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A.S. Byatt
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- Il libro dei bambini (475)
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By A.S. Byatt -
Finished on May 26, 2011 




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- The Children's Book (127)
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By A.S. Byatt -
Finished 




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- Passions of the Mind (10)
- Selected Writings
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By A.S. Byatt -
Reference
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- La Cosa nella foresta (150)
- e altri racconti
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By A.S. Byatt -
Finished in 2009
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- Tre storie fantastiche (187)
- Il genio nell'occhio dell'usignolo - La storia della principessa primogenita - Il fiato dei draghi
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By A.S. Byatt -
Finished in 1997
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- Possession (391)
- A Romance
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By A.S. Byatt -
Finished in 2002
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- Possessione (3136)
- Una storia romantica
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By A.S. Byatt -
Finished in 2002 




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Romanzo a suo modo perfetto, costruito 'a freddo', per destare passioni a caldo, in perfetto stile double coding, tanto di ammirazione intellettuale quanto di sconfinata curiosità di trama. Una specialista del Romance scrive a tavolino una perfetta riedizione dei romances tradizionali, ma anche di q ... (
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Nov 23, 2009 |
2 feedbacks
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Il libro dei bambini
A dieci anni da Possession, la Byatt ritorna con un altro libro fiume e sottilmente post-mod. Il fulcro della contestualizzazione storica si allarga dagli amati vittoriani a comprendere il periodo edoardiano e pure quello della prima guerra mondiale di Giorgio V, mentre dal punto di vista tematico l ... (continue)
A dieci anni da Possession, la Byatt ritorna con un altro libro fiume e sottilmente post-mod. Il fulcro della contestualizzazione storica si allarga dagli amati vittoriani a comprendere il periodo edoardiano e pure quello della prima guerra mondiale di Giorgio V, mentre dal punto di vista tematico la duplice ossessione/quete letterario-amorosa dei protagonisti di Possession si apre a una coralità che vede nella nascita stessa del concetto di infanzia il filo conduttore della narrazione. Protagonisti i bambini, dunque. Di buona, media e cattiva famiglia, figli di artisti, di operai e di borghesi (ma non di aristocratici), immersi in quell'onda di cambiamento che caratterizzò l'Europa tutta e l'Inghilterra per prima a cavallo tra il secolo XIX e XX. Il romanzo fiume, dunque, segue la carrellata di personaggi nella loro evoluzione attraverso un narratore onnisciente (e dichiaratamente contemporaneo), che occhieggia consapevolmente alla grande tradizione dello story-telling ottocentesco e dickensiano (tra Londra e il Kent, del resto, si muove la maggioranza dei personaggi, in una atmosfera che rimanda esplicitamente ai luoghi del grande maestro della narrazione storico-sociale dell'Inghilterra pre e post-vittoriana). I grandi capitoli di affreschi storici subiscono così il fascino e la tecnica degli "sguardi al passato" tanto cari a David Copperfield, con una minuzia di dettagli storico-artistici che finiscono per sfiorare, e consapevolmente, la scommessa del romanzo saggio. La grande tradizione Arts&Crafts inglese, così come la nascita del pensiero socialista e anarchico, o le lotte delle suffragette, si alternano a quello che è e resta il tema principe di tutta la scrittura della Byatt, vale a dire la creazione letteraria. Che, in questo caso, è declinata soprattutto sotto il profilo della letteratura giovanile, attraverso un gioco di specchi che cita il Tom Brown dell'omonima school-story per metterlo di fronte all'invenzione, sottile e perturbante, di Peter Pan. L'ombra di Barrie (ma anche quella di Hoffmann, e della tradizione dell'automa e del doppio) aleggia infatti sul romanzo come un incubo seducente e perverso, capace di infestare nel profondo la vita dei giovani Wellwood fino all'inevitabile fine. In mezzo, descrizioni di famiglie vittoriane allargate e dai legami mescolati e complessi che rimandano alla fine di Possession (ma anche, ancora una volta, al Dickens di Bleak House, a Jane Eyre e a Road Hill House), pastiches, giochi di specchi e alla fine l'ombra lunga di una guerra "igiene del mondo", cui tutta la giovane generazione bene o male partecipa, per amore o per forza, e dalla quale tornerà (se tornerà) segnata. Nelle pagine finali sull'età del piombo dei proiettili la Byatt si concede dunque (come già in Possession, ma in maniera più sottilmente perfida) il diritto giudicante che spetta al narratore eterodiegetico onnisciente, distribuendo a suo capriccio morte e salvezza, assoluzioni e punizioni. Così l'unico appunto possibile al romanzo resta quello di un certo, paradossale, conservatorismo di fondo, che punisce in maniera severamente moralistica i figli dell'artista, quei giovani Wellwood allevati troppo superbamente nell'atmosfera idillica della fabiana Todefright, destinati a pagare con il prezzo troppo alto della morte lo sprezzante rifiuto del concetto tradizionale di legittimità di sangue dei loro genitori.