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Con occhi di padre. Viaggio intorno a quel che resta del mondo




Padre e Figlia -
Dal mio blog: http://neverlanddovevivonolestorie.blogspot.it/2012/11/…
E' stata una lettura che mi ha imposto una certa lentezza. Ogni pagina contiene decine e decine di spunti di riflessione, e una volta che ti si sono posati dentro trovando il loro posto, inizia ... (
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Nov 11, 2012 |
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50 sfumature di grigio/nero/rosso -
Se volete leggere una recensione onesta, senza padroni e senza obblighi di sorta andate sul mio blog:
http://neverlanddovevivonolestorie.blogspot.it
Buona lettura :)
babsie -
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Sep 16, 2012 |
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Zigulì
Dal mio blog: http://neverlanddovevivonolestorie.blogspot.it/2012/11/…
Leggere “Zigulì, la mia vita dolceamara con un figlio disabile” è stato come infilare le dita nella presa della corrente e all'arrivo della scossa decidere di non togliere il dito.continue)
Una bella s ... (
Dal mio blog: http://neverlanddovevivonolestorie.blogspot.it/2012/11/…
Leggere “Zigulì, la mia vita dolceamara con un figlio disabile” è stato come infilare le dita nella presa della corrente e all'arrivo della scossa decidere di non togliere il dito.
Una bella sensazione? No. Non bella nel senso solito del termine.
Ti senti a disagio, ti domandi “ma ce l'hai con me?”, ti rispondi che tu non c'entri nulla quindi “è inutile che mi pungoli”... ti chiedi ad ogni pagina quale sia il fine di quel suo modo di sbatterti in faccia la sua realtà con ironia e sagacia.
La schiettezza devi saperla fronteggiare, devi saper cogliere ciò che sta all'origine e che forse non è così ovvio: il coraggio. Sì, il coraggio di dire le cose come stanno, di metterci la faccia e il nome e cognome e di attendere “in mutande” che l'opinione pubblica ti si scagli contro. Hanno fatto così, infatti.
Mentre leggevo Zigulì cercavo di immaginarmi la voce di Massimiliano Verga. Cercavo di immaginarmi il tono che avrebbe usato per rispondere alle mie domande. Cercavo di immaginarmi lo sguardo. Lo ammetto, ero un po' preoccupata.
Poi ci incontriamo, pochi minuti prima della presentazione, mi stringe la mano e mi saluta e la sua voce è gentile, il suo sguardo è gentile e anche il tono che usa nel rispondere alle mie domande è gentile. No, non cortese. Proprio gentile.
La gentilezza uno ce l'ha nei cromosomi, non si può imparare. È un dono.
E mentre mi parla io riprendo in mano la sua storia, nella mia testa, e recupero le parti più ruvide, quelle più scomode, quelle più urticanti per congiungerle alla persona che mi sta accanto, non l'autore, l'uomo.
Tutto ciò che prima non capivo si sistema nella giusta prospettiva. Il mio sguardo riconosce la direzione, che tra le righe era solo accennata e che finalmente si fa quasi luminosa. Non sono più preoccupata.
La questione è che le parole spaventano. Hanno ancora un grande potere su di noi, per fortuna. Le parole scritte, se esatte e acuminate, ti arrivano violente e magari tu sei impreparato e barcolli. Va bene, ma andiamo oltre. In un gioco di specchi, la storia di Massimiliano e di suo figlio Moreno ti scopre nelle tue debolezze e tu ti ritrovi in mutande.
Ma come? Non è l'autore quello che dovrebbe stare in mutande?
Bene. Lo siamo entrambi. Tu che scrivi, io che leggo.
Solo che tu che hai scritto lo hai fatto per me, perché io leggendo mi potessi sentire così come mi sento... perché?
Perché l'essere umano funziona in questo modo dannato, per empatia.
Una scossa è una scossa per tutti. Fa male.
Finché non senti quel male non puoi neppure immaginarlo, chi te lo farebbe fare?
Giusto. Sacrosanto.
Ma se fosse sano per me comprendere quel dolore per aggiustare il mio atteggiamento nei confronti di chi quel dolore lo conosce fin troppo bene (e di cui nessuno si cura)... allora dovrei dire “grazie” perché mi si offre una possibilità, una via.
La storia di Moreno e Massimiliano è una storia di incontro e scontro, di contatto.
Una storia d'amore. Ci sono le parolacce in mezzo, le incazzature, la rabbia che si può dire e quella che per quanto uno faccia non si può davvero far uscire se non con un catartico vaffanculo.
L'amore, qualsiasi amore, è anche questo.
Io ho capito meglio, ora.
Non tutto e non completamente (temo mai ci riuscirò), ma ho capito meglio.
Prima di avere una vostra opinione su questo libro vi chiedo di leggerlo. Non attraverso le parole e le recensioni di qualcun altro. Metteteci del vostro, non fatevi sconti ben poco convenienti, vi meritate di meglio.
E poi, poi fate una cosa, una cosa per voi stessi soprattutto: andate a incontrare durante il suo tour di promozione in giro per l'Italia Massimiliano Verga. Non l'autore, ma l'uomo.
Il padre di Moreno. Vi assicuro che ci sta provando con tutto se stesso a darci una possibilità per aprire gli occhi e le orecchie (direi anche il cuore, ma odio essere smielata) e che i mostri siamo noi che ci ostiniamo a vivere con occhi, orecchie, naso e cuore, sì cuore, chiusi. Fidatevi.
Fidatevi.