Da secoli sono parte integrante della storia urbana e rurale del nostro Paese. Li chiamiamo con diversi nomi: zingari, nomadi, rom, sinti, caminanti, yenish. Negli ultimi anni la loro presenza è diventata uno dei principali temi di dibattito e mobilitazione nella v
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Un libro a cura di Tommaso Vitale
Da secoli sono parte integrante della storia urbana e rurale del nostro Paese. Li chiamiamo con diversi nomi: zingari, nomadi, rom, sinti, caminanti, yenish. Negli ultimi anni la loro presenza è diventata uno dei principali temi di dibattito e mobilitazione nella vita politica, soprattutto a livello locale. I Comuni sono chiamati a realizzare politiche sociali e abitative, e spesso non sanno cosa fare. Tentate dalla demagogia, incalzate dai media, le amministrazioni sovente non conoscono esperienze già attuate in altre città e di cui è stata valutata l’efficacia. Nel volume vengono esaminati aspetti storici, culturali e sociologici dei differenti gruppi zigani e vengono descritte le linee di politica progettate dall’Unione Europea. Sono poi esposte nel dettaglio le politiche sociali, sanitarie, educative, del lavoro e, in particolare, abitative realizzate verso i nomadi in diverse realtàitaliane. Dall’insieme emerge come, se programmate e negoziate con i rom e i sinti, politiche locali che affrontano i problemi e le contraddizioni e rispettano i diritti di tutte le parti in gioco sono possibili.
Prefazione di Luca Rodda Ringraziamenti di Maurizio Cabras
Introduzione: elogio del possibilismo di Tommaso Vitale
Parte prima Una pluralità di storie e culture La "questione zingari" nell’Italia fascista. La costruzione culturale di una categoria razziale di Luca Bravi Lingue, culture e rappresentazioni di Demir Mustafa Generazioni nomadi fra tradizione e mutamento di Alfredo Alietti Le normative europee e internazionali contro la discriminazione di Eva Rizzine Claudia Tavani
Parte seconda Conflitti e governo locale Opera: emergenza e partecipazione politica di Patrizio Ponti e Laura Rosina Pavia: la negazione istituzionale di una questione pubblica di Andrea Membretti Buccinasco: un esperimento insolito coi sinti lombardi di Ernesto Rossi Reggio Calabria e Messina: tra mediazioni e conflitti di Antonella Cammarota eTiziana Tarsia Venezia: quando un ente locale deve lottare per realizzare le proprie politiche di Claudia Mantovan
Parte terza Le politiche sociali I servizi sanitari. Promozione della salute ed epidemiologia del pregiudizio diLorenzo Monasta I servizi sociali. Rom a servizio o servizi per i rom? di Daniela Lucatti I servizi sociali. Strategie di progettazione integrata di Stefania Mapelli I percorsi educativi. Il sostegno alle capacità di minori e adulti di Claudia Biondi e Sabrina Ignazi La scuola. Luogo di appartenenza o di esclusione? di Angela Sacco Il lavoro. Gli inserimenti lavorativi fra sperimentazione e messa a regime diEleonora Costantini Il lavoro. Mediazione associativa, auto-organizzazione dei rom e conquista di opportunità personali di Maurizio Pagani L’integrazione fra politiche. Immaginare un futuro tra memoria e presente diMilena Scioscia
Parte quarta Le politiche dell’abitare Dalla segregazione al diritto all’abitare di Tommaso Vitale e Livia Brembilla Pisa: politiche e interventi locali fattibili con i rom e i sinti di Antonio Sconosciuto Rovereto e Trento: l’accesso all’edilizia pubblica di Stefano Petrolini Bologna: migrazioni rom e inserimenti abitativi di Cris Tomesani Milano: gradualmente verso una casa in affitto di Fiorenzo De Molli Mantova: dal campo ai terreni privati, un percorso di mediazione culturale diElena Borghi e Stefano Liuzzo Modena: il percorso di realizzazione delle microaree di Luca Puggioli e Paola Santoro Padova: il superamento dei campi nomadi e il Progetto di inserimento scolastico di Renata Paolucci Trezzo sull’Adda: l’importanza dell’ascolto di Giuseppe Barbisoni , Francesca Gilioli , Laura Di Martino Trezzo sull’Adda: una esperienza interrotta… verso modelli dell’abitare integrato di Maurizio Cabras e Paola Ciceri Settimo Torinese: il processo di autocostruzione e auto recupero come strumento di inclusione sociale di Armando De Salvatore e Simona Riboni Lione: il miglioramento delle abitazioni “indegne? di Martine Chanal Case, casette, baracche e roulotte di Nicola Solimano
