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Finished on Mar 5, 2011





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Bella Napoli
Le storie raccolte da Vincenzo in “Bella Napoli” hanno lo splendore delle OASI, mi fanno pensare a ciò che dice Hannah Arendt:
“ Persino nel cuore del deserto ci sono le OASI e anche se le OASI vengono distrutte dalle
tempeste di sabbia o da un mondo che le respinge, rimangono comunque dei luoghi do ... (continue)
Le storie raccolte da Vincenzo in “Bella Napoli” hanno lo splendore delle OASI, mi fanno pensare a ciò che dice Hannah Arendt:
“ Persino nel cuore del deserto ci sono le OASI e anche se le OASI vengono distrutte dalle
tempeste di sabbia o da un mondo che le respinge, rimangono comunque dei luoghi dove è
possibile mantenere insieme mente e anima”.
Queste donne e questi uomini, con fatica e caparbietà lottano per contrastare: l’esclusione -
la massificazione - il deragliamento in zone frastagliate da urti con la violenza che deturpa
non solo la bellezza estatica dei luoghi, ma , soprattutto, gli animi più sensibili.
Storie emblematiche di una umanità maggioritaria che non viene quasi mai messa in evidenza
dai media, non fa audience, non crea sciacallaggio morboso la NORMALITA’.
Quanta armonia, ironia, bellezza in questa NORMALITA’ di gente che vive e lotta ogni giorno
per dipanare il diritto alla propria integrità. Anche nei momenti di arrendevolezza ai disagi,
i ripiegamenti hanno quella forza del coraggio che porta a rimboccarsi le maniche e ricominciare: c’è l’ardore della PASSIONE a non tradire se stessi e la naturale propulsione a non lasciarsi accadere, a non cedere alle lusinghe del facile ed effimero, a non permettere allo stridore del
PRE-GIUDIZIO di tramutarsi in pre-dizione che si autoavvera.
C’è questo sguardo dell’intervistatore discreto e amorevole, artefice del non detto, quel porsi non giudicante che invita alla riflessione allargata e ad indagare oltre il contingente del quotidiano.. uno sguardo che dà brio ai racconti e ne suggella lo spessore non artificioso.
E’ in risposta a questo sguardo che abbraccia senza stritolare, le persone si illuminano di straordinarietà; credo che solo chi conosce le ragioni sociali e storiche che stritolano questa “BELLA CITTA’” e la sua gente, può permettere quest’ariosità non angusta e accogliere ogni diversità , sia territoriale che culturalmente differente.
Sono gli atti, l’agire che danno respiro alla SPERANZA e che fanno uscire dal deserto in un caleidoscopico intreccio di OASI PLURIME . TRASVERSALI – LEGGERE E PENSANTI . COLME DI SEMI DI PACE E NATURALITA’.
Non credo di aver esagerato nel delineare la carica di speranza che questa lettura mi dà.
Per ora ne scrivo nell’entusiasmo generato da ogni “incontro” con l’autenticità di queste persone che riconoscono se stesse come portatrici di attese di OASI, mentre esplorano la bellezza del LAVORO non come bisogno da espletare, ma come cifra di senso dello stare dentro l’OASI.
Forse esagero nel dare vigore a questi “Incontri”, dal volerli custodire per l’effervescente bellezza dei percorsi vissuti e/o da attuare, ma è come se ognuno di loro mi/ci consegnasse un testimone: -Va e coltiva OASI aggreganti“.
Non ho solo letto e intravisto percorsi di persone che credono nelle proprie capacità di reazione ai soprusi della gestione di rapina del nostro sud che ci vorrebbe scettici al cambiamento per perpetuare il favoritismo e l'anarchia della disonestà, ho vissuto e condiviso percorsi reattivi.
Ma devo aggiungere che questo senso dell' OASI ho avuto la fortuna di sperimentarlo in diretta, ogni volta che raccolgo lo sguardo di mio padre, mai vinto dalle vicissitudini della fatica e da tutti quelli come lui che sono rimasti in quella terra aspra da coltivare e amare in ogni zolla.
L'ultima volta che l'emozione dell'OASI mi ha elettrizzato, risale a pochi mesi fa, quando ho avuto l'occasione di incontrare la gioiosità di persone che si sono confrontate in un percorso di narrazione e confronto delle proprie percezioni di vita, raccontate in un libro” Uno, doje, tre e quattro”.
Non ho solo incontrato pezzi di vita, ma la certezzadi aver costruito un'AMICIZIA sostanziale.
La cosa più stupefacente è che il bisogno di Oasi è percepito persino da una volpe, che ogni sera si avvicina alla casa di una coppia di giovani sposi che sanno creare ponti di solidarietà anche dove i cumuli di problematiche storiche del territorio, tenderebbero a far rinchiudere nel pessimismo.
La Volpe ha percepito la Bellezza e la generosità..ha fiuto che noi umani!
Mi ricorda la Volpe letteraria, eh già quella dei riti e delle attese!
Ma ritorniamo a “Bella Napoli”!
Credo che l’opera di Vincenzo sia di una preziosità che farà nascere intorno ad essa un’ ingombrante senso di appartenersi, per ora c’è questo autoriconoscimento antico, una tutela che parte da un lontano condividere lo stesso pane o semplicemente dall’essere riconosciuto come un “ coltivatore diretto” di Amicizie di cui Platone direbbe:
“ Se uno, con la parte migliore del suo occhio guarda la parte migliore dell’occhio dell’altro,
vede se stesso”
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