-
All books
-
-
-
- Fisica per i presidenti del futuro (112)
- La scienza dietro i titoli dei giornali
- By Richard A. Muller
-
Finished





- Add...
-
-
-
-
- I dolori del giovane Walter (1293)
- By Luciana Littizzetto
-
Finished





- Add...
-
-
-
-
- La pancia degli italiani (640)
- Berlusconi spiegato ai posteri
- By Beppe Severgnini
-
Finished





- Add...
-
-




-
di Carlo V. (Cagliari)
In questi giorni sto avendo il piacere di leggere l’ultima fatica del giornalista Beppe Severgnini, dal titolo “La pancia degli Italiani”. L’autore specifica da subito che il testo ha un obiettivo e degli indirizzi molto chiari: si vuole spiegare Berlusconi, ad adesso B. per ... (continue)
di Carlo V. (Cagliari)
In questi giorni sto avendo il piacere di leggere l’ultima fatica del giornalista Beppe Severgnini, dal titolo “La pancia degli Italiani”. L’autore specifica da subito che il testo ha un obiettivo e degli indirizzi molto chiari: si vuole spiegare Berlusconi, ad adesso B. per convenienza, ai nostri figli e agli stranieri. L’intento è quello di descrivere, nel dettaglio, il rapporto che si è definito tra B. e gli italiani negli ultimi vent’anni, in cui questi l’hanno scelto (nel ’94), riscelto (nel 2001) e riscelto ancora (nel 2008). La specialità del testo di Severgnini risiede nell’elaborazione di un decalogo di fattori, che sinergicamente rendono B. l’italiano più discusso/amato/odiato di sempre, oltre che renderlo l’italiano per eccellenza, immagine attuale dell’italiano nel mondo. Il primo dei fattori è il fattore umano, in soldoni la capacità di B. di sembrare uno di noi, e non il classico politico distaccato dalla realtà. B. è quello delle barzellette, quello dei festini, quello che dagli italiani, proprio perché uno di loro, si fa perdonare tutto. Secondo è il fattore divino. E’ difficile pensare che Severgnini non volesse fare del sarcasmo con questo secondo elemento, ma la spiegazione è tutt’altro che banale e ironica: B. fa qualche favore, in termine legislativo, alla Chiesa, e si compra così il perdono su tutte le cose che una Chiesa veramente rigida non gli permetterebbe. Oltretutto B. ha capito che gli italiani non provano quell’indignazione pubblica che accomuna invece cittadini delle migliori democrazie, e non la provano perché, perdonando lui, si sentono così assolti sul maschilismo, sui commenti sulle bariste o sulle colleghe di lavoro. Fattore Robinson: B. è da solo contro tutti e tutto, e identifica quello che è l’atteggiamento di tutti gli italiani, cioè sentirsi derubati dal fisco, sfruttati dal superiore, spiati dal vicino. B. è l’immagine del trionfo in questo senso: si è fatto da solo, è perseguitato dalla giustizia e voluto male da tutti. Fattore Truman, come Truman Show: B. ha creato un impero mediatico, ha tre reti private, e il controllo partitico della tv di stato. E’ difficile pensare che i telegiornali di mediaset, che parlano al contempo del proprietario e del presidente del consiglio, non influenzino l’opinione pubblica. Specie se si evidenzia che le poche trasmissioni “d’opposizione” si rivolgono a un pubblico di più o meno 5 milioni (scrive Severgnini adducendone le motivazioni) che non è quella fetta di cittadinanza che determina, in un senso o nell’altro, l’esito elettorale. Fattore Hoover, come la marca d’aspirapolveri più famosa al mondo: i venditori di questa azienda erano spietati, grandi oratori, furbacchioni, insistenti. Così anche B. vende il suo prodotto politico, trasmettendo un messaggio “semplice, gradevole e rassicurante”. Poi, vince. Fattore Zelig, dal noto film di woody Allen in cui il protagonista riesce a prendere le sembianze adatte all’ambiente circostante, analogamente B., dice Severgnini, “Donnaiolo con le donne. Giovane tra i giovani. Saggio con gli anziani. Nottambulo tra i nottambuli. Lavoratore tra gli operai. […]Andasse a una partita di basket, potrebbe uscirne più alto.”.
Il settimo è il fattore Harem: i festini e le donne non hanno fatto perdere voti a B., che invece ha raccolto dissensi da chi già dissentiva e consenso da chi adesso per le donnine lo ammira. E’ riuscito a raccogliere una parte di popolazione che al posto di indignarsi lo giustifica “Se tu avessi i soldi non lo faresti?”.
Fattore Medici: Severgnini sfrutta la leggenda su Cosimo De Medici, primo della dinastia, che si dicesse che riconoscesse con uno sguardo solo una persona. Così fa B., che viene definito studioso degli uomini. E con gli italiani instaura un rapporto da Signore, tale che “sappiamo che pensa alla sua gloria, alla sua famiglia e ai suoi interessi; speriamo pensi un po’ anche a noi”. Gli ultimi, ma non ultimi, due fattori individuati dal giornalista sono più schiettamente politici. Il primo è il fattore T.I.N.A. (there is no alternative), abbastanza chiaro: il centro-destra di Berlusconi forse non entusiasma, ma sicuramente il centro-sinistra di romano Prodi (l’unico che è riuscito a battere B. in diciassette anni) piace molto meno. Così, senza alternativa, B. sempre vince. L’ultimo è il fattore Palio: nel calcio, come nel lavoro – spiega Severgnini – c’è una gioia analoga a quella di vincere: veder perdere il rivale. Così gli italiani, pur di non votare i comunisti, sono disposti a votare B. Questo è l’atteggiamento che tiene gran parte del popolo della destra più decisa da vent’anni a questa parte.
