Il libro è brillante e molto interessante, ma ha il "solito" problema dei libri del genere: rafforza ulteriormente le convinzioni di chi ha già una visione razionale e positivista del mondo, ma lascia indifferenti i baciapile che - in quanto tali - sono refrattari al ragionamento. Il tono piuttosto
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Il libro è brillante e molto interessante, ma ha il "solito" problema dei libri del genere: rafforza ulteriormente le convinzioni di chi ha già una visione razionale e positivista del mondo, ma lascia indifferenti i baciapile che - in quanto tali - sono refrattari al ragionamento. Il tono piuttosto aggressivo dell'autore rende ancor più "polarizzate" la fazioni pro e contro.
La vicenda narrata in questo libro è il risultato di sfortuna, inutili testardaggini ed esagerazioni dell'autore. Però è un fatto che in Italia fare impresa sia assai difficile, e quindi ben vengano libri come questo, che mostra (anche tramite evidenti drammatizzazioni) quali sono i tanti problemi c
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La vicenda narrata in questo libro è il risultato di sfortuna, inutili testardaggini ed esagerazioni dell'autore. Però è un fatto che in Italia fare impresa sia assai difficile, e quindi ben vengano libri come questo, che mostra (anche tramite evidenti drammatizzazioni) quali sono i tanti problemi cui va incontro un piccolo imprenditore.
In che modo vedere Accio: come una sorta di eroe romantico in grado di mostrarci attraverso i suoi difetti le contraddizioni di un'epoca che fu? Oppure come un personaggio irrimediabilmente negativo: egoista, pigro, violento, vigliacco, debole e opportunista?
In che modo vedere Accio: come una sorta di eroe romantico in grado di mostrarci attraverso i suoi difetti le contraddizioni di un'epoca che fu? Oppure come un personaggio irrimediabilmente negativo: egoista, pigro, violento, vigliacco, debole e opportunista?
Forse le due interpretazioni non devono necessariamente escludersi a vicenda, e spesso durante la lettura si oscilla (o almeno io l'ho fatto) fra simpatia e fastidio. Ma nel mio caso alla fine ha prevalso il fastidio.
La mia opinione su questo libro è stata ondivaga durante la lettura. Nelle prime duecento pagine l'ho odiato, l'ho trovato pesante e noioso soprattutto per via dei protagonisti, pupazzi meccanici sempre uguali a se stessi, privi di qualsiasi spessore, insipidi e insopportabili. Poi pian piano ho ini
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La mia opinione su questo libro è stata ondivaga durante la lettura. Nelle prime duecento pagine l'ho odiato, l'ho trovato pesante e noioso soprattutto per via dei protagonisti, pupazzi meccanici sempre uguali a se stessi, privi di qualsiasi spessore, insipidi e insopportabili. Poi pian piano ho iniziato a interessarmi al personaggio di Thomas, alla sua lotta interiore nei confronti degli obblighi impostigli dal mondo insopportabile in cui era stato chiamato a vivere. Che però purtroppo si è risolta in nulla - peggio, in una burla. Da lì in poi è partito l'inevitabile tracollo dell'intera famiglia, e di nuovo ha preso il sopravvento la noia e la narrazione di inutili vicende, come una tipica giornata di scuola del figlio borderline che poi per sua fortuna muore di tifo. Insomma, se avessi abbandonato il libro subito gli avrei dato una stella, se lo avessi abbandonato a metà gliene avrei date forse tre, ma il giudizio complessivo è da due stelle, e se ne poteva anche fare a meno.
Verboso. Lento. Ripetitivo. Stucchevole. Zeppo di pomposi pistolotti religiosi e/o moralistici. Gli eventi si trascinano noiosamente e prevedibilmente uno dopo l'altro, in un percorso a tappe forzate. Insopportabile l'inutile lunghezza del romanzo, come pure è insopportabile il suo "eroe", questa so
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Verboso. Lento. Ripetitivo. Stucchevole. Zeppo di pomposi pistolotti religiosi e/o moralistici. Gli eventi si trascinano noiosamente e prevedibilmente uno dopo l'altro, in un percorso a tappe forzate. Insopportabile l'inutile lunghezza del romanzo, come pure è insopportabile il suo "eroe", questa sorta di Enrico Bottini russo, che fino all'ultimo ho sperato che morisse di una morte orrenda.</p><p>Trovo ironico che ciò che gli estimatori di questo libro (che sono la maggioranza, beninteso) apprezzano di più sia la caratterizzazione psicologica dei personaggi. Ironico per due motivi: primo, perché in realtà i protagonisti sono macchiette monodimensionali sempre fedeli al loro stereotipo iniziale (la testa calda con tanto onore, il nichilista pieno di dubbi, e l'Enrico Bottini); non è che ripetere la stessa cosa per settecento pagine le assegni più spessore. Secondo, perché il romanzo rappresenta una critica esplicita alla neonata scienza della psicanalisi; per Dostoevskij l'animo umano è misterioso e insondabile, guidato dal fato e dalla provvidenza più che da leggi definibili razionalmente.</p><p>P.S. Inoltre questa edizione specifica (Biblioteca Economica Newton) ha pure il problema degli errori di sintassi, grammatica e trascrizione. Non sono uno di quelli che al primo apostrofo scappato gridano allo scandalo e all'attentato all'identità dell'opera, e si abbandonano in reminiscenze di come ai vecchi tempi il libro fosse opera artigianale, gli editori vi dedicassero più attenzione ecc...ecc..., ma in questo caso è VERAMENTE insopportabile, la media è di un errore ogni due o tre pagine.
