosto che allo sviluppo di una sana economia pubblica. E' questo, un mercato che spinge al consumo passivo, da un lato. E che consuma, attivamente, il cittadino, dall'altro. Lo consuma depotenziandolo in tutte le sfere in cui non può essere misurato in termini economici. Lo consuma riducendone i frame cognitivi ad impulsi di soddisfazione immediata del piacere, dentro o fuori di lui, bé, poco importa. Lo consuma erodendone lo spazio privato, quello spazio al di là e oltre il lavoro che è stata la conquista di oltre due secoli di lotte e che, adesso, diventa spazio spinto al vuoto universale, affinché ancora il mercato possa pro-porsi come attore perfetto per riempire questo vuoto. Fare sempre. Fare tutto. Farlo in fretta. Frenesia isterica che conduce al collasso del più debole e lo costringe a cercare quei beni rifugio che, sotto le spoglie più diverse, diventano ragione dell'esistenza. Giovani adulti che adulti non diventeranno mai, intrisi di quello spettacolo pirotecnico che è la società dei consumi. E neanche quella dei consumi di prodotti che, almeno, un certo benessere essenziale aveva garantito dopo le due Grandi Guerre. No, una società dei consumi a scarso valore aggiunto, che deprime l'economia reale in nome di una vera e propria finaziarizzazione del tempo. Che tutti costringe ad inserire gettoni nelle gigantesche slot machines virtuali (e manco tanto) quali gli shopping small o, più di recente, le internet. Giovani adulti che, eterni bambini, vivono d'impulso, in un mondo dove l'erba "voglio" esiste anche nel giardino del Re mercato che, anzi, ne offre a dis-misura. Quella sproporzionata dis-misura che si registra tra la ricchezza a disposizione del decile dello strato più ricco della popolazione e quella dello strato più povero: dis-misura che non impedisce, anche laddove la ricchezza è scarsa, di cambiare continuamente prodotti di per sé nuovi, di seguire trend e tendenze per remunerare quell'esigenza del sé di non essere altro dall'immagine adolescenziale che si vuole dare del proprio corpo e comportamento, di acquistare sempre più, usando sempre meno per rinnovare(si)... sempre! Un ethos, un comportamento indotto quale quello descritto da Barber, introduce quella che egli definisce una "schizofrenia civica": se mettiamo insieme l'"infantilizzazione dei consumatori" con la "adultizzazione dei bambini", la miscela che ne esce è la risposta alla domanda che ogni società dovrebbe porsi per definirsi tale, e cioè: "chi si prende la responsabilità dell'azione (anche di quelle di consumo)"? La risposta è che, messe le cose come stanno, la responsabilità semplicemente si dissolve. La vita diviene "tutta diritti e niente doveri", con una deresponsabilizzazione totale che si può notare, per esempio, nelle scuole, dove gli adulti infantilizzati prendono, a prescindere, le difese dei discenti 'terrorizzati' da chi insegna. Cioè da chi cerca di porre dei limiti all'infantilità che, proprio e anche nella scuola, dovrebbe evolvere in maturità. Il libro di Barber è estremamente denso di contenuti e ricco di riferimenti bibliografici, nonché articolato in una miriade di approfondimenti, ma ha un grande pregio: la tenuta stretta e salda dell'argomento di fondo, e cioè un tentativo di riflessione e di risposta alla domanda sintetizzata in quarta di copertina: "Cosa succede alle nostre vite e alla società civile nel complesso se l'unica legge è il mercato, l'unico scopo è il consumo?". Succede, altrettanto sinteticamente, che diveniamo irrecuperabili "clienti". Ma di un negozio che non abbiamo scelto. E di una merce che non abbiamo richiesto. Naturalmente il mercato, così analizzato, non è un male necessario. Si può rispondere plasmando, anzi, propagandando un ethos nuovo, che superi i limiti del primo, di fatto limitato, ethos protestante e capitalistico, colpisca a fondo il pervasivo ethos infantilizzante e ci riporti a galla, a respirare aria adulta e non adulterata, spingendo leve sociali e civili che, come si può leggere nella sezione finale del testo di Barber, non sono ancora del tutto logore. Almeno per l'ottimista consapevole.