L’analisi che ha fatto Beppe Severgnini del Berlusconismo è schietta, simpatica, veloce, e in un certo senso sociologica. Il libro è probabilmente un capolavoro, se non per grandi motivi, almeno per essere stato veramente unico in un genere che troppi giornalisti non avevano ancora saputo raggiungere.SE TI E' PIACIUTA QUESTA RECENSIONE VIENICI A TROVARE SU:
BLOG: http://almenonoiciproviamo.blogspot.com/
FACEBOOK: http://www.facebook.com/almenonoi
TWITTER: @ci_proviamo
GOOGLEPLUS: https://plus.google.com/112294638620424765483 - — Feb 20, 2012 | Add your feedback
-
-
-
-




A me interessa Roberto Saviano, scrittore -
Non mi interessa il “Saviano-fenomeno-pubblico”. Non condivido pienamente l’eccessiva visibilità (a cui ha contribuito anche lui), e quindi i mezzi di cui si è servito (Mondadori, Endemol), esattamente come non condivido le risibili insinuazioni esagerate sul suo conto.
Roberto Saviano è uno scritto ... (continue)Non mi interessa il “Saviano-fenomeno-pubblico”. Non condivido pienamente l’eccessiva visibilità (a cui ha contribuito anche lui), e quindi i mezzi di cui si è servito (Mondadori, Endemol), esattamente come non condivido le risibili insinuazioni esagerate sul suo conto.
Roberto Saviano è uno scrittore. Che novità, direte. E’ ovvio, è banale affermarlo, pubblica libri, quindi è uno scrittore. Ma è talmente ovvio che allora, secondo me, non si è capito bene cosa siano gli scrittori. Il fatto che Saviano sia uno scrittore è un’ovvietà acquisita passivamente, un’etichetta, datagli senza riflettere realmente sulla parola scrittore. Certo, questa parola è forse troppo generica. Prendiamo allora la sua opera più famosa, Gomorra. Gomorra, altra ovvietà della stessa modalità di cui sopra, è un romanzo. Un romanzo è un’opera artistica, frutto della sensibilità espressiva di uno scrittore, frutto di un’ispirazione. Quindi, Roberto Saviano è uno scrittore di romanzi. E allora mi chiedo.. perchè sinistroide, martire, fazioso, massone, paladino, esibizionista, mafioso (!), corrotto, icona, demagogo ecc. ecc.? Non so quante altre definizioni gli siano state attribuite. Ma ‘sto Saviano, ma perchè cazzo ha scritto un libro sulla mafia tanto da dover rimanere sotto scorta ventiquattro ore al giorno? Ma perchè adesso ne parlano tutti come se fosse un dio (manco fosse Berlusconi!)? La risposta, purtroppo, è semplice. Mass-media. Saviano è diventato un fenomeno mediatico. A lui vengono insigniti titoli, da giornalisti e personaggi pubblici, che si ripercuotono sul pensiero comune. Facendo dimenticare cosa Saviano sia realmente all’origine.
La mia vuole essere una riflessione semplice, forse semplicistica, a voi la scelta.Il fatto che Gomorra sia un romanzo, dovrebbe essere significativo. Il romanzo in questione, si pone con uno scopo divulgativo attraverso il mezzo artistico. Ma, se voleva sputtanare la mafia, perchè non ha scritto un saggio? Una bella analisi stile giornalistico-approfondita e faceva prima. Una bella inchiesta, e giù casini a colpi di critiche e la mafia alle calcagna. Ma è evidente che anche in questo modo il risultato sarebbe stato lo stesso per quanto riguarda la scorta e le critiche. Invece ha scelto il romanzo. Quindi l’impegno artistico viene prima dell’impegno civile, in Gomorra. Ovvero, oltre alla rilevanza del tema trattato, si può effettuare sul romanzo un’analisi letteraria. Perchè il suo obbiettivo era quello di “narrare” i fatti, non di riportarli semplicemente. E’ vero, Saviano prima di Gomorra, viene dal mondo del giornalismo. Ma è sempre stato, fin da ragazzino, un amante della narrativa. Lo stimolo che gli fece intraprendere la strada dell’impegno civile, gli viene proprio da un’esigenza narrativa. I suoi primi racconti erano molto letterari, erano ispirati agli scrittori che leggeva. Voleva quasi ostentare la sua abilità di narratore. Ma, quando inviò un suo racconto ad un famoso critico letterario, questo gli rispose che il racconto era una stronzata. Lo stile, però, l’aveva colpito, e gli consigliò di guardare fuori dalla sua finestra, di scrivere del suo mondo. Da lì, cominciò ad attivarsi per ricercare, e interessarsi al mondo in cui stava vivendo. Ricordiamo che Saviano è di Casal di Principe. Non ha, però, mai perso il gusto letterario, e il grande lavoro che c’è dietro Gomorra, era finalizzato alla stesura di un romanzo, di una storia (o meglio di diverse storie), non di un saggio o di un trattato anti-mafia. E, questo, per una ragione molto semplice e personale. Attraverso il romanzo, Saviano poteva esprimersi al meglio, dettando lui le regole, decidendo lui come narrare le vicende. Un’impostazione giornalistica richiederebbe determinati canoni, determinate norme da seguire, sul come rappresentare i fattti, sulle cose a cui dare importanza, e quindi su come e cosa riportare ecc. Tutta la visibilità venuta dopo, per me ha poca rilevanza. D'altronde era inevitabile, perchè toccare un argomento del genere significava creare scalpore, in quanto tema tragicamente attualissimo, di cui sentiamo (o dovremmo sentir) parlare su tutti i giornali.
