"Non nutro alcun interesse per le opere di cui mi sembra di capire tutto."
Recensione in progress, e ci vorrà tempo a finirla, perché a scriverla di getto si trasforma dopo le prime righe in un'appassionata dichiarazione di amore eterno e incondizionato. Quest'uomo non è un essere umano comune, il suo cervello - o forse i suoi cervelli, ognuno dei quali con un q.i. di 200
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Recensione in progress, e ci vorrà tempo a finirla, perché a scriverla di getto si trasforma dopo le prime righe in un'appassionata dichiarazione di amore eterno e incondizionato. Quest'uomo non è un essere umano comune, il suo cervello - o forse i suoi cervelli, ognuno dei quali con un q.i. di 200 - usa funzioni che i nostri non hanno. 1Q84 è il suo capolavoro, e il capolavoro del secolo.
«Non so se dare il bel nome solenne di tristezza al sentimento sconosciuto che mi tormenta con i suoi affanni e con la sua dolcezza. È un sentimento così assoluto e egoistico che quasi me ne vergogno, mentre la tristezza mi è sempre parsa onorevole»
L’autunno sta proprio arrivando… ed è per questo che oggi ho voglia di parlare di un romanzo che sa d’estate, una pigra e calda estate in Costa Azzurra, che ci mostra l’assolata riviera francese, una villa a picco sul mare, nascosta dalla pineta, che descrive ore e ore passate a crogiolarsi in spiag
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L’autunno sta proprio arrivando… ed è per questo che oggi ho voglia di parlare di un romanzo che sa d’estate, una pigra e calda estate in Costa Azzurra, che ci mostra l’assolata riviera francese, una villa a picco sul mare, nascosta dalla pineta, che descrive ore e ore passate a crogiolarsi in spiaggia, la salsedine sulla pelle abbronzata, la sabbia, il mare, la pineta, il caldo, i granelli di sabbia bollente che scorrono fra le mani come il tempo, in modo molle, pigro e senza scopo, un’atmosfera raffinata, lussuosa e decadente, il mare sempre presente, feste mondane, auto da corsa, sigarette e whisky, ville sul mare, vita facile, la smania di futili divertimenti … così, in questo scenario dorato e indolente, comincia un libro che ha fatto storia e che scandalizzò la società francese, un caso editoriale scritto da una diciannovenne e che può considerarsi come l’elogio dell’irresponsabilità.
Cecile, un’adolescente ricca, viziata ma candida e spontanea, trascorre l’estate dei suoi diciassette anni con suo padre e la sua amante, Else; lei stessa afferma che all’inizio dell’estate erano tutti “felici”. Abituata a vederlo passare da una donna all’altra, anche Cécile ha imparato ad imitare lo stile di vita edonistico di suo padre e così passano da un divertimento all’altro, frequentando persone dalla vita più o meno scandalosa, alle quali si chiedeva solo di essere belle e spiritose, senza concedere mai veramente nulla di se stessi, trascinano giornate pigre e lussuose in un’incantata e dorata monotonia e in un’atmosfera di esasperato edonismo, nel totale vuoto di valori e nella ricerca ossessiva del piacere e di gratificazioni effimere. A un certo punto Cécile intreccia una relazione con Cyril, un vicino di casa innamorato di lei, relazione basata più sulla curiosità e sull’istinto che su un reale coinvolgimento; Cyril è infatti è il tipico ragazzo che le donne usano, che risveglia l’istinto di affilarsi gli artigli sulle persone buone: equilibrato, corretto, onesto, era l’unico a scandalizzarsi per la strana situazione familiare di Cécile.
A un certo punto viene invitata Anne, un’amica della defunta madre di Cécile, il cui arrivo di Anne minaccia la loro esistenza e il loro equilibrio. Anne è molto diversa dalle altre donne di Raymond : è colta, elegante, intelligente, una vera signora, e appena arriva comincia a rompere (non c’è un sinonimo che descriva meglio la situazione) e le rovina le vacanze : non c’è niente dell’estate di Cécile che le vada bene, vuole che Cécile mangi di più, si alzi presto, studi per l’esame che deve dare a ottobre, che non frequenti più Cyril… fin dal primo giorno è chiaro che dopo il suo arrivo non sarebbe stato più possibile rilassarsi. Da un lato, però, a Cécile tutte queste attenzioni fanno piacere : cresciuta senza madre e nell’inconscia consapevolezza che nel suo modo di vivere, secondo il senso comune, c’era qualcosa di sbagliato, è lusingata all’idea che una donna tanto superiore a loro si prenda cura di lei. Per questo, quando suo padre lascia Else, la giovane amante che aveva portato in vacanza con loro, e le annuncia che lui e Anne si sarebbero sposati, si mostra ed è entusiasta. Ma questo idillio a tre dura poco e presto comincia fra le due donne, così diverse per età e personalità, una sottile lotta di potere che cela molto di più che una classica rivalità matrigna / figliastra.
Attraverso Anne e Cécile si scontrano due modi di vivere, due filosofie dell’esistenza, due modi di essere donna e due modi di concepire la realtà. Questa dualità e questo scontro segnano sia la struttura del romanzo che il suo proseguimento e l’evoluzione dei suoi personaggi. Il romanzo infatti si divide in due parti : nella prima Cécile si comporta come una bambina, mentre nella seconda agisce da adulta. Nella sua evoluzione risaltano l’uso simbolico del sole e del mare, simboli rispettivamente del padre e della madre, che dimostra quanto Cécile fosse stordita dal primo e sentisse la mancanza della seconda. Il padre, con la sua splendente luminosità, confonde Cécile, trattandola contemporaneamente come una bambina e come un’adulta, mentre, ogni volta che qualcosa la turba e la va male, come quando litiga con Anne e ha la peggio, Cécile corre dal mare come un bambino si rifugia dalla madre. La figura materna che si ritrova, quella rappresentata da Anne, indipendentemente dai suoi comportamenti è estranea e artificiale e Cécile non riesce a accettarla; questa realizzazione segna il passaggio dalla prima parte alla seconda, dall’infanzia all’età adulta, quando Cécile si riconosce come donna e come donna affronta la rivale. Nasce quindi una nuova Cécile cinica e manipolativa, che può difendersi solo con le armi del suo mondo e che non esita a usarle.
Determinata a impedire il matrimonio, complotta con Cyril e Elsa per far ingelosire suo padre e spingerlo a tentare di riconquistare la vecchia amante, tradendo Anne. Secondo il piano, Elsa e Cyril avrebbero dovuto fingere di avere una relazione per far ingelosire suo padre e spingerlo a tradire Anne per riconquistare Else. Questo piano, naturalmente, ha successo. Ma aver sottovalutato la sensibilità di Anne, l’essersi scagliata contro di lei come contro un’entità astratta e imperturbabile e non una persona dotata di sentimenti, porta a tragici risultati che segneranno l’inconscio di Cécile per sempre.
Questo breve romanzo si presenta innanzitutto come lo scontro fra due individualità femminili, una, Cécile, apparentemente resa debole dalla sua stessa giovinezza, ignoranza, incoerenza e frivolezza, e l’altra, Anne, forte della sua esperienza, signorilità e maturità. Ma, com’è naturale, è alla giovane Cécile così bamboccia, tutta istinti e capricci, che vanno le simpatie del lettore.
Il personaggio di Cécile è fatto benissimo, è una simpaticissima figura di adolescente, che dell’adolescenza incarna tutte le contraddizioni, le esagerazioni, gli estremismi e gli smarrimenti, la noncurante crudeltà che costituisce la magia della gioventù, la convinzione che tutto le sia dovuto. Figlia del tipico seduttore alla Kierkegaard, Cécile è difficile da definire, perché rappresenta l’arroganza e la dolcezza della giovinezza, quel momento di grazia e fragilità unico nella vita, quel fluire incandescente di stati d’animo, istinti, capricci e sensazioni che ancora non si sono sedimentati in una personalità univoca. Come il Bergson che si affanna invano a studiare, Cécile incarna l’eterno divenire, lo slancio vitale che non si è ancora fossilizzato e spento in forme definite, il fuoco della vita che ancora il tempo non ha spento. Le è estranea qualsiasi introspezione, perché anche una minima pausa riflessiva avrebbe interrotto lo slancio vitale, l’immersione nella realtà. È lei stessa che definisce il gusto del piacere e della felicità l’unico tratto coerente del suo carattere. Di conseguenza, rifiuta qualsiasi tipo di impegno, di coerenza a e di serietà, di riflessione sull’esistenza; riconosce che i suoi piaceri sono dovuti al denaro - uscite, cinema, teatro, vestiti nuovi, dischi, fiori, corse in macchina, cocktail nei caffè all’aperto - ma con ironia rifiuta di disprezzarli, li definisce facili solo perché aveva sentito dire che lo sono. Epitome della giovinezza, dichiara che i giovani non le piacciono, manifesta in continuazione il bisogno di provocare e di scandalizzare, tipico degli adolescenti, e intanto si crogiola in uno stato di sensualità, pigrizia e cinismo che però non le impedisce di riconoscere le pulsioni, violente e inconsce, che agitavano il suo animo spontaneo. Al di là del suo innato cinismo verso l’umanità, l’amore e ogni tipo di sentimento, la sua ingenuità non è solo apparente, ma è lo stupore di un giovane essere agli occhi del quale il mondo è ancora nuovo e i valori sono tutti da creare.
Sedimentata e fossilizzata è invece la quarantaduenne Anne, che dello slancio vitale serba solo lontani ricordi. Misurata, discreta, razionale, pacata, equilibrata… Anne è francamente noiosa nella sua fredda perfezione e dà fastidio al lettore – immerso in un’atmosfera di sole, mare e spiaggia – quanto dà fastidio a Cécile. Priva di calore e umanità e del tutto incapace di mettersi nei panni di una ragazzina, sa solo darle ordini e giudicarla, dimostrando che lei non era mai stata giovane.
