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L'Isola del mondo
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Mi piace davvero molto come scrive Michael O'Brien; uno stile aulico ma non retorico, poetico, a tratti mistico, sempre molto evocativo, solo a volte un tantino prolisso, ma prepotentemenete espressivo capace di generare forte coinviogimento emotivo.
in particolare questo lungo romanzo è costellato ... (continue)
Mi piace davvero molto come scrive Michael O'Brien; uno stile aulico ma non retorico, poetico, a tratti mistico, sempre molto evocativo, solo a volte un tantino prolisso, ma prepotentemenete espressivo capace di generare forte coinviogimento emotivo.
in particolare questo lungo romanzo è costellato di frammenti di verità, saggezza e profonda poesia.
la storia è affascinante, realistica e favolosa al tempo stesso: veristicamente contestualizzata storicamente, geograficamente e politicamente è però attraversata da un filo rosso di Grazia (o provvidenza ) che congiunge tutti i punti, anche quelli apparentemente più distanti o casuali, fino a tracciare in maniera esatta e credibile la costellazione, unica eppure esemplare, di un'esistenza complessa e dolorosa, ma che infine risplende d'universale armonia e profondissimo senso.
solo una critica di tipo "politico": nel tracciare la situazione storico-politica della jugoslavia di Tito e le tragiche conseguenze di quel regime, l'autore, altrimenti minuzioso ed attento ad ogni aspetto del contesto, dtmentica di menzionare la dolorosa vicenda degli Italiani d'Istria e Dalmazia, moltissimi deportati ed uccisi nelle foibe e più ancora spogliati di ogni bene e costretti ad un esilio permanente che dura ancora oggi.
possibile che l'autore cada vittima inconsapevole di quella stessa censura mediatica e culturale subita meta-letterariamente dai protagonisti del romanzo (e a quanto pare si perpetua nella cultura dominante riguardo la vicenda delle Foibe e degli esuli Giuliano-dalmati ) perseguitati,uccisi o imprigionati prima, diffamati, non creduti o domenticati dopo, quando parlare troppo diffusamente della barbarie di un regime che tutto l'occidente aveva foraggiato e sostenuto in funzione anti-asse, sarebbe stato scomodo e politicamente scorretto.
Per la mia formazione storica è come se questa dimenticanza, all'apparenza veniale e certamente non fondamentale sul piano artistico e narrativo, rendesse il romanzo mancante nel suo tentativo, in gran parte riuscito, di rendere anche un servizio di completezza ed oggettività nell'analisi della verità storica di una vicenda a noi vicina nello spazio e nel tempo eppure ancora sfocata sotto il velo ottundente della retorica e dell'ideologia.peccato! per il resto, vivamente consigliato!
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