La transessualità non è un soggetto tabù. Invade le pagine dei giornali, i dibattiti televisivi, le fantasie degli italiani in cerca di esotismo sotto casa. Si parla indifferentemente di trans al maschile, o di viados, ignorando che il primo termine è un errore (si declina la parola al femminile, qu
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La transessualità non è un soggetto tabù. Invade le pagine dei giornali, i dibattiti televisivi, le fantasie degli italiani in cerca di esotismo sotto casa. Si parla indifferentemente di trans al maschile, o di viados, ignorando che il primo termine è un errore (si declina la parola al femminile, quando si parla di chi vive un’identità di donna in un corpo maschile), e che il secondo è considerato un insulto, al pari di frocio, in Sudamerica, dove lo hanno coniato. E soprattutto si associano infallibilmente le donne transessuali al mestiere della prostituzione. Quanto agli uomini transessuali, ovvero coloro che transitano dal femminile al maschile, vengono viceversa completamente ignorati.
“Ladyman” libro-inchiesta della giornalista Isabella Marchiolo, contribuisce a mettere un po’ d’ordine nel magma confuso di paure, pregiudizi e ignoranza che rende il nostro Paese uno dei luoghi meno sicuri per le persone transessuali di tutto l’Occidente. Per fotografare la situazione, oggi, delle persone transitanti, esseri in divenire, Isabella Marchiolo ha scelto uno stile instabile e mutevole, che oscilla tra l’inchiesta giornalistica e il diario, la raccolta di testimonianze e l’autoconfessione. Come se per chiedere a delle persone di svelarsi l’autrice dovesse a sua volta accettare di entrare nell’inquadratura ed attendere l’autoscatto.
Le donne intervistate sono sia italiane che straniere, alcune prostitute, altre niente affatto, sono di estrazione popolare o benestanti, operate oppure no. “Ladyman” non propone un unico modello di transessuale, ma attraverso interviste e rielaborazioni letterarie di racconti in prima persona rende conto di una varietà di stili di vita, concezioni, auto percezioni e rappresentazioni, che ci portano invariabilmente ad interrogarci su di noi stessi, su ciò che significa essere, per noi, uomo o donna, e sulla nostra concezione del mondo, culturalmente suddiviso in "maschile" e "femminile". Il risultato è un libro che non fornisce risposte predigerite, ma allontana le convinzioni dure a morire tese a discreditare le persone transessuali, e le sostituisce con domande a cui non si troverà una risposta definitiva. “Cosa significa essere uomo, essere donna? Quanto conta il dato anatomico, e quanto quello culturale ed educativo? Quanto sono distanti uomini e donne tra loro? Infine, un’altra domanda sorge spontanea: cosa aspettiamo a lottare contro la discriminazione sul lavoro delle transessuali, alle quali è quasi sempre impedito di trovare un’occupazione lontano dalla prostituzione?
Non c’è bisogno di cavalcare lo scandalo dei preti pedofili per sollevare ondate d'indignazione.
Non lasciatevi ingannare dal titolo ad effetto. Non si tratta di un pamphlet dall’intento provocatorio, o peggio, di un’operazione commerciale spregiudicata. “Non lasciate che i bambini vadano a loro” non cita casi aberranti e non fa leva sul sensazionalismo. In meno di cento pagine (più una quarant
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Non lasciatevi ingannare dal titolo ad effetto. Non si tratta di un pamphlet dall’intento provocatorio, o peggio, di un’operazione commerciale spregiudicata. “Non lasciate che i bambini vadano a loro” non cita casi aberranti e non fa leva sul sensazionalismo. In meno di cento pagine (più una quarantina di pagine di documenti) Augusto Cavadi, definito “filosofo pratico e teologo laico” da Vito Mancuso, che firma la prefazione, parte dai documenti ufficiali della Chiesa e dalle dichiarazioni pubbliche dei suoi maggiori esponenti per stimolare riflessioni e proporre domande. Non c’è bisogno di cavalcare lo scandalo dei preti pedofili per sollevare ondate di facile indignazione. La pietra dello scandalo c’è, ed è la manifesta vocazione all’insabbiamento sistematico, emersa non tanto dagli atti giudiziari, lasciati sullo sfondo, ma dai documenti ecclesiastici ufficiali. “Per interi decenni è stata preferita l’onorabilità della struttura politica della Chiesa rispetto alla giustizia verso le vittime” sintetizza Mancuso. Le cause relative agli abusi sessuali su minori (ovvero il delitto contro il sesso comandamento del decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età) sono soggette al segreto pontificio, dichiara nel 2001, in un documento pubblico, Joseph Ratzinger, all’epoca prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (ex Santo Uffizio). L’autore riprende più volte le tesi di