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Un anticipatore del magistero del Concilio Vaticano II -
Ho finito di leggere questa raccolta di scritti di Florenskij che gravitano sul tema dell’ortodossia mentre sto terminando l’imponente “Storia delle credenze e delle teorie religiose” di M.Eliade. A quest’ultimo sono debitore di tantissime nozioni sui temi più disparati ma niente che possa raggiunge ... (continue)
- — Oct 27, 2011 | 1 feedback
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Garibaldi
Tutti conoscono Che Guevara e molti ragazzi (anche se la moda sta passando) hanno un suo poster in camera che lo ritrae bello e giovane, un volto divenuto un simbolo per più di una generazione. Garibaldi, un secolo prima del guerrigliero argentino, era assai più famoso e più amato in tutto il mondo ... (continue)
Tutti conoscono Che Guevara e molti ragazzi (anche se la moda sta passando) hanno un suo poster in camera che lo ritrae bello e giovane, un volto divenuto un simbolo per più di una generazione. Garibaldi, un secolo prima del guerrigliero argentino, era assai più famoso e più amato in tutto il mondo e non solo nei "due mondi" (l'America latina ovvero il Brasile repubblicano con l'Uruguay e l'Italia). Lincoln lo voleva a dirigere le forze dell’Unione nella guerra di secessione nord americana e la Francia, a detta di Victor Hugo, non gli ha reso giustizia quando ormai vecchio e stanco cercò di salvare le sorti della terza repubblica nella guerra franco-prussiana. Come il Che, GG era un guerrigliero, non un soldato. Oggi affibbierebbero loro l’appellativo “terrorista”, ma anche ai loro tempi, quando il detestabile neologismo non era ancora usato, il potere costituito li considerava con disprezzo: solo le moltitudini li osannavano. Non dimentichiamo che GG fu perseguitato, torturato ed arrestato più volte dalle monarchie dei “due mondi” (in Italia dovette fuggire dopo l’incredibile esperienza della Repubblica Romana e finì in carcere e pure dopo la spedizione dei Mille). La spirito di questi eroi li rendeva luminosi agli occhi delle persone più semplici e ciò si palesava in maniera incredibile nelle numerose battaglie, tutte combattendo contro eserciti regolari soverchianti in numero e sempre meglio equipaggiati.
Entrambi gli eroi avevano molte cose in comune, ma fra tutte un accesissimo senso di giustizia che li spingeva a rinunciare a tutto per donarsi totalmente nella lotta per le cause in cui credevano. In loro libertà e uguaglianza, i due poli eternamente in antitesi in ogni visione politica, il blu e il rosso della bandiera francese, si sposavano senza compromessi e questo li rendeva particolarmente invisi a chi non sapeva volare alto come loro (si può azzardare l’accostamento Cavour/Castro volendo continuare a giocare con le similitudini). La ricercatrice brasiliana dipana una copiosa biografia tutta segnata dalle testimonianze dirette delle persone che lo hanno seguito e dalle memorie che GG ha scritto nella sua Caprera d’esilio. Fra tutte spiccano l’ardente passione per le donne e la sua modesta condotta di vita. GG nasce marinaio (apprende ad andar per mare dal suo babbo) ma impara ad andare a cavallo nel Rio Grande do Sul, da un’amazzone dalla quale rimane folgorato. Di Anita si san poche cose, ma anche se nella sua ardente vita sentimentale GG amerà molte donne, Anita rimarrà unica. Sempre povero, non accetta mai nessun compenso. Fra i tantissimi ammiratori (Dumas e Hugo per citare i più noti) e le assai più numerose ammiratrici si narra di un diplomatico francese che per incontrarlo si spinse di notte fino ai margini della foresta in Uruguay dove viveva fra un’azione e l’altra con la sua Anita e suoi bambini: poiché non avevano denaro per comprarsi le candele l’ospite non poteva scorgere il volto barbuto del guerrigliero che lo accolse dicendo: “spero sia venuto per parlarmi e non per vedermi”.
Un aspetto lo rende aimè così lontano dallo spirito dei nostri tempi: l’amore per l’Italia. Un senso di devozione smisurato che continua a farlo gigante come le statue che lo ricordano in tutto il nostro ingrato paese. Mi prende un senso di inadeguatezza a scrivere con tanta marcata retorica. Passo volentieri per ridicolo poiché è il minimo che possa fare: il mio piccolo tributo a GG per il centocinquantenario.
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