Secondo Cécile era dotata di «una pace dei sensi che metteva soggezione», «disprezzava ogni eccesso» e «non si concedeva mai una vera vacanza»; la conclusione dell’analisi che Cécile fa della sua madre / rivale è che «quell’indifferenza era la sola cosa che le si potesse rimproverare». Quello di Cécile è occhio puro della gioventù di fronte al quale gli adulti non possono mentire : alla ragazzina non sfugge che l’equilibrio di Anne non era la dura conquista dell’età e dell’esperienza, ma una resa incondizionata, una sconfitta che l’aveva lasciata mutilata, priva della capacità di appassionarsi e di annoiarsi. E questa maschera si incrina di continuo, rivelando una vulnerabilità celata sotto l’autorevolezza.
Il primo segno della sua insicurezza e della sua bassa autostima è proprio la sua attitudine a imporre agli altri cosa fare, a organizzare le vite di quelli che la circondano in una sterile mania di ordine e controllo tipica di chi non si ritiene in grado di affrontare imprevisti. Inoltre, la malafede di Anne è evidente proprio nel suo innamorarsi del frivolo, superficiale e mondano padre di Cécile; all’inizio la ragazzina avvisa il suo edonista genitore che Anne non si sarebbe mai interessata a lui, perché era troppo intelligente e aveva troppo rispetto di sé e perché era troppo diversa dalle donnicciole con le quali aveva successo; invece Anne accetta immediatamente la sua corte e la sua proposta di matrimonio. Basta solo questo a dirla lunga su quanto il suo olimpico equilibrio fosse solo una costruzione artificiale e su come la sua presunta e ostentata superiorità celasse una donna insicura in cerca di lusinghe.
Vediamo poi che Anne quella sua calma innata la perda facilmente e in continuazione, di come sia l’unica, in quel mondo di pulsioni ostentate, ad avere scatti d’ira e parole maligne. La sua maturità è noiosa, pedante e artificiosa, se confrontata con la spontanea immaturità di Cécile, e la sua intelligenza, l’efficienza e responsabilità di Anne sono gelide e celano un vuoto altrettanto profondo, ma molto meno onesto, di quello di Raymon e Cécile.
Nella loro lotta Anne parte sconfitta, perché la debolezza di Cécile è imputabile unicamente alla sua giovinezza, e perché la ragazzina, seppure nella sua irresponsabilità, acquisisce di pagina in pagina una sicurezza di sé superiore alla sua età; Anne invece, nonostante una maturità anagrafica, resta insicura, e le calma che ostenta è evidentemente una maschera che cela una donna debole, che non è mai stata sicura del suo fascino e del suo valore. Il loro è uno scontro fra donne, e vince quella che meglio padroneggia le arti femminili. Alla fine l’eterna ragazzina Cécile si dimostra, se provocata, capace di reagire come una donna di mondo, mentre Anne si rivela per l’adolescente, insicura, musona, scontenta e innamorata che è, e anche una donna disonesta che si impone una maturità fittizia che le serve solo a celare un carattere infantile e insicuro. Proprio da come reagisce al tradimento - tradimento prevedibilissimo - si capisce inoltre che la sua era stata una vita protetta e banale, lontana dai tumulti della vite e dell’umanità nei quali, invece, Cécile naviga a suo agio.
Non sono solo due personaggi e due modi di vita che si scontrano, ma due filosofie e due classi sociali la cui lotta ci riporta alla temperie culturale dell’epoca, alla Parigi dell’esistenzialismo e delle avanguardie dalla quale la giovane Sagan - che, quando scrisse Bonjour Tristesse, aveva più o meno l’età di Cécile – è solo apparentemente lontana. Al di là della teoria del vitalismo panico di Bergson, che ha segnato il secolo scorso almeno quando quella del dionisiaco di Nietzche, quello messo in atto da Cécile è il principio esistenzialista che la vita va vissuta, al di là del bene e del male. Con la sua sola luminosa, contraddittoria esistenza, rivela quanto vuoto, quanti rancori e malafede si celino dietro i valori tradizionali. Come le giovani donne della sua epoca, come la giovane Sagan ma Simone de Beauvoir, Cécile rifiuta i concetti, tradizionali e borghesi, di amore, matrimonio e responsabilità, e “combatte” in nome della libertà, del diritto rivendicato dai giovani di sbarazzarsi di tutto ciò che è impegno, responsabilità, monotonia, fatica, opponendo l’indolenza alla disciplina, l’irresponsabilità al senso del dovere, la meschinità calcolatrice borghese alla lussuosa dissipatezza che non si cura delle sue conseguenze dei suoi gesti : il piano di Cécile infatti non è altro che un’espressione dell’atto gratuito teorizzato da Gide e esaltato dagli esistenzialisti.
Oltre al suo contesto filosofico, le tematiche del romanzo sono molteplici : perdita dell’innocenza, complessi edipici irrisolti, repressione del senso di colpa, il dominio della giovinezza che si pone al di sopra del bene, del male e di qualsiasi altra legge - tematiche che, insieme all’ambiente in cui i personaggi si muovono, ci riporta alla stagione dell’Estetismo (l’unico autore che a Cécile piaccia e che cita spesso è Oscar Wilde) e, soprattutto, la tematica della libertà. Quello a cui il titolo allude è infatti che la tristezza è il prezzo da pagare per restare fedeli a se stessi.
“The object of his affection. His beloved. Does anyone question whether the beloved loves in return? Does the beloved have any choice?”
Memorie di Antinoo
Premessa : quanto mi manca l’antica Roma!! Dieci anni di intensa frequentazione fra liceo e università, e fra di noi è ancora come se fosse il primo giorno, un amore ininterrotto con violenti ritorni di fiamma! Sarà poi che ultimamente le solite letture mi hanno un po’ stancata,
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Memorie di Antinoo
Premessa : quanto mi manca l’antica Roma!! Dieci anni di intensa frequentazione fra liceo e università, e fra di noi è ancora come se fosse il primo giorno, un amore ininterrotto con violenti ritorni di fiamma! Sarà poi che ultimamente le solite letture mi hanno un po’ stancata, ma il mio attuale passatempo è crogiolarmi nei romanzi storici. Alcuni sono penosi - li leggo comunque con l’occhio dell’addetta ai lavori, gli errori e gli anacronismi difficilmente mi sfuggono - altri sono troppo fantasiosi, e altri invece sono veramente ben scritti e costruiti : “Eromenos” è uno di questi. Il protagonista è Antinoo, il bellissimo e malinconico favorito dell’Imperatore Adriano, una delle mie prime cotte immaginarie, l’oggetto di una specie di attacco di sindrome di Stendhal quando vidi per la prima volta l’Antinoo Farnese e istintivamente feci scivolare le mie dita di bambina fra quelle della statua ( eh sì, l’ho toccato!). Anni dopo ho letto “Memorie di Adriano” e vi ho scoperto – o ritrovato – un mondo e un universo che mi erano familiari. Proprio “Memorie di Adriano” rappresenta il contesto dal quale si muove l’opera, il suo antefatto e il suo sfondo. Passi dell’opera della Yourcenar – il background familiare di Antinoo, gli episodi in Arcadia, la caccia, la notte a Smirne - vengono inseriti nella narrazione, citati, rielaborati e presupposti, e soprattutto raccontati dal punto di vista di Antinoo. Mentre nel romanzo della Yourcenar il narratore è Adriano, qui infatti è Antinoo, nella sua ultima notte di vita, a prendere la parola e a raccontare gli anni trascorsi a fianco dell’uomo più potente del mondo, nella posizione difficile di favorito ufficiale. Prima di morire, decide di lasciare una testimonianza della sua storia.Questa storia, nelle sue linee generali, è nota, o dovrebbe esserlo : nacque in Bitinia, in Asia Minore, nel 111 d.C. Non era di famiglia ricca o nobile e passò la sua infanzia in quella provincia isolata e arretrata, dove la saggezza greca si mescolava all’irrazionalità asiatica, a contatto con la natura e con i miti. Nel 124 a.C., a 13 anni - infatti nelle statue più antiche si vede che Antinoo è proprio un bambino - non si sa come attira l’attenzione dell’imperatore e da allora, come dice l’Adriano della Yourcenar, lo accompagnò in tutti i suoi viaggi. A 19 anni Antinoo annegò nel Nilo, una morte misteriosa sulla quale si carca di gettare luce da 2000 anni, senza risultato, avanzando le ipotesi più disparate : un incidente? Un omicidio? Un suicidio? Un sacrificio rituale e spontaneo per l’imperatore? Storici ostili addirittura accusano Adriano di averlo costretto a questo gesto, ipotesi contraddetta dal dolore di Adriano in seguito alla sua perdita e dal fatto che Adriano è stato uno degli imperatori meno sanguinari della storia. Nessuno sa cosa accadde al vero Antinoo, come e perché sia annegato nel Nilo, come l’Imperatore abbia potuto perdere così ciò che aveva di più prezioso… ma la sua morte tragica e misteriosa, messa a confronto con un viso riprodotto migliaia di volte e sempre malinconico e triste in ognuna, è la prova di quanto la sua esistenza privilegiata celasse un’anima tormentataOltre che per la sua morte, Antinoo è una figura particolare e straordinaria anche per le circostanze in cui ci sono pervenute le sue notizie : di nessun personaggio dell’antichità, di nessun personaggio in assoluto fino all’invenzione della fotografia e del cinema, ci restano così tante riproduzioni. Così a distanza di duemila anni possiamo seguire la sua crescita, ammirare il viso rotondo del bambino tredicenne che si affina in quello del ragazzino malinconico e dell’adulto triste, il suo giovane corpo crescere, le sue fattezze adattarsi a interpretare ogni divinità… Adriano era ossessionato dalla sue immagine e la impose