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Racconti e novelle
In Guy de Maupassant riesci a percepire nettamente quel piacere, quell’urgenza di narrare propria dei grandi autori, che richiama alla mente il Francis Scott Fitzgerald delle short stories, uno che, per intenderci, arrivava a scrivere un racconto geniale quale La parte posteriore de ... (continue)
In Guy de Maupassant riesci a percepire nettamente quel piacere, quell’urgenza di narrare propria dei grandi autori, che richiama alla mente il Francis Scott Fitzgerald delle short stories, uno che, per intenderci, arrivava a scrivere un racconto geniale quale La parte posteriore del cammello nel giro di una sola giornata,“col preciso intento di guadagnare un po’ di denaro per acquistare un orologio di brillanti”. Quella di Guy de Maupassant è una scrittura sensuale, dalla capacità insuperabile di trasmettere un tripudio di odori, sapori e sensazioni tale da stordire il lettore: è il caso, in particolare di Idillio, in cui le suggestioni e le fragranze del paesaggio (“Gli aranci e i limoni in fiore esalavano nell’aria calma il loro profumo zuccherino, dolce, intenso e inebriante, lo mescolavano all’olezzo delle rose che crescevano ovunque, come erbe, lungo la ferrovia, nei ricchi giardini”) risultano funzionali al carattere erotico-umorale (!) della novella, vero e proprio inno all’abbondanza femminile. In effetti, se escludiamo le narrazioni di stampo prettamente revanscista e anti-prussiano (tra le varie, Due amici e Sant’Antonio), il tema dominante è costituito dalle donne, non di rado di classe sociale infima: i racconti migliori sono proprio quelli in cui è protagonista la figura della prostituta, che viene delineata costantemente come personaggio di altissima dignità (è il caso di Pallina), fino a celebrare il suo trionfo in La casa Tellier: nell’atmosfera quasi carnevalesca di una cerimonia di comunione ambientata in campagna, le prostitute al servizio di Madame Tellier, colte da un improvviso misticismo misto a nostalgia, finiscono per catalizzare il senso religioso di un intero villaggio, commuovendo fino alle lacrime comunicandi, genitori, officianti e non solo (“anche il serpentone pareva affiochito, come se pure lui avesse pianto”).
Il vero capolavoro della raccolta è costituito da Quel porco di Morin, a partire dal titolo stesso: sarà infatti l’irresistibile refrain (schizzo preparatorio di “Quel becco di Forestier!”, presente in Bel-Ami) dei tre movimenti in cui è diviso questo sapido componimento, tutto giocato ai danni del povero bottegaio Morin, sarcasticamente condannato per l’unico errore della sua vita, a fronte del gaudente e ben più scaltro narratore (come non pensare, anche in questo caso, a Georges Duroy?). Pagine di una leggerezza squisita, nelle quali risplende una delle più belle rappresentazioni dell’unione carnale, con l’antico binomio libro-lussuria che viene qui ripreso in termini originali e, appunto, sensualissimi, secondo la maniera inarrivabile di Guy de Maupassant: “Avvicinandomi a lei in punta di piedi, le dissi: - Ho dimenticato, signorina, di chiedervi qualcosa da leggere. – Ella si dibatteva; ma non tardai ad aprire il libro che cercavo. Il titolo non lo dico. È veramente il più meraviglioso dei romanzi, il poema più divino. Voltata la prima pagina, me lo lasciò leggere a mio piacere; ne sfogliai tanti capitoli che le nostre candele si consumarono tutte.”
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