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- Dieci minuti di intervallo (1)
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- Cose preziose (4251)
- L'ultima storia di Castle Rock
- By Stephen King
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- Toni Nicolini (1)
- 1966, ballo di carnevale a Mortara
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Dalle foto ai racconti -
Il racconto fotografico di Toni Nicolini è un reportage su un ballo di Carnevale tenuto a Mortara (in provincia di Pavia) nel 1966. Nello spazio racchiuso tra i palchi del teatro comunale, piovono i coriandoli, ma anche i commenti divertiti o gli sguardi maliziosi di chi osserva il dimenarsi dei bal ... (continue)
- — Jan 31, 2012 | Add your feedback
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- Stagioni diverse (5042)
- By Stephen King
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- It (9026)
- By Stephen King
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Dice Maupassant che non ha mai avuto un dolore che un’ora di lettura non abbia dissipato. Magari uno legge questa frase e non ne è troppo convinto, ma diciamo che avere in mano “It” aiuta. Magari non ti fa dormire la sera, però. It ti prende e ti butta nel suo gorgo. In modo diverso da come aveva fa ... (continue)
- — Feb 1, 2012 | 2 feedbacks
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- Venti corpi nella neve (75)
- Il commissario Serra indaga a Case Rosse
- By Giuliano Pasini
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Buono, buono, le stelle mi stan strette -
Dicono che dopo Omero non sia più stato possibile scrivere storie veramente nuove e originali. Immagino che la cosa si ancora più evidente se si parla di gialli o noir, che ormai vanno per la maggiore e sono uno sfracco e una sporta. E, in effetti, è un po’ quello che ti viene in mente cominciando “ ... (continue)
- — Jan 25, 2012 | Add your feedback
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- 22/11/'63 (1396)
- By Stephen King
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Massì, dopotutto è un sì. -
Che Stephen King sia il Re, lo dicono in molti, e a volte bisogna crederci, anche se il mio rapporto con questo signore è altalenante e comunque data soltanto da “On Writing”, che mi aveva colpito un po’ come san Paolo sulla via di Damasco. In più, dopo tutto il can can che se ne è fat ... (continue)
- — Jan 24, 2012 | 1 feedback
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- La donna che non c'era (4)
- By Mino Milani
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Dopo Maigret, appena più giovane di Pepe Carvalho, e molto prima di Montalbano, Coliandro, Bordelli e compagnia, c’è stato Melchiorre Ferrari. Commissario di seconda classe a Pavia, negli anni della dominazione austriaca (il suo primo ‘caso’ è del 1842, con il maresciallo Radetzky che sta col fiato ... (continue)
- — Jan 18, 2012 | 2 feedbacks
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- Signorina Cuorinfranti (219)
- By Nathanael West
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- La stella del diavolo (604)
- By Jo Nesbø
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Mucca mucca! -
Non so se Nesbø stia semplicemente aggiustando il tiro per un pubblico più generale, o se sia io che mi sto abituando ai suo zig zag narrativi. Fatto sta che questo è un giallo (un po’ noir un po’ splatter) godibile, non fosse che per i soliti inciampi della versione e-book e, soprattutto, per certe ... (continue)
- — Jan 9, 2012 | Add your feedback
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- L'evoluzione di Calpurnia (495)
- By Jacqueline Kelly
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- Nemesi (664)
- By Jo Nesbø
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Complicatissimo, interessante -
Oh, ecco, stavolta un giallo liscio, nel senso che c’è la storia gialla, senza troppi scarti temporali. “Senza troppi” non vuol dire “senza del tutto”. Nesbø non rinuncia a complicare la storia così come è complicata la vita quotidiana, e qualche salto all’indietro c’è: viene fuori una vecchia fiamm ... (continue)
- — Jan 5, 2012 | Add your feedback
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- Il pettirosso (913)
- By Jo Nesbø
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Quasi quattro stelle -
Dei miei problemi con i nomi nordici, ho già parlato. Poi, non so, si ha l’impressione che i nordici siano così pochi che si siano, in passato, sposati tutti tra loro, perciò, oltre all’estraneità dei suoni, c’è anche il fatto che i cognomi sono simili, o uguali (Gudeson, Gudbrand, Brandaugh, argh) ... (continue)
- — Jan 3, 2012 | Add your feedback
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- Elogio degli e-book (42)
- Manifesto dell'autopubblicazione
- By Mauro Sandrini
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- Destinatario sconosciuto (1174)
- By Katherine Kressmann Taylor
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Potreste uccidere qualcuno semplicemente scrivendogli -
Sono 78 pagine compresa la postfazione; sembrano di più perché ci sono venti pagine bianche in fondo, a far volume (o per prendere appunti?).
