- This discussion has been closed by the creator
[closed]
In viaggio coi sogni 
Un'altra storia "in diretta" di Dous e ... di chi vuol partecipare !
"Dove muore una storia ne nasce poi un'altra, come le onde che spingono le altre e poi spariscono, per rinascere più in là, con la loro cresta bianca e il loro inguaribile ottimismo di giungere a destinazione".
Era là seduto sulla sdraio e guardava lontano lo spettacolo eterno, scrivendo qualche frase sul suo taccuino.
Maurice Levallois, giovane principe di una antica dinastia che si stava estinguendo, grazie a lui.
Quel periodo di pausa dei suoi studi scientifici lo avevano portato sulle rive liguri assieme al suo gruppo di amici inseparabili.
Jean l'eclettico artista bretone, Annette la ex cantante d'opera parigina, Priscille la critica d'arte marsigliese senza lavoro, Igor il principe prussiano decaduto e Stanislav il suo geniale aiutante.
Quel gruppetto di amici di lunga data altalenava le giornate di ozio a quelle ben spese nel fuggire i creditori.
Maurice era un sognatore che non aveva ancora scoperto dove finissero i sogni, quando lui andava a dormire...- Dous | Jul 21, 2008
......anche i suoi sogni andavano con lui.
Infatti un giorno sognò che si trovava in una piccola piazza di un paesino di montagna, in cima alla collina c'era una piccola chiesetta, lui era già stato lì, con la sua amata, si erano ripromessi tempo prima di tornare assieme lì e di suggellare il loro amore.
Uscendo dalla chiesa si diressero verso il cimitero attiguo, il sole splendeva alto, era aprile, un soffio di vento le sollevava i capelli, Anne era bellissima, il suo viso dai lineamenti tristi riluceva splendidamente ai raggi del sole che le illuminavano gli occhi.
Le sorrise e la baciò.
Ma di lì a poco, Maurice si destò dal letto, aveva ricordato la promessa fatta ad Anne, lei non c'era, era lontana, chissà dove, lui la pensava e la desiderava ancora.
Dov'era finito il loro amore??
Ancora se lo chiedeva Maurice.- Angelica. [^__^] | Jul 21, 2008
"Dove finisce l'amore che le onde del mare portano con loro, strappandolo dagli occhi degli amanti ?"
Scrisse ancora su quel taccuino che era ormai divenuto il suo muto compagno di sogni.
Anne era lontana e non era mai facile sognarla senza provare dolore riaprendo gli occhi e non vedendola lì a fianco.- Dous | Jul 21, 2008
Il suo dolore pian piano si affievolì, il suo geniale aiutante Igor, bussò alla porta, entrò e gli diede una notizia sconvolgente.
Maurice trasalì, il suo odiato zio Ivan, era morto, tutti i suoi beni, presto sarebbero passati nelle sue mani.
Dove l'avrebbe portato quel cambiamento di vita??- Angelica. [^__^] | Jul 21, 2008
Come in un film vide scorrere i visi di tutti i creditori che attendevano questo momento da tanto, vide anche i suoi amici che lo avrebbero aiutato a dissipare quello che rimaneva dell'ingente patrimonio. Trattenne Igor accanto a sè e quasi con violenza lo costrinse a sedersi al bordo del suo letto e ...
- Monica 67 | Jul 21, 2008
Finse di apprezzare quella notizia, per guadagnare tempo e venire a capo di quella situazione nuova.
In realtà non amava i cambiamenti che non gli fossero stati presentati con qualche mese di anticipo.
Dei creditori poi non gli importava nulla !- Dous | Jul 21, 2008
Non aveva mai avuto timore di quei miserabili, che avidi nel corso della sua vita, fecero di tutto pur di portargli via i suoi ricordi.
Ma la cornice era lì, accanto al suo letto, Anne non l'aveva mai abbandonato, almeno non ancora.
La speranza di ritrovarla fu talmente grande, che la prima cosa che fece fu, alzarsi velocemente e vestirsi frettolosamente.
Uscì dalla stanza trafelato, doveva raggiungerla, ovunque ella fosse.
Si diresse verso il porto, e con i pochi scudi che aveva in una delle due tasche dei calzoni acquistò un biglietto per partire e ricongiungersi con la sua amata.
Nulla l'avrebbe fermato se non il suo Igor, che urlandogli dietro, mentre lo rincorreva, lo avvisava di aver distrattamente dimenticato la carta d'imbarco alla biglietteria....- Angelica. [^__^] | Jul 21, 2008
Ma quell'increscioso infortunio non poteva fermare la sua decisione nell'imbarcarsi sul "Fortuna", il veliero del capitano Marshall, che stava giusto salpando per Esperanza, dal porto di Santa Margherita.
Disse ad Igor di radunare gli amici e portar loro la notizia della sua improvvisa partenza in direzione del lontano arcipelago spagnolo, frequente meta dei suoi sogni, e di quelli di Anne...
Sarebbe partito in incognito come mozzo!- Dous | Jul 21, 2008
La nave apparentemente grande e maestosa, in realtà nascondeva ai suoi occhi un'enorme falla lungo un fianco, quando se ne accorse, ormai era già a bordo e per di più aveva la cabina vicina allo squarcio che il comandante con una manovra errata aveva fatto prima di entrare in porto.
Finito di sistemare il suo misero bagaglio, si incamminò in un lungo e stretto corridoio che portava gli ospiti e l'equipaggio ad una delle 4 sale adibite a bar della nave.- Angelica. [^__^] | Jul 21, 2008
Prima di presentarsi al capitano della nave aveva pensato che sarebbe stato meglio cambiarsi d'abito. I suoi vestiti, non appariscenti ma eleganti, dal buon taglio e dal tessuto raffinato, non lo avrebbero reso credibile.
Era entrato in una bottega nella piazzetta del porto e aveva scelto qualcosa di comodo e semplice. Si era guardato nella vetrina e gli era scappato un sorriso.... non si riconosceva così vestito....
L'avrebbe riconosciuto Anne?
Aveva lasciato i suoi begli abiti al negozio.... certo valevano di più di quelli che aveva comprato ma almeno non aveva dovuto intaccare il suo piccolo gruzzolo...- Faustina40 | Jul 21, 2008
Le sue fattezze rischiavano di denunciare le sue origini non certo plebee, come pure il suo incedere, fiero ed orgoglioso, non certo tipico di un mozzo.
Insomma, avrebbe dovuto tacere l'eloquente comportamento del suo essere, per poter mimetizzare la sua presenza sul vascello.
Lo stesso che sarebbe andato incontro ad un probabile naufragio, questo lo sapeva bene poichè la sua conoscenza scientifica era una delle sue doti migliori, assieme a quella di inguaribile sognatore...- Dous | Jul 21, 2008
Eppure la cosa non gli faceva paura, anzi!
Si esaltava all'idea di morire per aver cercato di ricongiungersi col suo amore.....
Il pensiero di Anne lo turbava ogni volta e doveva sforzarsi per ricacciare indietro quell'onda di lacrime che gli pesava sul cuore e che non avrebbe mai lasciato sfogare....
Osservava gli altri marinai per imitarli e mimetizzarsi tra loro ma era uno sforzo enorme.
I lavori che gli venivano richiesti erano una tortura per lui. Cercava di parlare il meno possibile, ma in questo silenzio la sua mente viaggiava, un po' ricordando la sua dolce Anne, un po' andando a guardare nel profondo del suo cuore.....e non sapeva dire cosa gli facesse più male!- Faustina40 | Jul 21, 2008
E così che trascorse i primi giorni su quel vascello, un pò mozzo e un pò schivo uomo di coperta, che evitava di esporsi ad ogni contatto se non a quelli indispensabili con gli altri marinai, che con lui dividevano l'angusto spazio e gli ancor più angusti compiti.
A cosa potesse condurre l'amore per Anne doveva ancora conoscerlo, lui che aveva trascorso anni di ozi e di vizi per ambizioni superflue e che ora stava sudandosi giorno per giorno un'ambizione vitale.
Era l'amore o l'attaccamento a quella promessa di incontrare Anne, che lo portava ad abbassare la testa e a contenere la sua superbia di fronte ai graduati che lo disprezzavano molto di più degli altri marinai ?
La sua paura di venir riconosciuto come l'erede di una grande fortuna lo impauriva ancor di più di ogni punizione che per futili motivi gli capitava di dover subire.
Trascorsero così i primi giorni e le prime settimane di navigazione, nelle acque tormentate del golfo del Leone.
Giorni di tempesta si susseguivano a notti insonni, pensando ad Anne che sapeva essere sempre più vicina.
Ed intanto, lontani ormai tante leghe i suoi amici s'erano dati incontro per capire come aiutarlo...- Dous | Jul 21, 2008
L'improvviso scomparire del loro amico, li aveva sconvolti.
I loro incontri erano diventati noiosi, mancava la verve di Maurice a rallegrarli.
La loro vita era diventata una insulsa ricerca di un modo per riempire quelle giornate e soprattutto, quelle nottate oziose.
Poi quella domanda era nata nel cuore dell'eclettico Jean ed era stata condivisa da tutti: cosa può aver spinto il nostro amico ad una fuga così precipitosa? Certo qualcosa di serio...
Bisognava cercare qualche indicazione, qualche traccia che potesse aiutarli.
Fu Stanislav, l'aiutante di Igor, a proporre di cominciare dalla sua camera.... forse là avrebbero trovato qualche indizio...- Faustina40 | Jul 21, 2008
... Riuscirono ad eludere la guardia del portiere, che aspettava d'esser pagato da mesi, entrando da una finestra del cortile.
Jean aveva fatto salire Annette, la più esile di tutti nella camera di Maurice ed aspettava assieme all'allegro gruppetto giù da basso, cercando di non destare l'attenzione delle guardie della vicina caserma.
Annette frugò tentoni per la stanza buia, per non richiamare la curiosità dei vicini, una coppia di artisti d'avanspettacolo ch'ella conosceva bene perchè erano dotati di una antipatia morbosa per i francesi.
