bella l'idea di una storia del collezionismo a partire da petrarca: storia forse un po' abbellita ma, come dice l'autore nella postfazione, basata su solidi riscontri storici. pessima l'idea del passaggio del testimone tra staffettisti che soccombono l'uno dopo l'altro al morbo della raccolta: alla
... (continue)
bella l'idea di una storia del collezionismo a partire da petrarca: storia forse un po' abbellita ma, come dice l'autore nella postfazione, basata su solidi riscontri storici. pessima l'idea del passaggio del testimone tra staffettisti che soccombono l'uno dopo l'altro al morbo della raccolta: alla terza biografia già diventa stucchevole, alla fine non se ne può più. considerato l'argomento, che mi attirava assai, devo ammettere che il libro mi ha appassionata davvero poco e non so bene se la colpa sia mia o dell'autore. spesso mi sono annoiata e non me l'aspettavo. a margine, mi rifiuto di credere che umberto eco abbia scritto questa frase: "i libri non devono portare, come hanno preso una pessima abitudine ora i volumi americani, nel colophon un'indicazione circa i soggetti sotto cui debbono essere elencati". non può essere, vorrei che qualcuno mi confermasse che nel saggio "de bibliotheca", anno 1981, questa frase non c'è. piuttosto sull'argomento bibliofilia consiglio, di eco e carrière, "non sperate di liberarvi dei libri".
un regime comunista un bambino vessato una congiunta folle tre elementi per due libri - questo e "seppellitemi dietro il battiscopa", di pavel sanaev - insoliti e piuttosto sorprendenti. questo, rispetto all'altro, ha uno sviluppo più incoraggiante.
ricorda un po' robin cook, più medical e meno thriller. quando parla di scienza e3 dell'ambiente della ricerca è evidente che sa quel che dice, ma la storia è esile e prevedibile. non proprio il mio genere - quando ho letto la quarta di copertina, ho equivocato.
una storia vera, agghiacciante, raccontata senza buttarla nel patetico - e non sarebbe stato difficile farlo. divertente, anche, qua e là ("please, rome"). fra tante vicende che sembrano incredibili a noi che viviamo comodi e a undici anni il problema più serio che abbiamo è di solito la verifica de
... (continue)
una storia vera, agghiacciante, raccontata senza buttarla nel patetico - e non sarebbe stato difficile farlo. divertente, anche, qua e là ("please, rome"). fra tante vicende che sembrano incredibili a noi che viviamo comodi e a undici anni il problema più serio che abbiamo è di solito la verifica dell'indomani, quella più incredibile mi sembra la collezione di incontri in italia, tutti incontri con persone civili, cortesi, generose addirittura. se l'italia fosse tutta così sarebbe un bel paese.
ferrante è un bel caso da psicoanalisi, mi pare. oddio, forse generalizzo perché ho letto solo due libri - l'altro è "la figlia oscura" - e potrebbero essere troppo pochi, ma ho questa impressione. quando parla di madri e figli è disturbante, anche se abbastanza verosimile, e le sue madri sono treme
... (continue)
ferrante è un bel caso da psicoanalisi, mi pare. oddio, forse generalizzo perché ho letto solo due libri - l'altro è "la figlia oscura" - e potrebbero essere troppo pochi, ma ho questa impressione. quando parla di madri e figli è disturbante, anche se abbastanza verosimile, e le sue madri sono tremende (non per i loro sentimenti verso i figli, o non solo. olga per esempio è una donna senza nerbo: è tremenda in questo senso). forse ferrante è davvero un uomo, un misogino con un rapporto irrisolto con la madre. comunque il libro mi è piaciuto.
Lo scaffale infinito
bella l'idea di una storia del collezionismo a partire da petrarca: storia forse un po' abbellita ma, come dice l'autore nella postfazione, basata su solidi riscontri storici. pessima l'idea del passaggio del testimone tra staffettisti che soccombono l'uno dopo l'altro al morbo della raccolta: alla ... (continue)
bella l'idea di una storia del collezionismo a partire da petrarca: storia forse un po' abbellita ma, come dice l'autore nella postfazione, basata su solidi riscontri storici. pessima l'idea del passaggio del testimone tra staffettisti che soccombono l'uno dopo l'altro al morbo della raccolta: alla terza biografia già diventa stucchevole, alla fine non se ne può più. considerato l'argomento, che mi attirava assai, devo ammettere che il libro mi ha appassionata davvero poco e non so bene se la colpa sia mia o dell'autore. spesso mi sono annoiata e non me l'aspettavo.
a margine, mi rifiuto di credere che umberto eco abbia scritto questa frase: "i libri non devono portare, come hanno preso una pessima abitudine ora i volumi americani, nel colophon un'indicazione circa i soggetti sotto cui debbono essere elencati".
non può essere, vorrei che qualcuno mi confermasse che nel saggio "de bibliotheca", anno 1981, questa frase non c'è. piuttosto sull'argomento bibliofilia consiglio, di eco e carrière, "non sperate di liberarvi dei libri".
Il giradischi di Tito
un regime comunista
un bambino vessato
una congiunta folle
tre elementi per due libri - questo e "seppellitemi dietro il battiscopa", di pavel sanaev - insoliti e piuttosto sorprendenti. questo, rispetto all'altro, ha uno sviluppo più incoraggiante.
Cento micron
ricorda un po' robin cook, più medical e meno thriller. quando parla di scienza e3 dell'ambiente della ricerca è evidente che sa quel che dice, ma la storia è esile e prevedibile. non proprio il mio genere - quando ho letto la quarta di copertina, ho equivocato.
Nel mare ci sono i coccodrilli
una storia vera, agghiacciante, raccontata senza buttarla nel patetico - e non sarebbe stato difficile farlo. divertente, anche, qua e là ("please, rome"). fra tante vicende che sembrano incredibili a noi che viviamo comodi e a undici anni il problema più serio che abbiamo è di solito la verifica de ... (continue)
una storia vera, agghiacciante, raccontata senza buttarla nel patetico - e non sarebbe stato difficile farlo. divertente, anche, qua e là ("please, rome"). fra tante vicende che sembrano incredibili a noi che viviamo comodi e a undici anni il problema più serio che abbiamo è di solito la verifica dell'indomani, quella più incredibile mi sembra la collezione di incontri in italia, tutti incontri con persone civili, cortesi, generose addirittura. se l'italia fosse tutta così sarebbe un bel paese.
I giorni dell'abbandono
ferrante è un bel caso da psicoanalisi, mi pare. oddio, forse generalizzo perché ho letto solo due libri - l'altro è "la figlia oscura" - e potrebbero essere troppo pochi, ma ho questa impressione. quando parla di madri e figli è disturbante, anche se abbastanza verosimile, e le sue madri sono treme ... (continue)
ferrante è un bel caso da psicoanalisi, mi pare. oddio, forse generalizzo perché ho letto solo due libri - l'altro è "la figlia oscura" - e potrebbero essere troppo pochi, ma ho questa impressione. quando parla di madri e figli è disturbante, anche se abbastanza verosimile, e le sue madri sono tremende (non per i loro sentimenti verso i figli, o non solo. olga per esempio è una donna senza nerbo: è tremenda in questo senso). forse ferrante è davvero un uomo, un misogino con un rapporto irrisolto con la madre. comunque il libro mi è piaciuto.