-
contemporane…
-
-
-
- Tu che te ne andrai ovunque (43)
-
By Ilaria Rossetti -
Finished on Dec 12, 2009 




-
-
-
-
- Il lercio (2305)
-
By Irvine Welsh -
Started on Aug 8, 2007
-
-
Il lercio1 person find this helpful -
Esasperato, divertente e abominevole... Una sarabanda iperrealista di oscenità e normali schifezze (A. Giuliani, La Repubblica)
Ecco, e magari c'è anche sotto una buona storia. E' solo che a pagina 42 ci si comincia a stancare di oscenità e schifezze. Sotto la sfilata ininterrotta (e ora un po' ... (continue ) -
—
Aug 10, 2007 |
1 feedback
-
-
-
-
- L'uomo a rovescio (4186)
-
By Fred Vargas -
Finished on Jul 12, 2007 




-
-
2 people find this helpful 



L'uomo a rovescio -
Vero che, lette le prime pagine, ti viene il dubbio se lo hai già o no (confondo tutti i titoli della Vargas), ma vero anche che basta poco per accorgersi che si tratta, di nuovo, di un preciso, divertente, a volte feroce giallo, scritto molto bene (e ben tradotto, peccato per qualche svista di stam ... (
continue ) -
—
Jul 12, 2007 |
4 feedbacks
-
Tu che te ne andrai ovunque
Un professore appassionato e deluso, una violinista in cerca di amore e di Dio, un finto prete venditore porta a porta: si muovono in una Milano riconoscibile e poco amata, nel caldo anomalo di un maggio umidissimo e afoso che pure fa sentire freddo. Le loro storie si intrecciano, senza parere, e sf ... (continue)
Un professore appassionato e deluso, una violinista in cerca di amore e di Dio, un finto prete venditore porta a porta: si muovono in una Milano riconoscibile e poco amata, nel caldo anomalo di un maggio umidissimo e afoso che pure fa sentire freddo. Le loro storie si intrecciano, senza parere, e sfiorano quelle di altri. Ogni svolta di strada, ogni decisione, ogni sfiorarsi portano con sé incontri e nuove strade e nuovi incontri. Il fili delle storie si annodano sotto gli occhi del lettore, ma bisogna arrivare alla fine perché l’autrice giri il tappeto e ci mostri il disegno che ne esce.
Manca, in questo disegno, la dimensione affollata e caotica della grande metropoli, nelle scene in cui agiscono di solito uno o pochissimi personaggi: ma in questo modo Milano, con la gente, la fretta, le indifferenze e le tragedie, è costretta a incombere sullo sfondo senza far sparire le persone e le loro storie (o la loro unica storia?). Una scrittura sicura, densissima, a volte diretta e decisa, a volte presa di sbieco, ma sempre senza incertezze e senza cadute di uno stile alto, solo apparentemente disadorno. Molte frasi cadono in discorsi quotidiani, e parlano invece di mondo e di mondi, di vite e di morti, di scelte e di fughe, di durezza e di struggimenti.
Una copertina francamente brutta e del tutto fuori tema per un libro da leggersi, se ci regge il cuore, tutto d’un fiato.