Cerca che ti cerca e riuscì a trovar delle lettere che mise dentro il petto e, impaurita per un rumore di passi improvvisi, si affretto subito a portare via, lanciandosi come un'atleta di circo, dal pertugio dal quale era venuta.
Là le braccia forti di Jean erano pronte e raccoglierla, facendola atterrare tra l'ansia della curiosità degli altri.
Corsero a casa di Igor dove avrebbero scoperto più tardi quella lettera, recante il timbro postale di Annecy, un piccolo paese dell'Alta Savoia.
Priscille aprì rapidamente la lettera, vincendo un primo scrupolo riguardo quella che pure era una violazione dell'intimità del loro amico scomparso.
In realtà nei giorni scorsi ebbero importanti notizie da un informatore del porto, tale Giannetto, un losco individuo che frequentava le bettole del porto e che per qualche birra in cambio poteva raccontare quel che i suoi occhi e le sue orecchie riuscivano a registrare di giorno e soprattutto di notte...
Ebbene seppero che un uomo la cui descrizione corrispondeva al loro amico aveva chiesto notizie ad un ubriacone su una certa nave che avrebbe salpato l'indomani alla volta dell'Africa.
Priscille leggeva trepidante le righe di quella che a tutti gli effetti appariva come una lettera d'amore di Anne per Maurice...- Dous | Jul 22, 2008
"Sono qua, dispersa sulle rive di un lago che non ti riflette.
Sogno il nostro incontro eppure tu non ci sei al mio risveglio..."
Cominciava a scrivere così Anne quel giorno di aprile del 1778.
Quel giorno Anne...- Dous | Jul 22, 2008
era seduta nel portico di una lussuosa villa nel cuore dell'Africa e calde lacrime le scorrevano sul viso impossibili da frenare. Piangeva e le lacrime scolorivano le parole che cercava di scrivere, approfittando di un attimo in cui era rimasta sola....
Il padre si era accorto della sua relazione con "quel poco di buono del principe, capace solo di approfittare delle ricchezze altrui".... queste erano le parole che aveva detto ad Anne, mentre la obbligava a fare le valigie per portarla via.
Gli avvenimenti erano precipitati, aveva fatto appena a tempo a lasciare un biglietto alla sua cameriera perchè lo recapitasse a Maurice.
Era stata costretta a sposare il figlio del ricco industriale Smith, un uomo neppure tanto giovane, che lei odiava e che l'aveva portata via da Annecy - che almeno era più vicina al suo amato - per trasferirsi con lei a Ouguadougu, che a lei sembrava alla fine del mondo.
Aveva supplicato il padre, piangendo, ma non c'era stato nulla da fare....
Ed ora, in quel deserto, completamente sola, si logorava dal desiderio e dal dolore...- Faustina40 | Jul 22, 2008
Quel "lago che non ti riflette" propose Annette ascoltando la lettera dalla bocca di Priscille, era evidentemente quello create dalle lacrime d'amore di Anne, che non godevano del riflesso del suo amato.
Il mistero si infittiva: l'Africa e quel luogo lontano dov'era esiliata suo malgrado appariva come irraggiungibile a tutti.
Ora non restava che capire come avrebbero potuto ritrovare l'amico Maurice, che intanto, a leghe di distanza, stava scoprendo una vita che mai avrebbe creduto possibile vivere...- Dous | Jul 22, 2008
Il suono della campana di bordo era l’unica cosa che riusciva a dargli la certezza che le cose che viveva non fossero uno dei suoi sogni, peggiori.
La nave era spinta da venti di meridione contro le isole Baleari, dove una costa ripida e tagliente rischiava di spaccare in mille pezzi il Fortuna.
Dall’alto del castello di poppa il capitano Marshall mirava il profilo della orrida costa rocciosa dando indicazioni al sergente Nigel di virare sempre di più per quel che poteva verso l’alto mare.
Ma la situazione stava precipitando. E si chiamava all’erta l’equipaggio.
Maurice ormai retrocesso a topo di sentina riusciva a rendersi utile sgottando l’acqua assieme a quella catena umana che partendo dalla chiglia risaliva fin sul ponte, da dove qualcuno la rigettava in mare. Ma da qualche parte entrava nuova acqua fredda e più tagliente della roccia che il capitano temeva.
Due ore tennero duro, poi l’inevitabile tracollo.
Si sentì una crepa, poi un boato e le cime si strapparono lasciando rovinare l’albero di maestra su quanti si trovavano da basso a dirigere le impossibili manovre per evitare il peggio.
Quella invisibile crepa che aveva colpito l’occhio di Maurice non era che la piccola sorella di quella che videro da lì a poco aprirsi sotto i loro occhi e risucchiare decine di uomini.
“Si salvi chi può”: questo l’avviso del Sergente Nigel, prima di venire a sua volta colpito da una sartia che lo tagliò in due, davanti agli occhi impietriti del capitano.
Il sergente era stato negli ultimi giorni il banditore delle punizioni continue che venivano impartite alla ciurma disubbidiente nel ricevere quel rancho immangiabile.
Per guadagnare sulle vettovaglie aveva mercanteggiato prima di partire svendendo la metà delle cibarie e costringendo poi il cuoco a tacere sulle provviste.
Ma ora non poteva più rubare che i morsi dei pescicani.
Le scialuppe, le uniche in dotazione al Fortuna erano già scomparse e le videro galleggiare verso la costa dove i frangenti scomparivano in nuvole di schiuma.
Maurice ricordò che quello era in fin dei conti un momento positivo, che poteva avvicinarlo per sempre al suo destino, o dargli ancora un’altra chance.
L’ultima onda spezzò in due la nave che non tenne fede al suo nome, gettandola verso gli scogli.
Non rimanne molto del suo carico che poche casse che vennero sputate fuoribordo quasi come l’ultimo tentativo di salvezza di un vascello che aveva conosciuto tante traversie.
Ad una di quelle casse si attaccò per istinto il nostro principe, portando con sé tutto il suo casato.
E riuscì a sottrarsi dai marosi galleggiando tra le onde di risacca per venir poi miracolosamente risucchiato verso il largo.
E l’indomani si risvegliò sdraiato sulla cassa, sotto il sole, con null’altro intorno…- Dous | Jul 22, 2008
Torna la pubblicità e si apre il sipario per portar le luci al pubblico assonnato...
Guardo il foglio per terra e lo raccolgo, poi inforco gli occhiali e leggo:"Il viaggio dei sogni"
Anno:
1778Luoghi:
Santa Margherita Ligure.
una piccola piazza di un paesino di montagna…
Annecy, Alta Savoia
Ouguadougu nel centro dell’Africa
Il golfo del Leone
Le isole Baleari
Le coste d’Africa settentrionale
Esperanza, l’isola che il Fortuna non raggiunse mai.Personaggi:
Maurice Levallois – il principe
Anne d’Aubry – la sua amata
Jean Valjean – l’artista bretone
Priscille Flaubert – la critica d’arte marsigliese senza lavoro
Annette D’Auvigny – la ex cantante d’opera parigina
Igor Von Furstemberg – il principe prussiano decaduto
Stanislav Minkovsky – l’aiutante di Igor
Il capitano Marshall del vascello Fortuna
Il sergente Nigel del vascello Fortuna
Giannetto – l’ubriacone
Lo Zio Ivan Levallois – che Maurice odiava
Dustin Johnes, il figlio del ricco industriale Smith Johnes
…
Philippe – il gabbiano del sogno
Sahir – il piccolo abitante del deserto
Djanawil – il predone
Gol-gol . il guardiano del tesoroCapitoli
1. Principe sognatore
2. Il viaggio improvviso
3. Gli amici
4. Il naufragio
5. Dal mare al deserto
6. Il tesoro
7. Anne
…
Interessante !
Ed aspetto la fine della pausa... :-)- Dous | Jul 22, 2008
.......
Le luci si abbassano per tre volte.... il pubblico è richiamato in sala. Smette il brusio...
Silenzio.
Buio.
......Disteso sulla cassa, sotto il sole a picco, Maurice è preso dalla paura: la sua vita non lo aveva certo preparato ad avvenimenti così drammatici.
La gola gli brucia, gli occhi sono dolenti, ha brividi per tutto il corpo nonostante il caldo feroce, le braccia sono piene di graffi .... e intorno solo cielo e mare, niente che gli possa dare un po' di speranza.....
Perde più volte conoscenza, finchè non si lascia andare al suo destino: forse era scritto che avrebbe rivisto la sua Anne solo in un altro mondo.
Questo pensiero lo smuove al pianto e le lacrime danno un po' di refrigerio agli occhi...
Dove sarà Anne, cosa sarà stato di lei, lo amerà ancora?
Deve, deve rivederla.... in un impeto di rabbia si mette a remare con le mani per combattere contro la sfortuna...
Il cielo sta perdendo la sua luce... tra poco sarà notte...- Faustina40 | Jul 22, 2008
Ma è stanco e si chiede quanto ancora potrà resistere in quelle condizioni.
Chiude nuovamente gli occhi e si lascia andare al sonno, e comincia a sognare.
E gli appare Philippe, un altro principe, un gabbiano...- Dous | Jul 22, 2008
La tempesta si è calmata e Maurice è entrato nel sogno.... non è più sulla sua cassa in alto mare ma su una spiaggia dalla sabbia bianca e fine e accanto a lui c'è un gabbiano bianchissimo, che lo osserva....
"Bene arrivato, ti stavo aspettando"!
Maurice si guarda intorno.... chi gli ha parlato?
"Sono io, sono Philippe, il principe dell'isola dei Gabbiani. Ho visto il naufragio della tua nave, sei il solo che si è salvato e mentre dormivi i miei gabbiani hanno spinto la tua cassa qui sulla riva..... Ma dimmi, chi sei? Non hai l'aspetto di un marinaio... cosa ti ha spinto fin qui?"
"Sono Maurice Levallois, anch'io un principe. Amavo una ragazza, ma vivevo da ozioso e il padre l'ha portata via. Della mia Anne non so più nulla se non che è in Africa..."- Faustina40 | Jul 22, 2008
"In Africa, sì, lo so..." dice Philippe scrollando le ali.