Al giorno d’oggi, in cui l’opinione pubblica viene influenzata (bombardata) quotidianamente da tanti mezzi di informazione, è difficile creare una propria opinione. E’ difficile scegliere dei criteri al servizio di un' analisi personale. E questa difficoltà agevola la ricezione passiva di informazioni, in questo caso, che riguardano l’immagine di un personaggio. Ciò che assimiliamo passivamente dalla televisione e dal cartaceo, non è altro che il risultato di un’opinione personale non nostra, formulata in base a criteri soggettivi, diversi per ogni persona. In pratica: se io vengo a conoscenza di Saviano attraverso l’opinione di Emilio Fede o di Bruno Vespa, non la penserò allo stesso modo di chi ha conosciuto Saviano attaraverso Fabio Fazio o Beppe Severgnini. E allora, come facciamo a liberarci dall’idea che hanno Fazio o Fede su Saviano? Semplice, avvalendoci dei mezzi più neutri possibili, ovvero, leggendo e ascoltando Saviano. Evitando più filtri possibili. E, solo dopo esserci informati in questo modo, ascoltare i vari pareri, per confrontarli.
Perchè mi ostino così tanto?
Perchè un fenomeno è passeggero, lo scrittore dura molto di più.Quest’intervista mi ha spinto a scrivere ciò che avete letto finora. Perciò è molto utile per capire quello che ho cercato di esprimere. Quando avete tempo e pazienza, vale la pena di guardarla.
http://www.youtube.com/watch?v=iSsYZCAzvH8&feature=play…
Scritto da Enrico Mariani
SE TI E' PIACIUTA QUESTA RECENSIONE VIENICI A TROVARE SU:
BLOG: http://almenonoiciproviamo.blogspot.com/
FACEBOOK: http://www.facebook.com/almenonoi
TWITTER: @ci_proviamo
GOOGLEPLUS: https://plus.google.com/112294638620424765483 - — Feb 20, 2012 | Add your feedback
-
-
-
-
- La commedia umana (595)
- By William Saroyan
-
Finished





- Add...
-
-




Toccare l'umano nel profondo -
Siamo in un piccolo paesino della California: Ithaca. Siamointorno agli anni ’40, e nel mondo c’è la guerra. Ma nel piccolo paesino, unbambino di quattro anni è intento a guardare una talpa che scava nel suo giardino.Sente il rumore del treno in lontananza, corre verso le rotaie e saluta rivoltoai v ... (continue)
Siamo in un piccolo paesino della California: Ithaca. Siamointorno agli anni ’40, e nel mondo c’è la guerra. Ma nel piccolo paesino, unbambino di quattro anni è intento a guardare una talpa che scava nel suo giardino.Sente il rumore del treno in lontananza, corre verso le rotaie e saluta rivoltoai vagoni pieni di soldati, ma nessuno gli risponde. Nell’ultimo vagone, unuomo di colore si tiene appeso saldamente con le mani, e canta. Non appena vedeil bambino che lo saluta gli restituisce il favore, e rimangono a salutarsi finchéil treno non è altro che un punto lontano. Tutto contento, il bambino torna acasa dalla madre, saltellando e cadendo, prende un uovo e lo porge a lei conestrema cura. Nel piccolo paesino di Ithaca, quel bambino non poteva che chiamarsiUlysses: Ulysses Macauley.
Si apre con questa scena Lacommedia umana, una scena carica di intensità e priva di dialogo, forsepriva anche di senso pratico, ma che esprime l’innocente linguaggio umano. IMacauley vivono a Ithaca, il padre è morto, e Ulysses ha una sorella più grandee due fratelli: Marcus, il più grande, è in guerra; Homer invece, lavoraall’ufficio postale la sera e va a scuola la mattina. Si direbbe che non vi èun protagonista preciso, sembra quasi un romanzo corale, in cui parlano eagiscono in contemporanea tutti gli abitanti di Ithaca. Certo, la vicenda ruotaattorno alla famiglia Macauley, e per quanto mi riguarda, Homer e Ulysses sonoi protagonisti indiscussi. Ma ognuno, nel paesino, fa la sua parte, dice lasua, e insegna. E’ una storia sulla vita, e soprattutto sull’America, e piùprecisamente sulla vita e sull’America durante la guerra. Non vi sono toni drastici ebruschi, e la storia, con i suoi cambi di ruolo e di ambienti, viene narratanel modo più delicato e semplice possibile. C’è molta saggezza quando si affronta il sensodell’umanità, della vita e della morte. Intervallati a magistrali descrizioni del quotidiano, sono presenti episodimolto profondi, in cui regnano ingenue prese di coscienza. In una scena,Homer è molto preso dal suo discorso e si accorge che il mondo non è comevorrebbe, non gli piace per niente, e vorrebbe fare di tutto per cambiarlo.Poche pagine dopo, durante una rapina tutta particolare all’ufficio postale, ilrapinatore guarda indietro nella sua vita fatta di lavoretti mai costanti, enon si sente completo, non si sente parte del mondo, perché lui il mondo loodia, e sta ancora cercando qualcosa che gli dia valore, e che dia valore allasua vita. Convivono, fra le pagine, molte scene piacevoli, senza nessuna pretesa,come quella iniziale, legate in modo armonico fra loro.