all’Impero attraverso una profusione senza eguali di statue, busti, ritratti, monete, gemme, incisioni, disegni e bassorilievi, una sorta di servizio fotografico ante litteram e un caso unico nell’arte di tutti i tempi : un volto di un ragazzo conservato solo a causa dell’amore di un uomo. Il volto più conosciuto dell’antichità non è un politico, un sovrano, una regina, uno scrittore, uno scienziato, ma è un adolescente, un giovanissimo favorito che nei suoi innumerevoli busti e statue è sempre serio e triste; in ogni museo, quando lo si intravede fra tutte le altre statue, prima ancora di mettere a fuoco i suoi lineamenti, inconfondibili nella loro delicatezza, di Antinoo risalta l’aura malinconica, l’espressione ombrosa e assorta nella sua tristezza. A questa ricchezza iconografica si accompagna poi un totale silenzio su tutto il resto. Oltre a essere l’unico ed essere stato così ritratto, Antinoo è anche l’unico di cui non ci è riportata nemmeno una parola. Dell’età di Adriano abbiamo citazioni che ci fanno sentire le voci di tutti, dai senatori ai sicofanti agli scrittori al popolo alle etere, una folla multiforme, variopinta e rumorosa, nella quale l’unica figura triste, Antinoo, è anche l’unica figura silenziosa. Bellezza, tristezza, silenzio, una vita scandalosa cominciata a tredici anni e un misterioso suicidio : questo ci resta di Antinoo. Una figura triste e tormentata che dopo la morte è stata divinizzata, un culto durato per secoli, il compimento di una storia d’amore in cui si intrecciano Eros e Thanatos, che ha segnato l’arte e la storia e che ha dato origine all’ultima divinità pagana dell’antichità, un amore maledetto dai posteri e che si è impresso nell’immaginario collettivo con il volto dai tratti malinconici di un giovane dal fascino. Perciò, tornando a “Eromenos”, fa uno strano effetto vedere la storia attraverso il punto di vista di Antinoo, vedere rompere il silenzio che avvolge questa figura tragica nella sua drammatica giovinezza. Il romanzo, risulta diviso in quattro sezioni – Terra, Aria, Fuoco e Acqua – ognuna delle quali descrive un momento diverso della vita di Antinoo e la cui unione assume un preciso valore simbolico e rituale che prelude al sacrificio finale. Dal punto di vista della struttura, abbiamo un romanzo di formazione ambientato nel II secolo, storicamente accuratissimo e scritto in uno stile accattivante e piacevole, con rigorosa attenzione e accuratezza nella descrizione della società romana; sebbene la storia sia romanzata, ci sono molti tratti realistici in quelle che dovevano essere le interazioni fra l’imperatore e il giovane favorito. Cresciuto in solitudine a contatto con la natura, in un mondo in cui la sapienza greca si mescola a superstizioni e leggende orientali, nell’atmosfera fiabesca e magica del mondo senza tempo della Bitinia, Antinoo è un bambino aggraziato, timido, ombroso e obbediente, di indole affettuosa e riflessiva e di una saggezza che è frutto della sua infanzia solitaria, del suo intenso rapporto con la natura e della sua immaginazione e sensibilità. Questa specie di pastorello è però destinato a una vita che non avrebbe mai immaginato. L’autrice fa quindi un ottimo lavoro nel descrivere in modo interessante e commovente la crescita di Antinoo, facendosi seguire i passi aggraziati di un ragazzino ingenuo, proveniente da una provincia lontana e da una vita semplice, che si fa strada nel cuore dell’Impero con candore, confusione e inconsapevolezza e si lascia travolgere da una relazione nella quale fin dall’inizio emerge che, nonostante l’amore e l’adorazione concessegli, non sarebbe mai stato considerato dal suo amante un suo uguale. Attraverso la figura del giovanissimo Antinoo ritornano domande senza tempo : qual è la natura dell’amore, del controllo e del potere? È a queste implicazioni che allude il titolo. Benché, secondo i canoni dell’epoca, la relazione fra erastès e eromenos fosse un contratto socialmente codificato, la relazione fra Antinoo e l’imperatore doveva trascendere questi confini, dal momento che i sentimenti di Adriano – quelli di Antinoo sono sconosciuti – e la loro ostentazione sono un unicum che non ha eguali nella storia di Roma, storia che degli imperatori ha tramandato stravaganze peggiori. Perciò il romanzo approfondisce i risvolti emotivi di questo rapporto, dando voce al suo elemento debole, l’oggetto dell’adorazione di quello che all’epoca era l’uomo più potente della terra. Attratto dalla sua bellezza e dall’eredità spirituale greca che Antinoo incarnava, dopo averlo incontrato per caso Adriano decide di portarlo a Roma con sé, affinché gli fosse impartita l’educazione raffinata che lo avrebbe reso degno di diventare il suo eromenos ufficiale. Così, praticamente raccolto da bambino, Antinoo cresce in fretta nell’ambiente lussuoso e corrotto della corte imperiale e riceve un’educazione principesca. Gradualmente si affeziona all’imperatore, che considerava un dio in terra e che all’inizio non riusciva nemmeno a guardare, in preda alla timidezza.Quello che all’inizio si stabilisce con Adriano è un rapporto di paideia in cui Adriano è innegabilmente una figura paterna nei confronti del bambino che si era proposto di crescere, formare e modellare, fino a renderlo non solo il suo compagno, ma anche l’incarnazione di tutti i sui ideali. La trasformazione dell’imperatore, amichevole e gentile, in uomo in tutto e per tutto, con desideri che sarebbe spettato a lui soddisfare, per Antinoo è un primo trauma. L’autrice qui è molto brava a farci capire che Antinoo era consenziente… ma nella misura in cui si può essere consenzienti a qualcosa di cui si ha solo una vaga idea e che si può solo subire. Così, con timidezza e imbarazzo, subisce l’iniziazione fisica al suo ruolo di eromenos, impara a convivere con le implicazioni sessuali del suo nuovo status, si adatta gradualmente ai gesti dell’amore fisico, li impara senza sentirvisi mai del tutto a proprio agio e sempre consapevole del fatto che anche in ambito sessuale, come in tutti gli altri, Adriano era in una posizione di dominio e di supremazia. Per questo la soggezione iniziale di Antinoo, anche dal punto di vista sessuale, non viene mai meno. Da subito quindi, anche nei primi tempi felici, Antinoo deve convivere con lo stress di una relazione fisicamente molto intensa, ma che non poteva diventare amore né amicizia. Sebbene il suo fosse un ruolo ambiguo e scandaloso, riesce con grazia a mantenersi puro, gentile e affettuoso e ad adattarsi alla sua nuova vita, ancora più lussuosa di quella precedente. Silenzioso e misterioso, obbediente e riservato, proprio perché outsider riesce a farsi una visione lucida e profonda del mondo che lo circonda. Inoltre, viaggiando con Adriano e venendo a contatto con le più grandi personalità dell’epoca, politici, poeti, filosofi, sacerdoti, ha la possibilità di maturare, di aprire la sua mente e di approfondire la sue cultura, e di crescere non solo in esperienze, ma anche in saggezza e consapevolezza. All’inizio il suo trasporto emotivo verso l’imperatore resta forte e sincero, ma da subito la disparità del loro rapporto mina qualsiasi sentimento positivo Antinoo provasse. Sebbene Antinoo resti affezionato a colui che comunque restava la persona più importante della sua vita, la sua unica famiglia e il suo unico punto di riferimento, presto infatti capisce che quello che prova non è mai amore, perché l’amore avrebbe presupposto un rapporto alla pari, mentre lui fin dall’inizio non aveva mai avuto scelta. Alla luce di questa acquisita consapevolezza, suo malgrado deve rivedere tutta la sua storia : al di là della generosità di Adriano e dell’onore concessogli, una volta che l’imperatore aveva scelto a chi accordare il suo favore, non c’era altra scelta che obbedire, un rifiuto avrebbe compromesso tutta la sua famiglia. Così Antinoo - che già durante la “prima notte” si era sentito umiliato da una sottomissione che lo faceva sentire accomunato agli schiavi - è diviso fra il suo senso del dovere nei confronti dell’imperatore e la sua indole greca, che lo porta alla libertà e all’insofferenza. Sebbene la sua posizione di favorito ufficiale lo rendesse addirittura potente e influente, Antinoo fin dall’inizio è consapevole che il suo legame con Adriano era destinato a finire. Qualunque sentimento ci fosse fra lui e l’imperatore, di qualunque natura fosse questo era funestato dalla consapevolezza che, quando Antinoo sarebbe stato ufficialmente riconosciuto come adulto, avrebbe dovuto essere messo obbligatoriamente da parte : per gli antichi romani non c’era nulla di più scandaloso e moralmente riprovevole come la relazione fra due uomini adulti, sarebbero state compromesse la credibilità e la stabilità dell’impero di Adriano. Perciò con l’incombere dell’età adulta e della necessità di emanciparsi, più Antinoo cresce, più si avvicina ai 20 anni, e più tutti quelli che lo circondano, Adriano stesso, cercano di pensare al dopo, al suo successore, a come sistemarlo dopo l’allontanamento dalla corte. La sua tragedia è che, una volta messo da parte dall’imperatore, non gli sarebbe rimasto niente non tanto dal punto di vista materiale – anche se Adriano fa chiaramente capire che non avrebbe continuato a mantenerlo – quanto da quello affettivo : per forza di cose, l’imperatore era tutto il suo mondo. Inoltre tutti i suoi sacrifici, la perdita della libertà e l’annullamento del suo io, si sarebbero rivelati vani. Adriano poi – aspetto sul quale insiste anche