"L'ho vista un giorno quando mi ero posato sul suo balcone, dopo tanto volare e lei mi accolse trattandomi da principe, quale sono..."- Dous | Jul 22, 2008
"Ma dimmi o Philippe, dove si trova ora Anne? Sono partito per raggiungerla, ovunque fosse e credevo di poterlo fare come in un sogno, partendo con la prima nave che c'era e senza neanche esser certo che l'incontro potesse aver luogo ad Esperanza!
Potrò mai perdonarmi questo errore ?"- Dous | Jul 22, 2008
"Ti ho detto già troppo! Quest'ultima parte del viaggio devi scoprirla da solo: hai il deserto davanti.... a te trovare la strada.
Però ti faccio un regalo, perchè mi commuove il tuo dolore".
Si girò e chiamò forte: "Sahir... Sahir"!
Da dietro una palma ecco spuntare il viso furbo di un bambino che sorride subito vedendo il gabbiano...
"Eccomi signore, che vuoi?"
"Vedi Maurice, Sahir vive nel deserto e ne conosce tutti i pericoli. Ti accompagnerà fino al limite del deserto. Ecco un po' di viveri e di acqua..... tienili da conto, non è facile trovare oasi in questo deserto...."
"Perchè mi aiuti così?" gli chiede Maurice.
"Il tempo ti darà la spiegazione.... ora vai, approfitta di queste ore di luce..... Ci rivedremo"...- Faustina40 | Jul 22, 2008
Le onde schiaffeggiarono il volto di Maurice, che si svegliò con la bocca salatissima, cercando di aprire gli occhi incollati dalla salsedine.
Aveva sognato, l'era parso di sognare qualcosa a riguardo di un gabbiano..
La cassa di legno su cui navigava aveva un coperchio che con pugni e pugni si aprì rivelando il suo prezioso contenuto.
Vestiti e tele che legò assieme per farne una vela rudimentale, issata grazie al suo stesso corpo. E così con le ore successive, sospinto da un fresco vento di maestro raggiunse insperatamente delle coste che brillavano sotto il sole, sulle quali si stagliavano montagne innevate.
Le onde lo portarono dolcemente ad approdare sulle rive sabbiose.
E si ricordò quel che aveva passato sino allora, benedicendo quella terra che lo aveva risparmiato dall'inedia e dalla morte.
Le ultime forze gli servirono per trascinarsi sotto una palma, dove crollò esanime.
Acqua, ancora acqua ma stavolta dolce, che sciaquava lentamente il suo viso.
Era quella che gli veniva regalata da un piccolo essere coperto di bende tanto da non permettere di scoprirne il viso ed il corpo stesso.
L'essere di colore azzurro grazie a quel che indossava era muto e faceva cenni per farsi intendere dallo sconosciuto venuto dal mare.
Ricordò un nome e lo sibilò a quel tale che annuì col capo.
Trascorse i primi giorni in viaggio sul dorso del dromedario che Sahir gli aveva procurato ed assieme si diressero oltre montagne innevate, coprendosi come quegli uomini di vestiti che lo proteggevano dai venti taglienti che risalivano da chissà dove.
Non si vedevano case, nè chiese, non si udivano campane suonare, nè luci di paesi vicini.
Il buio custodiva le loro notti davanti al fuoco e le stelle cullavano il loro sonno.
Sahir era sempre lì che vegliava pronunciando versetti in una lingua incomprensibile che presto avrebbe imparato.
Giunsero poi oltre quei monti e Maurice credeva che ormai le traversie fossero finite ed avrebbe incontrato di nuovo una traccia di Anne, il cui pensiero si rinforzava sempre di più dentro di lui.
Quando furono alle pendici dei monti si schiarì la vista di quell'enorme mare che lo attendeva, di sabbia coloro oro.
Uno spettacolo al quale il principe non poteva credere...
Eppure dovette farsene una ragione e concludere che la natura è sempre in grado di soprendere l'uomo con la sua silenziosa perfezione.
Guardò il suo nuovo amico negli occhi e scoprì che aveva un'età indefinibile.
Apprese dunque la lingua di Sahir che dai gesti ormai gli insegnava a parole i segreti del deserto...- Dous | Jul 23, 2008
Era così sorpreso per le strane analogie tra il suo sogno e la realtà. Sahir.... nel sogno era un bambino.... eppure quando aveva aperto gli occhi davanti a quel piccolo essere strano, aveva pronunciato il suo nome sicuro che fosse lui...
Come se il sogno l'avesse riportato indietro nel tempo, fino a raggiungere un momento che lui non ricordava ma sicuramente cruciale nella sua esistenza.
Come se qualcuno l'avesse riportato indietro a quel bivio da cui era iniziata la sua vita dissipata per permettergli di ripercorrerla e potersi presentare ad Anne con una nuova consapevolezza.
Aveva imparato a comunicare con Sahir, ma i loro discorsi erano brevi ed essenziali - gli uomini del deserto non disperdono le loro energie in chiacchiere - così aveva tutto il tempo per lasciarsi portare dai suoi pensieri, e questi sistematicamente lo portavano a guardarsi dentro.... e non era certo bello quello che scopriva.....- Faustina40 | Jul 23, 2008
Tutto quel che aveva studiato e messo da parte, tutto quel che aveva conosciuto e chiuso in un cassetto, trascurando i preziosi insegnamenti della vita, ora tornava al suo ricordo ed alla sua necessità.
La lentezza con la quale quel cammino procedeva nel deserto era paragonabile a quel percorso meticoloso che faceva mentalmente per aprire le scatole della sua mente che contenevano gli oggetti tralasciati e di cui non s'era degnato di accostarne i bordi per completare il quadro intero del mosaico della sua esistenza.
E quel silenzio, totale attorno a lui, se non intervallato a quelle poche frasi ermetiche del suo misterioso compagno di viaggio...
Chi lo aveva mandato da lui e perchè lo stava aiutando in quel percorso che nessuno conosceva se non il suo destino ?- Dous | Jul 23, 2008
"Il deserto vince le nostre paure" dice Sahir, il suo piccolo amico.
E pronunciando lentamente quella parola, الصحراء , Sahara, Maurice scopre il tesoro che mai aveva cercato...
E l'oasi maestosa di Al habib appare ai loro occhi...- Dous | Jul 23, 2008
Sahara... il colore della sabbia...
Ecco perchè non era mai riuscito a vederlo quel tesoro. Solo ora, al contrasto del verde della grande oasi che gli si para davanti comincia a capire....
Si accorge anche di avere sete..... strano, nel cammino non se ne era reso conto.....
E' vero....
Il suo cervello, frastornato dalle mille chiacchiere insulse dei suoi amici era diventato sordo....
I suoi occhi, abbagliati dal falso brillare del lusso erano diventati ciechi....
Il cammino in quella distesa arida, sempre lo stesso colore, nessun rumore - se non a volte il frusciare di una serpe che si nascondeva subito nella sabbia - nessun altro, se non Sahir, accanto a lui, la sofferenza fisica e psichica di quello strano viaggio avevano rotto quell'armatura che aveva indossato per non sentire la voce della sua coscienza.
Era contento... forse era quello il tesoro!
Insieme a Sahir entra riconoscente nella grande oasi per godere di quel refrigerio.
Ma non sapeva che il viaggio era ancora lungo e difficile....- Faustina40 | Jul 23, 2008
Si era confuso tra la folla di persone, e già, perchè dopo mesi di viaggio nel sahara algerino in compagnia del silenzioso Sahir, quella che vedeva era una vera e propria festa per gli occhi.
Era quasi giunto alla meta del suo percorso interiore, identificando le vere priorità della sua vita, oltre a quella sempre presente nei suoi sogni, della sua amata Anne, che aveva smarrito il suo amico Sahir, che sembrava svanito tra le grida dei beduini e la confusione delle bancarelle che offrivano ogni cosa.
Cercò invano, poi trovo nelle sue tasche quel che evidentemente era il testamento di Sahir, una piccola pietra scura che stava in un pugno.
Ora doveva dissetarsi e non c'era tempo per cercarlo.
Attirato dal pozzo vi si avvicinò e chiese ad una donna di prestarle una caraffa, poi trascorse un pò di tempo ad ascoltare i racconti di un curioso personaggio, che stava accampato con un gruppuscolo di aiutanti ai lati delle tende.
L'oasi era grande più per i suoi colori che rubavano alla monotonia del deserto un curioso scenario restituendo un pò di riposo agli occhi accecati da mesi di abbagliamento.
E parlavano in un linguaggio ancor diverso da quello che aveva già appreso. Avevano un colore più scuro e seppe dalle loro movenze che erano di un popolo diverso da quello di Sahir.
Comprese che il nome di uno di loro era Djanawil e che erano lì all'oasi per riposarsi lungo il cammino che li portava verso la leggendaria Timbouctou, a sud.
Poi svenne, forse per la stanchezza o forse...- Dous | Jul 23, 2008
Aveva imparato a capire il linguaggio di Sahir, ma questo era di difficile comprensione per lui.
Ma un nome pronunciato da Djanawil gli aveva fatto sobbalzare il cuore: "Anne".....
Si era alzato di scatto ed era corso verso quel gruppo, dimenticando le parole di Sahir "prima di avvicinarti ad un gruppo di beduini saluta da lontano; sono molto diffidenti anche se, una volta che ti hanno accettato, sono capaci di dare la vita per te"....
Così era stato, si era trovato circondato da volti duri e sguardi taglienti poi qualcosa lo aveva colpito ed era caduto in terra svenuto: le poche forze che gli erano rimaste non avevano retto a quel colpo, seppur leggero..
Quando riapre gli occhi è notte fonda.
La flebile luce di un fuoco ancora acceso illumina una scena che lo riempie di angoscia...... più niente intorno, in quella oasi prima così piena di vita.... non c'è Sahir, non ci sono più i beduini, non c'è più Djanawil, ma soprattutto non c'è più l'unica cosa a cui era rimasto attaccato con tutto se stesso e che era riuscito fin ora a tenere nascosta.....la sua catena con la croce d'oro che gli aveva regalato la mamma ad un compleanno...
