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All books
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- Age Doesn't Matter Unless You're a Cheese (5)
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By Ross Petras, Kathryn Petras -
Unfinished since Feb 24, 2013
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Icelan-
d 3450 -
- Iceland 3450 (2)
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By Roberto Mutti, Mario Vidor -
Finished in Feb 2013 




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Icelan-
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- Venezia (8)
- L'anno del mare felice
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By Paolo Barbaro -
Finished on Mar 11, 2013 




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- August Strindberg (4)
- Il teatro della vita
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By Franco Perrelli -
Finished on Mar 18, 2013 




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3 people find this helpful 



“Spesso tutta la mia vita mi sembra messa in scena perché possa patirla e perché possa descriverla” (lettera a Emil Schering, 2 aprile 1907). -
Fin dall’incipit è chiaro che si tratta di un saggio di taglio bibliografico: senza alcuna prefazione, senza un preludio sull’infanzia e la giovinezza di Strindberg, il testo ci conduce subito alla trattazione delle sue prime prove come scrittore.
Ogni capitolo tratta di un’opera, o più di una nel ... (continue ) -
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Mar 18, 2013 |
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- La febbre del ragno rosso (416)
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By William Burroughs -
Finished on Feb 25, 2013 




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4 people find this helpful 



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Nel suo Critica della democrazia occidentale, l’antropologo anarchico David Graeber ricorda che le comunità dei pirati atlantici nel XVIII secolo furono per certi versi una formulazione precoce di quelle che oggi ci piace definire, a volte solo formalmente, come democrazie occidentali: “Er ... (
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Mar 4, 2013 |
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- Amore (764)
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By Yasushi Inoue -
Finished on Feb 5, 2013 




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- Arvo Pärt allo specchio (46)
- Conversazioni, saggi e testimonianze
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Finished on Mar 1, 2013 




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- Il sogno (174)
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By August Strindberg -
Finished on Feb 10, 2013 




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6 people find this helpful 



“Det är synd om människorna!” -
Sposato e divorziato all’attrice norvegese Harriet Bosse nel breve volgere dell'estate del 1901, abbandonato dalla moglie incinta, August Strindberg distillò il proprio dolore nel Sogno quello stesso inverno (non a caso nel Preludio il dio Indra menziona l’equinozio autunnale e “la Bilancia, ... (
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Feb 13, 2013 |
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- Poesie di Natale (73)
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By Iosif Brodskij -
Finished on Jan 18, 2013 




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La risoluzione di scrivere una poesia d’occasione ad ogni Natale ha prodotto nella carriera di Brodskij diciotto poemi, così suddivisi: sette tra 1962 e 1973, undici (uno all’anno) tra 1985 e 1995. Due serie da un decennio ciascuna, quindi, con un intervallo tra loro di dodici anni.
Nelle prime po ... (
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Jan 22, 2013 |
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- Il paradiso dei celibi e Il tartaro delle fanciulle / The Paradise of Bachelors and The Tartarus of Maids (6)
- Twin Stories, 20
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By Herman Melville -
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- Lo Hobbit a fumetti (743)
- o La riconquista del tesoro
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By J.R.R. Tolkien -
Not Started 




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- Racconti popolari e fiabe islandesi (116)
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Unfinished since Jan 1, 2013
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- Genius loci (48)
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By Hella S. Haasse -
Finished on Jan 13, 2013 




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Genius loci
"Sacer era la parola che senza volerlo le veniva in mente: sacro e maledetto insieme."La protagonista del racconto è ‘turbata’ dal bosco prospiciente il terreno che lei e il marito hanno acquistato per la loro casa estiva. Sono una coppia di mezza età, con figli ... (
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Jan 17, 2013 |
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- Lo Hobbit (19884)
- o la Riconquista del Tesoro
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By J.R.R. Tolkien -
Unfinished since Dec 29, 2012
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- Le lettere di Babbo Natale (395)
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By J.R.R. Tolkien -
Finished on Dec 29, 2012 