la Yourcenar – era un amante difficile. Sappiamo dalla storia quanto egli potesse rivelarsi capriccioso e involontariamente crudele. Passate la tenerezza e l’indulgenza iniziali, comincia a pretendere da Antinoo qualcosa che nessuno avrebbe mai potuto dargli. Nonostante il suo indiscusso genio e la sua apertura mentale, in Adriano realmente cresceva il bisogno di dominare e controllare tutto ciò che lo circondava e per questo la sua relazione con Antinoo non perde mai del tutto le modalità di quella fra padrone e schiavo, fra possessore e oggetto, e man mano che Antinoo cresce in età e in consapevolezza, diventa una continua sfida che Antinoo non poteva e non doveva vincere. Con la sua ossessione di controllo – probabilmente una deformazione professionale inevitabile quando si è il padrone del mondo – Adriano arriva perfino a mettere in pericolo la vita di Antinoo, in quella scena della caccia piena di presagi di morte, e qui si raggiunge il punto di rottura : “Hadrian is the master of every man’s destiny, down to the lowest slave in Rome, whereas I cannot even become the master of my own”. Antinoo non può, non gli è concesso superare il fatto che Adriano era l’imperatore, una figura onnipotente e divina, della quale però doveva sopportare i difetti e le debolezze. L’ambiguità della sua vita sta proprio nel fatto che, mentre la sua posizione privilegiata gli consentiva di conoscere le debolezze segrete dell’imperatore, di essere l’unico testimone dei suoi moment di vulnerabilità e di crudeltà, l’unico a poter entrare in intimità con la sua personalità non ufficiale, comunque non avrebbe mai potuto affrontarlo da pari a pari. Il bisogno di controllo di Adriano alla fine ha la meglio sull’affetto di Antinoo, che racconta come avrebbe concesso spontaneamente il suo amore e la sua sottomissione all’imperatore se solo questi avesse chiesto, e non imposto e preso : “Once I believed our life together represented a great love, like the heroes of old, the bonds of the Sacred Band. Instead, it is about power and control. Hadrian holds all that power, always has, and always will.” Perciò diventa per lui molto difficile restare nelle sue grazie senza perdere il rispetto di sé. Inevitabilmente, a sua volta anche Antinoo sperimenta in prima persona il potere su altri esseri, prova a un certo punto a imporre a altri quello che era imposto incessantemente a lui… ma ogni volta, come nell’episodio della schiava o della prostituta, si ritrova costretto a identificarsi con le sue vittime, a riconoscersi in loro e nella loro impotenza e umiliazione e ad ammettere che non stava facendo altro che mettere altre persone nella posizione in cui era costantemente lui. Sebbene “adorato” dall’imperatore, Antinoo è poi molto solo : invidiato, temuto, adulato, nessuno perde però l’occasione per rimetterlo al suo posto, per rinfacciargli la sua posizione, sminuirlo e umiliarlo, atteggiamento condiviso dalle due prostitute con le quali ha a che fare, che in maniera diversa lo accomunano a se stesse, gli dicono chiaramente anche lui non stava facendo altro che prostituirsi. Invano Antinoo cerca di legarsi a qualcuno, di provare sentimenti e di stabilire dei legami che lo portino a una maggiore sicurezza a consapevolezza di sé, ma non può fare altro che osservare tutti quelli che lo circondano dall’esterno, separato da loro da mille, invisibili, invalicabili barriere. Nello stesso tempo doveva convivere con la necessità di difendersi continuamente dai tentativi di coinvolgerlo negli intrighi di stato, le pressioni di chi cercava di usarlo per avvicinarsi all’Imperatore, dei suoi nemici che volevano minare la sua influenza, la vergogna del dover convivere con umiliazioni e pettegolezzi, la consapevolezza di non essere altro che uno schiavo agli occhi del mondo. Ma a distruggerlo non è questo. Come dice la Yourcenar, l’incontro con Antinoo per Adriano è stato l’incontro con qualcuno che rappresentava il suo ideale umano, la Grecia e l’Asia, il mistero e la bellezza, una persona che incarnava in una forma perfetta tutte le sue aspirazioni, quello che aveva sempre cercato. È Antinoo stesso a un certo punto a rendersi conto che, trasformandolo in un dio, riproducendo ossessivamente le sue fattezze nelle vesti di Apollo, Dioniso, Ganimede e identificandolo con queste divinità, Adriano non solo smetteva di vederlo nelle sue caratteristiche umane e personali, ma non faceva altro che ribadire che Antinoo era una sua creatura, lo specchio delle sue fantasie, la sua creazione più perfetta, e il tributo più grande al suo genio, la fonte in cui, novello Narciso, poteva specchiarsi. Suo amato e insieme sua creazione, suo schiavo e suo dio, venerato e trascurato, idealizzato e abbandonato e ad ogni modo sottomesso, Antinoo non era mai veramente sicuro dei sentimenti di Adriano per lui, perché si rendeva conto che l’imperatore si era infatuato di una figura idealizzata che poteva distruggere in ogni momento; questa consapevolezza distrugge in lui la speranza, segretamente coltivata, di poter essere amato per se stesso, indipendentemente dalla sua bellezza : Adriano lo adorava come un dio, ma nello stesso tempo trascurava l’essere umano e il ragazzino, gli offriva il mondo ma era indifferente ai suoi bisogni più elementari, e non amava lui, ma l’immagine che di lui si era creato e aveva imposto al mondo. La gabbia dorata diventa così anche una prigionia psicologica, e Antinoo non riesce a sopportarla : “I stayed well away from balconies, ledges, and steep stairwells, in order to prevent any danger to Hadrian, or myself, of falling, being shoved down, as well as to avoid confronting that part of myself which always felt tempted to jump, or push”. Soffocato dalla convivenza con Adriano e dalla crudele consapevolezza di non poter aspirare a nessun tipo di individualità o libertà, Antinoo si abbandona a una depressione inconscia e dolorosamente messa a tacere. La vera tragedia di Antinoo è quella di non poter conoscere se stesso, di non potersi immaginare al di fuori del suo ruolo di “consorte” imperiale. Il memoriale che decide di scrivere prima di suicidarsi quindi non è altro che un’estrema disperata ricerca della sua identità, per scoprire nell’imminenza della morte chi era e chi avrebbe potuto essere. La forza che negli anni sviluppa è una forza che gli serve solo per distruggersi. Tutto il suo cammino, la sua crescita, la sua evoluzione, le sue conquiste possono avere un solo scopo e un solo risultato : sacrificare se stesso. Il suo suicidio si comprende alla luce del suo percorso esistenziale : un suicidio per legare per sempre a sé Adriano, per costringerlo a vivere nel ricordo e nel rimorso, un sacrificio nel valore rituale del quale Antinoo crede, ma che usa anche come unica via di fuga possibile e come unico mezzo per realizzare il desiderio di essere almeno per una volta padrone del suo destino. Infatti l’ultima parola che pronuncia è “Io” : solo nel sacrificio e nella morte riesce a riaffermare la sua identità. Immergersi nell’acqua – alla quale Antinoo si riferisce, divinizzandola, con il pronome “she” – può perciò essere letto come il ritorno al grembo materno, un tentativo di rinascita. Suo malgrado, questo gesto dà origine a un vero e proprio culto religioso : dopo la divinizzazione, per gli antichi Antinoo era un dio a tutti gli effetti. Su Antinoo ho letto tanto, sia studi che monografie che romanzi, ma questo libretto mi ha davvero colpita perché, in poche pagine, riesce a cogliere il punto, a mettere in scena il dramma di Antinoo e la tristezza di una vita, di una giovinezza stroncate, di un ragazzino che proprio grazie alla sua tragica fine è riuscito a sconfiggere il tempo, a fare suoi un Impero, la storia, e chiunque, in qualsiasi parte del mondo, incontri il suo sguardo triste, malinconico e pieno di segreti.
Spread Btp -Bund, le origini : «Signor Germania, che guaio! Il peggio che potesse capitarci! Italia è diventato un nostro alleato»
Questo manga, dietro un’apparenza superficiale e disimpegnata, è in realtà un’analisi arguta e intelligente dei rapporti frai paesi occidentali e soprattutto delle figure ridicole dell’Italia sulla scena internazionale, delle quali l’autore descrive in maniera esilarante, spassosissima e storicament
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Questo manga, dietro un’apparenza superficiale e disimpegnata, è in realtà un’analisi arguta e intelligente dei rapporti frai paesi occidentali e soprattutto delle figure ridicole dell’Italia sulla scena internazionale, delle quali l’autore descrive in maniera esilarante, spassosissima e storicamente impeccabile la genesi storica. La prima scena, quella dell’Assemblea Mondiale con l’intervanto finale dell’Italia, più che una vignetta mi sembra una cronaca fedele e giornalisticamente accurata dell’ultimo G20. I rapporti fra Italia e Germania, dietro un fan service ironico e tutto sommato ben fatto, riflettono in maniera impressionante gli eventi degli ultimi anni e specialmente degli ultimi giorni, fra le risate della Merkel e Sarkozy e i tentativi di esorcismo delle altre nazioni. “Io sono Italia. Sono un gran burlone che va matto per la pasta e per la pizza” (e per la g....a, n.d.r.) “In quel momento Germania non poteva immaginare che quell’incontro avrebbe cambiato per sempre il suo destino” “Germania! Dammi un lavoro! Sono povero!” “Sono scappati tutti quanti in così poco tempo? Gente esperta” Vignette o realtà? La risposta è tutti i giorni al telegiornale!