Sicuramente si era imbattuto in un gruppo di predoni, e forse era proprio Sahir che lo aveva fatto cadere nel tranello....
Ora davvero aveva perso tutto....
Si inginocchiò nella sabbia con la testa fra le mani.....non aveva più neppure la forza di piangere!- Faustina40 | Jul 23, 2008
Ma si accorse presto di aver avuto un incubo.
E la colpa non era la sua, stavolta.
Nell’acqua che aveva bevuto Thessala, la donna dell’oasi, aveva mescolato una droga.
Ed ora era caduto in una trappola tesagli dai predoni del deserto.
Si svegliò guardando il viso ironico del predone che con la sua collana in mano cominciò ad interrogarlo su tutto ciò che sapeva ed anche su quel che non sapeva.Djanawil era un uomo magro e decisamente più alto di quelli presenti nell’oasi. La sua pelle era più scura di quella di Sahir ed indossava un vestito color sabbia con in testa un turbante che ne ricopriva parte del volto lasciando spiccare dei ciuffi di capelli scuri come la pece. I suoi occhi erano acuti e stretti e perforavano le certezze di Maurice. Le sua mani portavano una serie di anelli dorati che mentre muoveva le mani gesticolando lasciavano nei ricordi del nostro principe una scia ipnotica.
Cosa voleva da lui quell’uomo e perché lo stava aspettando ?
Presto avrebbe avuto la risposta.- Dous | Jul 23, 2008
Lo frugarono dappertutto come un calzino e trovarono soltanto qualche oggetto di quel deserto che aveva attraversato con chi di certo doveva averlo accompagnato sin là.
Le azioni del predone non sembravano più avere un fine ma apparivano come un normale comportamento di chi era cresciuto di raggiri, violenza e menzogne.
Insomma Djanawil non si fidava di lui e voleva estorcere anche il minimo valore che poteva avere un giovane con le mani lisce ed i capelli di seta, che sicuramente aveva origini nobili e poteva costituire un ottimo oggetto di scambio.
Per non parlare poi di un probabile riscatto che gli avrebbe fornito guadagni impensati.
Insomma, un colpo di fortuna per quel predone che da tempo faceva solo magri guadagni rubacchiando a qualche mercante che si trovava a passare per l’oasi.Conosceva bene infatti l’ozio di quegli europei che di tanto in tanto si spingevano verso sud, verso Timbouctou, in cerca di qualcosa che destasse la loro curiosità.
L’interrogatorio terminò presto perché poco Maurice sapeva, se non le domande che avrebbe voluto fare sul suo destino e su Anne.
Ma quel nome che Maurice pronunciò diede la certezza a Djanawil che da qualche parte c’èra qualcuno che avrebbe potuto garantire un congruo riscatto.
- Dous | Jul 23, 2008
Parlò poco, Maurice. Chiese molto, anche a lui, il predone che non ha risposte per nessuno.
Rideva Djanawil dell’ingenuità di quello stupido francese che credeva nei sogni e nelle parole degli uccelli.
Ed ancor di più perché amava una donna, quegli esseri inferiori che per lui erano importanti solo come oggetto di scambi economici coi mercanti arabi.Partirono dunque in direzione dell’antica terra del Mali e percorsero la fine di quel lungo deserto incuneandosi tra dune sempre più pietrose.
Il terreno si faceva sempre più duro ed il paesaggio cambiava il suo colore in rosso.
Un nuovo tipo di deserto dinnanzi agli occhi sbalorditi di Maurice che restava tutto il tempo legato sulla gobba del dromedario, guardando il noioso proseguire della carovana.Si avvicinarono finalmente alle rive di un fiume che appariva come un enorme serpente immobile.
Lasciarono le sponde per imbarcarsi sulle piroghe che trovarono nei pressi di un accampamento di uomini neri in volto come la pece.Durante le notti lungo quel fiume guardava le stelle che sembravano parlare da lontano e raccontargli quel che era la vita dei suoi amici lontani.
Intanto, dall’altra parte del mondo gli amici avevano dovuto cambiare le loro abitudini loro magrado.
L’assedio dei creditori li aveva vinti uno ad uno riportandoli alla triste realtà della penuria delle loro risorse e, cosa ancor più grave, dell’assenza di un qualche benefattore che avrebbe potuto render loro la vita più accettabile e meno noiosa di quella che avevano.E così, dopo un primo tentativo di rintracciare il loro amico principe, uno ad uno essi dovettero tornare rispettivamente dai loro parenti nobili o meno nobili che fossero, terminando per sempre quella vita dissoluta e libertina che sino ad allora avevano sprecato.
Si diedero un ultimo saluto in una teatrale cena d’addio presso il caffè dell’Opera a Genova, cena ovviamente che non pagarono mandando ancora una volta il conto a qualche nuovo amico che avevano adescato in qualche salotto aristocratico.
In quell’occasione tutti, eccetto Stanislav, erano certi che non avrebbero mai più rivisto il principe.
Invece l’aiutante di Igor, che frequentava una cartomante da tempo, aveva avuto un racconto profetico sul ritorno di Maurice, ma non l’avrebbe raccontato, perché voleva tener per sé il segreto. Era infatti più interessato a che il suo padrone perdesse ogni speranza e tornasse finalmente in Prussia, dove un qualche blasone l’avrebbe ancora potuto recuperare.Ma continuando il racconto, sulle rive del fiume Gher-n'Gheren, il fiume dei fiumi, com’era chiamato dalle popolazioni nomadi il Niger, le piroghe si avvicinarono ad altre imbarcazioni e costeggiavano rive animate da popoli via via diversi tra loro.
Quando giunsero in quella città dal nome così strano Maurice scoprì come l’Africa potesse essere così sorprendente, nascondendo tesori in mezzo a deserti e svelando segreti col sussurro dei suoi venti ed il mormorio dei suoi fiumi...
- Dous | Jul 23, 2008
Era talmente preso dall'incanto di quello che vedeva che si era dimenticato della sua triste situazione. Quando era sceso dalla piroga gli avevano legato le mani per paura che scappasse e il tentativo di alzarsi per guardare quel mondo nuovo gli strappò un gemito.
Non poteva fare nessun movimento, per cui si girò in modo da avere una visuale più ampia possibile di quel luogo di cui sapeva appena il nome.
Era un panorama strano. Sembrava che la sabbia avesse avvolto anche le case. Strane torri si ergevano, anch'esse color sabbia
Da lontano sembrava che un gigante bambino si fosse divertito a fare castelli di sabbia, i più strani e fantasiosi.
Passavano davanti a lui uomini vestiti di blu, con ampi mantelli e turbanti, che avanzavano sui loro cammelli, gli occhi attenti e profondi.
Sulle rive del fiume, ancora vicino, vedeva strane piroghe che qualche copertura di fortuna aveva trasformate in case.
Ma, nella loro povertà, quelle persone erano libere mentre lui era lì, legato, senza avere idea di cosa gli avrebbe serbato il futuro- Faustina40 | Jul 23, 2008
Lo condussero in un angusto stanzino che prendeva luce solo da un piccolo pertugio che guardava un vicolo polveroso.
Le ore passavano e si sentivano intanto le voci di mercanti e trafficanti che contrattavano con il predone in lunghe trattative intervallate da urla e risa.
Altri linguaggi si alternavano e riconobbe al suo carceriere una certa conoscenza delle lingue, oltre a quella già conosciuta da lui stesso nello scioglierle.
Intanto la sua attenzione fu rapita da rumore nel cortile dove vide giocare dei bambini.
E con non poca fatica riusci a vederli radunati là fuori e a trovare l'unico espediente che forse avrebbe potuto attirare la loro attenzione.
frugando con le dita tirò fuori dalle tasche quel sasso scuro che Sahir gli aveva donato.
Era davvero l'unico oggetto che poteva lanciar loro per richiamarli.
Lasciò saltar fuori dal pertugio quel piccolo sasso che una volta caduto sul selciato cominciò a piroettare verso uno di loro, emettendo uno strano suono che non poteva che attirare la sua curiosità.
Era un ragazzo dell'età di circa dieci anni, magro e scuro coi capelli ricci e corti, con indosso un corto vestito chiaro, scalzo e con gli occhi che brillavano curiosi davanti a quella piccola meraviglia che suonava muovendosi per terra.
Fece per chiamarlo come poteva ed egli si avvicinò con fare incerto a Maurice.
Il resto accadde in fretta.
Un rumore di porte fece scappare quei ragazzi dal cortile, non prima che Maurice riuscì a fissarlo con gli occhi cercando di chiedergli in qualche modo aiuto.
E così sembrava persa un'occasione di sfuggire all'incerta sorte che gli sarebbe toccata.
L'indomani si presentarono nuovi mercanti alla "corte" di Djanawil.
Una coppia di uomini con indietro uno più piccolo.
Quando lo fecero uscire da quel buco dove aveva trascorso il suo primo giorno, riconobbe quel ragazzo che lo guardava fisso e parlando con uno degli uomini lo indicava.
In poco tempo il predone concluse soddisfatto la sua trattativa e consegnò loro il principe.
Fu caricato su un cammello e lo portarono ancor legato dall'altra parte del paese.
Quando arrivò a destinazione conobbe il frutto del suo fortunato esperimento.
Ebbene il ragazzo, di nome Djen, raccontò a quegli uomini il suono di quello strano oggetto e quelli vollero conoscerne il proprietario.
Erano dei mercanti di pietre preziose che ben conoscevano il valore della pietra musicale, estratta da misteriose miniere dei monti del sud.
E naturalmente il loro interesse era proprio conoscere il luogo esatto dove poterne trovare altre.
Maurice intuì che quella era un'occasione da non lasciarsi sfuggire.
Dopo mesi di traversie e di sofferenze, angherie e difficoltà varie, Maurice aveva cominciato ad imparare a fare di necessità virtù e soprattutto ad imparare dagli altri le capacità migliori riconoscendo anche l'utilità di quelle peggiori, in caso di emergenza.