Non importa. Sono sei euro spesi bene. Anche se, leggendo la quarta di copertina, magari vi viene in mente “L’amico ritrovato” e pensate che sia una minestra ... (continue) - — Dec 29, 2011 | Add your feedback
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Cose preziose
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(in lettura) Ci può essere un libro che riconosci bello, e ben scritto, e intanto ti sembra orribile e tetro? Che fatica, che fatica vivere a Castle Rock. Viene voglia di piantar lì tutto, anche se forse c'è un eroe che ci salverà, nascosto da qualche parte.
(finito) Amo molto ... (continue)
(in lettura) Ci può essere un libro che riconosci bello, e ben scritto, e intanto ti sembra orribile e tetro? Che fatica, che fatica vivere a Castle Rock. Viene voglia di piantar lì tutto, anche se forse c'è un eroe che ci salverà, nascosto da qualche parte.
(finito) Amo molto la fantascienza, ma ammetto che, spesso, preferisco leggere quei romanzi pieni di mostri, alieni, o ambientati in mondi dell’aldilà, in altre galassie, con altri e curiosi anche terribili protagonisti. Che c’entra questo? C’entra perché, quando leggo un libro di fantascienza ambientato in zone famigliari (ancorché in altri continenti), quando leggo di erba che muore o di trifidi che si fermano sul giardinetto di casa, o di baccelli messi sotto le scale della cantina, la cosa mi angoscia assai, più che quando mi trovo a combattere contro viscidi semiumani o con l’ira di Khan.
Detto questo, la lettura di Cose preziose mi ha disturbato tanto quanto poteva disturbare il pensiero di una cittadina ‘normale’, abitata da gente ‘normale’, mediamente pettegola, mediamente intelligente, mediamente occupata a farsi gli affari suoi e quelli degli altri, che piano piano, sottilmente ma inesorabilmente, cambia e scivola verso la china del precipizio. E, in fondo al precipizio, nero, buio, dolore, spavento, angoscia e fiamme d’inferno. Il tutto raccontato come vita di tutti i giorni, e perciò plausibile e perciò possibile. E perciò, proprio perché possibile, più pauroso.
Io non so se l’autore volesse con ciò simboleggiare le nostre più segrete e interne pulsioni, le nostre cattiverie, se volesse, in una parola, fare di Castle Rock lo specchio di quello che saremmo se soltanto ce ne dessero l’occasione. So solo che l’atmosfera si elettrizza a poco a poco, e si incupisce, e vedi persone che rotolano verso il male, così che il Male sembra essere l’unico spazio possibile. E se abbastanza presto si sospetta chi sia il particolare negoziante che apre la tenda di “Cose preziose”, è anche vero che si assiste impotenti alla discesa agli inferi di ogni personaggio toccato dal desiderio e da mister Gaunt, e ogni passo è piccolo e apparentemente innocuo, eppure porta più vicino al male e al dolore.
Se ci sono (e ci sono) alcune ingenuità, alcune soluzioni o svolte un po’ troppo tirate via; se anche verso il finale, dopo tutto, a un certo momento si trovano pagine degne della migliore scazzottata western e ci si stufa un po’; se la conclusione, tutto sommato, appare un po’ troppo tirata fuori dal cappello di un mago dilettante (eh eh eh); resta il fatto che l’atmosfera che King crea per la maggior parte del romanzo è quanto di più cupa e oppressiva io abbia trovato finora nei suoi libri. E a lui, di nuovo, riconosco questa capacità di calarti nel mondo che lui ha voluto costruire, senza possibilità di sfuggirgli. Tanto che alla fine mi sono chiesta se non sia per caso, il signor King, un parente stretto di mister Gaunt.
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