Conclusioni Ragionare per casi: dinamiche di innovazione nelle politiche locali con i rom e i sinti di Tommaso Vitale e Loris Caruso
il suo nome è Everyman, come tutti, verrebbe da dire. L’ultimo romanzo di Philip Roth, poco più di cento pagine intrise di morte, già vincitore del prestigioso Pen/Faulkner Award, come da noi segnalato qui, racconta la storia di un ex pubblicitario, con tre ex mogli, tre figli, due maschi che nutron
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il suo nome è Everyman, come tutti, verrebbe da dire. L’ultimo romanzo di Philip Roth, poco più di cento pagine intrise di morte, già vincitore del prestigioso Pen/Faulkner Award, come da noi segnalato qui, racconta la storia di un ex pubblicitario, con tre ex mogli, tre figli, due maschi che nutrono rancore nei suoi confronti, nati dal primo matrimonio, e una femmina che lui ama sopra ogni cosa, nata dal suo secondo matrimonio, un fratello maggiore, la cui stima giovanile, con il passare dell’età si è trasformata in profonda invidia. Il romanzo si apre con la celebrazione del suo funerale. Seguono, poi, le vicende più significative della sua esistenza, raccontata attraverso un continuo alternarsi di salti avanti e indietro nel tempo, frammenti non disposti cronologicamente, ma tenuti assieme saldamente dal collante irrespirabile della fine di ogni cosa. “Incontri terrificanti con la fine? Ho trentaquattro anni! Comincia a preoccuparti dell’oblio, diceva tra sé e sé, quando ne avrai settantacinque! Il futuro remoto sarà il momento giusto per affiggersi pensando alla catastrofe finale!”. Il romanzo non racconta altro che l’avvicinarsi a quella tanto odiata catastrofe finale. Si assiste, inesorabilmente, al passare del tempo che smantella il corpo del protagonista senza nome. Il corpo sano della giovinezza è messo al tappeto dal sopraggiungere delle più svariate malattie. La sua vita, passati i sessanta anni, diventa un continuo saltare da un ospedale all’altro. “Everyman” altro non è che un romanzo sullo scioglimento di un corpo, sul trascorrere del tempo che trasforma il vigore in malattia, la salute in disfacimento. Non basta il suo trasferimento, nel 2001, dalla New York del post 11 settembre a New Jersey, in un residence abitato da soli anziani, dove cerca di rendersi utile dando lezioni di pittura, sua grande e immensa passione. No, non basta: “Non c’era più nulla che stimolasse la sua curiosità o che rispondesse ai suoi bisogni, né la pittura, né la famiglia, né i vicini, nulla tranne le giovani donne che gli passavano davanti facendo jogging la mattina sulla promenade. Mio Dio, pensava, che uomo ero una volta! Che vita avevo intorno! Che forza avevo dentro! Nessuna alterità da avvertire! Una volta ero completo: ero un essere umano”. Non ci sono barlumi di speranza. Dimenticate Portnoy e il vigore del suo corpo sessualmente attivo. Qui ci troviamo di fronte ad una macchina sessuale spenta. Dolente la scena in cui il protagonista, dopo aver fermato una bellissima ragazza che fa jogging, le dona il suo numero di telefono. Aspettandosi, magari, di essere richiamato. Come gli accadeva in precedenza. In fondo la sua terza moglie era una modella. Quando la conobbe aveva 50 anni e lei 24. Le cose, in questo caso, non vanno così: “Non chiamò mai. E durante le sue passeggiate lui non la vide più. Doveva aver deciso di fare jogging su un altro tratto della promenade, frustrando così il suo desiderio di un’ultima grande vampata di ogni cosa”. Non ci sono più vampate per il protagonista. Muore in un ospedale, dopo un intervento chirurgico, chiudendo ciclicamente una storia apertasi con la sua sepoltura: “Perse conoscenza sentendo tutt’altro che abbattuto, tutt’altro che condannato, ancora una volta impaziente di realizzare i propri sogni, ma ciò nonostante non si svegliò più. Arresto cardiaco. Non esisteva più, era stato liberato dal peso di esistere, era entrato nel nulla senza nemmeno saperlo. Proprio come aveva temuto dal principio”.