Insomma, se il predone era scaltro e furbo quella dote poteva cominciare ad esser utilissima al sinora sfortunato principe.- Dous | Jul 23, 2008
Doveva riflettere, non poteva fare sbagli. Forse non si sarebbe presentata più una occasione favorevole.
Quella piccola pietra sembrava un frammento celeste, polvere di astri mescolata al vento, come le rose del deserto che tante volte aveva incontrato nel suo andare....
Capì che volevano che li accompagnasse a quelle montagne lontane dove erano nascosti quei sassi che cantavano...
Annuì, pur non sapendo come avrebbe fatto. Sperava, tornando indietro, di ritrovare Sahir o comunque di trovare il momento giusto per scappare...
Intanto gli avevano portato da mangiare e da bere, e dopo tanti giorni di poco pane e poca acqua si sentì subito rinfrancato.
Steso su una stuoia, sotto la meravigliosa volta stellata, si addormentò...
Al mattino presto tutta la carovana si diresse verso sud, Maurice in mezzo a loro, su un cammello, non era legato. Gli avevano messo addosso un mantello chiaro e un turbante perchè si potesse proteggere dall'ardore del sole.
Ed ecco che si stavano avvicinando novamente alla grande oasi di Al habib.
Socchiuse gli occhi per guardare meglio: gli sembrava di vedere in lontananza una figuretta conosciuta: Sahir! Finalmente un po' di speranza.....
Qualcuno lo stava scuotendo ...... aprì gli occhi, era il ragazzino del cortile.....
Ancora una volta aveva sognato!
Era l'alba e l'aria era fredda. Stranamente gli misero addosso un mantello chiaro e un turbante in testa....
L'avevano fatto salire su un cammello. Il guidatore, tutto intabarrato nel suo mantello, sembrava muto.
Quando si girò Maurice riconobbe quegli occhi attenti: Djen!
Lo guardava fissamente, sembrava volergli dire qualcosa..... poi si girò di scatto e diede l'avvio al cammello.
Il pensiero di Anne gli dava forza, ma come sarebbe riuscito a trovarla? Non era sicuro neppure di uscire vivo da questa avventura!
"Il deserto vince le nostre paure". La frase di Sahir gli risuonava continuamente nella testa.
Ripensava ai giorni passati a Sata Margherita Ligure, a quanto si sentiva spavaldo e superiore a tutti. Le sue certezze si fondavano sul suo titolo, sulla sua bellezza, sulla grazia dei suoi gesti, sul fascino sottile del suo sguardo che faceva innamorare le donne....
Che ne era ora di tutto ciò? Quanto futili quelle ore e quei pensieri! Avrebbe voluto tornare indietro nel tempo e riscattare quella vita insulsa... avrebbe voluto mettere in guardia i suoi amici sulla vacuità della loro vita...
La sua testa era attraversata da mille pensieri e non riusciva a fare un piano che potesse essere attuabile....
Forse quando avrebbero fatto una sosta.... forse....- Faustina40 | Jul 23, 2008
Paesaggi polverosi e pietrosi che si susseguivano. Poi si alternavano ai lati del loro percorso, lungo una strada invisibile, enormi alberi che parevano cattedrali, chiamati dai suoi compagni di viaggio "baobab".
Ogni forma animale era a lui sconosciuta e Maurice si meravigliava come gli occhi di Djen, che guardavano quello spettacolo cambiare ad ogni chilometro che stavano conquistando.
Maurice pensò a quei mesi trascorsi e si scoprì diverso: i sentimenti per Anne erano diventati non più velleità bensì splendide certezze.
E non sapeva il motivo di tutto ciò, ma sentiva di essere cresciuto in una direzione dalla quale non sarebbe più tornato indietro.
Dopo alcune settimane di marcia pressocchè ininterrotta giunsero sulle rive di un altro fiume, anch'esso di una larghezza che Maurice a stento riusciva a misurare con gli occhi.
Il capo di quella spedizione era chiamato Nyonse e discendeva da una antica tribù di quelle rive e giunti che furono al primo villaggio ricevette i festeggiamenti rituali.
La notte era scandita dal rullo di tamburi che si alternavano a canti ritmici che sorpresero la curiosità di Maurice e fecero divertire Djen.
Il principe ormai era apparentemente libero tra di loro: sì perchè non avrebbe potuto scappare da nessuna parte visto il colore della sua pelle decisamente insolito e soprattutto visti i rischi che avrebbe potuto correre fuori dal controllo di chi conosceva bene quei luoghi, animati da ogni tipo di bestia feroce.
Maurice capì che ormai non avrebbe potuto far altro che lasciarsi andare a quel destino, cercando di farlo volgere in qualche modo a suo favore.
E nei giorni successivi apprese come quel destino sarebbe divenuto in realtà molto benevolo con chi come lui stava dimostrando di saper apprendere le conoscenze altrui e moltiplicarle...- Dous | Jul 24, 2008
Maurice era trattato bene, con amicizia.
Cominciò ad interessarsi a quella tribù così particolare, al loro villaggio semplice, ma particolare: abitavano in una sorta di case protette da tetti a terrazza e la notte li vedeva spesso immobili a fissare il cielo, in atteggiamento adorante.
Nel cielo, in quel periodo, brillava una stella: Sirio.
Chiese a Djen, con il quale oramai era nata una forte amicizia, che lo portò da Nyonse.
Questi gli spiegò che si trovava tra i Dogon, un popolo che discende dalle stelle, particolarmente da Sirio. Per questa ragione la notte li vedeva sulle terrazze: ritempravano le loro forze lasciandosi riempire dalla sua luce.
Ancora una volta Maurice era stupito dal mistero di questa terra e dei suoi popoli.
Sentiva di essere attratto dalla loro vita, dalle loro usanze... cominciava a sentirsi a suo agio fra di loro.
Il deserto non gli faceva più paura, e neppure il pensiero di quanto avrebbe dovuto ancora aspettare prima di ritrovare la sua Anne lo faceva soffrire. Cominciava a sentire tutti gli avvenimenti come passi importanti per quella trasformazione che, ormai ne era certo, lo avrebbe portato all'incontro con lei.
Sahir aveva detto una grande verità: ora capiva il senso di quella frase che lo aveva colpito così tanto!
Passava molto tempo seduto di fronte al lago, a volte solo, a volte in compagnia di Djen, quando, un pomeriggio, verso il tramonto, in quel cielo che sembrava avesse preso fuoco, vide uno stormo di uccelli volare sopra di lui:
erano gabbiani, grandi, bianchissimi.
Uno si staccò dal gruppo e si abbassò, scendendo verso di lui.
Un'ala gli sfiorò il viso e una penna cadde tra le sue mani...
Ma questa volta era ben sicuro di essere sveglio!- Faustina40 | Jul 24, 2008
Segni che continuamente gli giungevano o emozioni che il suo cuore trasformava in qualcosa cui attribuire significati precisi ?
Seguì i rituali cui quelle tribù si erano dedicati in quel periodo, incuranti del resto dei loro piani.
Anche la sua strana custodia, in attesa di venire a conoscenza delle ricchezze paventate dal predone, erano state quasi dimenticate da Nyionse.
Fino a quando un giorno venne a conoscenza che foschi presagi avevano rimandato la ricerca del capo tribù e dei suoi pari.
Un popolo agguerrito stava conquistando quelle pianure e rischiava di cancellare il loro, con l'aiuto di altri uomini venuti da lontano.
Ciò che aveva attirato la venuta di queste popolazioni erano proprio le voci riguardanti alcune ricchezze che le montagne del sud custodivano e che pochi fortunati erano riusciti ad estrarre.
Maurice ricordò gli anni di studi presso le migliori università francesi e capì ancora una volta che era giunto il momento di mettere a frutto la sua sapienza.
Era ormai in grado di dialogare con quel popolo che in mesi di viaggio aveva conosciuto e dinnanzi a Nyionse fece capire di poter dare loro un modo di riscattarsi da quel pericolo.
In realtà non sapeva bene come avrebbe potuto aiutarsi aiutando quel popolo, ma era certo che gli occorreva anche un bluff per poter avere una opportunità vincente.
Negli anni addietro Maurice aveva conosciuto del resto ogni tipo di dissolutezza e il gioco delle carte gli aveva insegnato a saper rischiare.
Da prigioniero dal quale era possibile carpire un piccolo segreto che poteva far arricchire un modesto capotribù, il principe si presentava agli occhi di Nyionse come l'uomo che un'antica profezia tribale aveva descritto come venuto a salvarli dalla peggiore delle sciagure.
Erano infatti popoli molto superstiziosi quelli, capaci di leggere dal bagliore delle stelle quel che non erano capaci di dominare sulla terra.
E questo Maurice l'aveva capito...- Dous | Jul 24, 2008
Intanto, a meno di poche centinaia di miglia ormai, si trovava Anne, prigioniera di una vita che non accettava se non con rassegnazione.
Dustin Johnes, il figlio del ricco industriale Smith Johnes, era riuscito a sposarla e a condurla con sè in Africa, dove conduceva le sue ricerche di oro e minerali preziosi per la compagnia del padre.
Era un uomo rude nonostante le sue conoscenze e la sua cultura, asservita unicamente all'interesse economico.
Ogni sua azione era sempre destinata a ricavar profitto, anche e soprattutto a scapito degli altri.
Ed in Africa questo galantuomo stava fondando un vero e proprio impero economico, grazie alle sue doti diplomatiche e soprattutto alla sua capacità di servirsi degli avversari.
Conosceva alcuni capi di alcune tribù che aveva sobillato e armato contro il popolo che aveva governato sino ad allora nella pace e nell'armonia le terre del bacino del fiume Volta...- Dous | Jul 24, 2008
Naturalmente fra le sue conoscenze c'erano anche alcune bande di predoni che gli servivano per conoscere in tempo gli spostamenti di quel popolo.
La prima in assoluto era quella comandata da Djanawill, il più esperto ma anche il più infìdo dei predoni.
Da lui aveva saputo che il popolo dei Dogon si stava dirigendo verso i monti del sud in cerca di una pietra preziosissima, di cui però Djanawill non aveva saputo dire la caratteristica.