P.S.: questo testo di Barber mi è stato suggerito da una lettura di un testo di Luciano Gallino ("Finanzcapitalismo", mi sembra). E propongo di affiancare la lettura di "Consumati" proprio alle lucide pagine del nostro emerito sociologo, di tutte le sue pubblicazioni che, con un occhio analitico e profetico, è stato in grado di prendere visione del presente e delle distorsioni in atto con la cura di pochi e la precisione e lo studio propri di pochissimi. Sento il dovere di proporre la lettura dei testi di Luciano Gallino. In questi, infatti, nonostante un realismo pessimista di fondo, ho scoperto ricchezza di senso e vie di (re-)azione come non mai.
Storia del fumo, ovvero "La pratica più antica del mondo..."
Storia del fumo è un volume poderoso che, nonostante le "quasi trecento illustrazioni che documentano fumatori e fumo per ogni tipo di sostanza", non si può dire sia una lettura leggera. E' però una lettura molto utile per comprendere come il vizio del fumo sia solo una (e tra le più recenti e "medi
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Storia del fumo è un volume poderoso che, nonostante le "quasi trecento illustrazioni che documentano fumatori e fumo per ogni tipo di sostanza", non si può dire sia una lettura leggera. E' però una lettura molto utile per comprendere come il vizio del fumo sia solo una (e tra le più recenti e "mediatizzate") manifestazioni della tendenza dell'uomo (e non solo) ad utilizzare diverse sostanze allo stato di sospensione in vapore o fumo vero e proprio, essendo la pratica del fumo nata in ambito medico, sin dal'età del bronzo e ancora prima. Una cosa deve quindi essere chiara: questo libro non è né pro né contro il fumo. Non è focalizzato su questo aspetto. E' esclusivamente una storia sociale del fumo, dalle origini all'età moderna, ricca di descrizioni relative alle modalità di produrre e fruire del fumo, a partire dalle sostanze più diverse. Per questo motivo, personalmente, ritengo il libro una fonte di informazione storica preziosa per comprendere come le diverse civiltà hanno vissuto l'esperienza del fumare. La lettura, a mio avviso, è quindi rivolta a chi è molto interessato ad una storiografia del fumo e degli strumenti ad esso legati; una lettura molto specialistica, dunque, che potrebbe annoiare se dovesse mancare questo profondo interesse. Per questo ho impiegato molto molto tempo a leggere tutto il testo. Ma non perché sono un non-fumatore accanito. Piuttosto perché mi intrigano altri tipi di letture (meno storico-descrittive), che gravano su temi diversi.
Magica guida collana Traveler di National Geographic, a firma di Greg Critser: comoda da portarsi appresso, ricca di foto bellissime stile N.G. e di bande laterali utili a ricercare sul web e ad approfondire. Meno ricca di dettagli di altre guide (vedi la Mondadori), ma sicuramente più focalizzata s
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Magica guida collana Traveler di National Geographic, a firma di Greg Critser: comoda da portarsi appresso, ricca di foto bellissime stile N.G. e di bande laterali utili a ricercare sul web e ad approfondire. Meno ricca di dettagli di altre guide (vedi la Mondadori), ma sicuramente più focalizzata sugli elementi principali di geografia umana e storia, stile di vita e ambiente. Molto bella.