1Q84
Recensione in progress, e ci vorrà tempo a finirla, perché a scriverla di getto si trasforma dopo le prime righe in un'appassionata dichiarazione di amore eterno e incondizionato. Quest'uomo non è un essere umano comune, il suo cervello - o forse i suoi cervelli, ognuno dei quali con un q.i. di 200 ... (continue)
Recensione in progress, e ci vorrà tempo a finirla, perché a scriverla di getto si trasforma dopo le prime righe in un'appassionata dichiarazione di amore eterno e incondizionato. Quest'uomo non è un essere umano comune, il suo cervello - o forse i suoi cervelli, ognuno dei quali con un q.i. di 200 - usa funzioni che i nostri non hanno. 1Q84 è il suo capolavoro, e il capolavoro del secolo.
Bonjour Tristesse
L’autunno sta proprio arrivando… ed è per questo che oggi ho voglia di parlare di un romanzo che sa d’estate, una pigra e calda estate in Costa Azzurra, che ci mostra l’assolata riviera francese, una villa a picco sul mare, nascosta dalla pineta, che descrive ore e ore passate a crogiolarsi in spiag ... (continue)
L’autunno sta proprio arrivando… ed è per questo che oggi ho voglia di parlare di un romanzo che sa d’estate, una pigra e calda estate in Costa Azzurra, che ci mostra l’assolata riviera francese, una villa a picco sul mare, nascosta dalla pineta, che descrive ore e ore passate a crogiolarsi in spiaggia, la salsedine sulla pelle abbronzata, la sabbia, il mare, la pineta, il caldo, i granelli di sabbia bollente che scorrono fra le mani come il tempo, in modo molle, pigro e senza scopo, un’atmosfera raffinata, lussuosa e decadente, il mare sempre presente, feste mondane, auto da corsa, sigarette e whisky, ville sul mare, vita facile, la smania di futili divertimenti … così, in questo scenario dorato e indolente, comincia un libro che ha fatto storia e che scandalizzò la società francese, un caso editoriale scritto da una diciannovenne e che può considerarsi come l’elogio dell’irresponsabilità.
Cecile, un’adolescente ricca, viziata ma candida e spontanea, trascorre l’estate dei suoi diciassette anni con suo padre e la sua amante, Else; lei stessa afferma che all’inizio dell’estate erano tutti “felici”. Abituata a vederlo passare da una donna all’altra, anche Cécile ha imparato ad imitare lo stile di vita edonistico di suo padre e così passano da un divertimento all’altro, frequentando persone dalla vita più o meno scandalosa, alle quali si chiedeva solo di essere belle e spiritose, senza concedere mai veramente nulla di se stessi, trascinano giornate pigre e lussuose in un’incantata e dorata monotonia e in un’atmosfera di esasperato edonismo, nel totale vuoto di valori e nella ricerca ossessiva del piacere e di gratificazioni effimere. A un certo punto Cécile intreccia una relazione con Cyril, un vicino di casa innamorato di lei, relazione basata più sulla curiosità e sull’istinto che su un reale coinvolgimento; Cyril è infatti è il tipico ragazzo che le donne usano, che risveglia l’istinto di affilarsi gli artigli sulle persone buone: equilibrato, corretto, onesto, era l’unico a scandalizzarsi per la strana situazione familiare di Cécile.
A un certo punto viene invitata Anne, un’amica della defunta madre di Cécile, il cui arrivo di Anne minaccia la loro esistenza e il loro equilibrio. Anne è molto diversa dalle altre donne di Raymond : è colta, elegante, intelligente, una vera signora, e appena arriva comincia a rompere (non c’è un sinonimo che descriva meglio la situazione) e le rovina le vacanze : non c’è niente dell’estate di Cécile che le vada bene, vuole che Cécile mangi di più, si alzi presto, studi per l’esame che deve dare a ottobre, che non frequenti più Cyril… fin dal primo giorno è chiaro che dopo il suo arrivo non sarebbe stato più possibile rilassarsi. Da un lato, però, a Cécile tutte queste attenzioni fanno piacere : cresciuta senza madre e nell’inconscia consapevolezza che nel suo modo di vivere, secondo il senso comune, c’era qualcosa di sbagliato, è lusingata all’idea che una donna tanto superiore a loro si prenda cura di lei. Per questo, quando suo padre lascia Else, la giovane amante che aveva portato in vacanza con loro, e le annuncia che lui e Anne si sarebbero sposati, si mostra ed è entusiasta. Ma questo idillio a tre dura poco e presto comincia fra le due donne, così diverse per età e personalità, una sottile lotta di potere che cela molto di più che una classica rivalità matrigna / figliastra.
Attraverso Anne e Cécile si scontrano due modi di vivere, due filosofie dell’esistenza, due modi di essere donna e due modi di concepire la realtà.
Questa dualità e questo scontro segnano sia la struttura del romanzo che il suo proseguimento e l’evoluzione dei suoi personaggi. Il romanzo infatti si divide in due parti : nella prima Cécile si comporta come una bambina, mentre nella seconda agisce da adulta. Nella sua evoluzione risaltano l’uso simbolico del sole e del mare, simboli rispettivamente del padre e della madre, che dimostra quanto Cécile fosse stordita dal primo e sentisse la mancanza della seconda. Il padre, con la sua splendente luminosità, confonde Cécile, trattandola contemporaneamente come una bambina e come un’adulta, mentre, ogni volta che qualcosa la turba e la va male, come quando litiga con Anne e ha la peggio, Cécile corre dal mare come un bambino si rifugia dalla madre. La figura materna che si ritrova, quella rappresentata da Anne, indipendentemente dai suoi comportamenti è estranea e artificiale e Cécile non riesce a accettarla; questa realizzazione segna il passaggio dalla prima parte alla seconda, dall’infanzia all’età adulta, quando Cécile si riconosce come donna e come donna affronta la rivale. Nasce quindi una nuova Cécile cinica e manipolativa, che può difendersi solo con le armi del suo mondo e che non esita a usarle.
Determinata a impedire il matrimonio, complotta con Cyril e Elsa per far ingelosire suo padre e spingerlo a tentare di riconquistare la vecchia amante, tradendo Anne. Secondo il piano, Elsa e Cyril avrebbero dovuto fingere di avere una relazione per far ingelosire suo padre e spingerlo a tradire Anne per riconquistare Else. Questo piano, naturalmente, ha successo. Ma aver sottovalutato la sensibilità di Anne, l’essersi scagliata contro di lei come contro un’entità astratta e imperturbabile e non una persona dotata di sentimenti, porta a tragici risultati che segneranno l’inconscio di Cécile per sempre.
Questo breve romanzo si presenta innanzitutto come lo scontro fra due individualità femminili, una, Cécile, apparentemente resa debole dalla sua stessa giovinezza, ignoranza, incoerenza e frivolezza, e l’altra, Anne, forte della sua esperienza, signorilità e maturità. Ma, com’è naturale, è alla giovane Cécile così bamboccia, tutta istinti e capricci, che vanno le simpatie del lettore.
Il personaggio di Cécile è fatto benissimo, è una simpaticissima figura di adolescente, che dell’adolescenza incarna tutte le contraddizioni, le esagerazioni, gli estremismi e gli smarrimenti, la noncurante crudeltà che costituisce la magia della gioventù, la convinzione che tutto le sia dovuto. Figlia del tipico seduttore alla Kierkegaard, Cécile è difficile da definire, perché rappresenta l’arroganza e la dolcezza della giovinezza, quel momento di grazia e fragilità unico nella vita, quel fluire incandescente di stati d’animo, istinti, capricci e sensazioni che ancora non si sono sedimentati in una personalità univoca. Come il Bergson che si affanna invano a studiare, Cécile incarna l’eterno divenire, lo slancio vitale che non si è ancora fossilizzato e spento in forme definite, il fuoco della vita che ancora il tempo non ha spento. Le è estranea qualsiasi introspezione, perché anche una minima pausa riflessiva avrebbe interrotto lo slancio vitale, l’immersione nella realtà. È lei stessa che definisce il gusto del piacere e della felicità l’unico tratto coerente del suo carattere. Di conseguenza, rifiuta qualsiasi tipo di impegno, di coerenza a e di serietà, di riflessione sull’esistenza; riconosce che i suoi piaceri sono dovuti al denaro - uscite, cinema, teatro, vestiti nuovi, dischi, fiori, corse in macchina, cocktail nei caffè all’aperto - ma con ironia rifiuta di disprezzarli, li definisce facili solo perché aveva sentito dire che lo sono. Epitome della giovinezza, dichiara che i giovani non le piacciono, manifesta in continuazione il bisogno di provocare e di scandalizzare, tipico degli adolescenti, e intanto si crogiola in uno stato di sensualità, pigrizia e cinismo che però non le impedisce di riconoscere le pulsioni, violente e inconsce, che agitavano il suo animo spontaneo. Al di là del suo innato cinismo verso l’umanità, l’amore e ogni tipo di sentimento, la sua ingenuità non è solo apparente, ma è lo stupore di un giovane essere agli occhi del quale il mondo è ancora nuovo e i valori sono tutti da creare.
Sedimentata e fossilizzata è invece la quarantaduenne Anne, che dello slancio vitale serba solo lontani ricordi. Misurata, discreta, razionale, pacata, equilibrata… Anne è francamente noiosa nella sua fredda perfezione e dà fastidio al lettore – immerso in un’atmosfera di sole, mare e spiaggia – quanto dà fastidio a Cécile. Priva di calore e umanità e del tutto incapace di mettersi nei panni di una ragazzina, sa solo darle ordini e giudicarla, dimostrando che lei non era mai stata giovane.