Per i viaggiatori occidentali, l’impressione più vivida prodotta da un primo contratto col Vicino Oriente è la sorpresa di trovarsi in un paese dove l’elemento umano aumenta invece di diminuire la delizia per gli occhi. Dopo tutto, allora l’intima armonia tra la natura, l’architettura e il corpo um
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Per i viaggiatori occidentali, l’impressione più vivida prodotta da un primo contratto col Vicino Oriente è la sorpresa di trovarsi in un paese dove l’elemento umano aumenta invece di diminuire la delizia per gli occhi. Dopo tutto, allora l’intima armonia tra la natura, l’architettura e il corpo umano che si svelta nel’arte greca non era il progetto di perfezione di un artista, ma una sincera resa della realtà: c’erano, e ci sono ancora, scene privilegiate nelle quali il mondo in cui cadono i teloni di un fruttivendolo o il mantello di un lattaio o gli stracci di un mendicante fanno parte della composizione e li sono collegati distintamente nelle linee e nei colori, e dove gli atteggiamenti naturali e non studiate nel corpo sono altrettanto armoniosi, anche se coinvolti in azioni monotone… L e folle marocchine sono sempre un piacere per gli occhi. L’istinto del gusto nel vestire, il senso del colore (che, sottomesso delle usanze, fa capolino a sprazzi ingegnosi sotto le tinte cinerine dominati) rendono il più umile insieme di conduttori di asini e portatori d’acqua una delizia sempre nuova. Ma solo in rare occasioni, e nelle cerimonie di corte cui hanno potuto accedere così pochi stranieri, si svela la sontuosità sembra scelta male, dato che la natura nomade della vita africana persiste, nonostante i palazzi e i ciambellani e tutto l’elaborato rituale del Makhzen, ed è probabile che i riti più pomposi finiscano in un galoppo polveroso di barbari della tribù, e che la processione più principesche abbiano in coda una fila di ragazzini seminudi a cavallo di asini senza selle. Come in tutti i paesi orientali, il contatto tra principi e mendicanti, visir e servi, è sorprendentemente libero e familiari, e devi vedere i più alti ufficiali di corte che baciano l’orlo della veste del Sultano, e sentire autentici racconti di schiavi raccontanti da un mercante a un altro alla fine di una serata conviviale, per ricordarti che niente sembra democratico come una società la cui l’intera struttura dipende dai capricci di un solo uomo.
http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?Cod… Tapscott invita a immaginare quale straordinario impatto avrà sulla società questo rivoluzionario modo di pensare, sfatando alcuni luoghi comuni e fornendo alcuni suggerimenti utili in ambito aziendale, sociale e famigliare:
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http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?Cod… Tapscott invita a immaginare quale straordinario impatto avrà sulla società questo rivoluzionario modo di pensare, sfatando alcuni luoghi comuni e fornendo alcuni suggerimenti utili in ambito aziendale, sociale e famigliare: - come attrarre i giovani talenti in azienda; - come educare i propri figli nell'era digitale; - come avvicinare i giovani alla politica; - come coinvolgerli in progetti di sviluppo e in campagne umanitarie.
La morale è questa: se capirete le regole della Net Generation, avrete la chiave per comprendere il futuro.