Dustin sapeva bene che per quell'uomo l'unico valore era il denaro, e che per i soldi avrebbe piantato in asso chiunque.
Così se lo teneva caro, ricorrendo a regalie e favori....
Aveva promesso al predone una ricchissima ricompensa, ma sapeva bene a cosa aspirava Djanawill: sua moglie, Anne.
A Dustin la cosa non avrebbe creato problema: quella donna gli era stata imposta dal padre e per lui era meno che niente. In più si rifiutava in modo categorico di dividere con lui se non solo i giorni, ma anche le notti.
Ma sapeva bene che scandalo avrebbe scatenato e nella sua posizione, e soprattutto nella posizione del padre, non era possibile.
Così prendeva tempo, sperando che l'attenzione di Djanawill si rivolgesse a qualcuna delle altre donne della sua casa.- Faustina40 | Jul 24, 2008
Anne d’Aubry proveniva da una famiglia dell'Alta Savoia ed il suo casato era uno dei più conosciuti della regione.
Aveva conosciuto Maurice negli anni trascorsi a Parigi, dove risiedeva nella casa di suo zio, il marchese Antoine d’Aubry, personaggio vicino agli ambienti di corte.
Il loro fu un amore improvviso, il classico colpo di fulmine.
Si amarono entrambi dal primo incontro ad un ballo di gala, in onore della moglie del marchese, coetanea di Anne e sua vecchia amica di gioventù.
La vita parigina era stata per Anne in realtà monotona e scandita da eventi che raramente destavano in lei interesse.
Naturalmente fino al giorno in cui conobbe Maurice.
I due si frequentarono di nascosto per non attirare le ansie morbose del padre di Anne, il conte Pierre d'Aubry.
Ma quando egli se ne accorse, informato proprio dalla moglie del marchese, Antoinette, nascostamente gelosa di Anne, fece richiamare immediatamente sua figlia ad Annecy.
Annecy, sul lago omonimo, era sempre stato un luogo incantevole per Anne, prima però di conoscere il suo principe.
Diventò invece un luogo odioso finchè ella non ricevette la visita di nascosto del suo amato, venuto per lei da Parigi lasciando tutto dietro di sè.
Nei pochi giorni che poterono frequentarsi il loro fu un amore breve ed intenso.
Poi Maurice dovette lasciare Anne per recarsi a Genova, dove suo padre era stata incaricato dal Re di svolgere importanti incarichi diplomatici per i quali era necessaria la presenza al completo della sua famiglia.
A Genova Maurice aveva ripreso i suoi studi conoscendo nuovi amici e ritrovando quelli vecchi, che intanto lo avevano raggiunto dalla Francia.
Ma il padre cadde in disgrazia agli occhi del Re e Maurice dilapidò le fortune rimaste, senza avvedersi di quella situazione...- Dous | Jul 24, 2008
Qual’era il valore delle ricchezze accantonate dal padre di Dustin ? E a cosa avrebbe portato la bramosia di ricchezza del figlio ?
A questo pensava Anne quando venne a conoscere le trame del marito.
Non che la cosa la soprendesse, data la scarsa considerazione che quell’uomo aveva avuto ai suoi occhi già innamorati di un altro.
Aveva dovuto subire il matrimonio combinato in tutta fretta e partire suo malgrado al fianco di Dustin, affrontando il suo primo viaggio in nave che per due mesi toccò le coste del mediterraneo e, passando per lo stretto di Gibilterra, aveva lambito la costa africana sempre verso sud, fino a giungere nel golfo di Guinea.Poi erano risaliti lungo il corso di un grande fiume per giungere a quello strano paese di nome Ouguadougu.
Anne si era più volte ammalata durante il viaggio, rivelando la sua scarsa voglia di vivere una vita che ormai non la interessava più.
Anche la speranza di rivedere il suo amato s’era via via affievolita, per colpa di una vita trascorsa in compagnia di un uomo che poco aveva di umano.
Più volte era venuta a conoscenza delle discutibili doti di Dustin, che si era circondato di uomini della peggior razza e che trascorreva il suo tempo nell’imbastire relazioni con personaggi diversi per etnia ma uguali in quanto a malvagità.
Seppe che tra i valori che scambiava in pubblico vi erano oro e diamanti, mentre tra quelli che trafficava in segreto vi erano le stesse vite umane di centinaia di uomini e donne che mandava a catturare in quei luoghi sconosciuti, dai quali nessuno li avrebbe reclamati.
E navi e navi di quei poveri derelitti venivano inviate lontano contribuendo ad arricchire le casse di Dustin e a dargli il necessario per ripagare le sue ricerche di minerali preziosi e per corrompere i diversi personaggi che via via si trovassero dinnanzi alla sua strada.
Insomma un vero capolavoro di malvagità si trovava al suo fianco e questo rendeva Anne ancor di più sola ed infelice.
- Dous | Jul 24, 2008
Passava le giornate in solitudine, poteva fidarsi solo di una delle sue cameriere, una giovane che era stata "comprata" dal marito e poi messa al suo servizio con la richiesta, anzi con il ricatto, che riferisse a lui tutto quello che faceva la sua padrona.
Ma la giovane Myriam si era affezionata immediatamente alla sua padrona, ne aveva compreso la tristezza e si era messa subito dalla sua parte. Ogni tanto andava dal padrone e gli diceva sistematicamente che la moglie piangeva e ricamava, piangeva e curava le piante del giardino, piangeva e insegnava a leggere e scrivere ai bambini della servitù.
Anna era amata e questo le bastava per sorridere, anche se nel suo cuore c'era un vuoto incolmabile.
Temeva che non avrebbe potuto più vedere il suo amato. Si chiedeva se l'amava ancora, che la cercava, se era disperato come lei.
Aveva una strana sensazione, le arrivavano come un battito di ali, come una musica, delle vibrazioni forti, come se lo sentisse vicino, sempre più vicino.....- Faustina40 | Jul 24, 2008
Le richiste di Djanawil a Dustin si facevano sempre più pressanti.
Dalle sue razzie tornava sempre carico di merci e di schiavi.
Il predone sapeva bene che, nella sua smania di guadagno, l'uomo si era messo nelle loro mani. Si era fidato troppo delle sue conoscenze, dei suoi affari. Non aveva calcolato la scaltrezza, l'assoluta mancanza di paura, la sfrontataggine dei predoni.
Il prezzo era salito vertiginosamente: se voleva che gli consegnasse il popolo dei Dogon, con la loro conoscenza di quelle straordinarie pietre musicali, doveva dargli Anne.
Doveva diventare la sua donna, la sua schiava.
Intanto, fra i Dogon, si era sparsa la voce che i predoni si stavano avvicinando pericolosamente: era tempo di cercare un altro luogo dove fare tappa prima di arrivare alle montagne.
Maurice si era seduto insieme a loro per ascoltare quello che dicevano gli uomini che erano andati in avanscoperta per cercare di intuire i movimenti del terribile Djanwill e regolarsi di conseguenza.
Qualcosa lo fece trasalire. Parlavano della casa di un certo inglese, ricchissimo, e della sua sposa, una giovane straniera di nome Anne.....
Anne! Sposata! Non era possibile, non voleva crederlo....
Maurice sentì nascere dentro di sé un odio profondo, travolgente verso colui che gli aveva rubato la sua donna.
Di sicuro l'avevano costretta a quel matrimonio, chissà come era infelice....
Giurò a se stesso che l'avrebbe liberata, anche a costo di uccidere quell'uomo!- Faustina40 | Jul 24, 2008
Dustin aveva informatori ovunque, anche in casa propria.
Quando seppe da uno di loro che la moglie aveva scritto un plico diretto al padre lontano lo volle leggere di nascosto e scoprì quel che vi era scritto:“Amatissimo padre,
vengo a scriverle questa mia per informarla dei fatti che avvengono in questo luogo.
La persona che lei ha voluto che sposassi si è rivelata un uomo malvagio e senza scrupoli.
Mai avrei creduto fosse possibile raggiungere simili finzioni al punto di disfarsi della propria moglie per scopo del guadagno …
Sappia che quanto scrivo mi spezza il cuore perché mai avrei voluto darle un dispiacere.
Ciononostante La prego di inviarmi aiuti perché la mia stessa vita è in pericolo.
Firmato
sua figlia Anne”La lettera non fu mai spedita contribuendo ad accelerare i propositi di Dustin di disfarsi della moglie, nel modo più sicuro.
Ma tornando a Maurice, egli dialogava col capotribù per capire quale fosse la natura dei pericoli che minacciavano i Dogon.
Ormai capace di discutere in varie lingue, aveva appreso da altri uomini di altre tribù vicine di quelle strane sparizioni di massa che avevano colpito le popolazioni lungo le rive dei fiumi.
Le doti di Maurice crebbero agli occhi di Nyionse al punto che egli incaricò il principe di scacciare, aiutato naturalmente dagli stregoni della sua tribù, i fantasmi malefici che attaccavano il suo popolo.
Lo stregone Gol Gol era un uomo molto temuto nella regione per le sue doti magiche e per il suo potere personale che era esteso oltre i confini meridionali, fino ai popoli del mare.
A lui accorrevano ricchi mercanti in cerca di conoscere utili profezie.
Anche Dustin conosceva la fama dello stregone ed aveva nascostamente acquisito i suoi favori, tramando contro i re di quelle terre, le cui ricchezze rappresentavano l’obiettivo principale delle sue attività commerciali.
Dustin venne a conoscenza di un uomo venuto da lontano che minacciava la credibilità del suo stregone e diede l’incarico ai suoi luogotenenti di catturarlo e condurlo da lui.
Fu presto fatto.
Con l’aiuto delle tenebre giunsero presto nella tribù i migliori segugi di Dustin e catturarono il principe, che tornò così a perder nuovamente la propria libertà.
Ora Dustin non conosceva personalmente Maurice, né era al corrente di ciò che il padre di Anne aveva disposto per lei, al fine di allontanarla proprio da quel principe decaduto.
Quando Maurice venne portato al cospetto di Dustin gli apparse come un altro uomo da corrompere e da usare per i suoi fini.
