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La donna della domenica
Quando Fruttero&Lucentini scrissero questo libro, mi ero appena laureata, e da allora sono passati quarant'anni. Il libro racconta tante cose, ma il gioco mentale che ad un certo punto mi ha preso, è stato: “ma tutto questo, oggi è ancora così, oppure è “passato” ?” Vi trascrivo qui un mio personale ... (continue)
Quando Fruttero&Lucentini scrissero questo libro, mi ero appena laureata, e da allora sono passati quarant'anni. Il libro racconta tante cose, ma il gioco mentale che ad un certo punto mi ha preso, è stato: “ma tutto questo, oggi è ancora così, oppure è “passato” ?” Vi trascrivo qui un mio personale catalogo delle cose che non ci sono più, o sono irrimediabilmente cambiate. Con nostalgia o senza, decidete voi.
Primo: i telefoni a gettone. Per sentirsi, il commissario Santamaria, Anna Carla, Massimo, entravano in un bar e cercavano un telefono a gettone. Magari dopo aver parcheggiato, cosa che era ancora possibile. Verrebbe da dire che i telefoni a gettone sono scomparsi insieme alla possibilità di trovare un parcheggio nei pressi.
Secondo: i meridionali e gli stranieri. Gli stranieri non esistevano. I domestici erano italiani, anche piemontesi, magari antipatici ed infidi. A Torino c’erano “i napoli”, come anche i pugliesi, con le loro strade e i loro locali, chiaramente erano “diversi”, ma i pozzi non erano ancora avvelenati, come è stato dopo l’arrivo della Lega. Tant’è vero che il commissario Santamaria si ritiene in diritto di continuare a portare i suoi baffi da meridionale, anche se molti colleghi se li tagliano per dissimulare meglio.
Terzo: soprattutto nelle famiglie abbienti, esistevano ancora donne che non lavoravano. Anna Carla è giovane, simpatica, ha la bambinaia e la servitù, passa il tempo a chiacchierare con amici e amiche, di cose futili e non, non si farebbe scrupolo a concedersi qualche piccola “avventura”, ricambiata dal marito che sicuramente si svaga con qualche donna del mestiere. Oggi sarebbe una nevrotica donna manager, si occuperebbe di pubbliche relazioni, o di qualche altra amenità, e non so se ci abbiamo sempre guadagnato.
Quarto: i gay. Ho l’impressione che invece per loro in quarant’anni sia cambiato ben poco, tra clandestinità e tolleranza ben circoscritta.
Quinto: i capelli biondi. Erano obbligatori, per le donne belle, e per quelle che volevano esserlo. Non ho ancora trovato nel libro un esemplare di bella donna bruna (ed è un errore grossolano la copertina dell’ultima riedizione del libro, dove compare un viso femminile molto bruno).
Sesto: le sigarette. Fumavano tutti, e soprattutto comunicavano attraverso le sigarette. Per sedurre una donna, un uomo le offriva una sigaretta e le si avvicinava per accendergliela; per fare la pace con qualcuno, chiedeva di attingere dal suo pacchetto. Fruttero era un appassionato fumatore, come si vede nel video di Che tempo che fa.
Settimo: il francese. E’ vero che siamo a Torino, ma oggi anche i francesi parlano inglese, e invece finora non ho trovato una sola parola inglese nel libro. In compenso ne ho trovate tantissime in francese, piccoli vezzi inseriti nella conversazione, che – questi sì - mi fanno tanta nostalgia. Eppure non mancava certo a Fruttero la conoscenza dell’inglese, visto che il suo lavoro principale fu a lungo quello di traduttore dall’inglese per Einaudi.
Ottavo: il treno. Si poteva pensare di prendere il treno per andare a Francoforte, ora ci si va solo con l’aereo (ma forse in futuro si ritornerà a prendere il treno, con l’alta velocità?).
Nono: tre miliardi di uomini: questa era la dimensione della popolazione terrestre, meno di metà di adesso. Ho avuto un dubbio, perché c’era scritto “uomini”: oggi molti avrebbero scritto “esseri umani”, per includere anche le donne.
La versione più ampia si trova qui http://avanzi-avanzi-avanzi.blog.kataweb.it/2012/04/12/…