Secondo Cécile era dotata di «una pace dei sensi che metteva soggezione», «disprezzava ogni eccesso» e «non si concedeva mai una vera vacanza»; la conclusione dell’analisi che Cécile fa della sua madre / rivale è che «quell’indifferenza era la sola cosa che le si potesse rimproverare». Quello di Cécile è occhio puro della gioventù di fronte al quale gli adulti non possono mentire : alla ragazzina non sfugge che l’equilibrio di Anne non era la dura conquista dell’età e dell’esperienza, ma una resa incondizionata, una sconfitta che l’aveva lasciata mutilata, priva della capacità di appassionarsi e di annoiarsi. E questa maschera si incrina di continuo, rivelando una vulnerabilità celata sotto l’autorevolezza.
Il primo segno della sua insicurezza e della sua bassa autostima è proprio la sua attitudine a imporre agli altri cosa fare, a organizzare le vite di quelli che la circondano in una sterile mania di ordine e controllo tipica di chi non si ritiene in grado di affrontare imprevisti.
Inoltre, la malafede di Anne è evidente proprio nel suo innamorarsi del frivolo, superficiale e mondano padre di Cécile; all’inizio la ragazzina avvisa il suo edonista genitore che Anne non si sarebbe mai interessata a lui, perché era troppo intelligente e aveva troppo rispetto di sé e perché era troppo diversa dalle donnicciole con le quali aveva successo; invece Anne accetta immediatamente la sua corte e la sua proposta di matrimonio. Basta solo questo a dirla lunga su quanto il suo olimpico equilibrio fosse solo una costruzione artificiale e su come la sua presunta e ostentata superiorità celasse una donna insicura in cerca di lusinghe.
Vediamo poi che Anne quella sua calma innata la perda facilmente e in continuazione, di come sia l’unica, in quel mondo di pulsioni ostentate, ad avere scatti d’ira e parole maligne. La sua maturità è noiosa, pedante e artificiosa, se confrontata con la spontanea immaturità di Cécile, e la sua intelligenza, l’efficienza e responsabilità di Anne sono gelide e celano un vuoto altrettanto profondo, ma molto meno onesto, di quello di Raymon e Cécile.
Nella loro lotta Anne parte sconfitta, perché la debolezza di Cécile è imputabile unicamente alla sua giovinezza, e perché la ragazzina, seppure nella sua irresponsabilità, acquisisce di pagina in pagina una sicurezza di sé superiore alla sua età; Anne invece, nonostante una maturità anagrafica, resta insicura, e le calma che ostenta è evidentemente una maschera che cela una donna debole, che non è mai stata sicura del suo fascino e del suo valore. Il loro è uno scontro fra donne, e vince quella che meglio padroneggia le arti femminili. Alla fine l’eterna ragazzina Cécile si dimostra, se provocata, capace di reagire come una donna di mondo, mentre Anne si rivela per l’adolescente, insicura, musona, scontenta e innamorata che è, e anche una donna disonesta che si impone una maturità fittizia che le serve solo a celare un carattere infantile e insicuro. Proprio da come reagisce al tradimento - tradimento prevedibilissimo - si capisce inoltre che la sua era stata una vita protetta e banale, lontana dai tumulti della vite e dell’umanità nei quali, invece, Cécile naviga a suo agio.
Non sono solo due personaggi e due modi di vita che si scontrano, ma due filosofie e due classi sociali la cui lotta ci riporta alla temperie culturale dell’epoca, alla Parigi dell’esistenzialismo e delle avanguardie dalla quale la giovane Sagan - che, quando scrisse Bonjour Tristesse, aveva più o meno l’età di Cécile – è solo apparentemente lontana. Al di là della teoria del vitalismo panico di Bergson, che ha segnato il secolo scorso almeno quando quella del dionisiaco di Nietzche, quello messo in atto da Cécile è il principio esistenzialista che la vita va vissuta, al di là del bene e del male. Con la sua sola luminosa, contraddittoria esistenza, rivela quanto vuoto, quanti rancori e malafede si celino dietro i valori tradizionali. Come le giovani donne della sua epoca, come la giovane Sagan ma Simone de Beauvoir, Cécile rifiuta i concetti, tradizionali e borghesi, di amore, matrimonio e responsabilità, e “combatte” in nome della libertà, del diritto rivendicato dai giovani di sbarazzarsi di tutto ciò che è impegno, responsabilità, monotonia, fatica, opponendo l’indolenza alla disciplina, l’irresponsabilità al senso del dovere, la meschinità calcolatrice borghese alla lussuosa dissipatezza che non si cura delle sue conseguenze dei suoi gesti : il piano di Cécile infatti non è altro che un’espressione dell’atto gratuito teorizzato da Gide e esaltato dagli esistenzialisti.
Oltre al suo contesto filosofico, le tematiche del romanzo sono molteplici : perdita dell’innocenza, complessi edipici irrisolti, repressione del senso di colpa, il dominio della giovinezza che si pone al di sopra del bene, del male e di qualsiasi altra legge - tematiche che, insieme all’ambiente in cui i personaggi si muovono, ci riporta alla stagione dell’Estetismo (l’unico autore che a Cécile piaccia e che cita spesso è Oscar Wilde) e, soprattutto, la tematica della libertà.
Quello a cui il titolo allude è infatti che la tristezza è il prezzo da pagare per restare fedeli a se stessi.
http://comnenacorner.blogspot.it/2012/09/bonjour-triste…
Eromenos
Memorie di Antinoo
Premessa : quanto mi manca l’antica Roma!! Dieci anni di intensa frequentazione fra liceo e università, e fra di noi è ancora come se fosse il primo giorno, un amore ininterrotto con violenti ritorni di fiamma! Sarà poi che ultimamente le solite letture mi hanno un po’ stancata, ... (continue)
Memorie di Antinoo
Premessa : quanto mi manca l’antica Roma!! Dieci anni di intensa frequentazione fra liceo e università, e fra di noi è ancora come se fosse il primo giorno, un amore ininterrotto con violenti ritorni di fiamma! Sarà poi che ultimamente le solite letture mi hanno un po’ stancata, ma il mio attuale passatempo è crogiolarmi nei romanzi storici. Alcuni sono penosi - li leggo comunque con l’occhio dell’addetta ai lavori, gli errori e gli anacronismi difficilmente mi sfuggono - altri sono troppo fantasiosi, e altri invece sono veramente ben scritti e costruiti : “Eromenos” è uno di questi. Il protagonista è Antinoo, il bellissimo e malinconico favorito dell’Imperatore Adriano, una delle mie prime cotte immaginarie, l’oggetto di una specie di attacco di sindrome di Stendhal quando vidi per la prima volta l’Antinoo Farnese e istintivamente feci scivolare le mie dita di bambina fra quelle della statua ( eh sì, l’ho toccato!). Anni dopo ho letto “Memorie di Adriano” e vi ho scoperto – o ritrovato – un mondo e un universo che mi erano familiari.
Proprio “Memorie di Adriano” rappresenta il contesto dal quale si muove l’opera, il suo antefatto e il suo sfondo. Passi dell’opera della Yourcenar – il background familiare di Antinoo, gli episodi in Arcadia, la caccia, la notte a Smirne - vengono inseriti nella narrazione, citati, rielaborati e presupposti, e soprattutto raccontati dal punto di vista di Antinoo. Mentre nel romanzo della Yourcenar il narratore è Adriano, qui infatti è Antinoo, nella sua ultima notte di vita, a prendere la parola e a raccontare gli anni trascorsi a fianco dell’uomo più potente del mondo, nella posizione difficile di favorito ufficiale. Prima di morire, decide di lasciare una testimonianza della sua storia.Questa storia, nelle sue linee generali, è nota, o dovrebbe esserlo : nacque in Bitinia, in Asia Minore, nel 111 d.C. Non era di famiglia ricca o nobile e passò la sua infanzia in quella provincia isolata e arretrata, dove la saggezza greca si mescolava all’irrazionalità asiatica, a contatto con la natura e con i miti. Nel 124 a.C., a 13 anni - infatti nelle statue più antiche si vede che Antinoo è proprio un bambino - non si sa come attira l’attenzione dell’imperatore e da allora, come dice l’Adriano della Yourcenar, lo accompagnò in tutti i suoi viaggi. A 19 anni Antinoo annegò nel Nilo, una morte misteriosa sulla quale si carca di gettare luce da 2000 anni, senza risultato, avanzando le ipotesi più disparate : un incidente? Un omicidio? Un suicidio? Un sacrificio rituale e spontaneo per l’imperatore? Storici ostili addirittura accusano Adriano di averlo costretto a questo gesto, ipotesi contraddetta dal dolore di Adriano in seguito alla sua perdita e dal fatto che Adriano è stato uno degli imperatori meno sanguinari della storia. Nessuno sa cosa accadde al vero Antinoo, come e perché sia annegato nel Nilo, come l’Imperatore abbia potuto perdere così ciò che aveva di più prezioso… ma la sua morte tragica e misteriosa, messa a confronto con un viso riprodotto migliaia di volte e sempre malinconico e triste in ognuna, è la prova di quanto la sua esistenza privilegiata celasse un’anima tormentataOltre che per la sua morte, Antinoo è una figura particolare e straordinaria anche per le circostanze in cui ci sono pervenute le sue notizie : di nessun personaggio dell’antichità, di nessun personaggio in assoluto fino all’invenzione della fotografia e del cinema, ci restano così tante riproduzioni. Così a distanza di duemila anni possiamo seguire la sua crescita, ammirare il viso rotondo del bambino tredicenne che si affina in quello del ragazzino malinconico e dell’adulto triste, il suo giovane corpo crescere, le sue fattezze adattarsi a interpretare ogni divinità… Adriano era ossessionato dalla sue immagine e la impose all’Impero attraverso una profusione senza eguali di statue, busti, ritratti, monete, gemme, incisioni, disegni e bassorilievi, una sorta di servizio fotografico ante litteram e un caso unico nell’arte di tutti i tempi : un volto di un ragazzo conservato solo a causa dell’amore di un uomo. Il volto più conosciuto dell’antichità non è un politico, un sovrano, una regina, uno scrittore, uno scienziato, ma è un adolescente, un giovanissimo favorito che nei suoi innumerevoli busti e statue è sempre serio e triste; in ogni museo, quando lo si intravede fra tutte le altre statue, prima ancora di mettere a fuoco i suoi lineamenti, inconfondibili nella loro delicatezza, di Antinoo risalta l’aura malinconica, l’espressione ombrosa e assorta nella sua tristezza.