Una brevissima introduzione alla filosofia... ovvero "Divulgazione alla deriva"
Che peccato! Una delusione, questo libretto sull'"infanzia dell'intelletto", come Salvatore Veca definisce la filosofia nella bella prefazione al testo. Una delusione, perché il testo di Nagel, nel cercare di offrire un "percorso intellettuale accessibile e importante per chi avverte e riconosce com
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Che peccato! Una delusione, questo libretto sull'"infanzia dell'intelletto", come Salvatore Veca definisce la filosofia nella bella prefazione al testo. Una delusione, perché il testo di Nagel, nel cercare di offrire un "percorso intellettuale accessibile e importante per chi avverte e riconosce come importanti i problemi affrontati, senza sapere quasi nulla di filosofia" (prefazione, p.XIII), si arrotola nebuloso nella presentazione di una caterva di domande su una selezione di nove problemi ricorrenti su cui l'uomo, non solo il filosofo, si è arrovellato, senza giungere a definitive conclusioni (ragione per cui la filosofia, che si interroga su questi problemi trova la propria ragione e legittimazione). L'intenzione e il metodo sono buoni: mi propongo di incuriosire il lettore su problemi che di certo ha incontrato nella sua vita quotidiana (vero) e mi avvicino agli stessi problemi raccontandoli in un modo comprensibile e naturale, senza ricorrere alla filosofia, piuttosto evidenziando come il nucleo del pensiero (filosofico) stia in certe questioni "che lo spirito riflessivo umano trova naturalmente sconcertanti", dal che "il modo migliore per cominciare lo studio della filosofia è pensarci sopra direttamente". Chiaro, nitido, curioso: e, infatti, l'introduzione di Nagel è un gioiello di divulgazione. Poi qualcosa si rompe. Vengono introdotti, elencati, nove nodi problematici, ognuno un capitolo del testo: Conoscenza del mondo al di là delle nostre menti Conoscenza di menti al di là della nostra La relazione tra mente e corpo Come è possibile il linguaggio Se abbiamo libero arbitrio Il fondamento della moralità Quali ineguaglianze sono ingiuste La natura della morte Il significato della vita
E, per ogni capitolo, riflessioni scritte sì in modo molto chiaro, con un lessico comprensibile per tutti, diciamo dalle scuole medie inferiori in poi, e metafore o esempi chiarissimi, comprensibili anche al bambino che frequenta le scuole elementari; ma con un impasto che si sviluppa noioso, in cui una domanda non è chiusa che se ne aprono almeno altre tre (questo al fine di fare comprendere come non sia banale rispondere anche a domande semplici, perché ci troviamo di fronte ad una serie vasta di sentieri diversi e, talvolta, validi seppure alternativi), in cui l'incalzare del discorso ti rimbomba in testa, ma non si fissa in immagini potenti. Insomma, a me sembra che il testo perda il mordente proprio sul punto fondamentale: incuriosire senza fatica, agganciare lo stimolo a conoscere che cosa può dirci la filosofia, senza estendersi al di là del perimetro conoscitivo oltre il quale il lettore non capisce più "in che cosa" la filosofia possa differire dal discorso del senso comune, dalla lezione cattedratica di qualsivoglia materia, dal racconto al bar o dalla lettura della teoria scientifica di un fisico. Confusione, noia, distrazione, eccessiva vaghezza. Qui, ahime!, il divulgatore ha mancato l'obiettivo. Io credo per una passione inclusiva dell'autore che non si è tradotta in un discorso con-clusivo focalizzato sulla filosofia. Espansione radiale senza un feed-back su quanto esteso. E' un peccato, perché il Nagel di "Cosa si prova ad essere un pipistrello?" esce qui sconfitto. Scrive del resto Nagel nell'introduzione: "lo scopo qui non è dare risposte –neppure le risposte che da parte mia posso considerare giuste– quanto introdurvi ai problemi in un modo assolutamente elementare in modo che possiate occuparvene per conto vostro". Ecco, forse un modo *troppo* elementare. (ricordiamo però che il saggio data 1987, e occorre tenerne conto) Ecco alcuni riferimenti utili:
- il riferimento Wikipedia all'articolo "Che cosa si prova ad assere un pipistrello" (si trova citato dappertutto; un contesto di lettura bellissimo è nel testo "The Mind's I" (Bantam, Reissue edition 1985, con Douglas Hofstadter) (ISBN 0-553-34584-2) - "L'Io della mente", traduzione di Giuseppe Longo, Adelphi, 1993. ISBN 88-459-0791-0): http://it.wikipedia.org/wiki/Qualia#Che_cosa_si_prova_a…
"La scienza della negoziazione"... ovvero, per non finire in ostaggio di nessuno, soprattutto di noi stessi!