Massimo Introvigne, esperto di religioni, strenuo difensore della gerarchia vaticana, e le “smonta” con argomentazioni non ideologiche. Una su tutte: “per quanto sia poco politicamente corretto dirlo – sostiene Introvigne - c’è un dato che va considerato con cautela, ma che è assai più significativo; nell’81% dei casi i sacerdoti accusati di pedofilia sono omosessuali, maschi che abusano di altri maschi”. Un’argomentazione, tra l’altro, ripresa in tempi più recenti dal cardinale Bertone, secondo il quale pedofilia e omosessualità sarebbero collegate. Si tratta di una statistica che lontano dagli ambienti ecclesiastici cessa di essere vera: fuori da seminari e sacrestie, la proporzione di pedofili si ripartisce equamente tra etero ed omosessuali, al punto che una simile tesi è considerata scientificamente senza fondamento, come afferma ad esempio il dottor Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione psicologi e psichiatri cattolici. Il problema, quindi, risiede nelle istituzioni religiose. Quanti sono gli omosessuali all’interno della Chiesa? “Vi sono troppi candidati omosessuali al sacerdozio perché è un’istituzione artificiosa, protetta da una campana di riservatezza” argomenta Cavadi. Il suo libro, molto documentato e privo di livore, suscita riflessioni anche su questo punto: la negazione del desiderio ed il culto della segretezza sono terreni di coltura ideali per lo sviluppo di una doppia morale sessuale, che in tempi di repressione dell’omosessualità conserva il suo appeal, offrendo il paravento discreto di una rispettabilità altrimenti negata. La “normalizzazione” dell’omosessualità, considerata una variante naturale del comportamento umano, potrebbe concorrere a un vistoso calo delle vocazioni. La confusione tra omosessualità e pedofilia, oltre che errata e ideologicamente rivoltante, rischia di far perdere di vista i veri crimini, i reati sessuali contro vittime minorenni e non consenzienti. Al silenzio, sostiene il libro di Cavadi, bisogna opporre la coscienza critica e la libertà di giudizio di chi non rinuncia a fare domande scomode, e a ripeterle finché non otterrà risposta.
“Il filo rosso”, un amore invisibile tra i banchi di scuola
Innamorarsi di un insegnante al liceo è un classico. Rientra nel novero delle cotte impossibili e invisibili che accompagnano molte adolescenze di ieri e di oggi. Il copione, in questi casi, è già scritto: il ragazzo, o la ragazza, si struggono per mesi o per anni, mentre gli insegnanti, in genere,
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Innamorarsi di un insegnante al liceo è un classico. Rientra nel novero delle cotte impossibili e invisibili che accompagnano molte adolescenze di ieri e di oggi. Il copione, in questi casi, è già scritto: il ragazzo, o la ragazza, si struggono per mesi o per anni, mentre gli insegnanti, in genere, mantengono le distanze imposte dal ruolo e dall’età. Superato il giro di boa dei vent’anni quella prima passione scompare spontaneamente. Ma necessariamente va a finire sempre così? Alessia ha 17 anni, una migliore amica inseparabile, un ragazzo che le fa la corte e una professoressa di italiano che proprio non sopporta. Il tempo di capire che l’insofferenza altro non è che attrazione fortissima, e Alessia, fino a quel momento presunta eterosessuale, si ritrova invischiata in un gioco ad alto rischio emotivo. E’ impossibile per lei rassegnarsi: Angela, la sua insegnante, è una sfinge, e le sue attenzioni ambigue potrebbero nascondere sia l’interesse professionale verso un’allieva promettente che una passione di segno differente. A complicare l’intreccio, ma anche a offrire soluzioni narrative inattese, interviene spesso l’amica Cecilia, che in mezzo alle due tormentate protagoniste spicca per freschezza ed entusiasmo, nonostante anche lei abbia qualche cosa da confessare. Nives Mies, già autrice di "Nemica, amica, amante", intesse una storia che ha il pregio di mantenere sempre vivo il dubbio, pagina dopo pagina, fino all’epilogo: esisterà mai la possibilità, per Alessia, di vivere una vera storia con la sua insegnante?
Un libro crudo, gay ed erotico, in cui il violenzo protagonista cammina su un filo di lama accompagnato dall'ombra della morte. L'autore belga, scomparso prematuramente a 31 anni per AIDS e pluripremiato per varie sue opere, non ha avuto il tempo di limare il libro, che restituisce la passione e la
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Un libro crudo, gay ed erotico, in cui il violenzo protagonista cammina su un filo di lama accompagnato dall'ombra della morte. L'autore belga, scomparso prematuramente a 31 anni per AIDS e pluripremiato per varie sue opere, non ha avuto il tempo di limare il libro, che restituisce la passione e la concitazione di una vita cupa.
