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Forse è un romanzo strano, per quel suo vezzo di confondere un po' i piani della narrazione: chi racconta ora? E' Harry Lesser che parla del suo libro o che racconta il suo presente? Oppure è Willie Spearmint? Vabbè, che poi basta poco e i fili si ritrovano subito.
Però, per un altro verso, è davve ... (
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Aug 25, 2011 |
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Il nuovo venuto
Il primo libro di Marco Vichi, il primo "Bordelli" che leggo. E sì che un caro amico da molti anni me ne aveva consigliato la lettura. Ma poiché questo ha a che fare con altro, ne parlerò nel blog.
Veniamo al libro. Le oltre quattrocento pagine di questo romanzo fanno quello che un poliziesco deve ... (continue)
Il primo libro di Marco Vichi, il primo "Bordelli" che leggo. E sì che un caro amico da molti anni me ne aveva consigliato la lettura. Ma poiché questo ha a che fare con altro, ne parlerò nel blog.
Veniamo al libro. Le oltre quattrocento pagine di questo romanzo fanno quello che un poliziesco deve fare: tenere sempre all'erta l'attenzione, la curiosità, il nervosismo (ma forse devo dire l'ansia) del lettore. Danno poi spazio a un personaggio stracarico d'umanità e aderente al tipo del commissario comprensivo, che vuole capire e mai giudicare, amico di quella varia umanità che piace a chi dentro di sé coltiva almeno un briciolo di fuoco anarchico: puttane, scassinatori dal volto umano e dall'animo nobile, persone normali che in particolari momenti della loro esistenza saltano il fosso, tanto per usare un'espressione un po' così. Personaggi, commissario e comprimari un po' alla Maigret e alla Simenon, per dire.
Ma questo l'hanno già detto in molti e lo dico pure io. Non sarà originale ma è proprio così.
Per quello che mi riguarda c'è però dell'altro. Alcune atmosfere degli anni Sessanta che io ricordo vagamente come sfondo del periodo, per me epico, della prima infanzia e della fanciullezza (sono della stessa generazione, mese più mese meno, di Vichi); il fascino che esercita su di me la capacità da dare vita a storie parallele; la presenza costante, filtrata dal ricordo, degli anni fondanti della Resistenza. A cui io non so e non voglio rinunciare. Soprattutto ora.
Ecco. Per tutto questo, e per una promessa fatta ormai tanti e tanti anni fa, leggerò tutto di Vichi e del suo Bordelli. Anche perché, e sia detto con la chiarezza della semplicità, Vichi ha una scrittura piana e rilassante, coinvolgente e spiritosa. Insomma è uno scrittore che compie il suo dovere con la cura di un artigiano che dal suo lavoro vuol ricavare anche la ricompensa del giusto piacere.
E mi concedo un finale extra letterario, e del tutto personale. Vorrei che Vichi leggesse questa nota, non per il giudizio che esprimo su di lui e sul suo libro, ma perché vorrei che insieme a me dicesse: "Ciao Franco". Solo questo.
Un saluto a tutti e a ognuno.