Il sentiero degli dei
http://www.youtube.com/watch?v=5hZepsT8juY http://www.youtube.com/watch?v=2HdgrDQxe9c
Politiche possibili
Un libro a cura di Tommaso Vitale
Da secoli sono parte integrante della storia urbana e rurale del nostro Paese. Li chiamiamo con diversi nomi: zingari, nomadi, rom, sinti, caminanti, yenish. Negli ultimi anni la loro presenza è diventata uno dei principali temi di dibattito e mobilitazione nella v ... (continue)
Un libro a cura di Tommaso Vitale
Da secoli sono parte integrante della storia urbana e rurale del nostro Paese. Li chiamiamo con diversi nomi: zingari, nomadi, rom, sinti, caminanti, yenish. Negli ultimi anni la loro presenza è diventata uno dei principali temi di dibattito e mobilitazione nella vita politica, soprattutto a livello locale. I Comuni sono chiamati a realizzare politiche sociali e abitative, e spesso non sanno cosa fare. Tentate dalla demagogia, incalzate dai media, le amministrazioni sovente non conoscono esperienze già attuate in altre città e di cui è stata valutata l’efficacia. Nel volume vengono esaminati aspetti storici, culturali e sociologici dei differenti gruppi zigani e vengono descritte le linee di politica progettate dall’Unione Europea. Sono poi esposte nel dettaglio le politiche sociali, sanitarie, educative, del lavoro e, in particolare, abitative realizzate verso i nomadi in diverse realtàitaliane. Dall’insieme emerge come, se programmate e negoziate con i rom e i sinti, politiche locali che affrontano i problemi e le contraddizioni e rispettano i diritti di tutte le parti in gioco sono possibili.
Prefazione di Luca Rodda
Ringraziamenti di Maurizio Cabras
Introduzione: elogio del possibilismo di Tommaso Vitale
Parte prima
Una pluralità di storie e culture
La "questione zingari" nell’Italia fascista. La costruzione culturale di una categoria razziale di Luca Bravi
Lingue, culture e rappresentazioni di Demir Mustafa
Generazioni nomadi fra tradizione e mutamento di Alfredo Alietti
Le normative europee e internazionali contro la discriminazione di Eva Rizzine Claudia Tavani
Parte seconda
Conflitti e governo locale
Opera: emergenza e partecipazione politica di Patrizio Ponti e Laura Rosina
Pavia: la negazione istituzionale di una questione pubblica di Andrea Membretti
Buccinasco: un esperimento insolito coi sinti lombardi di Ernesto Rossi
Reggio Calabria e Messina: tra mediazioni e conflitti di Antonella Cammarota eTiziana Tarsia
Venezia: quando un ente locale deve lottare per realizzare le proprie politiche di Claudia Mantovan
Parte terza
Le politiche sociali
I servizi sanitari. Promozione della salute ed epidemiologia del pregiudizio diLorenzo Monasta
I servizi sociali. Rom a servizio o servizi per i rom? di Daniela Lucatti
I servizi sociali. Strategie di progettazione integrata di Stefania Mapelli
I percorsi educativi. Il sostegno alle capacità di minori e adulti di Claudia Biondi e Sabrina Ignazi
La scuola. Luogo di appartenenza o di esclusione? di Angela Sacco
Il lavoro. Gli inserimenti lavorativi fra sperimentazione e messa a regime diEleonora Costantini
Il lavoro. Mediazione associativa, auto-organizzazione dei rom e conquista di opportunità personali di Maurizio Pagani
L’integrazione fra politiche. Immaginare un futuro tra memoria e presente diMilena Scioscia
Parte quarta
Le politiche dell’abitare Dalla segregazione al diritto all’abitare di Tommaso Vitale e Livia Brembilla
Pisa: politiche e interventi locali fattibili con i rom e i sinti di Antonio Sconosciuto
Rovereto e Trento: l’accesso all’edilizia pubblica di Stefano Petrolini
Bologna: migrazioni rom e inserimenti abitativi di Cris Tomesani
