Bel thriller, incalzante, inquietante, veloce, cinematografico... e sì, cinematografico; non per nulla infatti da Non dire una parola è stato tratto un film con Michael Douglas e io me lo sono ricordata solo durante la lettura quando, leggendo alcuni passaggi, ho avuto dei flashback che mi so
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Bel thriller, incalzante, inquietante, veloce, cinematografico... e sì, cinematografico; non per nulla infatti da Non dire una parola è stato tratto un film con Michael Douglas e io me lo sono ricordata solo durante la lettura quando, leggendo alcuni passaggi, ho avuto dei flashback che mi sono resa conto non erano solo frutto della mia fantasia di lettrice.
Come genere, quello della Grafton è un giallo di quelli classici senza esagerazioni, senza supereroi, senza violenza gratuita. La Grafton a mio avviso potrebbe essere una Agatha Christie degli anni 80/90. La protagonista, l’investigatrice Kinsey Millhone suscita subito simpatia per la sua vita
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Come genere, quello della Grafton è un giallo di quelli classici senza esagerazioni, senza supereroi, senza violenza gratuita. La Grafton a mio avviso potrebbe essere una Agatha Christie degli anni 80/90. La protagonista, l’investigatrice Kinsey Millhone suscita subito simpatia per la sua vita strampalata, per la sua visione delle cose, per gli amici da cui è circondata. I personaggi sono descritti in modo preciso nel loro contesto familiare e sociale, con caratteri molto ben delineati. Il romanzo è narrato in prima persona ed è preceduto da una presentazione fatta dalla Kinsey stessa, inoltre, già dalle prime pagine, la detective ci mette al corrente di fatti ed avvenimenti della sua vita, delle ragioni che l’hanno portata a certe scelte, a certi atteggiamenti. Il romanzo termina poi con le riflessioni della Kinsey alla chiusura del caso, quasi come volesse in qualche modo fare un bilancio della situazione e della sua vita, come volesse mettere un punto e voltare pagina fino alla prossima.
Confesso che, verso metà romanzo, ero convinta che Scerbanenco, questa volta, avesse tradito anche me. Invece il finale riesce a riscattare tutta la storia, per certi versi troppo "macchinosa" nonostante l'apparente semplicità.
Siamo nella Milano della metà degli anni '60, Milano che è
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Confesso che, verso metà romanzo, ero convinta che Scerbanenco, questa volta, avesse tradito anche me. Invece il finale riesce a riscattare tutta la storia, per certi versi troppo "macchinosa" nonostante l'apparente semplicità.
Siamo nella Milano della metà degli anni '60, Milano che è già una metropoli anche se forse, al momento, lo ha capito solo il nostro Duca Lamberti. Una Milano nera, che più nera di così non sembra possibile, o almeno, si spera che non possa essere possibile.
Trafficanti d'armi, di droga, di sesso, personaggi abietti e meschini, tutti con un solo comun denominatore: il tradimento. Tutti tradiscono tutti, traditori di tutti, appunto.
Il riscatto/tradimento verrà dall'America e ha il volto angelico. Ma gli angeli non ammazzano, come può quindi esser possibile? Non vi è risposta se non una tacita stima. La stima di Duca, uomo che non tradisce, non tradisce gli amici ma neppure i nemici e, soprattutto, non tadisce i suoi ideali anche se ciò vorrà dire rinunciare alla sua professione per intraprenderne una nuova a fianco dell'iperturbabile Carrua.
Gli angeli del male
Opera prima di Michael Palmer che poi si affermerà come uno dei migliori, o forse il migliore, scrittore di medical thriller.
Romanzo che affronta il tema dell'eutanasia sino alle sue forme più estreme.
Personaggi credibili, scenario realista, buoni che non sono poi così buoni e cattivi che ... (continue)
Opera prima di Michael Palmer che poi si affermerà come uno dei migliori, o forse il migliore, scrittore di medical thriller.
Romanzo che affronta il tema dell'eutanasia sino alle sue forme più estreme.
