Le vedi con la mente queste notti che descrive l'autore. Vedi il sudore, le pale del ventilatore, i personaggi che sono ombre, il caos delle strade. E senti anche un'acuta solitudine.
E' un bel libro, con alcuni spunti interessanti, che si inserisce in quel filone "magico" tipico di molti Sudamericani, senza essere un fantasy. Ci sono le piramidi, gli uomini del deserto, la ricerca, l'Africa, alcune belle sentenze sullo stile di Gibran. Molto adatto per i ragazzi delle scuole sup
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E' un bel libro, con alcuni spunti interessanti, che si inserisce in quel filone "magico" tipico di molti Sudamericani, senza essere un fantasy. Ci sono le piramidi, gli uomini del deserto, la ricerca, l'Africa, alcune belle sentenze sullo stile di Gibran. Molto adatto per i ragazzi delle scuole superiori, scritto facile facile.
Meraviglioso e da sempre. Con questo romanzo, oltre a guadagnarsi il Nobel, Marquez consolida quel "realismo magico" che già nei libri precedenti ci aveva fatto assaggiare. Con una fantasia senza eguali ed uno stile unico che morirà con lui - e che non ha saputo ripetere nei lavori futuri - Gabo cos
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Meraviglioso e da sempre. Con questo romanzo, oltre a guadagnarsi il Nobel, Marquez consolida quel "realismo magico" che già nei libri precedenti ci aveva fatto assaggiare. Con una fantasia senza eguali ed uno stile unico che morirà con lui - e che non ha saputo ripetere nei lavori futuri - Gabo costruisce il villaggio di Macondo, emblema della solitudine, dove inizia a piovere e non smette mai, dove la famiglia Buendia vive giornate senza trama - e in effetti il romanzo non ha una trama nel senso classico del termine - nell'attesa di un discendente dalla coda di porco. Inizio indimenticabile "Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnelo..." e si dice che Marquez abbia impiegato dieci anni per metterlo insieme. Il finale è un bijou, ma non ve lo rivelo. E in tutto questo, sotto la pioggia incessante, sotto la calura infame che sa di disfacimento, c'è tutta l'aria di quel Caribe bello e infame, fango e palafitte, banane e rifiuti, che sgorga sempre e comunque, da ogni pagina, come un affresco.
Il bello delle pagine di Pasolini sta tutto nel titolo. Dicono - io non ci sono mai stato - che dell'India si possa spiegare tutto, i colori, i templi, i paesaggi, ma non l'elemento più importante, che è anche quello che resta maggiormente al visitatore occidentale. L'odore. Adesso come forse, ancor
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Il bello delle pagine di Pasolini sta tutto nel titolo. Dicono - io non ci sono mai stato - che dell'India si possa spiegare tutto, i colori, i templi, i paesaggi, ma non l'elemento più importante, che è anche quello che resta maggiormente al visitatore occidentale. L'odore. Adesso come forse, ancora di più, negli anni '60. Se amiamo dunque l'India leggiamo questo libricino, e magari uniamoci "La città della gioia" di Lapierre e "Notturno indiano" di Tabucchi. Poi si può partire.
Notturno indiano
Le vedi con la mente queste notti che descrive l'autore. Vedi il sudore, le pale del ventilatore, i personaggi che sono ombre, il caos delle strade. E senti anche un'acuta solitudine.
L'Alchimista
E' un bel libro, con alcuni spunti interessanti, che si inserisce in quel filone "magico" tipico di molti Sudamericani, senza essere un fantasy. Ci sono le piramidi, gli uomini del deserto, la ricerca, l'Africa, alcune belle sentenze sullo stile di Gibran. Molto adatto per i ragazzi delle scuole sup ... (continue)
E' un bel libro, con alcuni spunti interessanti, che si inserisce in quel filone "magico" tipico di molti Sudamericani, senza essere un fantasy. Ci sono le piramidi, gli uomini del deserto, la ricerca, l'Africa, alcune belle sentenze sullo stile di Gibran. Molto adatto per i ragazzi delle scuole superiori, scritto facile facile.
L'inverno dell'alveare
Questo libro è un piccolo tesoro.
Cent'anni di solitudine
Meraviglioso e da sempre. Con questo romanzo, oltre a guadagnarsi il Nobel, Marquez consolida quel "realismo magico" che già nei libri precedenti ci aveva fatto assaggiare. Con una fantasia senza eguali ed uno stile unico che morirà con lui - e che non ha saputo ripetere nei lavori futuri - Gabo cos ... (continue)
Meraviglioso e da sempre. Con questo romanzo, oltre a guadagnarsi il Nobel, Marquez consolida quel "realismo magico" che già nei libri precedenti ci aveva fatto assaggiare. Con una fantasia senza eguali ed uno stile unico che morirà con lui - e che non ha saputo ripetere nei lavori futuri - Gabo costruisce il villaggio di Macondo, emblema della solitudine, dove inizia a piovere e non smette mai, dove la famiglia Buendia vive giornate senza trama - e in effetti il romanzo non ha una trama nel senso classico del termine - nell'attesa di un discendente dalla coda di porco. Inizio indimenticabile "Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnelo..." e si dice che Marquez abbia impiegato dieci anni per metterlo insieme. Il finale è un bijou, ma non ve lo rivelo. E in tutto questo, sotto la pioggia incessante, sotto la calura infame che sa di disfacimento, c'è tutta l'aria di quel Caribe bello e infame, fango e palafitte, banane e rifiuti, che sgorga sempre e comunque, da ogni pagina, come un affresco.
L'odore dell'India
Il bello delle pagine di Pasolini sta tutto nel titolo. Dicono - io non ci sono mai stato - che dell'India si possa spiegare tutto, i colori, i templi, i paesaggi, ma non l'elemento più importante, che è anche quello che resta maggiormente al visitatore occidentale. L'odore. Adesso come forse, ancor ... (continue)
Il bello delle pagine di Pasolini sta tutto nel titolo. Dicono - io non ci sono mai stato - che dell'India si possa spiegare tutto, i colori, i templi, i paesaggi, ma non l'elemento più importante, che è anche quello che resta maggiormente al visitatore occidentale. L'odore. Adesso come forse, ancora di più, negli anni '60. Se amiamo dunque l'India leggiamo questo libricino, e magari uniamoci "La città della gioia" di Lapierre e "Notturno indiano" di Tabucchi. Poi si può partire.