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- «Siamo dignitosamente fiere di avere vissuto così». Memoria della resistenza e difesa della costituzione. Scritti e discorsi (1)
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«Siamo dignitosamente fiere di avere vissuto così». Memoria della resistenza e difesa della costituzione. Scritti e discorsi
Il nome di Concettina Principato è molto conosciuto negli ambienti antifascisti della Lombardia, forse lo è un po' meno al di fuori dell'ambito regionale. Il nome di Salvatore Principato, siciliano come il sottoscritto, è, invece, notorio nella memoria storica resistenziale per essere uno dei quindi ... (continue)
Il nome di Concettina Principato è molto conosciuto negli ambienti antifascisti della Lombardia, forse lo è un po' meno al di fuori dell'ambito regionale. Il nome di Salvatore Principato, siciliano come il sottoscritto, è, invece, notorio nella memoria storica resistenziale per essere uno dei quindici Martiri antifascisti dell'eccidio commesso il 10 agosto 1944 a Piazzale Loreto in Milano da militi della Legione Autonoma Muti. Concettina ne è la figlia, classe 1924. Chi scrive queste note ha avuto l'onore ed il piacere di esserle stato amico grazie alla comune militanza nel Consiglio Nazionale dell'ANPI. Concettina non c'è più dal 6 gennaio 2009 e recentemente il proprio figlio Massimo Castoldi (che di professione fa l'insegnante a Milano) ha inteso ricordarne la figura curando la pubblicazione del volume, in libreria in questi giorni, dal titolo «Siamo dignitosamente fiere di avere vissuto così». Memoria della Resistenza e difesa della Costituzione. Scritti e discorsi. Si tratta della raccolta di tutti gli interventi pubblici, gli scritti (ad esempio su ANPI Oggi, il periodico dell'ANPI milanese), le riflessioni personali rimaste magari conservate nei cassetti di casa, che Concettina Principato ha elaborato nel corso degli anni. Concettina ha svolto una intensa attività sia quale vicepresidente dell'ANPI di Milano, sia quale componente del Consiglio Nazionale dell'Associazione ed in tali ruoli si è prodigata non solo nella divulgazione e nella conservazione della memoria storica di quell'evento irripetibile che è stata la Lotta di Liberazione nel nostro Paese da cui è nata la democrazia in cui - nel bene nel male - viviamo tutt'oggi, ma soprattutto nella diffusione tra le giovani generazioni della consapevolezza che i valori dell'antifascismo sono gli elementi fondanti del nostro vivere civile. Nel libro, quindi, si alternano, ad esempio, i suoi interventi nelle scuole, ove Concettina Principato parla agli adolescenti di cosa è stata la Resistenza, ma anche dei problemi della scuola di oggi, della libertà di insegnamento e della priorità che deve avere la scuola pubblica rispetto a quella privata quale presupposto per una crescita laicamente democratica delle nuove generazioni; le riflessioni sulla difesa della Costituzione; le commemorazioni della strage di Piazzale Loreto che sovente lei veniva invitata a tenere il 10 agosto quale familiare di una delle vittime; gli scritti aventi ad oggetto la propria famiglia, da cui traspare una forte ed a tratti commovente nostalgia per un mondo scomparso, quello dell'adolescenza. Dalla lettura del volume emerge la figura di un donna e di una compagna nel senso più antico e nobile della parola, di quando chiamarsi "compagna" (lei aveva raccolto la fede socialista ereditata dal padre) significava trasfondere nella propria quotidianità valori etici prima che di partito, nei quali si credeva, che si condivideva con un gran numero di persone simili ad una grande famiglia e per i quali valori si era disposti a sacrificare anche sé stessi. Emergono riflessioni che hanno la peculiarità di non essere mere considerazioni da "uomo della strada", ma provengono da una persona che ha vissuto l'epopea resistenziale non solo soffrendo in prima persona il dolore più terribile (la Principato aveva appena venti anni quando apprese la notizia della morte dell'amato padre, non nella maniera naturale che ognuno auspica per i propri cari, nella riservata intimità della propria casa circondato dall'affetto dei congiunti, ma nel modo più orribile che ci si possa immaginare e che solo la dimensione "contro natura" della guerra è in grado di offrire, ossia ne individuò il cadavere tra i quindici assassinati a colpi di mitra e lasciati a giacere sotto lo sguardo di una intera popolazione), ma anche offrendo alle giovani generazioni la testimonianza di chi ha dato il suo contributo diretto per la conquista della libertà. Ci sentiamo di consigliare la lettura di questo libro ai giovani, in particolar modo alle adolescenti, perché comprendano che realizzare la propria vita nel nuovo millennio non necessariamente deve consistere in una mera gratificazione edonistica, ma che vi è stata una generazione di donne come Concettina Principato che partendo da una scelta di militanza resistenziale si sono impegnate negli studi e sul lavoro, hanno vissuta intensamente una vita pubblica e privata ed hanno dato il loro contributo alla costruzione della nostra società democratica oggi tanto in pericolo. Vorrei consigliare loro di riflettere sulla foto di copertina, che ritrae quattro anziane donne partigiane tra cui la Principato. Quattro visi sorridenti, di donne responsabilmente consapevoli di non avere fatto null'altro che il proprio dovere. Da tale riflessione scaturisce la profondità della morale che si trae dal titolo scelto per questo libro. Fare in modo che anche le adolescenti di oggi, una volta arrivate all'età di queste straordinarie compagne della foto, possano volgersi indietro ed ammettere di essere dignitosamente fiere di avere vissuto così.
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