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narrativa
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- Una solitudine troppo rumorosa (2166)
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By Bohumil Hrabal -
Finished on Jan 9, 2011 




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- Città perfetta (215)
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By Guglielmo Pispisa -
Finished on Jan 20, 2009 




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Una chicca Made In Italy -
Parlare del mondo informatico ad un pubblico di non informatici è una delle cose che enciclopedicamente possono essere definite noia, alcuni romanzieri incastrano l'informatica all'interno di spy-story o romanzi polizieschi e così facendo, magari con qualche “piccolo” strafalcione tecnico riescono a ... (
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Feb 13, 2009 |
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- L'identità (2856)
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By Milan Kundera -
Finished on Oct 3, 2008 




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L'identità di kundera è un libro molto riflessivo in cui il tempo è dilatato e la cui storia è una piccola finestra sulla vita di una coppia, finestra psicologicamente drammatica perché il camminare fianco a fianco vine progressivamente rallentato dal dubbio sempre più pressante in lui che la reale ... (
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Oct 3, 2008 |
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- Seta (23881)
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By Alessandro Baricco -
Finished 




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Leggere “Seta” è stato per me come mangiare una spigola di cattura di mezza taglia. La carne è stata soffice gustosa, pregiata, non stomachevole, mai pesante. Come spesso accade quando si mangia cibo di tal pregio, mi sono alzato da tavola non sazio ma con il palato soddisfatto.
Scrittura lisc ... (
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Aug 1, 2008 |
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- Lamento di Portnoy (4571)
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By Philip Roth -
Finished on Feb 28, 2009 




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Il “Lamento di Portnoy” è un monologo, che Alexander Portnoy rivolge al suo dottore. Nel condurlo il protagonista racconta se stesso e la sua vita.
Alex è molto intelligente vuole essere un ribelle ma ogni suo gesto di ribellione viene sistematicamente puntio dai suoi sensi di colpa. Cerca di scapp ... (
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Mar 15, 2009 |
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- La malora (1606)
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By Beppe Fenoglio -
Finished 




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Letto dopo aver visitato le langhe, terra di Fenoglio. E' uno scpaccato di vita contadina, di povertà e di miseria.
Sapere oggi che in un tempo neanche troppo lontano in Italia esistevano dinamiche e situazioni familiari come quelle descritte in "La Malora", non sembra vero.Istruttivo
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Jul 18, 2008 |
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- Non buttiamoci giù (10127)
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By Nick Hornby -
Finished 




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Un gradevole romanzo che si legge bene. Quattro persone, vite diverse accomunate dalla volontà di togliersi la vita e tutte nello stesso giorno saltando dallo stesso palazzo più o meno alla stessa ora.
Il risultato è che ogniuno toglie all'altro lo "slancio" emotivo per compiere il gesto. Tutt ... (
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Jul 24, 2008 |
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Una solitudine troppo rumorosa
“Una solitudine troppo rumorosa” ci narra la cupa e avvelenante esistenza solitaria di Hanta, recluso per trentacinque anni in un sotterraneo a eseguire un lavoro meccanico e stancante. Costante preda della solitudine e inseguito dalla malinconia di un passato distante e mai sufficientemente felice ... (continue)
“Una solitudine troppo rumorosa” ci narra la cupa e avvelenante esistenza solitaria di Hanta, recluso per trentacinque anni in un sotterraneo a eseguire un lavoro meccanico e stancante. Costante preda della solitudine e inseguito dalla malinconia di un passato distante e mai sufficientemente felice, il protagonista sopravvive varcando soglie verso mondi diversi e migliori, in cui cercar se stesso. I libri che di tanto in tanto lui salva dalla morte risparmiandoli alla pressa con cui lavora, sono porte in grado, se aperte, di scaldarlo con la luce che da esse entra, di rianimarlo di infondere per osmosi quel fluido vitale, difficilmente acquisibile dalla sua cupa, meccanica e silenziosa esistenza giornaliera.
«E io alle falde della montagna mi raggomitolo come Adamo nel cespuglio, con un libro in mano apro gli occhi su un mondo diverso da quello dove appunto stavo, perché io quando comincio a leggere sto proprio altrove, sto nel testo, io mi meraviglio e devo colpevolmente ammettere di essere davvero stato in un sogno, in un mondo più bello, di essere stato nel cuore stesso della verità»
«[...]puzzo di birra e di sporcizia, ma sorrido, perché in borsa porto libri dai quali mi aspetto che a sera da loro apprenderò su me stesso qualche cosa che ancora non so»
Esistenza reale che manifesta brutalità, che spaventa, che mostra i viventi (non solo l'uomo) come esseri talmente abbruttiti da non poter essere parte di qualunque mondo celestiale
«I cieli non sono umani, ma c'è qualcosa forse più di questi cieli, la compassione e l'amore di cui mi sono ormai dimenticato e che ho dimenticato»
Negli anni accumula cultura, sviluppa, contro la sua volontà, la sua capacità di pensare e di immaginare al punto che la sua mente arriva a materializzare nel presente il suo passato e a lacerare quei setti che separano il suo attuale universo con quelli generati dai suoi amatissimi libri. Ecco dunque Hanta dialogare con Laozi, Erasmo, Kant, Nietzsche, Gesù.
Hanta è vecchio, Hanta è superato, Hanta non ha scelta: essendo il suo stesso passato una pressa per la possibilità di determinare la sua vita, l'immaginazione è il più accogliente ospizio a cui può bussare invecchiando per scappare dalla malinconia e dal mondo che via via inizia a non appartenergli più. Ma immaginazione e solitudine costituiscono un brodo biologico su cui sguazzano a milioni, come batteri urlanti, pensieri e immagini, entità invisibili e infestanti per cui non esiste antibiotico.
«[...]anche se io abbandonato non sono mai, io sono soltanto solo per poter vivere in una solitudine popolata di pensieri, perché io sono un po' spaccone dell'infinito e dell'eternità e l'Infinito e l'Eternità forse hanno un debole per le persone come me»
L'opera di Hrabal è densa e di spessore, indubbiamente è un grande tributo alla letteratura (moltissimi riferimenti), alla lettura e all'oggetto libro la cui semplicità fisica è inversamente proporzionale al potere che può avere sulla mente umana, ma è anche un invito a fare un uso attento di questo potere perché può diventare schiacciate (schiacciato può essere Hanta dai quintali di libri stipati nella sua casa, felicemente schiacciato dalla sua stessa pressa Hanta sogna di finire i suoi giorni adagiato su un letto di libri).
«[...] tutto ciò che vive deve avere il proprio nemico [...]»
La fantasia, artefatto del consumo di libri (ma non solo) , costituisce un rifugio accogliente ma può portare male se non si conosce bene come frenarla perché in ogni caso, quando c'è scelta, cercare di vivere la realtà inseguendo il contatto umano è sempre meglio che esistere vivendo nel sogno.
«Allora arrancai per le scale, per un attimo camminai su tre zampe, in qualche modo mi girava la testa per quella mia solitudine troppo rumorosa»