Che dire di questo testo? Ecco, è uno di quei testi che non mi riesce proprio di inquadrare. Esso infatti è una miscela di tecnica e di (poca) teoria, peraltro prodotta da un negoziatore d'eccezione, senza dubbio sensibile ed estremamente intelligente. Eppure... Eppure il libro cerca di dare consigl
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Che dire di questo testo? Ecco, è uno di quei testi che non mi riesce proprio di inquadrare. Esso infatti è una miscela di tecnica e di (poca) teoria, peraltro prodotta da un negoziatore d'eccezione, senza dubbio sensibile ed estremamente intelligente. Eppure... Eppure il libro cerca di dare consigli e di formare all'arte di non farsi prendere in ostaggio, di risolvere sul piano tanto lavorativo, quanto, più estensivamente, di vita, i problemi che ogni giorno ci rendono legati a problemi bloccanti e incapaci di reagire in maniera adeguata. Il tutto con una serie di esempi che l'autore dice essere reali o riportati ma che, evidentemente, sono esaltati nella valenza di "exempla", con la pratica letteraria di farli percepire, mi pare, edulcorati e quasi moralizza(n)ti. Poi però, subito accanto, il riferimento a studi clinici, sociologici, psicologici, antropologici, fisici, biologici e via dicendo. Che sono utili per focalizzare la modalità di agire analizzata di volta in volta, pur nell'essenzialità dei riferimenti alle diverse ricerche soggiacenti e relativi autori, che uno deve cercarsi nella bibliografia di ogni capitolo. Insomma, esplicito è l'intento di scrivere un libro "per tutti". Epperò i libri che, come questo, stanno a metà tra divulgazione e consigli per agire, bé, non riesco ad inquadrarli, a digerirli, come già accennato. Perdono di efficacia, lasciando solo qualche spunto utile. Per esempio la teoria del legame e la psicofisiologia del dialogo, che sono, a mio parere, gli elementi più utili che uno può trarre dal testo. Comunque. Il testo alterna la voce dell'autore a storie o resoconti evidenziati in tratteggio; a fine di ogni capitolo propone una sintesi degli elementi discussi e, dopo la sintesi, i box "Concetti chiave da ricordare". Un libro che serve per avvicinarsi alle tecniche per risolvere i conflitti nel lavoro e nella vita quotidiana. Ma a me i consigli...ummm!
Consumati. Da cittadini a clienti
Questo di Benjamin Berber è un libro illuminante, per la vastità dei contenuti e la puntualità delle argomentazioni, incentrato su una capitolazione dell'ethos che, da quello "protestante", prezioso nucleo di temperanza e senso del sacrificio per il benessere comune -sia dentro sia fuori la famiglia ... (continue)
Questo di Benjamin Berber è un libro illuminante, per la vastità dei contenuti e la puntualità delle argomentazioni, incentrato su una capitolazione dell'ethos che, da quello "protestante", prezioso nucleo di temperanza e senso del sacrificio per il benessere comune -sia dentro sia fuori la famiglia- si è trasformato, secondo l'autore, in un ethos infantilistico e, ciò che più conta, "infantilizzante", in quanto promuove l'involuzione del cittadino e dell'uomo in un bambino alla perenne ricerca della soddisfazione tramite consumo compulsivo.
Consumo nato da bisogni che, sulla scia della vasta letteratura sul 'consumo', sono bisogni inventati da un mercato totalizzante -e, se vogliamo, potenzialmente totalitario, che deborda, sfiancando, ogni sfera dell'uomo e della donna-, necessità esistenziale di un mercato in sé e per sé, orientato alla propria capitalizzazione ed elefantiasi finanziaria, piuttosto che allo sviluppo di una sana economia pubblica.
E' questo, un mercato che spinge al consumo passivo, da un lato. E che consuma, attivamente, il cittadino, dall'altro. Lo consuma depotenziandolo in tutte le sfere in cui non può essere misurato in termini economici. Lo consuma riducendone i frame cognitivi ad impulsi di soddisfazione immediata del piacere, dentro o fuori di lui, bé, poco importa. Lo consuma erodendone lo spazio privato, quello spazio al di là e oltre il lavoro che è stata la conquista di oltre due secoli di lotte e che, adesso, diventa spazio spinto al vuoto universale, affinché ancora il mercato possa pro-porsi come attore perfetto per riempire questo vuoto. Fare sempre. Fare tutto. Farlo in fretta. Frenesia isterica che conduce al collasso del più debole e lo costringe a cercare quei beni rifugio che, sotto le spoglie più diverse, diventano ragione dell'esistenza.
Giovani adulti che adulti non diventeranno mai, intrisi di quello spettacolo pirotecnico che è la società dei consumi. E neanche quella dei consumi di prodotti che, almeno, un certo benessere essenziale aveva garantito dopo le due Grandi Guerre. No, una società dei consumi a scarso valore aggiunto, che deprime l'economia reale in nome di una vera e propria finaziarizzazione del tempo. Che tutti costringe ad inserire gettoni nelle gigantesche slot machines virtuali (e manco tanto) quali gli shopping small o, più di recente, le internet.
