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- L'opera struggente di un formidabile genio (4075)
- By Dave Eggers
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- Il morbo di Haggard (1694)
- By Patrick McGrath
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“ Guidavo sul lungomare, quando la vidi. Stava infilandosi in una traversa e la fugace visione che ne ebbi fu solo parziale e non durò più di un secondo, ma era lei, era tua madre – il modo in cui camminava, il modo in cui era vestita, la pelliccia nera, l’aspetto generale - , era lei, doveva ... (continue)
- — Mar 12, 2012 | Add your feedback
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- By Paul Auster
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- L'umiliazione (807)
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- Tenera è la notte (4012)
- By Francis Scott Fitzgerald
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- Istruzioni per rendersi infelici (2830)
- By Paul Watzlawick
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- La donna giusta (1689)
- By Sándor Márai
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"La ragazza era intenta a sistemare i ciocchi nel caminetto, e sapeva che io ero in piedi dietro di lei e la guardavo, ma non si mosse, non si voltò verso di me. Era in ginocchio con il corpo proteso in avanti, una postura molto sensuale. Una donna inginocchiata che si china in avanti, anche se sta ... (continue)
- — Jan 19, 2012 | Add your feedback
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- Il sole dei morenti (2240)
- By Jean-Claude Izzo
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"<Cosa?> aveva domandato lei.
<Niente...>.
Come dirle quello che provava? Quell'emozione che sentiva dentro, in fondo a se stesso. Rico non sapeva più niente di tutte quelle cose che hanno a che fare con i sentimenti. Le parole, parole d'amore, i ti amo e tutte quelle frasi sdolcinate e ... (continue) - — Dec 18, 2011 | 2 feedbacks
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- Il lungo addio (1882)
- By Raymond Chandler
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L'opera struggente di un formidabile genio
"Ce ne andiamo in preda a una vertigine che ci rimescola. Le auto nel parcheggio risplendono, il cielo è pieno di colombe e di grassi cuccioli danzanti che cantano in coro le canzoni dei primi Beach Boys. Circondo le spalle di Marny con un braccio mentre ci dirigiamo verso la nostra macchina, e nell ... (continue)
"Ce ne andiamo in preda a una vertigine che ci rimescola. Le auto nel parcheggio risplendono, il cielo è pieno di colombe e di grassi cuccioli danzanti che cantano in coro le canzoni dei primi Beach Boys. Circondo le spalle di Marny con un braccio mentre ci dirigiamo verso la nostra macchina, e nell’istante in cui arriviamo alla portiera vengo folgorato da un’idea fantastica. E questa idea è: io e Marny dovremmo fare l’amore.
La mia testa si trova su un altro pianeta, un pianeta appena scoperto, pieno di flora e fauna sconosciute, cervi alati e serpenti canterini, e sono talmente fuori di me dalla gioia che quando saliamo in macchina tutto quello che riesco a fare è sorridere. A Marny. Siamo tutti e due vivi, e ci conosciamo da tutti questi anni, e siamo arrivati fin qui insieme, [...]. Credo onestamente che il modo migliore per commemorare tutto ciò sia che io e Marny ci denudiamo l’un l’altra e facciamo una bella sudata. A casa sua, a casa mia, in macchina, non importa, alla spiaggia, al parco.
Ho bisogno di togliermi i vestiti. Non posso guidare. Siamo seduti nella nostra macchina in sosta nel parcheggio dell’ospedale. Non posso fare nient’altro. Non posso tornare al lavoro. Il sesso è la cosa giusta da fare.
<<Ci osservava fissa fissa>> dico, pensando al sesso.
<<Incredibile>> dice Marny, non pensando assolutamente al sesso.
<<Aveva un aspetto stupefacente, perfetto, proprio lei, con quegli occhioni che ci seguivano>> dico, pensando prima agli occhi di Shalini e poi al sesso, e a quale dei nostri appartamenti è più vicino.
<<Sì, era del tutto in lei, e completamente sveglia>> dice Marny.
Faccio una pausa e guardo Marny, sperando che i miei pensieri, voglio dire quelli relativi al sesso, pentrino nel suo cervello, nel caso non vi siano già insediati. Lei guarda lontano, oltre il parabrezza, nella speranza che io mi decida a mettere in moto. Quando si gira verso di me la sto ancora guardando con quel mio sorriso – non ho la più pallida idea di come affrontare l’argomento – forse appena più timido. Magari un sorriso timido funziona.
<<So che la cosa può sembrarti strana>> dico d’un fiato. <<Ma in questo momento sono davvero arrapato>>.
Segue una breve pausa di silenzio in cui è evidente che sta cercando di fare una diagnosi del mio stato confusionale nonché del fatto che non sto scherzando. Da parte mia sono incerto, perché per un minuto sono portato a pensare che anche lei si trovi sul mio pianeta che, tra parentesi, è pure dotato di favolosi scivoli d’acqua, ma alla fine salta fuori che in effetti non si trova affatto sul mio pianeta.
<<Credo che sia meglio tornare in ufficio>> dice. E ha ragione. È una brava ragazza. Non se la prende mai quando faccio queste cose. Che idea scema, persino un po’ rivoltante. Tutto sbagliato. Male!
Le chiedo un amichevole abbraccio. Accetta. Mentre ci abbracciamo sono folgorato da un’altra grande idea, ossia che io e Marny dovremmo fare l’amore. Vado per le lunghe con l’abbraccio di traverso ai sedili dell’auto, pensando che magari la faccenda cominci a piacerle e che stia cambiando idea, il che ci permetterebbe di chiudere quel cerchio che...
Si sottrae al mio abbraccio e mi dà tre affettuosi e rapidi buffetti come si farebbe toccando un rettile. Va bene."
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