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Apocalisse in pantofole
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L'apocalisse raccontata da Francesco Franceschini, al suo esordio, è diversa da qualsiasi altra apocalisse raccontata: non è comica o tragica o commovente o spettacolare. In effetti, non è un romanzo su un'apocalisse. A tratti mi è sembrato un romanzo che analizzasse in maniera simbolica il crollo d ... (continue)
L'apocalisse raccontata da Francesco Franceschini, al suo esordio, è diversa da qualsiasi altra apocalisse raccontata: non è comica o tragica o commovente o spettacolare. In effetti, non è un romanzo su un'apocalisse. A tratti mi è sembrato un romanzo che analizzasse in maniera simbolica il crollo della civiltà occidentale sotto il peso di una catastrofe impalpabile ma sempre presente, che un giorno è spuntata fuori dal nulla ma il mondo si comporta come se ci sia sempre stata. Insomma, non è difficile pensare che l'apocalisse di Franceschini e la crisi economica abbiano qualcosa in comune.
Eppure non è questo l'importante. Importa sopratutto l'attesa, il lento approcciarsi a questa fine che non arriva mai, importa sopratutto l'ottica dei pochi ma ben caratterizzati personaggi di questo romanzo, alle prese con le piccole soddisfazioni da togliersi prima della fine: riconquistare la propria ex, mollare il mondo dei reality show e vivere la vita reale, fare i conti con le proprie colpe e i propri rimorsi.
L'apocalisse vera è questa, senza catastrofismi né retorica: quella che smaschera l'essenza dei personaggi e li rende tutti uguali, di fronte alla fine. Tutti uniti ma al tempo stesso distanti, perché anche se la morte si avvicina, il vento cessa di esistere e la terra cade in una eterna estate, nessuno vuole accorgersene e tutti cercano disperatamente di proseguire con la propria farsa. Ma non può durare, anche se nel finale de romanzo sembra che il sipario non voglia proprio calare.
Ed è incredibile che si possano scovare tante riflessioni in un romanzo di un autore esordiente e sconosciuto, pubblicato da una casa editrice che non ha le proporzioni della Mondadori. E forse è proprio per questo che si è presa il rischio di pubblicare un esordio del genere. Quando mai ti capita di leggere in un Mondadori una storia fatta di pianeti dal cielo rosa, dialoghi tra Dio e San Giovanni, parodie dei talk-show di Barbara D'Urso e frati che chiedono 300 euro per commerciare dei frutti quasi estinti?
Tanto di cappello, Francesco!
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