La commedia umanaè un romanzo di pace (basti vedere la lettera dal fronte di Marcus, indirizzataa Homer) e di eguaglianza, perché rispecchia l’essenza dell’essere americani, aprescindere dalle proprie origini. Saroyan era di origini armene, figlio di un popolo che ha sofferto molto, ed era molto legato alle sue radici, ma era nato e cresciuto negli USA,ed era orgoglioso di essere americano. Questo può sembrare scontato, ma non loè, nemmeno nel romanzo, che in toni talvolta lirici, riesce davvero a toccareil cuore. Commovente quindi, ma anche stilisticamente impeccabile: un piccolocapolavoro letterario. In pochi, come lui, sono riusciti a esprimere cosavoleva dire vivere negli anni a ridosso della guerra in America, con la consapevolezza di essere di originistraniere, e soprattutto, con pochi soldi in tasca. Tra loro ricordiamo John Fante, scrittore italoamericano, molto amico di Saroyan, di cui troviamo unanota in seconda di copertina: “Lamano di William Saroyan è piena di rabbia, una rabbia armena eppure americana:e soprattutto, la sua scrittura è fantastica, lirica fino all’ultimo punto,all’ultima virgola“.
Estratti:
“Un uomo che non piange di fronte al dolore del mondo è unuomo per modo di dire. Nel mondo ci sarà sempre dolore. Questo non significache si debba perdere la speranza. Un uomo vero si sforzerà di eliminare ildolore dal mondo. Un uomo meschino non lo vedrà nemmeno, tranne che in sestesso. E un uomo malvagio, per sua disgrazia, porterà al mondo altro dolore,seminandolo ovunque andrà. Ma non è colpa di nessuno, mi sa, perché nessuno hachiesto di venire al mondo. Un uomo non arriva dal nulla, nuovo di zecca.Ciascuno è segnato dalla sua origine e dalla sua esperienza“.
“I parenti di Joe sono italiani, è vero, manon è certo il caso di definirli wop(offesa americana per gli immigratiitaliani [n.d.r.])”. [...] “Questa è l’America, gli unici stranieri qui sonoquelli che si dimenticano che questa è l’America”.
“[...] Sto bene, anche se non ho mai credutonelle guerre – so bene quanto siano folli, anche quando sono necessarie -[...]. Non riesco ad accettare l’idea che esistano dei nemici, perchè nessunessere umano può essermi nemico [...]. Il mio conflitto non è con lui, ma conquella parte sfortunata di lui che prima di tutto sono costretto a distruggerein me stesso. Non mi sento certo uneroe. Non sono fatto per simili sentimenti. Non odio nessuno. E neppure provospirito patriottico, anche se ho sempre amato la mia terra, la sua gente, lesue città, la mia casa e la mia famiglia. Preferirei non far partedell’esercito. Preferirei non ci fosse la guerra [...]”. (Marcus, lettera dal fronte al fratello Homer)Scritto da Enrico Mariani
SE QUESTA RECENSIONE TI E' PIACIUTA PROVA A SEGUIRCI SU:
SE TI E' PIACIUTA QUESTA RECENSIONE VIENICI A TROVARE SU:
BLOG: http://almenonoiciproviamo.blogspot.com/
FACEBOOK: http://www.facebook.com/almenonoi
TWITTER: @ci_proviamo
GOOGLEPLUS: https://plus.google.com/112294638620424765483 - — Feb 20, 2012 | Add your feedback
-
-
-
-




A me interessa Roberto Saviano, scrittore -
Non mi interessa il “Saviano-fenomeno-pubblico”. Non condivido pienamente l’eccessiva visibilità (a cui ha contribuito anche lui), e quindi i mezzi di cui si è servito (Mondadori, Endemol), esattamente come non condivido le risibili insinuazioni esagerate sul suo conto.
Roberto Saviano è uno scritto ... (continue)Non mi interessa il “Saviano-fenomeno-pubblico”. Non condivido pienamente l’eccessiva visibilità (a cui ha contribuito anche lui), e quindi i mezzi di cui si è servito (Mondadori, Endemol), esattamente come non condivido le risibili insinuazioni esagerate sul suo conto.
Roberto Saviano è uno scrittore. Che novità, direte. E’ ovvio, è banale affermarlo, pubblica libri, quindi è uno scrittore. Ma è talmente ovvio che allora, secondo me, non si è capito bene cosa siano gli scrittori. Il fatto che Saviano sia uno scrittore è un’ovvietà acquisita passivamente, un’etichetta, datagli senza riflettere realmente sulla parola scrittore. Certo, questa parola è forse troppo generica. Prendiamo allora la sua opera più famosa, Gomorra. Gomorra, altra ovvietà della stessa modalità di cui sopra, è un romanzo. Un romanzo è un’opera artistica, frutto della sensibilità espressiva di uno scrittore, frutto di un’ispirazione. Quindi, Roberto Saviano è uno scrittore di romanzi. E allora mi chiedo.. perchè sinistroide, martire, fazioso, massone, paladino, esibizionista, mafioso (!), corrotto, icona, demagogo ecc. ecc.? Non so quante altre definizioni gli siano state attribuite. Ma ‘sto Saviano, ma perchè cazzo ha scritto un libro sulla mafia tanto da dover rimanere sotto scorta ventiquattro ore al giorno? Ma perchè adesso ne parlano tutti come se fosse un dio (manco fosse Berlusconi!)? La risposta, purtroppo, è semplice. Mass-media. Saviano è diventato un fenomeno mediatico. A lui vengono insigniti titoli, da giornalisti e personaggi pubblici, che si ripercuotono sul pensiero comune. Facendo dimenticare cosa Saviano sia realmente all’origine.
