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Decisamente adolescenziale e piuttosto scontato, ma mi è stato regalato da una persona molto cara quindi, sebbene non lo consiglierò a nessuna ragazza sopra i 20 anni... avrà sempre un posto speciale nel mio cuore!
- — May 4, 2012 | Add your feedback
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Il meglio che possa capitare a una brioche




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Ho aspettato un po’ prima di scrivere questa recensione perché speravo, come già mi è accaduto più volte, che si accendesse quella fatidica lampadina che ti illumina tutto, ma non si è accesa! Mi vien da dire che, forse, il mio cervello partecipa in anticipo al progetto di M’illumino di meno, ma non ... (continue)
- — Feb 17, 2012 | Add your feedback
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Il grande Gatsby
*** This comment contains spoilers! ***
Perché grande? Questa è la prima domanda che mi sono posta, ancora prima di iniziare a leggere il libro e, straordinariamente, è la domanda che continuo a pormi ora che l'ho terminato. Data l'attuale premessa, verrebbe facile chiedersi: perché l'ho votato con 4 stelle se non sono riuscita a darmi un ... (continue)
Perché grande? Questa è la prima domanda che mi sono posta, ancora prima di iniziare a leggere il libro e, straordinariamente, è la domanda che continuo a pormi ora che l'ho terminato. Data l'attuale premessa, verrebbe facile chiedersi: perché l'ho votato con 4 stelle se non sono riuscita a darmi una risposta ad una domanda così naturale e ovvia? Beh, ammetto che probabilmente non sono riuscita a cogliere tutte le sfumature di questo romanzo, ammetto di non aver effettuato un'analisi testuale precisa ed accurata, soprattutto per quanto riguarda il contesto storico, ma non posso non ammirare la scrittura che corre via veloce e senza alcun impedimento. Credo che sia stata proprio la scrittura, il modo semplice e lineare in cui è stato scritto, a farmi valutare questo libro con ben 4 stelle. Vi dirò di più, mi riesce davvero difficile scrivere una recensione a riguardo, ma se non ci provo ora, con il passare dei giorni la mia memoria inizierebbe a vacillare e i ricordi, quelli legati soprattutto alle emozioni provate, finirebbero per essere avvolti da una sottile, ma intensa, nebbia. E così eccomi qui, con il pc sul divano che tento di descrivere cosa mi ha suscitato e cosa mi ha dato questa lettura. La mia prof. di lettere mi diceva sempre "quando non sai cosa scrivere, parti dal titolo. Analizzalo attentamente e vedrai che riuscirai a tirar fuori molto più materiale di quanto tu possa immaginare". Questo consiglio mi ha salvato la "vita" in moltissime occasioni e credo che anche in questo caso mi tornarerà utile.
Il grande Gatsby.
Gatsby è il protagonista di questa storia, ma la voce narrante è quella di Nick, un futuro amico di Gastby. E già questo aspetto è molto interessante. Le cose che sappiamo di Gastby ci vengono raccontate non da un narratore esterno, e quindi "obiettivo", non dallo stesso Gastby, che non avrebbe ragione di mentirci o di tenerci all'oscuro di fatti importanti (noi lettori saremmo stati per lui una sorta di diario), ma da un amico. Lo conosciamo attraverso gli occhi di Nick, e le cose che lui ci riferisce sono quelle che lo stesso Gatsby, con parsimonia, gli ha riferito... La trovo una scelta molto curiosa da parte dell'autore, sebbene non del tutto inusuale. Ed evidentemente Gatsby per Nick rappresentava proprio l'idea della grandezza. Forse era diventato il suo modello di uomo. Come lui era nato in una famiglia molto modesta, ma a dispetto di Nick, Gatsby era deciso a diventare ricchissimo e ci era riuscito. Aveva una villa enorme, macchine, barche, idrovolanti, armadi pieni zeppi di vestiti costosissimi e ogni sera centinaia di persone si ritrovavano a casa sua per qualche festa organizzata all'ultimo momento, e chiaramente non mancava nulla. Le sue feste erano le più ricche e sfavillanti di tutta la contea. Era forse in questa sua eccessiva ricchezza che risiedeva la sua grandezza? Di certo Gatsby non si tirava indietro nell'ostentare il suo lusso, e possiamo affermare che non era affatto grande nel campo della modestia! Piano piano però iniziano a svelarsi gli altarini. Può possedere tutto, può avere qualunque cosa, ma non ha l'unica cosa che vorrebbe: Daisy. Daisy, la donna che anni prima gli ha letteralmente rubato il cuore, la donna per la quale lui si è arricchito, sapendo bene che non avrebbe mai potuto sposare un uomo povero. Ah, piccola e tenera margherita... per quanto anche lei ne fosse innamorata perdutamente, non è riuscita ad aspettarlo. Chissà, forse per problemi di convenzioni sociali, forse per paura di non coronare mai il suo sogno d'amore o forse perché erano gli anni 20 e non era concepibile che una giovane donna ricca, per di più bella, non si sposasse, la nostra Daisy accettò dunque di sposare Tom. Definizione di Tom: uomo piuttosto insulso, geloso della moglie (chiaro, anche lei è una sua proprietà) e traditore impenitente.
Lo avete notato anche voi? Curiosa la scelta dei nomi... Tom, nome di un uomo qualunque, Daisy, il nome di un fiore delicato e semplice (corrisponde perfetamente all'idea che Gastby ha di lei) e po c'è lui, Gastby, vi pare un nome comune?! non lo è affatto, anche perché il nostro Jay, all'anagrafe James Gatz, cambiò il suo nome nel momento stesso in cui decise di diventare un uomo ricco. Mi piace questa cosa dei nomi comuni e non comuni... e bravo il vecchio Francis Scott che mi da modo di riflettere anche su cose come queste! Sì sì, confermo le quattro stelle! Ma torniamo a noi, di cosa parlavamo? Ah già, iniziavo a darvi un'idea della trama. Ma non andrò oltre, perché sebbene la trama non mi abbia entusiasmato così tanto, non voglio sottrarre a voi, che vi accingete a leggerlo, quel velo di mistero che tanto ha impegnato Fitzgerald ad avvolgere tutti i personaggi. Però una cosa la devo dire, forse una parte di me si aspettava qualcosa di più, qualcosa di diverso, ma tutto sommato... ehi! ancora una volta la mia prof aveva ragione! Il titolo è sempre una gran bella garanzia!
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