Personaggi credibili, scenario realista, buoni che non sono poi così buoni e cattivi che non sono poi tutti così cattivi.
Un protagonista, David, che resta antipatico dal primo momento che però ad un certo punto riesce a suscitare nel lettore anche un senso di pena.
Forse un po' datato - è del 1982 - ma comunque godibile nonostante i suoi quasi trent'anni.
Non dire una parola
Bel thriller, incalzante, inquietante, veloce, cinematografico... e sì, cinematografico; non per nulla infatti da Non dire una parola è stato tratto un film con Michael Douglas e io me lo sono ricordata solo durante la lettura quando, leggendo alcuni passaggi, ho avuto dei flashback che mi so ... (continue)
Bel thriller, incalzante, inquietante, veloce, cinematografico... e sì, cinematografico; non per nulla infatti da Non dire una parola è stato tratto un film con Michael Douglas e io me lo sono ricordata solo durante la lettura quando, leggendo alcuni passaggi, ho avuto dei flashback che mi sono resa conto non erano solo frutto della mia fantasia di lettrice.
Tutto sommato però una buona lettura.
Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare
Tenero, dolce, malinconico... da leggere, magari quando si è un po' giù.
A come alibi
Come genere, quello della Grafton è un giallo di quelli classici senza esagerazioni, senza supereroi, senza violenza gratuita. La Grafton a mio avviso potrebbe essere una Agatha Christie degli anni 80/90.continue)
La protagonista, l’investigatrice Kinsey Millhone suscita subito simpatia per la sua vita ... (
Come genere, quello della Grafton è un giallo di quelli classici senza esagerazioni, senza supereroi, senza violenza gratuita. La Grafton a mio avviso potrebbe essere una Agatha Christie degli anni 80/90.
La protagonista, l’investigatrice Kinsey Millhone suscita subito simpatia per la sua vita strampalata, per la sua visione delle cose, per gli amici da cui è circondata.
I personaggi sono descritti in modo preciso nel loro contesto familiare e sociale, con caratteri molto ben delineati.
Il romanzo è narrato in prima persona ed è preceduto da una presentazione fatta dalla Kinsey stessa, inoltre, già dalle prime pagine, la detective ci mette al corrente di fatti ed avvenimenti della sua vita, delle ragioni che l’hanno portata a certe scelte, a certi atteggiamenti. Il romanzo termina poi con le riflessioni della Kinsey alla chiusura del caso, quasi come volesse in qualche modo fare un bilancio della situazione e della sua vita, come volesse mettere un punto e voltare pagina fino alla prossima.
Traditori di tutti
Confesso che, verso metà romanzo, ero convinta che Scerbanenco, questa volta, avesse tradito anche me.
Invece il finale riesce a riscattare tutta la storia, per certi versi troppo "macchinosa" nonostante l'apparente semplicità.
Siamo nella Milano della metà degli anni '60, Milano che è ... (continue)
Confesso che, verso metà romanzo, ero convinta che Scerbanenco, questa volta, avesse tradito anche me.
Invece il finale riesce a riscattare tutta la storia, per certi versi troppo "macchinosa" nonostante l'apparente semplicità.
Siamo nella Milano della metà degli anni '60, Milano che è già una metropoli anche se forse, al momento, lo ha capito solo il nostro Duca Lamberti. Una Milano nera, che più nera di così non sembra possibile, o almeno, si spera che non possa essere possibile.
Trafficanti d'armi, di droga, di sesso, personaggi abietti e meschini, tutti con un solo comun denominatore: il tradimento.
Tutti tradiscono tutti, traditori di tutti, appunto.
Il riscatto/tradimento verrà dall'America e ha il volto angelico. Ma gli angeli non ammazzano, come può quindi esser possibile?
Non vi è risposta se non una tacita stima.
La stima di Duca, uomo che non tradisce, non tradisce gli amici ma neppure i nemici e, soprattutto, non tadisce i suoi ideali anche se ciò vorrà dire rinunciare alla sua professione per intraprenderne una nuova a fianco dell'iperturbabile Carrua.