-
All books
-
-
-
- Marte in ariete (75)
- By Alexander Lernet-Holenia
-
Reading since May 24, 2012
-
-
-
-
- Giardini e strade (35)
- Diario 1939-1940. In marcia verso Parigi
- By Ernst Jünger
-
Reading since May 23, 2012
-
-
-
-
- Mémoires d'Hadrien (321)
- suivi de Carnets de notes de Mémoires d'Hadrien
- By Marguerite Yourcenar
-
Reading since May 19, 2012
-
-
-
-
- All'ombra dell'altra lingua (19)
- Per una poetica della traduzione
- By Antonio Prete
-
Reading since May 14, 2012
-
-
-
-
- Un teatro delle idee (7)
- Ragione e immaginazione dal Rinascimento al Romanticismo
- By Ezio Raimondi
-
Reading since May 6, 2012
-
-
-
-
- I miserabili (4292)
- volumi 1-2
- By Victor Hugo
-
Reading since Jun 26, 2011
-
-
-
-
- Revolutionary Road (2933)
- By Richard Yates
-
Finished on Jun 13, 2012





-
-
-
-
- Voci dalla luna (182)
- By Andre Dubus
-
Finished on May 24, 2012





-
-




-
In questo romanzo breve e rarefatto, a ben vedere, sembra che non capiti quasi nulla: un contrappunto di voci tratteggia un momento di crisi familiare, con un divorzio, una nuova relazione, ed ire e rancori che però paiono voler soltanto cogliere l’attimo per potersi stemperare ricomponendosi in una ... (continue)
- — May 25, 2012 | Add your feedback
-
-
-
-
- Marescialle e libertini (45)
- By Alberto Arbasino
-
Finished on May 24, 2012





-
-
2 people find this helpful




Et perché un poco nel parlar mi sfogo -
In questo monumentale palazzo di divagazioni sul melodramma (e non solo) del Novecento, degno delle fantasie architettoniche di Piranesi, di Borges ed anche di Escher, Arbasino ad un certo punto menziona le giacche di seersucker: questo cotone goffrato rigato, solitamente di bianco e biadetto ... (continue)
- — May 25, 2012 | Add your feedback
-
-
-
-
- Bartleby lo scrivano (2650)
- By Herman Melville
-
Finished on May 18, 2012





-
-
-
-
- La fabbrica degli affetti (6)
- La 'Gerusalemme liberata' dai Carracci a Tiepolo
- By Giovanni Careri
-
Finished on May 18, 2012





-
-
1 person find this helpful




Ecco apparir Gierusalem si vede -
A ben riflettere, non dovrebbe arrecare molta sorpresa il fatto che nessun’opera della letteratura italiana abbia goduto di tante interpretazioni pittoriche quanto La Gerusalemme liberata. Il poema del Tasso, infatti, oltre ad essere una delle vette della nostra poesia, e oltre ad essere stat ... (continue)
- — May 21, 2012 | Add your feedback
-
-
-
-
- L'anulare (502)
- By Yoko Ogawa
-
Finished on May 13, 2012





-
-
7 people find this helpful




Che gelida manina! -
Una volta terminato il racconto di Yoko Ogawa mi è tornata in mente la distinzione che fa Concetto Marchesi da qualche parte nella sua Storia della letteratura latina tra piccoli poeti e poeti inutili: i piccoli poeti sono qualli che, pur non raggiungendo i livello dei grandi, hanno pur sempr ... (continue)
- — May 14, 2012 | 4 feedbacks
-
-
-
Lettre-
s à Yves -
- Lettres à Yves (2)
- By Pierre Bergé
-
Finished on May 13, 2012





-
-
3 people find this helpful




-
Nell'anno successivo alla morte di Yves Saint Laurent, Pierre Bergé, che per molti anni ne fu il compagno, ha scritto questi ricordi sotto forma di lettere indirizzate al defunto stilista. Non si tratta di memorie agiografiche o edulcorate: n'emergono spesso anche tratti sgradevoli del carattere di ... (continue)
- — May 15, 2012 | 1 feedback
-
Lettre-
-
-
-
- Ilona arriva con la pioggia (541)
- Imprese e tribolazioni di Maqroll il Gabbiere Vol. 2
- By Álvaro Mutis
-
Finished on May 10, 2012





