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La guardia è stanca
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pesie graffianti, impegnate, di lotta"Dire poesia civile è riduttivo. Siamo all'incrocio fra i territori dell'io e quelli della storia. Siamo nel punto in cui la drasticità della scelta si ribalta nel grottesco della burla, e nell’amaro della solitudine. È una sorta di doppio gioco, evocato nell'esclamazione che dà titolo al libro. Sta ... (continue)
"Dire poesia civile è riduttivo. Siamo all'incrocio fra i territori dell'io e quelli della storia. Siamo nel punto in cui la drasticità della scelta si ribalta nel grottesco della burla, e nell’amaro della solitudine. È una sorta di doppio gioco, evocato nell'esclamazione che dà titolo al libro. Stanco è il marinaio che, irridendo i notabili borghesi, chiude il parlamento russo decretando il sopravvento del potere bolscevico. Stanco è il militante del Novecento, perplesso e spaesato di fronte a un tempo cinicamente dimentico di classi, lotta e disciplina. In queste pagine, Geraldina Colotti conferma la sua ripugnanza per ogni genere di arroganza o vittimismo. I momenti più intensi, ancora una volta, sono quelli dedicati agli anni Settanta, alla lotta armata e al carcere. Ma l'Italia allucinata di oggi emerge con forza in brevi lampi di invettiva e di ironia. È uno spazio, quello del reale sfigurato, a cui l’io non può sottrarsi anche dettando i suoi verbali più intimi. A conti fatti, graffia la parola che mette in gioco se stessa nell'inventario sterminato del mondo." Due poesie dal libro:
Ulivi
L’altra città sospesa sul diluvio
è selva nell’asfalto
è Palestina
piange terra dagli occhi
asciutti
come ulivi d’agosto
Donna di bruma
Donna di bruma
torrente verderame
tra i passi di Parigi
conta i sassi
mormora di lotte partigiane
Mordersi a sangue per sputare poi
il veleno
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