Maurice invece riconobbe in lui la sua malvagità, perché ormai aveva imparato a guardare dentro agli uomini sentendo il loro deserto interiore.
Accettò furbamente l’offerta dell’inglese ed accolse l’invito ad una festa nella quale avrebbe potuto conoscere gli altri soci dell’impresa, dei noti mercanti di schiavi della Guinea.
Dustin aveva apprezzato infatti le doti linguistiche di Maurice ed aveva pensato che potesse essergli molto utile un alter ego in grado di dividere con lui il lavoro sporco, mentre lui avrebbe potuto salvare la facciata davanti alle altre autorità.
Alla cena con l’aristocrazia di Ouagadogou erano presenti personaggi della politica della regione, emiri e sultani provenienti dai territori arabi, mercanti olandesi ed inglesi.
Tutti soci in affari di Dustin e del padre.
E naturalmente c’era anche Anne.
Erano ormai trascorsi alcuni anni dal loro ultimo incontro ed il tempo e le vicissitudini avevano cambiato fisicamente i nostri due protagonisti.
Ma l’amore non si dimentica mai e come bastò uno sguardo per farli innamorare fu sufficiente rivedersi sulle scale di quella villa per capire che da quel momento la loro vita avrebbe preso una direzione diversa.
Anne le fu presentata proprio da Dustin ed il principe mantenne una incredibile freddezza, salvo poi allontanarsi con una scusa assieme a lei, con la complicità di Dustin che altro non cercava di disfarsi dalla presenza della moglie affidandola a qualcuno che avrebbe in cuor suo fatto in modo di tenerla un po’ lontana dai suoi affari.
“Amore mio, la vita ci ha fatto incontrare di nuovo e non sai quanto abbia sognato questo momento..."
- Dous | Jul 25, 2008
Erano le parole del principe alla sua amata.
"Non ho potuto aspettarti... ti scrissi che mio padre non approvava la nostra relazione ed io non posso biasimarlo vista la tua condotta in quei tempi ... e poi, quello che successe a tuo padre...
Ora siamo due persone che la vita ha separato per sempre, Maurice.
C'è Dustin... oh, sta arrivando!"E così si concluse, per ora quell'incontro tra i nostri due protagonisti, per riprendere più tardi, in sogno...
Dustin aveva capito, poichè non era stupido, che i due gli nascondevano qualcosa e fece controllare Maurice dal suo fedele servo Bomako.
E così, dormendo, Maurice incontrò nuovamente la sua bella Anne, intenta a guardare il paesaggio montano della loro nuova casa tra i boschi delle Alpi francesi.
Si diedero la mano e passeggiarono assieme raccontandosi le loro avventure di tutto quel tempo lontani...poi, finalmente, giunsero i loro baci.
Bomako, che intanto spiava il sonno del principe, nascosto dietro la sua finestra aperta per il gran caldo di quella stagione, udì parlar nel sonno Maurice e quelle frasi senza senso di luoghi a lui sconosciuti, di persone mai viste.
L'indomani riportò fedelmente quanto aveva ascoltato e di cui lui, servo indigeno senza cultura nè ingegno, ma con la memoria di un elefante africano, sapeva riferire.
All'udire quelle parole Dustin vide confermati tutti i suoi presagi.
Gli era in effetti stato raccontato il suo futuro, o parte di esso, da quello stregone di nome Gol Gol, e che sarebbe stato tradito da chi gli era molto vicino...
Doveva dunque disfarsi di entrambi quei due amanti o giocare di astuzia per ricavare da quella situazione un tornaconto ?
Non conosceva il sentimento dell'amore da quando il padre lo aveva istruito ad una vita di menzogna.
In realtà c'era stato un qualche episodio che amava ricordare, quando in veranda fumava la sua pipa, ricordando ad esempio quella relazione piacevole con quella cantante d'opera a Parigi...
- Dous | Jul 25, 2008
Sì, portava un nome simile a quello di sua moglie...eppure era così diversa da lei e sapeva far perdere le testa a quell'inglese!
Peccato che anche per lui la volontà di un genitore si era messa di traverso a sogni di vita spensierata !- Dous | Jul 25, 2008
Come s'è detto, in Francia i suoi amici avevano ormai dimenticato Maurice.
Tutti tranne Annette, che non aveva parenti a cui rivolgersi e Stanislav che, dopo aver cercato invano di tornare con Igor in Prussia e dopo aver passato alcuni mesi senza vedere una lira data la mancanza assoluta di denaro del suo padrone, aveva deciso di tentare la fortuna in qualche paese lontano.
La profezia della cartomante gli risuonava continuamente nella testa: era sicuro che non riguardasse solamente lui ma intrecciasse la sua vita a qualcuno che conosceva ma di cui non riusciva a rendersi conto.
Stava girando per il porto in cerca di una nave su cui imbarcarsi. Camminava con lo sguardo rivolto alle bandiere sui pennoni delle navi e finì per sbattere contro una persona avvolta in uno scialle di seta.
"Ehi!, attento!" fece una voce femminile.
Si girarono entrambi.
"Annette!"
"Stanislav!"
Si abbracciarono, contenti entrambi di vedere finalmente un viso familiare fra tanti sconosciuti.
Entrarono in un piccolo locale e, davanti ad una birra, cominciarono a raccontarsi le rispettive vicissitudini.
Igor era senza lavoro e anche Annette non era riuscita a riprendere il suo lavoro di cantante. Decisero di cercare insieme fortuna.
Intanto, parlando del tempo passato, nei loro discorsi erano arrivati a parlare di Maurice.
Fu un attimo: Igor rimise insieme il racconto della cartomante e capì che era quella la direzione che dovevano prendere, quella della nave su cui sapevano che si era imbarcato Maurice.
L'Africa!- Faustina40 | Jul 25, 2008
Errata Corrige al prec. brano di Faustina40:
In Europa i vecchi amici avevano ormai dimenticato Maurice.
Tutti, tranne Annette, che non aveva parenti cui rivolgersi e Stanislav che, dopo aver cercato invano di tornare con Igor in Prussia e dopo aver passato alcuni mesi di indigenza per l'assoluta mancanza di denaro del suo padrone Igor, aveva deciso di tentare la fortuna in qualche paese lontano.La profezia della cartomante gli risuonava continuamente nella testa: era sicuro che non riguardasse solamente lui ma intrecciasse la sua vita a qualcuno che conosceva ma di cui non riusciva a rendersi conto.
Vagando per il porto di Marsiglia, in cerca di una nave su cui imbarcarsi si imbattè casualmente dinnanzi ad una persona avvolta in uno scialle di seta.
"Ehi!, attento!" fece una voce femminile.
Si girarono entrambi."Annette!"
"Stanislav!"Si abbracciarono, contenti entrambi di vedere finalmente un viso familiare fra tanti sconosciuti.
Entrati che furno in una bettola del porto, davanti ad una birra, cominciarono a raccontarsi le loro disavventure.
Stanislav era senza lavoro e Annette non era riuscita a riprendere quello di cantante. Decisero dunque di cercar insieme fortuna.Parlando della loro vita passata e di Maurice, Stanislav pensò al racconto della cartomante e capì che era quella la direzione che avrebbero dovuto prendere insieme: L'Africa!
- Dous | Jul 25, 2008
E senza tanti problemi si imbarcarono come cuochi su un mercantile francese che salpava per il Golfo di Guinea.
Gli uomini di quella nave erano di bocca buona e sopportarono discretamente quel rancho diverso dal solito.
L'unica che dovette adattarsi era proprio Annette, che indossò i panni di un aiuto cuoco per non esser scoperta e scacciata da una nave dove di donne non ne potevano salire affatto.
Dopo alcuni mesi di navigazione rinchiusi in quell'orribile nave giunsero finalmente in Costa d'Avorio, da dove cominciarono la loro avventura in cerca di fortuna e magari di ritrovare il loro vecchio amico Maurice.Poi, mentre si addentrarono nella foresta equatoriale in cerca di oro, finirono nelle mani di alcuni cacciatori di uomini e furono portati oltre la frontiera, verso i loro padroni, per esporgli le loro recenti mercanzie...
Annette era una donna molto avvenente, coi capelli color oro che in Europa aveva sempre sciolti e che le avevano procurato il favore di molti ammiratori.
In Africa li teneva sempre raccolti e cercava di proteggersi dal caldo soffocante e dalle punture di zanzara che, aveva sperimentato essere molto fastidiose sulla sua carnagione color latte.
Ma quelle doti erano giudicate molto importanti da chi era interessato a guadagnarci vendendola a qualche ricco mercante arabo...
Stanislav era stato malmenato dai cacciatori tentando di difendersi e fu legato come un orso e trasportato di peso.Giunsero dunque ad Ouagadougou...
- Dous | Jul 25, 2008
Tra i mercanti che cercavano ogni genere di mercanzia c’erano quelli disposti a pagare bene per articoli interessanti e molto bene per quelli unici.
Il gruppo di cacciatori che giunsero nella capitale avevano con sé un vero gioiello che nessun mercante avrebbe trascurato per sé o per i suoi clienti migliori.
E Dustin seppe di lei e volle avere l’anteprima di quello spettacolo.Giunse nel mercato e sotto una tenda del suo amico e socio, il mercante Jundoè, si volle godere quella vista, ma presto si accorse che quello che aveva in mente avrebbe completamente rivoluzionato i suoi piani.
Quando Annette fu slegata e gli si parò dinnanzi per lui fu davvero una sopresa. Annette ricordò solo uno dei suoi tanti amori e finse di provar piacere nel rivederlo.Inutile dire che i giorni successivi Dustin si assentò spesso dalla sua villa e delegò suo malgrado Maurice di alcuni impegni che aveva, di poca importanza.
I due trascorsero dei giorni in ricordo dei bei tempi andati e Annette approfittò per far liberare il suo amico Stanislav e farlo presentare a Maurice, il nuovo aiutante di Dustin che avrebbe deciso che incarico avrebbe potuto affidargli.