LadyMen. Una donna racconta le trans
La transessualità non è un soggetto tabù. Invade le pagine dei giornali, i dibattiti televisivi, le fantasie degli italiani in cerca di esotismo sotto casa. Si parla indifferentemente di trans al maschile, o di viados, ignorando che il primo termine è un errore (si declina la parola al femminile, qu ... (continue)
La transessualità non è un soggetto tabù. Invade le pagine dei giornali, i dibattiti televisivi, le fantasie degli italiani in cerca di esotismo sotto casa. Si parla indifferentemente di trans al maschile, o di viados, ignorando che il primo termine è un errore (si declina la parola al femminile, quando si parla di chi vive un’identità di donna in un corpo maschile), e che il secondo è considerato un insulto, al pari di frocio, in Sudamerica, dove lo hanno coniato. E soprattutto si associano infallibilmente le donne transessuali al mestiere della prostituzione. Quanto agli uomini transessuali, ovvero coloro che transitano dal femminile al maschile, vengono viceversa completamente ignorati.
“Ladyman” libro-inchiesta della giornalista Isabella Marchiolo, contribuisce a mettere un po’ d’ordine nel magma confuso di paure, pregiudizi e ignoranza che rende il nostro Paese uno dei luoghi meno sicuri per le persone transessuali di tutto l’Occidente. Per fotografare la situazione, oggi, delle persone transitanti, esseri in divenire, Isabella Marchiolo ha scelto uno stile instabile e mutevole, che oscilla tra l’inchiesta giornalistica e il diario, la raccolta di testimonianze e l’autoconfessione. Come se per chiedere a delle persone di svelarsi l’autrice dovesse a sua volta accettare di entrare nell’inquadratura ed attendere l’autoscatto.
Le donne intervistate sono sia italiane che straniere, alcune prostitute, altre niente affatto, sono di estrazione popolare o benestanti, operate oppure no. “Ladyman” non propone un unico modello di transessuale, ma attraverso interviste e rielaborazioni letterarie di racconti in prima persona rende conto di una varietà di stili di vita, concezioni, auto percezioni e rappresentazioni, che ci portano invariabilmente ad interrogarci su di noi stessi, su ciò che significa essere, per noi, uomo o donna, e sulla nostra concezione del mondo, culturalmente suddiviso in "maschile" e "femminile". Il risultato è un libro che non fornisce risposte predigerite, ma allontana le convinzioni dure a morire tese a discreditare le persone transessuali, e le sostituisce con domande a cui non si troverà una risposta definitiva. “Cosa significa essere uomo, essere donna? Quanto conta il dato anatomico, e quanto quello culturale ed educativo? Quanto sono distanti uomini e donne tra loro? Infine, un’altra domanda sorge spontanea: cosa aspettiamo a lottare contro la discriminazione sul lavoro delle transessuali, alle quali è quasi sempre impedito di trovare un’occupazione lontano dalla prostituzione?
(recensione di Elena Tartaglione)
Non lasciate che i bambini vadano a loro. Chiesa cattolica e abusi su minori
Non lasciatevi ingannare dal titolo ad effetto. Non si tratta di un pamphlet dall’intento provocatorio, o peggio, di un’operazione commerciale spregiudicata. “Non lasciate che i bambini vadano a loro” non cita casi aberranti e non fa leva sul sensazionalismo. In meno di cento pagine (più una quarant ... (continue)
Non lasciatevi ingannare dal titolo ad effetto. Non si tratta di un pamphlet dall’intento provocatorio, o peggio, di un’operazione commerciale spregiudicata. “Non lasciate che i bambini vadano a loro” non cita casi aberranti e non fa leva sul sensazionalismo. In meno di cento pagine (più una quarantina di pagine di documenti) Augusto Cavadi, definito “filosofo pratico e teologo laico” da Vito Mancuso, che firma la prefazione, parte dai documenti ufficiali della Chiesa e dalle dichiarazioni pubbliche dei suoi maggiori esponenti per stimolare riflessioni e proporre domande. Non c’è bisogno di cavalcare lo scandalo dei preti pedofili per sollevare ondate di facile indignazione. La pietra dello scandalo c’è, ed è la manifesta vocazione all’insabbiamento sistematico, emersa non tanto dagli atti giudiziari, lasciati sullo sfondo, ma dai documenti ecclesiastici ufficiali. “Per interi decenni è stata preferita l’onorabilità della struttura politica della Chiesa rispetto alla giustizia verso le vittime” sintetizza Mancuso. Le cause relative agli abusi sessuali su minori (ovvero il delitto contro il sesso comandamento del decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età) sono soggette al segreto pontificio, dichiara nel 2001, in un documento pubblico, Joseph Ratzinger, all’epoca prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (ex Santo Uffizio). L’autore riprende più volte le tesi di Massimo Introvigne, esperto di religioni, strenuo difensore della gerarchia vaticana, e le “smonta” con argomentazioni non ideologiche.