Giovani adulti che, eterni bambini, vivono d'impulso, in un mondo dove l'erba "voglio" esiste anche nel giardino del Re mercato che, anzi, ne offre a dis-misura. Quella sproporzionata dis-misura che si registra tra la ricchezza a disposizione del decile dello strato più ricco della popolazione e quella dello strato più povero: dis-misura che non impedisce, anche laddove la ricchezza è scarsa, di cambiare continuamente prodotti di per sé nuovi, di seguire trend e tendenze per remunerare quell'esigenza del sé di non essere altro dall'immagine adolescenziale che si vuole dare del proprio corpo e comportamento, di acquistare sempre più, usando sempre meno per rinnovare(si)... sempre!
Un ethos, un comportamento indotto quale quello descritto da Barber, introduce quella che egli definisce una "schizofrenia civica": se mettiamo insieme l'"infantilizzazione dei consumatori" con la "adultizzazione dei bambini", la miscela che ne esce è la risposta alla domanda che ogni società dovrebbe porsi per definirsi tale, e cioè: "chi si prende la responsabilità dell'azione (anche di quelle di consumo)"? La risposta è che, messe le cose come stanno, la responsabilità semplicemente si dissolve. La vita diviene "tutta diritti e niente doveri", con una deresponsabilizzazione totale che si può notare, per esempio, nelle scuole, dove gli adulti infantilizzati prendono, a prescindere, le difese dei discenti 'terrorizzati' da chi insegna. Cioè da chi cerca di porre dei limiti all'infantilità che, proprio e anche nella scuola, dovrebbe evolvere in maturità.
Il libro di Barber è estremamente denso di contenuti e ricco di riferimenti bibliografici, nonché articolato in una miriade di approfondimenti, ma ha un grande pregio: la tenuta stretta e salda dell'argomento di fondo, e cioè un tentativo di riflessione e di risposta alla domanda sintetizzata in quarta di copertina: "Cosa succede alle nostre vite e alla società civile nel complesso se l'unica legge è il mercato, l'unico scopo è il consumo?".
Succede, altrettanto sinteticamente, che diveniamo irrecuperabili "clienti". Ma di un negozio che non abbiamo scelto. E di una merce che non abbiamo richiesto.
Naturalmente il mercato, così analizzato, non è un male necessario. Si può rispondere plasmando, anzi, propagandando un ethos nuovo, che superi i limiti del primo, di fatto limitato, ethos protestante e capitalistico, colpisca a fondo il pervasivo ethos infantilizzante e ci riporti a galla, a respirare aria adulta e non adulterata, spingendo leve sociali e civili che, come si può leggere nella sezione finale del testo di Barber, non sono ancora del tutto logore. Almeno per l'ottimista consapevole.
P.S.: questo testo di Barber mi è stato suggerito da una lettura di un testo di Luciano Gallino ("Finanzcapitalismo", mi sembra). E propongo di affiancare la lettura di "Consumati" proprio alle lucide pagine del nostro emerito sociologo, di tutte le sue pubblicazioni che, con un occhio analitico e profetico, è stato in grado di prendere visione del presente e delle distorsioni in atto con la cura di pochi e la precisione e lo studio propri di pochissimi. Sento il dovere di proporre la lettura dei testi di Luciano Gallino. In questi, infatti, nonostante un realismo pessimista di fondo, ho scoperto ricchezza di senso e vie di (re-)azione come non mai.
Storia del fumo
Storia del fumo è un volume poderoso che, nonostante le "quasi trecento illustrazioni che documentano fumatori e fumo per ogni tipo di sostanza", non si può dire sia una lettura leggera.continue)
E' però una lettura molto utile per comprendere come il vizio del fumo sia solo una (e tra le più recenti e "medi ... (
Storia del fumo è un volume poderoso che, nonostante le "quasi trecento illustrazioni che documentano fumatori e fumo per ogni tipo di sostanza", non si può dire sia una lettura leggera.
E' però una lettura molto utile per comprendere come il vizio del fumo sia solo una (e tra le più recenti e "mediatizzate") manifestazioni della tendenza dell'uomo (e non solo) ad utilizzare diverse sostanze allo stato di sospensione in vapore o fumo vero e proprio, essendo la pratica del fumo nata in ambito medico, sin dal'età del bronzo e ancora prima.
Una cosa deve quindi essere chiara: questo libro non è né pro né contro il fumo. Non è focalizzato su questo aspetto. E' esclusivamente una storia sociale del fumo, dalle origini all'età moderna, ricca di descrizioni relative alle modalità di produrre e fruire del fumo, a partire dalle sostanze più diverse.