La mia vuole essere una riflessione semplice, forse semplicistica, a voi la scelta.Il fatto che Gomorra sia un romanzo, dovrebbe essere significativo. Il romanzo in questione, si pone con uno scopo divulgativo attraverso il mezzo artistico. Ma, se voleva sputtanare la mafia, perchè non ha scritto un saggio? Una bella analisi stile giornalistico-approfondita e faceva prima. Una bella inchiesta, e giù casini a colpi di critiche e la mafia alle calcagna. Ma è evidente che anche in questo modo il risultato sarebbe stato lo stesso per quanto riguarda la scorta e le critiche. Invece ha scelto il romanzo. Quindi l’impegno artistico viene prima dell’impegno civile, in Gomorra. Ovvero, oltre alla rilevanza del tema trattato, si può effettuare sul romanzo un’analisi letteraria. Perchè il suo obbiettivo era quello di “narrare” i fatti, non di riportarli semplicemente. E’ vero, Saviano prima di Gomorra, viene dal mondo del giornalismo. Ma è sempre stato, fin da ragazzino, un amante della narrativa. Lo stimolo che gli fece intraprendere la strada dell’impegno civile, gli viene proprio da un’esigenza narrativa. I suoi primi racconti erano molto letterari, erano ispirati agli scrittori che leggeva. Voleva quasi ostentare la sua abilità di narratore. Ma, quando inviò un suo racconto ad un famoso critico letterario, questo gli rispose che il racconto era una stronzata. Lo stile, però, l’aveva colpito, e gli consigliò di guardare fuori dalla sua finestra, di scrivere del suo mondo. Da lì, cominciò ad attivarsi per ricercare, e interessarsi al mondo in cui stava vivendo. Ricordiamo che Saviano è di Casal di Principe. Non ha, però, mai perso il gusto letterario, e il grande lavoro che c’è dietro Gomorra, era finalizzato alla stesura di un romanzo, di una storia (o meglio di diverse storie), non di un saggio o di un trattato anti-mafia. E, questo, per una ragione molto semplice e personale. Attraverso il romanzo, Saviano poteva esprimersi al meglio, dettando lui le regole, decidendo lui come narrare le vicende. Un’impostazione giornalistica richiederebbe determinati canoni, determinate norme da seguire, sul come rappresentare i fattti, sulle cose a cui dare importanza, e quindi su come e cosa riportare ecc. Tutta la visibilità venuta dopo, per me ha poca rilevanza. D'altronde era inevitabile, perchè toccare un argomento del genere significava creare scalpore, in quanto tema tragicamente attualissimo, di cui sentiamo (o dovremmo sentir) parlare su tutti i giornali.
Al giorno d’oggi, in cui l’opinione pubblica viene influenzata (bombardata) quotidianamente da tanti mezzi di informazione, è difficile creare una propria opinione. E’ difficile scegliere dei criteri al servizio di un' analisi personale. E questa difficoltà agevola la ricezione passiva di informazioni, in questo caso, che riguardano l’immagine di un personaggio. Ciò che assimiliamo passivamente dalla televisione e dal cartaceo, non è altro che il risultato di un’opinione personale non nostra, formulata in base a criteri soggettivi, diversi per ogni persona. In pratica: se io vengo a conoscenza di Saviano attraverso l’opinione di Emilio Fede o di Bruno Vespa, non la penserò allo stesso modo di chi ha conosciuto Saviano attaraverso Fabio Fazio o Beppe Severgnini. E allora, come facciamo a liberarci dall’idea che hanno Fazio o Fede su Saviano? Semplice, avvalendoci dei mezzi più neutri possibili, ovvero, leggendo e ascoltando Saviano. Evitando più filtri possibili. E, solo dopo esserci informati in questo modo, ascoltare i vari pareri, per confrontarli.
Perchè mi ostino così tanto?
Perchè un fenomeno è passeggero, lo scrittore dura molto di più.Quest’intervista mi ha spinto a scrivere ciò che avete letto finora. Perciò è molto utile per capire quello che ho cercato di esprimere. Quando avete tempo e pazienza, vale la pena di guardarla.
http://www.youtube.com/watch?v=iSsYZCAzvH8&feature=play…
Scritto da Enrico Mariani
SE TI E' PIACIUTA QUESTA RECENSIONE VIENICI A TROVARE SU:
BLOG: http://almenonoiciproviamo.blogspot.com/
FACEBOOK: http://www.facebook.com/almenonoi
TWITTER: @ci_proviamo
GOOGLEPLUS: https://plus.google.com/112294638620424765483 - — Jan 29, 2012 | Add your feedback
-
-
-
-
- La commedia umana (595)
- By William Saroyan
-
Finished





- Add...
-
-




Toccare l'umano nel profondo -
Siamo in un piccolo paesino della California: Ithaca. Siamo intorno agli anni ’40, e nel mondo c’è la guerra. Ma nel piccolo paesino, un bambino di quattro anni è intento a guardare una talpa che scava nel suo giardino. Sente il rumore del treno in lontananza, corre verso le rotaie e saluta rivolto ... (continue)
Siamo in un piccolo paesino della California: Ithaca. Siamo intorno agli anni ’40, e nel mondo c’è la guerra. Ma nel piccolo paesino, un bambino di quattro anni è intento a guardare una talpa che scava nel suo giardino. Sente il rumore del treno in lontananza, corre verso le rotaie e saluta rivolto ai vagoni pieni di soldati, ma nessuno gli risponde. Nell’ultimo vagone, un uomo di colore si tiene appeso saldamente con le mani, e canta. Non appena vede il bambino che lo saluta gli restituisce il favore, e rimangono a salutarsi finché il treno non è altro che un punto lontano. Tutto contento, il bambino torna a casa dalla madre, saltellando e cadendo, prende un uovo e lo porge a lei con estrema cura. Nel piccolo paesino di Ithaca, quel bambino non poteva che chiamarsi Ulysses: Ulysses Macauley.
