Angioni, per me, tra gli autori italiani di questi decenni, non gioca nei campionati nazionali, tanto meno regionali. Questo libro è per ora il suo migliore, sempre per me. Lo vedo apprezzato anche qui in aNobii.
Con quest'ultimo romanzo Doppio cielo, Giulio Angioni ci ha donato un’opera di rara intensità, che è destinata a durare nel tempo, al di là delle stagioni letterarie e delle mode transeunti, poiché si staglia nel panorama della letteratura contemporanea con la forza di un’opera che ambisce alla cla
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Con quest'ultimo romanzo Doppio cielo, Giulio Angioni ci ha donato un’opera di rara intensità, che è destinata a durare nel tempo, al di là delle stagioni letterarie e delle mode transeunti, poiché si staglia nel panorama della letteratura contemporanea con la forza di un’opera che ambisce alla classicità ed è una ulteriore conferma dell’assoluta valenza dell’intero percorso creativo e sperimentativo di Angioni, dall’Oro di Fraus ad Assandira (2004) e ad a Le fiamme di Toledo (2006), il più bel romanzo storico – quest’ultimo – di questo inizio del secolo. La vicenda raccontata in Doppio cielo è la storia del ventenne Luisu Melas che, partito dalla immaginaria Fraus, finisce a lavorare nella miniera di carbone di Serbariu a Carbonia, durante la seconda guerra mondiale, nei mesi che precedono la caduta di Mussolini e del regime fascista. L’ambientazione costituisce un tema assai affascinante per la narrativa italiana: il rimando, scontato, è a Rosso Malpelo di Verga e a Ciaula scopre la luna di Pirandello, con il quale il libro sembra tracciare un dialogo più o meno esibito, sebbene – al di là delle pur suggestive rifrazioni letterarie – il romanzo di Angioni si caratterizza per un’ammirevole capacità di documentare realisticamente l’esperienza della miniera, trasposta magistralmente in chiave narrativa. In tal senso, Doppio cielo è anche, e soprattutto, il romanzo di una formazione sentimentale e politica di Luisu Melas, che avviene principalmente attraverso due incontri: la presa di coscienza con l’anarchico e confinato politico Ferriero Dondi, maestro di miniera non meno che di politica, e la scoperta dell’amore attraverso la bella Marialuisa, figlia dell’eroico tziu Macis. Questa storia di miniera, amore e morte è sostenuta da una lingua letteraria che riesce mirabilmente a fondere l’essenzialità del dettato con un tasso di liricità trasposto in dimensione epico-tragica. Alle sofferenze del popolo, causate dalla guerra, si aggiunge la durezza della vita sottoterra, quasi impossibile per uomini posti in balìa del pericolo e della morte, sempre in agguato. Eppure anche quel mondo ha il suo cielo, quel doppio cielo che i disperati del sottosuolo possono toccare con un dito, perché hanno scoperto il potere salvifico della solidarietà e dei legami umani. Ecco allora che l’universo circoscritto nello spazio e nel tempo della miniera di Serbariu parla, anche, del mondo in cui viviamo oggi: Carbonia è stata, ed è, un crogiolo di culture, che affascina e cattura l’interesse dell’Angioni antropologo non meno che del narratore, perché racconta la dolorosa perdita di valori e di identità ridonandoci la coscienza del valore della diversità.
Il miglior racconto contadino piemontese, e uno dei migliori italiani, insieme a Verga e a Pavese. E anche esemplare documento etnografico di un modo di vita che non c'è più, sebbene recentissimo. Servi e padroni, ricchi e poveri, uomini e donne, giovani e vecchi nel mondo contadino delle Langhe.
Le fiamme di Toledo
Angioni, per me, tra gli autori italiani di questi decenni, non gioca nei campionati nazionali, tanto meno regionali. Questo libro è per ora il suo migliore, sempre per me. Lo vedo apprezzato anche qui in aNobii.
Doppio cielo
Con quest'ultimo romanzo Doppio cielo, Giulio Angioni ci ha donato un’opera di rara intensità, che è destinata a durare nel tempo, al di là delle stagioni letterarie e delle mode transeunti, poiché si staglia nel panorama della letteratura contemporanea con la forza di un’opera che ambisce alla cla ... (continue)
Con quest'ultimo romanzo Doppio cielo, Giulio Angioni ci ha donato un’opera di rara intensità, che è destinata a durare nel tempo, al di là delle stagioni letterarie e delle mode transeunti, poiché si staglia nel panorama della letteratura contemporanea con la forza di un’opera che ambisce alla classicità ed è una ulteriore conferma dell’assoluta valenza dell’intero percorso creativo e sperimentativo di Angioni, dall’Oro di Fraus ad Assandira (2004) e ad a Le fiamme di Toledo (2006), il più bel romanzo storico – quest’ultimo – di questo inizio del secolo.
La vicenda raccontata in Doppio cielo è la storia del ventenne Luisu Melas che, partito dalla immaginaria Fraus, finisce a lavorare nella miniera di carbone di Serbariu a Carbonia, durante la seconda guerra mondiale, nei mesi che precedono la caduta di Mussolini e del regime fascista. L’ambientazione costituisce un tema assai affascinante per la narrativa italiana: il rimando, scontato, è a Rosso Malpelo di Verga e a Ciaula scopre la luna di Pirandello, con il quale il libro sembra tracciare un dialogo più o meno esibito, sebbene – al di là delle pur suggestive rifrazioni letterarie – il romanzo di Angioni si caratterizza per un’ammirevole capacità di documentare realisticamente l’esperienza della miniera, trasposta magistralmente in chiave narrativa. In tal senso, Doppio cielo è anche, e soprattutto, il romanzo di una formazione sentimentale e politica di Luisu Melas, che avviene principalmente attraverso due incontri: la presa di coscienza con l’anarchico e confinato politico Ferriero Dondi, maestro di miniera non meno che di politica, e la scoperta dell’amore attraverso la bella Marialuisa, figlia dell’eroico tziu Macis.
Questa storia di miniera, amore e morte è sostenuta da una lingua letteraria che riesce mirabilmente a fondere l’essenzialità del dettato con un tasso di liricità trasposto in dimensione epico-tragica. Alle sofferenze del popolo, causate dalla guerra, si aggiunge la durezza della vita sottoterra, quasi impossibile per uomini posti in balìa del pericolo e della morte, sempre in agguato. Eppure anche quel mondo ha il suo cielo, quel doppio cielo che i disperati del sottosuolo possono toccare con un dito, perché hanno scoperto il potere salvifico della solidarietà e dei legami umani. Ecco allora che l’universo circoscritto nello spazio e nel tempo della miniera di Serbariu parla, anche, del mondo in cui viviamo oggi: Carbonia è stata, ed è, un crogiolo di culture, che affascina e cattura l’interesse dell’Angioni antropologo non meno che del narratore, perché racconta la dolorosa perdita di valori e di identità ridonandoci la coscienza del valore della diversità.
La mala ora
Il miglior racconto contadino piemontese, e uno dei migliori italiani, insieme a Verga e a Pavese. E anche esemplare documento etnografico di un modo di vita che non c'è più, sebbene recentissimo. Servi e padroni, ricchi e poveri, uomini e donne, giovani e vecchi nel mondo contadino delle Langhe.
Un anno sull'altipiano
Un grande libro sardo, italiano, europeo, mondiale come le guerra 15-18.
il disertore
Il miglior libro di Dessì, che è un grande scrittore.