-
-
-
-
- Notturno cileno (267)
- By Roberto Bolaño
-
Finished on May 5, 2012





-
-
3 people find this helpful




Ch'i' non son forte ad aspettar la luce -
La maggior parte delle vicende salienti di questo romanzo di Roberto Bolaño si svolgono di notte; e di notte si snoda anche il lungo, a tratti disordinato flusso di coscienza che di fatto costituisce la narrazione. Sembra che l'attività del volonteroso e coscienzioso padre Urrutia Lacroix, prete del ... (continue)
- — May 8, 2012 | 2 feedbacks
-
RSS feeds: subscribe to Asclepiade's shelf
Revolutionary Road
14 people find this helpful
È difficile scrivere qualcosa su d’un libro come questo, che si avvia a diventare un classico della letteratura americana, senza ripetere cose dette meglio in precedenza da altri lettori; per giunta, trattandosi d’un testo donde mi sembra emergere una pluralità di soggetti, preferisco attenermi al c ... (continue)
È difficile scrivere qualcosa su d’un libro come questo, che si avvia a diventare un classico della letteratura americana, senza ripetere cose dette meglio in precedenza da altri lettori; per giunta, trattandosi d’un testo donde mi sembra emergere una pluralità di soggetti, preferisco attenermi al criterio dettato da Aristotele ai drammaturghi, di concentrare l’attenzione su d’un tema solo, evitando così il pericolo di sperdersi tra mille rivi. Scrive giustamente Richard Ford nella prefazione all’edizione che ho letto del romanzo che Yates in sostanza vi affianca un ritratto della società americana degli anni Cinquanta e una forte preveggenza nei confronti della società americana allora in fieri: e la società americana allora in fieri è anche, almeno in parte, la nostra. Credo che fra questi elementi di preveggenza il più interessante sia costituito da quello che potremmo definire il prevalere e il dominare della mera comunicazione in tutti i rapporti sociali: non solo quelli aziendali, ma anche quelli familiari.
Qui l’uomo nuovo è il protagonista maschile, Frank: all’inizio, in realtà, egli potrebbe anche sembrare il normale ragazzo dalla lingua svelta, intraprendente e piacione, ovviamente capace di grandi successi con le donne; man mano che la vicenda si snoda e la sua figura riceve sempre nuova luce, però, si vede come in realtà ogni sua scelta sia, se così si può dire, fondata sulla chiacchiera: le velleità artistiche, il fastidio verso i vicini pettegoli e meschini, il desiderio di emigrare a Parigi non possiedono alcuna base forte come poteva accadere agli artisti americani degli anni Venti; si tratta di puro escapismo verbale, che, senza cambiare affatto l’interiorità di chi vi si balocca, potrebbe schifare qualsiasi tipo di ambiente e sognare qualsiasi tipo di dimora ideale. Frank applica al rapporto con la moglie le tecniche con cui ottiene un successo inatteso e quasi casuale in ufficio, come se i problemi di coppia e, tanto peggio, il male di vivere, si potessero curare con frasi ben azzeccate o addirittura con fiumi di parole accozzate una dietro l’altra: Frank deve “razionalizzare” tutto, e si ritiene in grado di analizzare e di capire tutto di April, ma in realtà egli è incapace sia di razionalizzare sia di capire, perché di fatto resta una monade chiusa al mondo degli altri. L’uomo della comunicazione solo in superficie argomenta, persuade, conosce ed entra in rapporto col prossimo: in realtà il suo è un flusso verbale autotelico, che non sarebbe peregrino accostare al parlare a vanvera d’un pazzo.
E il pazzo, a dir il vero, in questo romanzo c’è: John, il figlio dei signori Givings, i quali sono un uomo sordo e mediocre che si difende dai rumori del mondo spegnendo l’apparecchio acustico, e una donna che possiamo definire rappresentante del vaniloquio del passato, da vecchia perbenista e sciocca, come Frank rappresenta quello del futuro. Anche John, al pari di tutti in questa vicenda, è incapace di veri rapporti umani: ma perlomeno è anche consapevole di questa dissoluzione della società che lo circonda, e ne scopre le ipocrisie con maligno sarcasmo. Ma la società dei sobborghi residenziali americani è ripulita, disinfettata, tutta sorrisi da pubblicità: la morte e la tragedia non vi possono trovar luogo; tanto meno la follia: qui non siamo nei paesi sornioni e sonnolenti della Sicilia di Sciascia, dove il pazzo, di solito un nobiluomo attempato e stravagante, può dire impunemente ciò che gli altri esitano perfino ad alludere in cifra: il mondo di Yates è ipocrita sì, ma in modo semplicistico e rozzo. E il pazzo è semplicemente messo in manicomio.
Credo che due frasi che in modo più icastico esprimono quest’aspetto del romanzo siano due, pronunziate entrambe da April. April a un certo punto dice a Frank se non riesce a starsene zitto per un attimo; e confessa di non sapere nemmeno chi è a Shep, dopo che questi le ha dichiarato d’essere innamorato di lei. Nel mondo della comunicazione onnipervasiva e fluviale diventano impossibili sia il silenzio sia la conoscenza di sé. Fa parte dell’intento amaramente satirico sotteso ad ogni pagina del romanzo il chiamare Revolutionary Road questa strada di villette pretenziose abitate da gente istupidita: di rivoluzionario il luogo ha solo il nome. Ma non è forse questo mondo l’inveramento della rivoluzione americana cui il toponimo si richiama? Ed ha qualche senso nascere in un mondo del genere, deprivato di ciò ch’è genuinamente umano? L’aborto tragicamente perseguito da April diventa a questo punto una risposta tanto agghiacciante quanto logica.
Is this helpful?