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Cover of Favole al telefono
  • 1 person find this helpful

    lo sto rileggendo grazie a un'ispirazione presa dallo scaffale di Marzapane. Quanti ricordi, dolci, sorpassati, antichi ma belli e credo sia giusto tributare onore a Gianni Rodari

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    Posted on Aug 30, 2008 | 1 feedback

Cover of Romanza di Zurigo
Cover of Va' dove ti porta il cuore
  • ci sono troppi pregiudizi su questo libro, non l'avevo mai letto e adesso voglio dargli il beneficio del dubbio anche se non sembra il mio genere.

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    Posted on Sep 1, 2008 | Add your feedback

Cover of La casa madre
Cover of Storia della fotografia
Cover of Blues di Banlieue
Cover of Cecenia
Cover of Kaddish profano per il corpo perduto
  • 4 people find this helpful

    Ho già terminato questo libro ma lo sto rileggendo. Mi succede di rado. E' sconvolgente. Io ho amiche che hanno vissuto il problema dell'anoressia, o di vari disturbi alimentari. In questo romanzo Francesca Mazzucato racconta una donna che ha un problema di peso, obesità ereditaria. Lo racconta in m ... (continue)

    Ho già terminato questo libro ma lo sto rileggendo. Mi succede di rado. E' sconvolgente. Io ho amiche che hanno vissuto il problema dell'anoressia, o di vari disturbi alimentari. In questo romanzo Francesca Mazzucato racconta una donna che ha un problema di peso, obesità ereditaria. Lo racconta in modo molto crudo, e la storia di questo corpo fuori misura si dipana insieme alla vicenda narrata

    "Il corpo può essere lager, persino col filo spinato, può essere gabbia d'amianto o di gesso crepato..Il mio è questa escrescenza. E' molle, scomposto, esagerato. Troppo, tanto. Sfiorarlo, misurarlo, pesarlo o guardarlo con attenzione in uno specchio a figura intera mi è sempre parso un viaggio all'inferno."

    Vieni buttato, come lettore, in una realtà di dolore, in una gabbia dove il corpo coincide con la precarietà del lavoro. La protagonista scrive ed è libera professionista nell'editoria. I libri che mi piacciono hanno sempre una componente autobiografica, e sono convinta che anche scrivendo qualcosa di molto lontano, l'autore parla di quello che conosce.
    Questa precarietà, questo evisceramento del ruolo dello scrittore, questa necessaria visibilità che si richiede insime al fisico adatto, è un tema di schiacciante attualità e si collega a filo doppio al dramma e alla fatica del corpo fuori misura, grasso.

    "Adesso ho 42 anni. la tv tentenna nei miei confronti, la capacità dialettica è stata importante all'inizio, ma l'obesità ha battuto i miei argomenti dieci a zero: a volte mi invitano ancora a talk show stantii non certo in prima serata, spese non rimborsate, niente trucco, studi introvabili alla periferia di Milano, o in qualche quartiere di Roma affogato nelc emento...mi sistemo seduta accanto a vecchie cantanti con la permanente color topo che adesso reclamizzano padelle e paiono davvero passarsela alla grande... Sono televisioni locali, Abbiategrasso TV, Badia Polesine TV, posti così. Probabilmente non le guarda nessuno se non qualche anziano con l'artrite e il telecomando puntato come una pistola..penso alla fatica di questo lavoro ingrato"

    Ci sono punti dove la scrittrice/protagonista sente di toccare il fondo, la sua demoralizzazione è totale. Sia per il disagio del corpo, che per la precarietà e la fatica dello scrivere. Le due cose si incrociano, vanno insieme. Lei ne è convinta, amaramente, con una lucidità e una spudoratezza che sconvolgono.
    All'improvviso arriva un viaggio all'Est. Dove non è mai stata. Un viaggio che non sarà di formazione ma di "demolizione". Quindi un viaggio senza la retorica che hanno i romanzi di formazione, ma con tutto quello che significa aprirsi davvero a una città, a un luogo, a un nuovo senso della letteratura e anche a uno scrittore, Imre Kertész.

    "Qui a Budapest devo compiere un percorso all'indietro, grattando via la finzione, la pelle fittizia e protettiva, devo andare a fondo, lo so e ci provo, sono convinta e lo faccio."

    L'incontro con la scrittura di Kertész e la scoperta di Budapest, fra passaggi stupendi ammirando il Palazzo Vodafone, diventano lo strumento per un cambiamento. Quale? Riguarda la scrittura, solo la scrittura. E, proprio in fondo, nell'ultima pagina, c'è un vero e proprio Kaddish sul senso del narrare. Sul valore alto della vera letteratura. Un pezzo splendido che non vi anticipo.
    Senza dubbio questo è uno dei migliori romanzi che ho letto quest'anno. Commovente, divertente, impietoso e colto. Con diverse chiavi di lettura. Diversi piani. Poco italiano.

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    Posted on Apr 28, 2008 | 2 feedbacks

Cover of La storia di Lisey
Cover of The Autobiography of Alice B.Toklas
Cover of Women of the Left Bank
Cover of Le lune di Hvar

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