Dio non è grande
Il libro è brillante e molto interessante, ma ha il "solito" problema dei libri del genere: rafforza ulteriormente le convinzioni di chi ha già una visione razionale e positivista del mondo, ma lascia indifferenti i baciapile che - in quanto tali - sono refrattari al ragionamento. Il tono piuttosto ... (continue)
Il libro è brillante e molto interessante, ma ha il "solito" problema dei libri del genere: rafforza ulteriormente le convinzioni di chi ha già una visione razionale e positivista del mondo, ma lascia indifferenti i baciapile che - in quanto tali - sono refrattari al ragionamento. Il tono piuttosto aggressivo dell'autore rende ancor più "polarizzate" la fazioni pro e contro.
Volevo solo vendere la pizza
La vicenda narrata in questo libro è il risultato di sfortuna, inutili testardaggini ed esagerazioni dell'autore. Però è un fatto che in Italia fare impresa sia assai difficile, e quindi ben vengano libri come questo, che mostra (anche tramite evidenti drammatizzazioni) quali sono i tanti problemi c ... (continue)
La vicenda narrata in questo libro è il risultato di sfortuna, inutili testardaggini ed esagerazioni dell'autore. Però è un fatto che in Italia fare impresa sia assai difficile, e quindi ben vengano libri come questo, che mostra (anche tramite evidenti drammatizzazioni) quali sono i tanti problemi cui va incontro un piccolo imprenditore.
Il fasciocomunista
In che modo vedere Accio: come una sorta di eroe romantico in grado di mostrarci attraverso i suoi difetti le contraddizioni di un'epoca che fu? Oppure come un personaggio irrimediabilmente negativo: egoista, pigro, violento, vigliacco, debole e opportunista?
Forse le due interpretazioni non d ... (continue)
In che modo vedere Accio: come una sorta di eroe romantico in grado di mostrarci attraverso i suoi difetti le contraddizioni di un'epoca che fu? Oppure come un personaggio irrimediabilmente negativo: egoista, pigro, violento, vigliacco, debole e opportunista?
Forse le due interpretazioni non devono necessariamente escludersi a vicenda, e spesso durante la lettura si oscilla (o almeno io l'ho fatto) fra simpatia e fastidio. Ma nel mio caso alla fine ha prevalso il fastidio.
I Buddenbrook
***This comment contains spoilers! ***
La mia opinione su questo libro è stata ondivaga durante la lettura. Nelle prime duecento pagine l'ho odiato, l'ho trovato pesante e noioso soprattutto per via dei protagonisti, pupazzi meccanici sempre uguali a se stessi, privi di qualsiasi spessore, insipidi e insopportabili. Poi pian piano ho ini ... (continue)
La mia opinione su questo libro è stata ondivaga durante la lettura. Nelle prime duecento pagine l'ho odiato, l'ho trovato pesante e noioso soprattutto per via dei protagonisti, pupazzi meccanici sempre uguali a se stessi, privi di qualsiasi spessore, insipidi e insopportabili. Poi pian piano ho iniziato a interessarmi al personaggio di Thomas, alla sua lotta interiore nei confronti degli obblighi impostigli dal mondo insopportabile in cui era stato chiamato a vivere. Che però purtroppo si è risolta in nulla - peggio, in una burla. Da lì in poi è partito l'inevitabile tracollo dell'intera famiglia, e di nuovo ha preso il sopravvento la noia e la narrazione di inutili vicende, come una tipica giornata di scuola del figlio borderline che poi per sua fortuna muore di tifo.
Insomma, se avessi abbandonato il libro subito gli avrei dato una stella, se lo avessi abbandonato a metà gliene avrei date forse tre, ma il giudizio complessivo è da due stelle, e se ne poteva anche fare a meno.
I fratelli Karamazov
Verboso. Lento. Ripetitivo. Stucchevole. Zeppo di pomposi pistolotti religiosi e/o moralistici. Gli eventi si trascinano noiosamente e prevedibilmente uno dopo l'altro, in un percorso a tappe forzate. Insopportabile l'inutile lunghezza del romanzo, come pure è insopportabile il suo "eroe", questa so ... (continue)
Verboso. Lento. Ripetitivo. Stucchevole. Zeppo di pomposi pistolotti religiosi e/o moralistici. Gli eventi si trascinano noiosamente e prevedibilmente uno dopo l'altro, in un percorso a tappe forzate. Insopportabile l'inutile lunghezza del romanzo, come pure è insopportabile il suo "eroe", questa sorta di Enrico Bottini russo, che fino all'ultimo ho sperato che morisse di una morte orrenda.</p><p>Trovo ironico che ciò che gli estimatori di questo libro (che sono la maggioranza, beninteso) apprezzano di più sia la caratterizzazione psicologica dei personaggi. Ironico per due motivi: primo, perché in realtà i protagonisti sono macchiette monodimensionali sempre fedeli al loro stereotipo iniziale (la testa calda con tanto onore, il nichilista pieno di dubbi, e l'Enrico Bottini); non è che ripetere la stessa cosa per settecento pagine le assegni più spessore. Secondo, perché il romanzo rappresenta una critica esplicita alla neonata scienza della psicanalisi; per Dostoevskij l'animo umano è misterioso e insondabile, guidato dal fato e dalla provvidenza più che da leggi definibili razionalmente.</p><p>P.S. Inoltre questa edizione specifica (Biblioteca Economica Newton) ha pure il problema degli errori di sintassi, grammatica e trascrizione. Non sono uno di quelli che al primo apostrofo scappato gridano allo scandalo e all'attentato all'identità dell'opera, e si abbandonano in reminiscenze di come ai vecchi tempi il libro fosse opera artigianale, gli editori vi dedicassero più attenzione ecc...ecc..., ma in questo caso è VERAMENTE insopportabile, la media è di un errore ogni due o tre pagine.