Milano: gradualmente verso una casa in affitto di Fiorenzo De Molli
Mantova: dal campo ai terreni privati, un percorso di mediazione culturale diElena Borghi e Stefano Liuzzo
Modena: il percorso di realizzazione delle microaree di Luca Puggioli e Paola Santoro
Padova: il superamento dei campi nomadi e il Progetto di inserimento scolastico di Renata Paolucci
Trezzo sull’Adda: l’importanza dell’ascolto di Giuseppe Barbisoni , Francesca Gilioli , Laura Di Martino
Trezzo sull’Adda: una esperienza interrotta… verso modelli dell’abitare integrato di Maurizio Cabras e Paola Ciceri
Settimo Torinese: il processo di autocostruzione e auto recupero come strumento di inclusione sociale di Armando De Salvatore e Simona Riboni Lione: il miglioramento delle abitazioni “indegne? di Martine Chanal Case, casette, baracche e roulotte di Nicola Solimano
Conclusioni
Ragionare per casi: dinamiche di innovazione nelle politiche locali con i rom e i sinti di Tommaso Vitale e Loris Caruso
Everyman
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http://www.booksblog.it/post/1241/philip-roth-everymanil suo nome è Everyman, come tutti, verrebbe da dire. L’ultimo romanzo di Philip Roth, poco più di cento pagine intrise di morte, già vincitore del prestigioso Pen/Faulkner Award, come da noi segnalato qui, racconta la storia di un ex pubblicitario, con tre ex mogli, tre figli, due maschi che nutron ... (continue)
il suo nome è Everyman, come tutti, verrebbe da dire. L’ultimo romanzo di Philip Roth, poco più di cento pagine intrise di morte, già vincitore del prestigioso Pen/Faulkner Award, come da noi segnalato qui, racconta la storia di un ex pubblicitario, con tre ex mogli, tre figli, due maschi che nutrono rancore nei suoi confronti, nati dal primo matrimonio, e una femmina che lui ama sopra ogni cosa, nata dal suo secondo matrimonio, un fratello maggiore, la cui stima giovanile, con il passare dell’età si è trasformata in profonda invidia.
Il romanzo si apre con la celebrazione del suo funerale. Seguono, poi, le vicende più significative della sua esistenza, raccontata attraverso un continuo alternarsi di salti avanti e indietro nel tempo, frammenti non disposti cronologicamente, ma tenuti assieme saldamente dal collante irrespirabile della fine di ogni cosa. “Incontri terrificanti con la fine? Ho trentaquattro anni! Comincia a preoccuparti dell’oblio, diceva tra sé e sé, quando ne avrai settantacinque! Il futuro remoto sarà il momento giusto per affiggersi pensando alla catastrofe finale!”. Il romanzo non racconta altro che l’avvicinarsi a quella tanto odiata catastrofe finale.
Si assiste, inesorabilmente, al passare del tempo che smantella il corpo del protagonista senza nome. Il corpo sano della giovinezza è messo al tappeto dal sopraggiungere delle più svariate malattie. La sua vita, passati i sessanta anni, diventa un continuo saltare da un ospedale all’altro.
“Everyman” altro non è che un romanzo sullo scioglimento di un corpo, sul trascorrere del tempo che trasforma il vigore in malattia, la salute in disfacimento.
Non basta il suo trasferimento, nel 2001, dalla New York del post 11 settembre a New Jersey, in un residence abitato da soli anziani, dove cerca di rendersi utile dando lezioni di pittura, sua grande e immensa passione. No, non basta: “Non c’era più nulla che stimolasse la sua curiosità o che rispondesse ai suoi bisogni, né la pittura, né la famiglia, né i vicini, nulla tranne le giovani donne che gli passavano davanti facendo jogging la mattina sulla promenade. Mio Dio, pensava, che uomo ero una volta! Che vita avevo intorno! Che forza avevo dentro! Nessuna alterità da avvertire! Una volta ero completo: ero un essere umano”.