Si apre con questa scena La commedia umana, una scena carica di intensità e priva di dialogo, forse priva anche di senso pratico, ma che esprime l’innocente linguaggio umano. I Macauley vivono a Ithaca, il padre è morto, e Ulysses ha una sorella più grande e due fratelli: Marcus, il più grande, è in guerra; Homer invece, lavora all’ufficio postale la sera e va a scuola la mattina. Si direbbe che non vi è un protagonista preciso, sembra quasi un romanzo corale, in cui parlano e agiscono in contemporanea tutti gli abitanti di Ithaca. Certo, la vicenda ruota attorno alla famiglia Macauley, e per quanto mi riguarda, Homer e Ulysses sono i protagonisti indiscussi. Ma ognuno, nel paesino, fa la sua parte, dice la sua, e insegna. E’ una storia sulla vita, e soprattutto sull’America, e più precisamente sulla vita e sull’America durante la guerra. Non vi sono toni drastici e bruschi, e la storia, con i suoi cambi di ruolo e di ambienti, viene narrata nel modo più delicato e semplice possibile. C'è molta saggezza quando si affronta il senso dell’umanità, della vita e della morte. Intervallati a magistrali descrizioni del quotidiano, sono presenti episodi molto profondi, in cui regnano ingenue prese di coscienza. In una scena, Homer è molto preso dal suo discorso e si accorge che il mondo non è come vorrebbe, non gli piace per niente, e vorrebbe fare di tutto per cambiarlo. Poche pagine dopo, durante una rapina tutta particolare all’ufficio postale, il rapinatore guarda indietro nella sua vita fatta di lavoretti mai costanti, e non si sente completo, non si sente parte del mondo, perché lui il mondo lo odia, e sta ancora cercando qualcosa che gli dia valore, e che dia valore alla sua vita. Convivono, fra le pagine, molte scene piacevoli, senza nessuna pretesa, come quella iniziale, legate in modo armonico fra loro.
La commedia umana è un romanzo di pace (basti vedere la lettera dal fronte di Marcus, indirizzata a Homer) e di eguaglianza, perché rispecchia l’essenza dell’essere americani, a prescindere dalle proprie origini. Saroyan era di origini armene, figlio di un popolo che ha sofferto molto, ed era molto legato alle sue radici, ma era nato e cresciuto negli USA, ed era orgoglioso di essere americano. Questo può sembrare scontato, ma non lo è, nemmeno nel romanzo, che in toni talvolta lirici, riesce davvero a toccare il cuore. Commovente quindi, ma anche stilisticamente impeccabile: un piccolo capolavoro letterario. In pochi, come lui, sono riusciti a esprimere cosa voleva dire vivere negli anni a ridosso della guerra in America, con la consapevolezza di essere di origini straniere, e soprattutto, con pochi soldi in tasca. Tra loro ricordiamo John Fante, scrittore italoamericano, molto amico di Saroyan, di cui troviamo una nota in seconda di copertina: "La mano di William Saroyan è piena di rabbia, una rabbia armena eppure americana: e soprattutto, la sua scrittura è fantastica, lirica fino all'ultimo punto, all'ultima virgola".Estratti:
"Un uomo che non piange di fronte al dolore del mondo è un uomo per modo di dire. Nel mondo ci sarà sempre dolore. Questo non significa che si debba perdere la speranza. Un uomo vero si sforzerà di eliminare il dolore dal mondo. Un uomo meschino non lo vedrà nemmeno, tranne che in se stesso. E un uomo malvagio, per sua disgrazia, porterà al mondo altro dolore, seminandolo ovunque andrà. Ma non è colpa di nessuno, mi sa, perché nessuno ha chiesto di venire al mondo. Un uomo non arriva dal nulla, nuovo di zecca. Ciascuno è segnato dalla sua origine e dalla sua esperienza".
“I parenti di Joe sono italiani, è vero, ma non è certo il caso di definirli wop(offesa americana per gli immigrati italiani [n.d.r.])”. [...] “Questa è l’America, gli unici stranieri qui sono quelli che si dimenticano che questa è l’America”.
“[...] Sto bene, anche se non ho mai creduto nelle guerre - so bene quanto siano folli, anche quando sono necessarie - [...]. Non riesco ad accettare l’idea che esistano dei nemici, perchè nessun essere umano può essermi nemico [...]. Il mio conflitto non è con lui, ma con quella parte sfortunata di lui che prima di tutto sono costretto a distruggere in me stesso. Non mi sento certo un eroe. Non sono fatto per simili sentimenti. Non odio nessuno. E neppure provo spirito patriottico, anche se ho sempre amato la mia terra, la sua gente, le sue città, la mia casa e la mia famiglia. Preferirei non far parte dell’esercito. Preferirei non ci fosse la guerra [...]”. (Marcus, lettera dal fronte al fratello Homer)
Scritto da Enrico Mariani
SE QUESTA RECENSIONE TI E' PIACIUTA PROVA A SEGUIRCI SU:
SE TI E' PIACIUTA QUESTA RECENSIONE VIENICI A TROVARE SU:
BLOG: http://almenonoiciproviamo.blogspot.com/
FACEBOOK: http://www.facebook.com/almenonoi
TWITTER: @ci_proviamo
GOOGLEPLUS: https://plus.google.com/112294638620424765483 - — Jan 29, 2012 | Add your feedback
-
-
-
-
- Lettera ad un bambino mai nato (11437)
- By Oriana Fallaci
-
Finished





- Add...
-
-
Lettera ad un bambino mai nato




Lettera ad un bambino mai nato : opinione. -
Questo pomeriggio ho appena finito di leggere un libro d’amore e di dolore, un libro ragionato ma scritto col cuore. Una lettera aperta a se stessi e agli altri. Ho letto, Lettera ad un bambino mai nato. Dico ho letto, ma sarebbe più realistico dire che ho vissuto. Questo libro.