Una su tutte: “per quanto sia poco politicamente corretto dirlo – sostiene Introvigne - c’è un dato che va considerato con cautela, ma che è assai più significativo; nell’81% dei casi i sacerdoti accusati di pedofilia sono omosessuali, maschi che abusano di altri maschi”. Un’argomentazione, tra l’altro, ripresa in tempi più recenti dal cardinale Bertone, secondo il quale pedofilia e omosessualità sarebbero collegate. Si tratta di una statistica che lontano dagli ambienti ecclesiastici cessa di essere vera: fuori da seminari e sacrestie, la proporzione di pedofili si ripartisce equamente tra etero ed omosessuali, al punto che una simile tesi è considerata scientificamente senza fondamento, come afferma ad esempio il dottor Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione psicologi e psichiatri cattolici. Il problema, quindi, risiede nelle istituzioni religiose. Quanti sono gli omosessuali all’interno della Chiesa? “Vi sono troppi candidati omosessuali al sacerdozio perché è un’istituzione artificiosa, protetta da una campana di riservatezza” argomenta Cavadi. Il suo libro, molto documentato e privo di livore, suscita riflessioni anche su questo punto: la negazione del desiderio ed il culto della segretezza sono terreni di coltura ideali per lo sviluppo di una doppia morale sessuale, che in tempi di repressione dell’omosessualità conserva il suo appeal, offrendo il paravento discreto di una rispettabilità altrimenti negata. La “normalizzazione” dell’omosessualità, considerata una variante naturale del comportamento umano, potrebbe concorrere a un vistoso calo delle vocazioni. La confusione tra omosessualità e pedofilia, oltre che errata e ideologicamente rivoltante, rischia di far perdere di vista i veri crimini, i reati sessuali contro vittime minorenni e non consenzienti. Al silenzio, sostiene il libro di Cavadi, bisogna opporre la coscienza critica e la libertà di giudizio di chi non rinuncia a fare domande scomode, e a ripeterle finché non otterrà risposta.
Il filo rosso
Innamorarsi di un insegnante al liceo è un classico. Rientra nel novero delle cotte impossibili e invisibili che accompagnano molte adolescenze di ieri e di oggi. Il copione, in questi casi, è già scritto: il ragazzo, o la ragazza, si struggono per mesi o per anni, mentre gli insegnanti, in genere, ... (continue)
Innamorarsi di un insegnante al liceo è un classico. Rientra nel novero delle cotte impossibili e invisibili che accompagnano molte adolescenze di ieri e di oggi. Il copione, in questi casi, è già scritto: il ragazzo, o la ragazza, si struggono per mesi o per anni, mentre gli insegnanti, in genere, mantengono le distanze imposte dal ruolo e dall’età. Superato il giro di boa dei vent’anni quella prima passione scompare spontaneamente. Ma necessariamente va a finire sempre così?
Alessia ha 17 anni, una migliore amica inseparabile, un ragazzo che le fa la corte e una professoressa di italiano che proprio non sopporta. Il tempo di capire che l’insofferenza altro non è che attrazione fortissima, e Alessia, fino a quel momento presunta eterosessuale, si ritrova invischiata in un gioco ad alto rischio emotivo. E’ impossibile per lei rassegnarsi: Angela, la sua insegnante, è una sfinge, e le sue attenzioni ambigue potrebbero nascondere sia l’interesse professionale verso un’allieva promettente che una passione di segno differente. A complicare l’intreccio, ma anche a offrire soluzioni narrative inattese, interviene spesso l’amica Cecilia, che in mezzo alle due tormentate protagoniste spicca per freschezza ed entusiasmo, nonostante anche lei abbia qualche cosa da confessare.
Nives Mies, già autrice di "Nemica, amica, amante", intesse una storia che ha il pregio di mantenere sempre vivo il dubbio, pagina dopo pagina, fino all’epilogo: esisterà mai la possibilità, per Alessia, di vivere una vera storia con la sua insegnante?
Sono un assassino
Un libro fino all'ultimo respiroUn libro crudo, gay ed erotico, in cui il violenzo protagonista cammina su un filo di lama accompagnato dall'ombra della morte. L'autore belga, scomparso prematuramente a 31 anni per AIDS e pluripremiato per varie sue opere, non ha avuto il tempo di limare il libro, che restituisce la passione e la ... (continue)
Un libro crudo, gay ed erotico, in cui il violenzo protagonista cammina su un filo di lama accompagnato dall'ombra della morte. L'autore belga, scomparso prematuramente a 31 anni per AIDS e pluripremiato per varie sue opere, non ha avuto il tempo di limare il libro, che restituisce la passione e la concitazione di una vita cupa.
Ama e fa' ciò che vuoi
Ama e fa' ciò che vuoi. Manuale d’amore ed erotismo