Curioso: ogni volta che racconto di un libro di Alan Bennett - ed è successo di frequente, ultimamente - il primo termine che balza come un canguro impazzito nella testa è: delizioso.
Ripensavo a "Nudi e crudi", e meditavo di questa metafora quasi culinaria; vero, un libro delizioso, che si gu
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Curioso: ogni volta che racconto di un libro di Alan Bennett - ed è successo di frequente, ultimamente - il primo termine che balza come un canguro impazzito nella testa è: delizioso.
Ripensavo a "Nudi e crudi", e meditavo di questa metafora quasi culinaria; vero, un libro delizioso, che si gusta in piccoli bocconi successivi senza riuscire a smettere di masticare, quasi neppure per respirare.
Ma il gusto? Il gusto è volutamente leggero, inizialmente. Uno di quelle situazioni in cui continui a portare il cibo alla bocca, senza soluzione di continuità, ed il movimento della mano fino alle labbra diviene assolutamente automatico (sono pagine intrise di ironia, persino comiche).
Poi continui, continui e ti rendi conto che c'è un retrogusto particolare. Rallenti, cominci a farti delle piccole-grandi domande, il gusto diventa amarognolo prima (una sorte di amaretto, via), decisamente amaro nel finale. E ci metti un po' a digerirlo, come se - con nessuna pretesa - l'autore ti abbia raccontato qualcosa di te, ed il sacrosanto ruttino non arriva mica subito, no.
Nudi e crudi
Curioso: ogni volta che racconto di un libro di Alan Bennett - ed è successo di frequente, ultimamente - il primo termine che balza come un canguro impazzito nella testa è: delizioso.
Ripensavo a "Nudi e crudi", e meditavo di questa metafora quasi culinaria; vero, un libro delizioso, che si gu ... (continue)
Curioso: ogni volta che racconto di un libro di Alan Bennett - ed è successo di frequente, ultimamente - il primo termine che balza come un canguro impazzito nella testa è: delizioso.
Ripensavo a "Nudi e crudi", e meditavo di questa metafora quasi culinaria; vero, un libro delizioso, che si gusta in piccoli bocconi successivi senza riuscire a smettere di masticare, quasi neppure per respirare.
Ma il gusto? Il gusto è volutamente leggero, inizialmente. Uno di quelle situazioni in cui continui a portare il cibo alla bocca, senza soluzione di continuità, ed il movimento della mano fino alle labbra diviene assolutamente automatico (sono pagine intrise di ironia, persino comiche).
Poi continui, continui e ti rendi conto che c'è un retrogusto particolare. Rallenti, cominci a farti delle piccole-grandi domande, il gusto diventa amarognolo prima (una sorte di amaretto, via), decisamente amaro nel finale. E ci metti un po' a digerirlo, come se - con nessuna pretesa - l'autore ti abbia raccontato qualcosa di te, ed il sacrosanto ruttino non arriva mica subito, no.
Bellissimo, davvero consigliato.