Per questo motivo, personalmente, ritengo il libro una fonte di informazione storica preziosa per comprendere come le diverse civiltà hanno vissuto l'esperienza del fumare.
La lettura, a mio avviso, è quindi rivolta a chi è molto interessato ad una storiografia del fumo e degli strumenti ad esso legati; una lettura molto specialistica, dunque, che potrebbe annoiare se dovesse mancare questo profondo interesse.
Per questo ho impiegato molto molto tempo a leggere tutto il testo. Ma non perché sono un non-fumatore accanito. Piuttosto perché mi intrigano altri tipi di letture (meno storico-descrittive), che gravano su temi diversi.
California
Magica guida collana Traveler di National Geographic, a firma di Greg Critser: comoda da portarsi appresso, ricca di foto bellissime stile N.G. e di bande laterali utili a ricercare sul web e ad approfondire. Meno ricca di dettagli di altre guide (vedi la Mondadori), ma sicuramente più focalizzata s ... (continue)
Magica guida collana Traveler di National Geographic, a firma di Greg Critser: comoda da portarsi appresso, ricca di foto bellissime stile N.G. e di bande laterali utili a ricercare sul web e ad approfondire. Meno ricca di dettagli di altre guide (vedi la Mondadori), ma sicuramente più focalizzata sugli elementi principali di geografia umana e storia, stile di vita e ambiente. Molto bella.
Una brevissima introduzione alla filosofia
Che peccato! Una delusione, questo libretto sull'"infanzia dell'intelletto", come Salvatore Veca definisce la filosofia nella bella prefazione al testo.continue)
Una delusione, perché il testo di Nagel, nel cercare di offrire un "percorso intellettuale accessibile e importante per chi avverte e riconosce com ... (
Che peccato! Una delusione, questo libretto sull'"infanzia dell'intelletto", come Salvatore Veca definisce la filosofia nella bella prefazione al testo.
Una delusione, perché il testo di Nagel, nel cercare di offrire un "percorso intellettuale accessibile e importante per chi avverte e riconosce come importanti i problemi affrontati, senza sapere quasi nulla di filosofia" (prefazione, p.XIII), si arrotola nebuloso nella presentazione di una caterva di domande su una selezione di nove problemi ricorrenti su cui l'uomo, non solo il filosofo, si è arrovellato, senza giungere a definitive conclusioni (ragione per cui la filosofia, che si interroga su questi problemi trova la propria ragione e legittimazione).
L'intenzione e il metodo sono buoni: mi propongo di incuriosire il lettore su problemi che di certo ha incontrato nella sua vita quotidiana (vero) e mi avvicino agli stessi problemi raccontandoli in un modo comprensibile e naturale, senza ricorrere alla filosofia, piuttosto evidenziando come il nucleo del pensiero (filosofico) stia in certe questioni "che lo spirito riflessivo umano trova naturalmente sconcertanti", dal che "il modo migliore per cominciare lo studio della filosofia è pensarci sopra direttamente". Chiaro, nitido, curioso: e, infatti, l'introduzione di Nagel è un gioiello di divulgazione.
Poi qualcosa si rompe. Vengono introdotti, elencati, nove nodi problematici, ognuno un capitolo del testo:
Conoscenza del mondo al di là delle nostre menti
Conoscenza di menti al di là della nostra
La relazione tra mente e corpo
Come è possibile il linguaggio
Se abbiamo libero arbitrio
Il fondamento della moralità
Quali ineguaglianze sono ingiuste
La natura della morte
Il significato della vita
E, per ogni capitolo, riflessioni scritte sì in modo molto chiaro, con un lessico comprensibile per tutti, diciamo dalle scuole medie inferiori in poi, e metafore o esempi chiarissimi, comprensibili anche al bambino che frequenta le scuole elementari; ma con un impasto che si sviluppa noioso, in cui una domanda non è chiusa che se ne aprono almeno altre tre (questo al fine di fare comprendere come non sia banale rispondere anche a domande semplici, perché ci troviamo di fronte ad una serie vasta di sentieri diversi e, talvolta, validi seppure alternativi), in cui l'incalzare del discorso ti rimbomba in testa, ma non si fissa in immagini potenti. Insomma, a me sembra che il testo perda il mordente proprio sul punto fondamentale: incuriosire senza fatica, agganciare lo stimolo a conoscere che cosa può dirci la filosofia, senza estendersi al di là del perimetro conoscitivo oltre il quale il lettore non capisce più "in che cosa" la filosofia possa differire dal discorso del senso comune, dalla lezione cattedratica di qualsivoglia materia, dal racconto al bar o dalla lettura della teoria scientifica di un fisico.