Non ci sono barlumi di speranza. Dimenticate Portnoy e il vigore del suo corpo sessualmente attivo. Qui ci troviamo di fronte ad una macchina sessuale spenta. Dolente la scena in cui il protagonista, dopo aver fermato una bellissima ragazza che fa jogging, le dona il suo numero di telefono. Aspettandosi, magari, di essere richiamato. Come gli accadeva in precedenza. In fondo la sua terza moglie era una modella. Quando la conobbe aveva 50 anni e lei 24. Le cose, in questo caso, non vanno così: “Non chiamò mai. E durante le sue passeggiate lui non la vide più. Doveva aver deciso di fare jogging su un altro tratto della promenade, frustrando così il suo desiderio di un’ultima grande vampata di ogni cosa”. Non ci sono più vampate per il protagonista. Muore in un ospedale, dopo un intervento chirurgico, chiudendo ciclicamente una storia apertasi con la sua sepoltura: “Perse conoscenza sentendo tutt’altro che abbattuto, tutt’altro che condannato, ancora una volta impaziente di realizzare i propri sogni, ma ciò nonostante non si svegliò più. Arresto cardiaco. Non esisteva più, era stato liberato dal peso di esistere, era entrato nel nulla senza nemmeno saperlo. Proprio come aveva temuto dal principio”.
In Marocco
Per i viaggiatori occidentali, l’impressione più vivida prodotta da un primo contratto col Vicino Oriente è la sorpresa di trovarsi in un paese dove l’elemento umano aumenta invece di diminuire la delizia per gli occhi.
Dopo tutto, allora l’intima armonia tra la natura, l’architettura e il corpo um ... (
Per i viaggiatori occidentali, l’impressione più vivida prodotta da un primo contratto col Vicino Oriente è la sorpresa di trovarsi in un paese dove l’elemento umano aumenta invece di diminuire la delizia per gli occhi.
Dopo tutto, allora l’intima armonia tra la natura, l’architettura e il corpo umano che si svelta nel’arte greca non era il progetto di perfezione di un artista, ma una sincera resa della realtà: c’erano, e ci sono ancora, scene privilegiate nelle quali il mondo in cui cadono i teloni di un fruttivendolo o il mantello di un lattaio o gli stracci di un mendicante fanno parte della composizione e li sono collegati distintamente nelle linee e nei colori, e dove gli atteggiamenti naturali e non studiate nel corpo sono altrettanto armoniosi, anche se coinvolti in azioni monotone…
L e folle marocchine sono sempre un piacere per gli occhi. L’istinto del gusto nel vestire, il senso del colore (che, sottomesso delle usanze, fa capolino a sprazzi ingegnosi sotto le tinte cinerine dominati) rendono il più umile insieme di conduttori di asini e portatori d’acqua una delizia sempre nuova. Ma solo in rare occasioni, e nelle cerimonie di corte cui hanno potuto accedere così pochi stranieri, si svela la sontuosità sembra scelta male, dato che la natura nomade della vita africana persiste, nonostante i palazzi e i ciambellani e tutto l’elaborato rituale del Makhzen, ed è probabile che i riti più pomposi finiscano in un galoppo polveroso di barbari della tribù, e che la processione più principesche abbiano in coda una fila di ragazzini seminudi a cavallo di asini senza selle.
Come in tutti i paesi orientali, il contatto tra principi e mendicanti, visir e servi, è sorprendentemente libero e familiari, e devi vedere i più alti ufficiali di corte che baciano l’orlo della veste del Sultano, e sentire autentici racconti di schiavi raccontanti da un mercante a un altro alla fine di una serata conviviale, per ricordarti che niente sembra democratico come una società la cui l’intera struttura dipende dai capricci di un solo uomo.
Net Generation
http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?Cod… Tapscott invita a immaginare quale straordinario impatto avrà sulla società questo rivoluzionario modo di pensare, sfatando alcuni luoghi comuni e fornendo alcuni suggerimenti utili in ambito aziendale, sociale e famigliare: ... (continue)
http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?Cod…
Tapscott invita a immaginare quale straordinario impatto avrà sulla società questo rivoluzionario modo di pensare, sfatando alcuni luoghi comuni e fornendo alcuni suggerimenti utili in ambito aziendale, sociale e famigliare:
- come attrarre i giovani talenti in azienda;
- come educare i propri figli nell'era digitale;
- come avvicinare i giovani alla politica;
- come coinvolgerli in progetti di sviluppo e in campagne umanitarie.
La morale è questa: se capirete le regole della Net Generation, avrete la chiave per comprendere il futuro.