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1Q84
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Negli ultimi tempi ho sviluppato una certa diffidenza verso quelli che la stampa definisce "l'ultimo capolavoro" di un determinato autore. Questo per due motivi: o la definizione viene attribuita super partes per semplice marketing oppure si dà per scontato che l'ultimo lavoro di uno scrittore sia n ... (continue)
Negli ultimi tempi ho sviluppato una certa diffidenza verso quelli che la stampa definisce "l'ultimo capolavoro" di un determinato autore. Questo per due motivi: o la definizione viene attribuita super partes per semplice marketing oppure si dà per scontato che l'ultimo lavoro di uno scrittore sia necessariamente un capolavoro.
Murakami è uno scrittore completo, in grado di affrontare con grande sensibilità una varietà di temi e problematiche ampissima, e tuttavia anche lui non sfugge alla regola secondo la quale il lavoro successivo non è sempre il migliore.
Se ci si approccia a 1Q84 con uno spirito neutro e imparziale, non possono non saltare agli occhi tutte le falle che man mano emergono.
La caratterizzazione dei personaggi (escludendo Tengo e Aomane) è a dir poco sommaria e a grandi linee. Murakami non solo si limita ad inserirli o toglierli dalla storia a suo piacimento, senza darcene spiegazioni plausibili, ma quando deve caratterizzarli ricorre alla stessa descrizione iniziale. Puntando sulla ripetizione ciclica delle loro caratteristiche tenta (fallendo) di far si che al lettore il personaggio appaia come sempre più a tutto tondo, mentre in questo modo il risultato è quasi di cristallizzazione.
Una volta che ho letto che un uomo ha le mani grandi, non mi serve passare altre 700 pagine a sentirmi dire ancora e ancora quanto siano grandi le sue mani. Mani. Grandi. Andiamo avanti.
Sicuramente quest'opera è "mitologica", nella misura in cui sono contenuti tutti gli archetipi dell'universo di Murakami. Anzi (e qui sta il suo più grande merito secondo me in questo lavoro), allarga i proprio orizzonti e inserisce tematiche mai affrontate prima oppure ne rianalizza di vecchie ma con uno sguardo nuovo (si veda il discorso sulle religioni moderne oppure la sessualità tra donne).
A mio parere, nonostante a metà libro ci si senta molto rapiti dalla storia, col proseguire delle pagine l'interesse cala rapidamente, con l'ultimo centinaio di pagine tirato all'inverosimile in un turbinio di ripetizioni, come un chiasmo malriuscito.
Tanto per intenderci, strano che non ci abbia ripetuto per la quarta volta il racconto della città dei gatti.
In un'ipotetica classifica dell'autore, sicuramente non metterei 1Q84 sul podio. Ritengo opere come Kafka sulla spiaggia o L'uccello che girava le viti del mondo (per citarne due) decisamente più complete ed esaurienti: entrambe trattano gli stessi temi di 1Q84 (come se la visione di Murakami cambiasse piano piano con l'avanzare degli anni), ma la loro sensibilità si mantiene su un piano completamente diverso. Più puro.
A fine lettura non si può fare altro che avere lo spiacevole retrogusto di una possibilità mancata, di uno sviluppo non completo della storia, e tenere in mano il libro come fosse una bomba inesplosa.
O una crisalide d'aria.
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