Confusione, noia, distrazione, eccessiva vaghezza. Qui, ahime!, il divulgatore ha mancato l'obiettivo. Io credo per una passione inclusiva dell'autore che non si è tradotta in un discorso con-clusivo focalizzato sulla filosofia. Espansione radiale senza un feed-back su quanto esteso.
E' un peccato, perché il Nagel di "Cosa si prova ad essere un pipistrello?" esce qui sconfitto. Scrive del resto Nagel nell'introduzione: "lo scopo qui non è dare risposte –neppure le risposte che da parte mia posso considerare giuste– quanto introdurvi ai problemi in un modo assolutamente elementare in modo che possiate occuparvene per conto vostro".
Ecco, forse un modo *troppo* elementare.
(ricordiamo però che il saggio data 1987, e occorre tenerne conto)
Ecco alcuni riferimenti utili:
- prefazione + introduzione del testo + parte del testo (PDF: attenzione che le pagine sono in sequenza, ma a zig zag, tipo 1-53-2-54-3-55...):
http://www.consulentefilosofico.it/nagel%20thomas%20-%2…
- il riferimento Wikipedia all'articolo "Che cosa si prova ad assere un pipistrello" (si trova citato dappertutto; un contesto di lettura bellissimo è nel testo "The Mind's I" (Bantam, Reissue edition 1985, con Douglas Hofstadter) (ISBN 0-553-34584-2) - "L'Io della mente", traduzione di Giuseppe Longo, Adelphi, 1993. ISBN 88-459-0791-0):
http://it.wikipedia.org/wiki/Qualia#Che_cosa_si_prova_a…
La scienza della negoziazione. Come gestire i conflitti e avere successo (nella vita e nel lavoro)
Che dire di questo testo? Ecco, è uno di quei testi che non mi riesce proprio di inquadrare. Esso infatti è una miscela di tecnica e di (poca) teoria, peraltro prodotta da un negoziatore d'eccezione, senza dubbio sensibile ed estremamente intelligente.continue)
Eppure... Eppure il libro cerca di dare consigl ... (
Che dire di questo testo? Ecco, è uno di quei testi che non mi riesce proprio di inquadrare. Esso infatti è una miscela di tecnica e di (poca) teoria, peraltro prodotta da un negoziatore d'eccezione, senza dubbio sensibile ed estremamente intelligente.
Eppure... Eppure il libro cerca di dare consigli e di formare all'arte di non farsi prendere in ostaggio, di risolvere sul piano tanto lavorativo, quanto, più estensivamente, di vita, i problemi che ogni giorno ci rendono legati a problemi bloccanti e incapaci di reagire in maniera adeguata. Il tutto con una serie di esempi che l'autore dice essere reali o riportati ma che, evidentemente, sono esaltati nella valenza di "exempla", con la pratica letteraria di farli percepire, mi pare, edulcorati e quasi moralizza(n)ti. Poi però, subito accanto, il riferimento a studi clinici, sociologici, psicologici, antropologici, fisici, biologici e via dicendo. Che sono utili per focalizzare la modalità di agire analizzata di volta in volta, pur nell'essenzialità dei riferimenti alle diverse ricerche soggiacenti e relativi autori, che uno deve cercarsi nella bibliografia di ogni capitolo. Insomma, esplicito è l'intento di scrivere un libro "per tutti". Epperò i libri che, come questo, stanno a metà tra divulgazione e consigli per agire, bé, non riesco ad inquadrarli, a digerirli, come già accennato. Perdono di efficacia, lasciando solo qualche spunto utile. Per esempio la teoria del legame e la psicofisiologia del dialogo, che sono, a mio parere, gli elementi più utili che uno può trarre dal testo.
Comunque. Il testo alterna la voce dell'autore a storie o resoconti evidenziati in tratteggio; a fine di ogni capitolo propone una sintesi degli elementi discussi e, dopo la sintesi, i box "Concetti chiave da ricordare". Un libro che serve per avvicinarsi alle tecniche per risolvere i conflitti nel lavoro e nella vita quotidiana. Ma a me i consigli...ummm!