A questa ricchezza iconografica si accompagna poi un totale silenzio su tutto il resto. Oltre a essere l’unico ed essere stato così ritratto, Antinoo è anche l’unico di cui non ci è riportata nemmeno una parola. Dell’età di Adriano abbiamo citazioni che ci fanno sentire le voci di tutti, dai senatori ai sicofanti agli scrittori al popolo alle etere, una folla multiforme, variopinta e rumorosa, nella quale l’unica figura triste, Antinoo, è anche l’unica figura silenziosa. Bellezza, tristezza, silenzio, una vita scandalosa cominciata a tredici anni e un misterioso suicidio : questo ci resta di Antinoo. Una figura triste e tormentata che dopo la morte è stata divinizzata, un culto durato per secoli, il compimento di una storia d’amore in cui si intrecciano Eros e Thanatos, che ha segnato l’arte e la storia e che ha dato origine all’ultima divinità pagana dell’antichità, un amore maledetto dai posteri e che si è impresso nell’immaginario collettivo con il volto dai tratti malinconici di un giovane dal fascino.
Perciò, tornando a “Eromenos”, fa uno strano effetto vedere la storia attraverso il punto di vista di Antinoo, vedere rompere il silenzio che avvolge questa figura tragica nella sua drammatica giovinezza. Il romanzo, risulta diviso in quattro sezioni – Terra, Aria, Fuoco e Acqua – ognuna delle quali descrive un momento diverso della vita di Antinoo e la cui unione assume un preciso valore simbolico e rituale che prelude al sacrificio finale. Dal punto di vista della struttura, abbiamo un romanzo di formazione ambientato nel II secolo, storicamente accuratissimo e scritto in uno stile accattivante e piacevole, con rigorosa attenzione e accuratezza nella descrizione della società romana; sebbene la storia sia romanzata, ci sono molti tratti realistici in quelle che dovevano essere le interazioni fra l’imperatore e il giovane favorito.
Cresciuto in solitudine a contatto con la natura, in un mondo in cui la sapienza greca si mescola a superstizioni e leggende orientali, nell’atmosfera fiabesca e magica del mondo senza tempo della Bitinia, Antinoo è un bambino aggraziato, timido, ombroso e obbediente, di indole affettuosa e riflessiva e di una saggezza che è frutto della sua infanzia solitaria, del suo intenso rapporto con la natura e della sua immaginazione e sensibilità.
Questa specie di pastorello è però destinato a una vita che non avrebbe mai immaginato. L’autrice fa quindi un ottimo lavoro nel descrivere in modo interessante e commovente la crescita di Antinoo, facendosi seguire i passi aggraziati di un ragazzino ingenuo, proveniente da una provincia lontana e da una vita semplice, che si fa strada nel cuore dell’Impero con candore, confusione e inconsapevolezza e si lascia travolgere da una relazione nella quale fin dall’inizio emerge che, nonostante l’amore e l’adorazione concessegli, non sarebbe mai stato considerato dal suo amante un suo uguale. Attraverso la figura del giovanissimo Antinoo ritornano domande senza tempo : qual è la natura dell’amore, del controllo e del potere? È a queste implicazioni che allude il titolo. Benché, secondo i canoni dell’epoca, la relazione fra erastès e eromenos fosse un contratto socialmente codificato, la relazione fra Antinoo e l’imperatore doveva trascendere questi confini, dal momento che i sentimenti di Adriano – quelli di Antinoo sono sconosciuti – e la loro ostentazione sono un unicum che non ha eguali nella storia di Roma, storia che degli imperatori ha tramandato stravaganze peggiori. Perciò il romanzo approfondisce i risvolti emotivi di questo rapporto, dando voce al suo elemento debole, l’oggetto dell’adorazione di quello che all’epoca era l’uomo più potente della terra. Attratto dalla sua bellezza e dall’eredità spirituale greca che Antinoo incarnava, dopo averlo incontrato per caso Adriano decide di portarlo a Roma con sé, affinché gli fosse impartita l’educazione raffinata che lo avrebbe reso degno di diventare il suo eromenos ufficiale. Così, praticamente raccolto da bambino, Antinoo cresce in fretta nell’ambiente lussuoso e corrotto della corte imperiale e riceve un’educazione principesca. Gradualmente si affeziona all’imperatore, che considerava un dio in terra e che all’inizio non riusciva nemmeno a guardare, in preda alla timidezza.Quello che all’inizio si stabilisce con Adriano è un rapporto di paideia in cui Adriano è innegabilmente una figura paterna nei confronti del bambino che si era proposto di crescere, formare e modellare, fino a renderlo non solo il suo compagno, ma anche l’incarnazione di tutti i sui ideali. La trasformazione dell’imperatore, amichevole e gentile, in uomo in tutto e per tutto, con desideri che sarebbe spettato a lui soddisfare, per Antinoo è un primo trauma. L’autrice qui è molto brava a farci capire che Antinoo era consenziente… ma nella misura in cui si può essere consenzienti a qualcosa di cui si ha solo una vaga idea e che si può solo subire. Così, con timidezza e imbarazzo, subisce l’iniziazione fisica al suo ruolo di eromenos, impara a convivere con le implicazioni sessuali del suo nuovo status, si adatta gradualmente ai gesti dell’amore fisico, li impara senza sentirvisi mai del tutto a proprio agio e sempre consapevole del fatto che anche in ambito sessuale, come in tutti gli altri, Adriano era in una posizione di dominio e di supremazia. Per questo la soggezione iniziale di Antinoo, anche dal punto di vista sessuale, non viene mai meno. Da subito quindi, anche nei primi tempi felici, Antinoo deve convivere con lo stress di una relazione fisicamente molto intensa, ma che non poteva diventare amore né amicizia.
Sebbene il suo fosse un ruolo ambiguo e scandaloso, riesce con grazia a mantenersi puro, gentile e affettuoso e ad adattarsi alla sua nuova vita, ancora più lussuosa di quella precedente. Silenzioso e misterioso, obbediente e riservato, proprio perché outsider riesce a farsi una visione lucida e profonda del mondo che lo circonda. Inoltre, viaggiando con Adriano e venendo a contatto con le più grandi personalità dell’epoca, politici, poeti, filosofi, sacerdoti, ha la possibilità di maturare, di aprire la sua mente e di approfondire la sue cultura, e di crescere non solo in esperienze, ma anche in saggezza e consapevolezza.
All’inizio il suo trasporto emotivo verso l’imperatore resta forte e sincero, ma da subito la disparità del loro rapporto mina qualsiasi sentimento positivo Antinoo provasse. Sebbene Antinoo resti affezionato a colui che comunque restava la persona più importante della sua vita, la sua unica famiglia e il suo unico punto di riferimento, presto infatti capisce che quello che prova non è mai amore, perché l’amore avrebbe presupposto un rapporto alla pari, mentre lui fin dall’inizio non aveva mai avuto scelta. Alla luce di questa acquisita consapevolezza, suo malgrado deve rivedere tutta la sua storia : al di là della generosità di Adriano e dell’onore concessogli, una volta che l’imperatore aveva scelto a chi accordare il suo favore, non c’era altra scelta che obbedire, un rifiuto avrebbe compromesso tutta la sua famiglia. Così Antinoo - che già durante la “prima notte” si era sentito umiliato da una sottomissione che lo faceva sentire accomunato agli schiavi - è diviso fra il suo senso del dovere nei confronti dell’imperatore e la sua indole greca, che lo porta alla libertà e all’insofferenza.
Sebbene la sua posizione di favorito ufficiale lo rendesse addirittura potente e influente, Antinoo fin dall’inizio è consapevole che il suo legame con Adriano era destinato a finire. Qualunque sentimento ci fosse fra lui e l’imperatore, di qualunque natura fosse questo era funestato dalla consapevolezza che, quando Antinoo sarebbe stato ufficialmente riconosciuto come adulto, avrebbe dovuto essere messo obbligatoriamente da parte : per gli antichi romani non c’era nulla di più scandaloso e moralmente riprovevole come la relazione fra due uomini adulti, sarebbero state compromesse la credibilità e la stabilità dell’impero di Adriano. Perciò con l’incombere dell’età adulta e della necessità di emanciparsi, più Antinoo cresce, più si avvicina ai 20 anni, e più tutti quelli che lo circondano, Adriano stesso, cercano di pensare al dopo, al suo successore, a come sistemarlo dopo l’allontanamento dalla corte. La sua tragedia è che, una volta messo da parte dall’imperatore, non gli sarebbe rimasto niente non tanto dal punto di vista materiale – anche se Adriano fa chiaramente capire che non avrebbe continuato a mantenerlo – quanto da quello affettivo : per forza di cose, l’imperatore era tutto il suo mondo. Inoltre tutti i suoi sacrifici, la perdita della libertà e l’annullamento del suo io, si sarebbero rivelati vani.