Sarò sincera. Ho sem ... (continue)Questo pomeriggio ho appena finito di leggere un libro d’amore e di dolore, un libro ragionato ma scritto col cuore. Una lettera aperta a se stessi e agli altri. Ho letto, Lettera ad un bambino mai nato. Dico ho letto, ma sarebbe più realistico dire che ho vissuto. Questo libro.
Sarò sincera. Ho sempre guardato alla Fallaci con occhio dubbioso. Perché mi sembrava- ora lo ammetto- una scrittrice “di destra”. Senza accorgermi che non esistono scrittori di destra o di sinistra, ma solo persone che mettono nero su bianco i dubbi, le passioni e le angosce della vita. Lasciamo che di destra o sinistra siano i politici, e cerchiamo di vedere prima della fazione politica la persona e valutiamola per quello che è.
Dalla prima pagina di Lettera a un bambino mai nato capisci che quello che stai iniziando è qualcosa di più di un semplice libro. È la trasposizione di una coscienza. L’esaltazione massima della capacità umana alla riflessione. Un inno alla dignità della persona.
E sono adirata con tutti coloro che presentandomi il libro mi hanno consigliato di leggerlo perché affronta la tematica dell’aborto. Prima ancora dell’aborto, il testo tratta il tema della vita, dell’individuo, della dignità umana, della condizione femminile. Del diritto alla libera scelta, a non essere condannati dal prossimo, perché a condannarci è sufficiente la nostra coscienza, così come ci mostra la protagonista alle prese col “Tribunale della Vita”, nel quale ogni giurato è un personaggio del libro ma prima di tutto una delle voci della coscienza della donna.
Un libro carico di dubbi, senza risposte. L’unica che l’autrice si sente di dare è rappresentata da una delle frasi chiavi del libro, ripetuta almeno due volte, all’inizio e alla fine: la verità è fatta di molte verità differenti. È l’unico insegnamento che la donna che pensa si sente di dare al suo bambino, l’unico insegnamento che questo libro, verità dopo verità, contraddizione contro contraddizione, da al lettore. E questo non ha niente a che fare con ciò che è lecito e ciò che non lo è: perché alla fine, prima ancora del giudice istituzionale, ognuno di noi deve affrontare il proprio giudice interiore, proprio come la donna della Fallaci.
La donna di Lettera a un bambino mai nato non è un personaggio semplice. Non ha una caratteristica distintiva come può accadere per il protagonista di un qualsiasi altro romanzo. La Fallaci ha creato molto di più di un personaggio realistico: il suo è una persona reale, con la sua complessità e le sue contraddizioni. Perché nulla nella vita è semplice, nemmeno noi stessi. Chi vede la vita in modo semplice, ponendosi dei dubbi e trovandovi subito risposta, non è andato molto oltre il punto di partenza. Per la Fallaci, è più importante porsi il dubbio in quanto tale, molto di più che trovarvi una risposta. Proprio perché risposta univoca e chiara non vi è. Vi sono solo tante verità in una verità e tante coscienze in una coscienza, fino ad arrivare all’essenza stessa del genere umano: fino ad arrivare a riconoscere che, sebbene con tutti questi dubbi e riflessioni, l’uomo non sia altro che un animale e che come tale non può sottrarsi al bisogno ultimo di vita. “Nascere è meglio di non nascere”, è la verità che, malgrado tutto l’orrore della vita, la protagonista si trova a dover accettare. Quasi controvoglia all’inizio, per poi crederci sempre con più forza. Ed è proprio l’aver accettato questa grande verità che la porta, verso la fine, a dividersi, a straziarsi sempre più, fino a morire.
Dietro tutto il pessimismo, dietro tutte queste contraddizioni, si cela pero’ una grande idealista. Sono proprio gli ideali a portarla a scegliere di intraprendere ugualmente un viaggio per scopi lavorativi, nonostante sia stata informata da un medico miope ai suoi bisogni di quanto questa decisione possa essere rischiosa per la vita del bambino che porta in grembo. E questo perché, nella sua condizione di donna di successo single, viene messa davanti alla scelta, atroce, fra la propria vita e il proprio figlio. La donna della Fallaci non è tuttavia disposta ad accettare compromessi: ed è forse questa l’altra grande lezione che da al suo bambino, con le sue azioni prima ancora che con le sue parole. Gli mostra quanto le costi rinunciare alla vita, costringersi a letto immobile sia nel fisico che nello spirito. Trasformarsi, sia pure per breve tempo, in un placido contenitore. Proprio per questo suo amore infinito per la vita, espone se stessa e il bambino ad un rischio così elevato. E forse è proprio per questo che la morte del bambino le risulta così dolorosa: perché in nome del suo amore per la vita ha perso la vita. Sua e del bambino che porta in grembo. Sullo sfondo, l’accusa verso una società che si definisce evoluta ma che porta le donne a trovarsi a dover compiere scelte lesive della dignità stessa della persona, e che allo stesso tempo è la prima a mettere sotto accusa la donna per la sua scelta, quale che sia.