Questa fu una sorpresa davvero grande per il principe che incontrando il suo vecchio amico volle raccontargli quei tre anni di avventure.
Stanislav gli disse di Igor e di come volle separarsi da lui per cambiare vita ed avere delle chance.
Dustin ammise che in fondo anche lui volle cambiare per sempre quella vita nel momento in cui si imbarcò sul Fortuna.Gli parlò di Anne e di come l’aveva ritrovata per poi perderla nuovamente.
Poi entrambe convennero che quella era una occasione per aiutarsi l’un l’altro, come ai bei tempi.Intanto Anne si accorse delle continue assenze del marito e fece chiamare Maurice per parlargliene.
Dustin cominciò a pensare seriamente di eliminare con un espediente la moglie sostituendola con Annette e, quando seppe dell’incontro segreto di Anne e Maurice decise che avrebbe dovuto assecondare al più presto le richieste del predone Djanawil.
Lo fece informare promettendogli un premio speciale per lui…
Annette però capì le mire dell’inglese e di certo non avrebbe mai voluto che la sua ricchezza si fondasse sulla disgrazia dell’unico amore di Maurice.
Aveva infatti capito la situazione ed era venuta a conoscenza grazie a Stanislav della incredibile coincidenza nel ritrovare il principe proprio lì nel bel mezzo dell’Africa in cui s’erano diretti in cerca di fortuna.L’incontro tra Maurice e la sua amata non potè aver luogo perché Dustin mandò a chiamarlo per affidargli un improvviso incarico.
Quella sera Dustin avrebbe avvelenato la moglie facendola mordere da un serpente il cui morso aveva il potere di far impazzire chiunque facendogli perdere la volontà.Così in effetti gli aveva spiegato Gol Gol, regalandogli quell’animale scuro e silenzioso che per alcune settimane egli aveva affidato alle cure del suo servo Bomako.
Una volta impazzita l’avrebbe poi fatta portare dallo stesso Maurice, a sua insaputa, da Djanawil, liberandosi così per sempre di entrambi, una buona volta.Più che l’amore era la stessa bellezza di Annette che aveva avuto il potere di accelerare i tempi e di far commettere qualche errore all’astuto Dustin.
Infatti Annette capì bene che le maniere di Dustin nascondevano qualcosa di losco e decise di aiutarsi, aiutando il futuro di Maurice ed Anne…
Quando Dustin la lasciò presso l’albergo De La Ville si recò velocemente dal principe e, dopo il primo piacevolissimo ritrovarsi, mascherato agli occhi dei servi curiosi che aiutavano Maurice, gli raccontò le sue sensazioni.
Quella sera stessa Maurice corse con Stanislav da Dustin e spiò dalla veranda i movimenti della casa.
Poi vide Bomako che di soppiatto lasciava qualcosa dietro il letto di Anne e capì che Annette aveva ragione.Il prussiano si arrampicò alla finestra ed entrato anch’egli nella stanza scomparve nel buio.
Poi successe l’impensabile.
Ci fu un trambusto e Maurice, che aspettava giù da basso cercò di vedere meglio arrampicandosi a sua volta su quella casa coloniale.Lo spettacolo era davvero strano.
Dustin era entrato nella stanza di Anne per controllare quegli strani rumori e vi aveva trovato Stanislav, il quale lo aveva affrontato per salvarsi dal fucile che l’inglese aveva imbracciato. Dalla lotta furibonda Dustin era finito su quel letto dove il serpente lo aveva azzannato lasciandolo immobile.
Anne era entrata nella stanza ed era svenuta, un po’ per la paura ed un po’ per la sorpresa di vedere quell’incredibile coincidenza di volti conosciuti e quasi dimenticati riuniti assieme davanti al marito immobile.
Maurice entrato in stanza decise che non c’era un minuto da perdere.
Arrotolarono un tappeto indosso a Dustin credendolo in fin di vita e sulle spalle di Stanislav lo condussero fuori dalla casa.
Bomako aveva visto uscire quello strano gruppetto dalla casa e li aveva seguiti preoccupato per il suo padrone.Giunsero al quartier generale di Dustin dove degli aiutanti attendevano proprio di trasportare assieme a Maurice un pacco speciale per Timbouctu.
E lo trovarono pronto per la spedizione. Partirono immediatamente per il nord uscendo dalla capitale, mentre Bomako li seguiva a distanza debita.
Anne s’era svegliata e preoccupata del marito aveva raggiunto Annette, che sapeva essere alloggiata nell'albergo. Lì conobbe quella donna di cui gli avevano parlato e con la quale sarebbe divenuta amica.
Le due si raccontarono ed Anne le disse della sua preoccupazione per il marito al quale non voleva rinunciare perché avrebbe dato un grosso dispiacere al padre.
- Dous | Jul 25, 2008
Certo, erano due donne diverse quelle che solo una circostanza simile avrebbe fatto incontrare.
Conoscevano entrambe Dustin ed Annette le fece capire che quello che era successo l'aveva salvata da una morte certa."Anne, comincia a riflettere sulla situazione e scrivi a tuo padre per raccontargli questi eventi".
Le consigliò l'amica.
Intanto il principe Maurice aveva preso in mano le redini dell'attività di Dustin e cominciava a capire tutti i loschi affari ch'egli aveva imbastito nella regione, leggendone i resoconti negli accurati libri contabili che Dustin inviava periodicamente al padre a Londra.
Lesse delle lettere di funzionari corrotti e di mercanti che chiedevano articoli particolari ed illegali persino in quelle terre così selvagge.Ricordandosi poi dell’amico Nyionse decise di aiutarlo.
Incontrò il console francese e gli raccontò di quei traffici che avvenivano nella regione e delle mire coloniali inglesi di cui era venuto a conoscenza.Naturalmente anche il console era segretamente d’accordo con Dustin e fingendo di convenire nell’arresto dell’inglese, chiese di vederlo.
Maurice gli riferì che era in viaggio per Timbouctu per affari e lo lasciò evasivamente.Poi capì che avrebbe dovuto raggiungere Nyionse per avvisarlo dell’accaduto.
In pochi giorni fu dal capotribù e finalmente gli svelò tanti retroscena dei misteri che affliggevano quelle regioni e della cattiveria degli uomini del sud, armati dagli inglesi.
Gli consigliò di diffidare di Gol Gol, ma questo Nyionse non poteva crederlo e lo fece chiamare.Il vasto repertorio di magia ed esoterismo incuteva paura in Nyionse.
Ma il giovane Djen, che intanto aveva in quei mesi appreso le arti e magie di quello che era diventato suo odiato maestro, con molta intelligenza e col ricordo dell’amico Maurice, l’avrebbe messe a disposizione del capotribù in quell’occasione.E così la pozione utilizzata dallo stregone per impressionare e ipnotizzare Nyionse fu resa innocua da una piccola sostituzione del lesto Djen.
Dinnanzi al suo capo lo stregone non ebbe altro da poter fare e le sue difese furono nulle.
Condotto fuori dal villaggio ricevette la sua giusta punizione, per opera della tigre mangiatrice di uomini, che non si fece tanti scrupoli delle sue urla ed imprecazioni malefiche.Liberatisi da quella vera serpe in corpo quel popolo poteva ora guardare con un po’ di ottimismo in più nel futuro.
L’accordo coi francesi era ora possibile, aiutati da un interprete madre lingua come il principe, che tornò dal console portando la collaborazione dei popoli del nord su di un piatto dorato.
Di fronte a quella situazione il console non potè che far buon viso a cattivo gioco, anche perché aveva ricevuto notizie da Parigi, dove il nuovo Re di Francia si apprestava a salire sul trono, sostituendo tutte le gerarchie, lui compreso.Intanto giunse a Djanawil quello strano omaggio che non sapeva come interpretare.
L’inglese ne uscì fuori completamente impazzito, dopo due settimane di perfetta immobilità.
Urlava e sbraitava ed era quasi irriconoscibile.
Nonostante i tentativi di carpirgli qualche segreto di una qualche fortuna da sfruttare, a Djanawil non rimase che abbandonarlo nel deserto, che decidesse la sua sorte ormai segnata.
Accortosi poi del suo servo Bomako lo fece interrogare con le dovute maniere ed egli raccontò delle vicende che conosceva, ma la sua poca intelligenza finì per irritare l’arabo che lo vendette ad un mercante.I segreti di Gol Gol ora appartenevano a Djen che ne divenne guardiano.
La conoscenza del luogo delle pietre musicali poteva ora far cambiare le sorti dei Dogon, che ora avrebbero avuto qualcosa da scambiare coi francesi per convincerli a rivedere la loro politica coloniale.La notizia della scomparsa definitiva dalla scena di Dustin passò inosservata nella vita della capitale, anche perché era molto più importante quella dell’arrivo di un nuovo console venuto da Parigi.
Questi portava il nome di Maurice Levallois.
Erano trascorsi alcuni mesi da quella sera in cui Dustin finì vittima dei suoi stessi intrighi e Anne si decise a tornare a Marsiglia assieme a Maurice.
Raggiunta la Francia Maurice ritrovò il padre che intanto era stato riabilitato dal nuovo re e Maurice, per aver reso alla Francia importanti servigi e collaborato alla cattura di un pericoloso mercante infiltrato persino a corte, il padre di Dustin, ricevette importantissimi incarichi proprio in quelle terre d’Africa.
Che raggiunse dopo il suo matrimonio celebrato con Anne d’Aubry.
Navigarono di nuovo, insieme, alla volta d’Africa e dei loro due amici Anne e Stanislav.
L’Africa che li aveva divisi, li aveva fatti reincontrare ed ora li avrebbe accolti per il resto della loro vita.- Dous | Jul 25, 2008
Questo racconto è pubblicato su:
http://keyboardwriter.wordpress.com
Ringrazio Faustina, Angelica e Monica.
- Dous | Jul 25, 2008
Alle h 12,00 di oggi il testo (e non solo) de "In viaggio coi sogni" sarà pubblicato al seguente indirizzo:
http://storiemaiscritte.wordpress.com
Grazie a tutti.
:-)- Dous | Jul 30, 2008
- This discussion has been closed by the creator