Adriano poi – aspetto sul quale insiste anche la Yourcenar – era un amante difficile. Sappiamo dalla storia quanto egli potesse rivelarsi capriccioso e involontariamente crudele. Passate la tenerezza e l’indulgenza iniziali, comincia a pretendere da Antinoo qualcosa che nessuno avrebbe mai potuto dargli. Nonostante il suo indiscusso genio e la sua apertura mentale, in Adriano realmente cresceva il bisogno di dominare e controllare tutto ciò che lo circondava e per questo la sua relazione con Antinoo non perde mai del tutto le modalità di quella fra padrone e schiavo, fra possessore e oggetto, e man mano che Antinoo cresce in età e in consapevolezza, diventa una continua sfida che Antinoo non poteva e non doveva vincere. Con la sua ossessione di controllo – probabilmente una deformazione professionale inevitabile quando si è il padrone del mondo – Adriano arriva perfino a mettere in pericolo la vita di Antinoo, in quella scena della caccia piena di presagi di morte, e qui si raggiunge il punto di rottura : “Hadrian is the master of every man’s destiny, down to the lowest slave in Rome, whereas I cannot even become the master of my own”. Antinoo non può, non gli è concesso superare il fatto che Adriano era l’imperatore, una figura onnipotente e divina, della quale però doveva sopportare i difetti e le debolezze. L’ambiguità della sua vita sta proprio nel fatto che, mentre la sua posizione privilegiata gli consentiva di conoscere le debolezze segrete dell’imperatore, di essere l’unico testimone dei suoi moment di vulnerabilità e di crudeltà, l’unico a poter entrare in intimità con la sua personalità non ufficiale, comunque non avrebbe mai potuto affrontarlo da pari a pari. Il bisogno di controllo di Adriano alla fine ha la meglio sull’affetto di Antinoo, che racconta come avrebbe concesso spontaneamente il suo amore e la sua sottomissione all’imperatore se solo questi avesse chiesto, e non imposto e preso : “Once I believed our life together represented a great love, like the heroes of old, the bonds of the Sacred Band. Instead, it is about power and control. Hadrian holds all that power, always has, and always will.” Perciò diventa per lui molto difficile restare nelle sue grazie senza perdere il rispetto di sé.
Inevitabilmente, a sua volta anche Antinoo sperimenta in prima persona il potere su altri esseri, prova a un certo punto a imporre a altri quello che era imposto incessantemente a lui… ma ogni volta, come nell’episodio della schiava o della prostituta, si ritrova costretto a identificarsi con le sue vittime, a riconoscersi in loro e nella loro impotenza e umiliazione e ad ammettere che non stava facendo altro che mettere altre persone nella posizione in cui era costantemente lui.
Sebbene “adorato” dall’imperatore, Antinoo è poi molto solo : invidiato, temuto, adulato, nessuno perde però l’occasione per rimetterlo al suo posto, per rinfacciargli la sua posizione, sminuirlo e umiliarlo, atteggiamento condiviso dalle due prostitute con le quali ha a che fare, che in maniera diversa lo accomunano a se stesse, gli dicono chiaramente anche lui non stava facendo altro che prostituirsi. Invano Antinoo cerca di legarsi a qualcuno, di provare sentimenti e di stabilire dei legami che lo portino a una maggiore sicurezza a consapevolezza di sé, ma non può fare altro che osservare tutti quelli che lo circondano dall’esterno, separato da loro da mille, invisibili, invalicabili barriere. Nello stesso tempo doveva convivere con la
necessità di difendersi continuamente dai tentativi di coinvolgerlo negli intrighi di stato, le pressioni di chi cercava di usarlo per avvicinarsi all’Imperatore, dei suoi nemici che volevano minare la sua influenza, la vergogna del dover convivere con umiliazioni e pettegolezzi, la consapevolezza di non essere altro che uno schiavo agli occhi del mondo.
Ma a distruggerlo non è questo. Come dice la Yourcenar, l’incontro con Antinoo per Adriano è stato l’incontro con qualcuno che rappresentava il suo ideale umano, la Grecia e l’Asia, il mistero e la bellezza, una persona che incarnava in una forma perfetta tutte le sue aspirazioni, quello che aveva sempre cercato. È Antinoo stesso a un certo punto a rendersi conto che, trasformandolo in un dio, riproducendo ossessivamente le sue fattezze nelle vesti di Apollo, Dioniso, Ganimede e identificandolo con queste divinità, Adriano non solo smetteva di vederlo nelle sue caratteristiche umane e personali, ma non faceva altro che ribadire che Antinoo era una sua creatura, lo specchio delle sue fantasie, la sua creazione più perfetta, e il tributo più grande al suo genio, la fonte in cui, novello Narciso, poteva specchiarsi. Suo amato e insieme sua creazione, suo schiavo e suo dio, venerato e trascurato, idealizzato e abbandonato e ad ogni modo sottomesso, Antinoo non era mai veramente sicuro dei sentimenti di Adriano per lui, perché si rendeva conto che l’imperatore si era infatuato di una figura idealizzata che poteva distruggere in ogni momento; questa consapevolezza distrugge in lui la speranza, segretamente coltivata, di poter essere amato per se stesso, indipendentemente dalla sua bellezza : Adriano lo adorava come un dio, ma nello stesso tempo trascurava l’essere umano e il ragazzino, gli offriva il mondo ma era indifferente ai suoi bisogni più elementari, e non amava lui, ma l’immagine che di lui si era creato e aveva imposto al mondo.
La gabbia dorata diventa così anche una prigionia psicologica, e Antinoo non riesce a sopportarla : “I stayed well away from balconies, ledges, and steep stairwells, in order to prevent any danger to Hadrian, or myself, of falling, being shoved down, as well as to avoid confronting that part of myself which always felt tempted to jump, or push”. Soffocato dalla convivenza con Adriano e dalla crudele consapevolezza di non poter aspirare a nessun tipo di individualità o libertà, Antinoo si abbandona a una depressione inconscia e dolorosamente messa a tacere. La vera tragedia di Antinoo è quella di non poter conoscere se stesso, di non potersi immaginare al di fuori del suo ruolo di “consorte” imperiale. Il memoriale che decide di scrivere prima di suicidarsi quindi non è altro che un’estrema disperata ricerca della sua identità, per scoprire nell’imminenza della morte chi era e chi avrebbe potuto essere.
La forza che negli anni sviluppa è una forza che gli serve solo per distruggersi. Tutto il suo cammino, la sua crescita, la sua evoluzione, le sue conquiste possono avere un solo scopo e un solo risultato : sacrificare se stesso. Il suo suicidio si comprende alla luce del suo percorso esistenziale : un suicidio per legare per sempre a sé Adriano, per costringerlo a vivere nel ricordo e nel rimorso, un sacrificio nel valore rituale del quale Antinoo crede, ma che usa anche come unica via di fuga possibile e come unico mezzo per realizzare il desiderio di essere almeno per una volta padrone del suo destino. Infatti l’ultima parola che pronuncia è “Io” : solo nel sacrificio e nella morte riesce a riaffermare la sua identità. Immergersi nell’acqua – alla quale Antinoo si riferisce, divinizzandola, con il pronome “she” – può perciò essere letto come il ritorno al grembo materno, un tentativo di rinascita. Suo malgrado, questo gesto dà origine a un vero e proprio culto religioso : dopo la divinizzazione, per gli antichi Antinoo era un dio a tutti gli effetti.
Su Antinoo ho letto tanto, sia studi che monografie che romanzi, ma questo libretto mi ha davvero colpita perché, in poche pagine, riesce a cogliere il punto, a mettere in scena il dramma di Antinoo e la tristezza di una vita, di una giovinezza stroncate, di un ragazzino che proprio grazie alla sua tragica fine è riuscito a sconfiggere il tempo, a fare suoi un Impero, la storia, e chiunque, in qualsiasi parte del mondo, incontri il suo sguardo triste, malinconico e pieno di segreti.
http://comnenacorner.blogspot.it/2012/08/eromenos-novel…
Esbat
Questo non è un libro da mettere via con leggerezza.
Bisogna scagliarlo lontano con molta forza.
Hetalia Axis Powers vol. 1
Questo manga, dietro un’apparenza superficiale e disimpegnata, è in realtà un’analisi arguta e intelligente dei rapporti frai paesi occidentali e soprattutto delle figure ridicole dell’Italia sulla scena internazionale, delle quali l’autore descrive in maniera esilarante, spassosissima e storicament ... (continue)
Questo manga, dietro un’apparenza superficiale e disimpegnata, è in realtà un’analisi arguta e intelligente dei rapporti frai paesi occidentali e soprattutto delle figure ridicole dell’Italia sulla scena internazionale, delle quali l’autore descrive in maniera esilarante, spassosissima e storicamente impeccabile la genesi storica. La prima scena, quella dell’Assemblea Mondiale con l’intervanto finale dell’Italia, più che una vignetta mi sembra una cronaca fedele e giornalisticamente accurata dell’ultimo G20. I rapporti fra Italia e Germania, dietro un fan service ironico e tutto sommato ben fatto, riflettono in maniera impressionante gli eventi degli ultimi anni e specialmente degli ultimi giorni, fra le risate della Merkel e Sarkozy e i tentativi di esorcismo delle altre nazioni.
“Io sono Italia. Sono un gran burlone che va matto per la pasta e per la pizza” (e per la g....a, n.d.r.)
“In quel momento Germania non poteva immaginare che quell’incontro avrebbe cambiato per sempre il suo destino”
“Germania! Dammi un lavoro! Sono povero!”
“Sono scappati tutti quanti in così poco tempo? Gente esperta”
Vignette o realtà? La risposta è tutti i giorni al telegiornale!