Questo è quello che fanno i personaggi con cui la donna viene a contatto nei primi tre mesi di gestazione; personaggi che, se da un lato sono proiezioni della coscienza della protagonista, dall’altro sono ciascuno il rappresentante di una corrente di pensiero della società. Tutti, ad eccezione dei genitori, si sentono in dovere di dire alla donna cosa fare, la giudicano e la accusano per qualsiasi scelta compiuta da lei. Il medico, che non vede oltre un utero e un paio di ovaie. Il datore di lavoro, per il quale tutto si gioca sul campo economico. Il padre, eterno bambino bisognoso di una madre. È un universo maschile chiuso verso qualsiasi tipo di empatia, incapace di vedere al di là del proprio campo d’azione, egocentrico e severo verso le azioni altrui. E siccome la società è una società maschile (gli eroi sono uomini, Maria non è altro che un’incubatrice di Gesù, perfino nel linguaggio prevale la componente maschile), le componenti femminili solidali con la donna contano poco. Anzi, anch’esse risultano prive di empatia, quasi non comprendono il dramma della maternità, o se lo comprendono lo accettano a testa bassa. Perché così è sempre stato.Scritto da: Eleonora Curreli
SE TI E' PIACIUTA QUESTA RECENSIONE VIENICI A TROVARE SU:
BLOG: http://almenonoiciproviamo.blogspot.com/
FACEBOOK: http://www.facebook.com/almenonoi
TWITTER: @ci_proviamo
GOOGLEPLUS: https://plus.google.com/112294638620424765483
- — Jan 29, 2012 | Add your feedback
-
RSS feeds: subscribe to Almeno noi ci proviamo's shelf
Fisica per i presidenti del futuro
Da tempo non mi dedico alla scrittura, preso da diversi studi e altre passioni. A disseppellire questa mia voglia è stato un argomento a cui sempre ho rivolto le mie attenzioni: il surriscaldamento globale. Ma se pur causa prima di queste mie parole non è di lui che voglio scrivere oggi, ma di chi n ... (continue)
Da tempo non mi dedico alla scrittura, preso da diversi studi e altre passioni. A disseppellire questa mia voglia è stato un argomento a cui sempre ho rivolto le mie attenzioni: il surriscaldamento globale. Ma se pur causa prima di queste mie parole non è di lui che voglio scrivere oggi, ma di chi non ha orecchie per ascoltare, chi è conformista nel suo essere ribelle.
Vi presento chi mi ha accompagnato in questa breve riflessione sui giovani d’oggi in un’afosa giornata passata al bar.
Marco ha 21 anni, diplomato al classico, studente di scienze politiche. Forte personalità, idee politiche tanto decise quanto deducibili dal suo abbigliamento e dalla collana che fieramente sfoggia.
Carlo, 20 anni. Diplomato al classico, studente alla facoltà di lettere. Al contrario dell’amico cambia facilmente opinione: vive mangiando delle idee degli altri, in particolare delle idee di Marco.
Non mancava nulla: le nostre opinioni diverse, la noia della lunga e calda giornata, il tempo da perdere erano tessere di un domino pronto ad iniziare.
Touché, il primo punto lo segna Marco nei miei confronti: si parla di surriscaldamento globale e lui riporta dei numeri, numeri che lasciano a bocca aperta chiunque abbia cognizione del loro significato. Sorride assieme all’amico, sapendo di avere di fronte chi da sempre è scettico nei confronti degli scenari apocalittici descritti dagli ambientalisti.
Il mio turno, avevo l’opportunità di renderli partecipi di una notizia nuova, che fa sorridere davvero: la Terra si sta riscaldando in linea con le proiezioni dei modelli climatici, lo dice la scienza.
Richard A. Muller (autore del libro che consiglio vivamente a tutti ‘Fisica per i presidenti del futuro’) sta facendo brandelli delle vecchie teorie riguardanti la responsabilità umana nell’impatto climatico, teorie che egli stesso da sempre appoggiava. Scettico per natura, come si conviene che debba essere ogni scienziato, ha indagato sulla questione scovando l’inganno. Il suo non è un semplice attacco a chi sostiene conclusioni diverse dalle sue, ma un attacco al rigore, poco scientifico, con cui fino ad oggi sono state effettuate le rilevazioni di dati così importanti. Tanto d’impatto sono stati i suoi studi che la sua presenza è stata chiesta dal congresso degli Stati Uniti, nella giusta convinzione che nell’effettuare scelte ponderate per il clima bisogna affidarsi alle ultime scoperte scientifiche.
La tempesta negli occhi di uno e la confusione negli occhi dell’altro. Convinto di aver dato al nostro tavolo un motivo per brindare in allegria avevo in realtà mosso qualcosa di più profondo in Marco. Non era per lui, deciso ambientalista, motivo di felicità questa notizia? Non doveva convenire con me al brindisi del nostro tavolo? Sembrava non voler accettare la nuova, a cascata ho ascoltato le stesse frasi, le stesse cifre mentre ogni volta tentavo di spiegare come questa notizia andasse oltre i vecchi dati. Niente da fare, i miei discorsi erano una inutile tela di Penelope. Se da un lato cucivo le difese del mio scetticismo, dall’altro Marco sfaceva la mia tela ogni volta con un numero, una citazione, un’informazione che non ricordava dove aveva letto. Carlo annuiva, ripeteva: un cavallo conscio del fatto che se cadrà il suo cavaliere anche lui saggerà la terra assieme a lui. Da eroe, quale ogni scienziato è nel successo, Muller, nelle sue idee, è apparso loro come una canaglia.
Marco è un ambientalista o è un mulo? La sua lotta è davvero un disperato tentativo di cambiare il mondo o non è nient’altro che un lembo dell’immagine che si è cucito addosso, un verso del copione che si è imposto di recitare? Quanti giovani al giorno d’oggi credono in quello che dicono?
SE TI E' PIACIUTA QUESTA RECENSIONE VIENICI A TROVARE SU:
BLOG: http://almenonoiciproviamo.blogspot.com/
FACEBOOK: http://www.facebook.com/almenonoi
TWITTER: @ci_proviamo
GOOGLEPLUS: https://plus.google.com/112294638620424765483
Is this helpful?