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Tolkien & Sons. -
Il casus è noto: dal 1920, quando il primogenito John aveva tre anni, e fino al 1942, quando Priscilla, l’ultima dei suoi quattro figli, ne aveva tredici, Tolkien scrisse alle lettere natalizie dei figli delle vere e proprie risposte, a firma di Babbo Natale. Per oltre vent’anni, quindi, i pi ... (
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Jan 18, 2013 |
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Venezia
“L’anno del mare felice” non è un evento storico riesumato dagli annali della Serenissima, come erroneamente avevo supposto in un primo tempo, bensì un episodio di cronaca recente: “l’anno 1993”, per dirla con Saramago. Un anno speciale per la laguna di Venezia, che fin dai primi giorni dell’ ... (continue)
“L’anno del mare felice” non è un evento storico riesumato dagli annali della Serenissima, come erroneamente avevo supposto in un primo tempo, bensì un episodio di cronaca recente: “l’anno 1993”, per dirla con Saramago. Un anno speciale per la laguna di Venezia, che fin dai primi giorni dell’estate vive il miracolo di un mare insolitamente pulito e leggero: “«Mare leggero», nel gergo del golfo, vuol dire trasparente; con un tocco, nella leggerezza, di felicità”.
L’anno felice è documentato dal libro come un almanacco, mese dopo mese, da giugno a giugno. Il motivo di questo ritardo sull’anno solare è presto detto: “Ha avuto continue esitazioni l’Adriatico, nelle settimane scorse: «mare nervoso», ci assicurano al largo, «prima di decidersi»”.
Nel raccontare questo stato di grazia, il resoconto di Barbaro ha il pregio, raccolto nel 2003 da Matvejević in L’altra Venezia, di considerare non solo la città ma l’intera laguna, facendo parlare fin dalle prime pagine “i pescatori notturni, gli amici meteorologi, gli uomini anfibi che sentono la laguna prima con la pancia e poi con gli strumenti”. Barbaro, come poi Matvejević, ricorda che l’Adriatico era chiamato golfo di Venezia: “golfo, canale, laguna, «rio», darsena, fiume, palude, mare vero e proprio, bocche, «valli», cime, code, fosse, porti…”. In occasione dell’anno felice si interroga sui legami tra mare e laguna, laguna e isole, in un equilibrio fragilissimo e millenario: “viviamo in simbiosi con l’acqua, siamo sempre vissuti in simbiosi, da chissà quante generazioni”.
Ovviamente i capitoli invernali, quand’è più difficile prendere il largo, sono dedicati alla città. E per chi conosce, ama e vive Venezia, un libro come questo è interessante e prezioso anche diacronicamente, per poter confrontare la Venezia del 1993 con quella del 2013. Scopriamo che l’acqua alta di quell’ottobre ebbe poco da invidiare alle attuali; che proprio quell’ottobre, con “la fine della sperimentazione «in sito»”, venne smantellato il primo castello del Mose; che il carnevale quell’anno fu sottotono, perfino “smascherato” perché “i volti”, le maschere, erano stati proibiti “per via del terrorismo internazionale” (scopriamo così, incidentalmente, che i Bush del nuovo millennio non hanno inventato nulla).
Ma i capitoli più belli e toccanti sono dedicati a questo o quell’aspetto della città. Uno ai ponti: “nell’ambiente tuttora magico di queste quattro isolette, i ponti restano i nodi d’una grandiosa utopia divenuta realtà di pietre e di acque”; un altro al solo ponte di Rialto, “gran teatro sospeso”, che proprio quel marzo compiva quattrocento anni, sei mesi dopo il cinquecentenario dello sbarco di Colombo (pure quello, guarda caso, su un’isola). Un altro ancora alla “bellezza schiva” della chiesa di S. Maria e Donato, che nessuno conosce perché relegata “in un posto appartato, a Murano”.
Barbaro, che abita a Dorsoduro, camminando verso la Sacca della Misericordia ritrova a Cannaregio “tutti gli elementi, tutto il fraseggio dell’ambiente veneziano; ma ogni battuta qui è dolcemente accordata in un mare musicale di luce”.
C’è anche un capitolo in cui Paolo Barbaro, scrittore prolifico e affermato anche all’estero, ma che in realtà di nome fa Ennio Gallo e di lavoro l’ingegnere idraulico per l’ENEL (o meglio faceva, all’epoca; ora va per i novanta), ne approfitta per svelare “il bosco dimenticato”: la foresta di alberi, provenienti “dal Cadore, […] dall’Istria, dalla Dalmazia, dalla Slavonia”, che da sempre sono le fondamenta dei palazzi veneziani.
“Fondata tra i sogni, Venezia doveva essere leggera, quasi aerea, per non sprofondare”; e per cantarla, Barbaro ricorre ad una prosa altrettanto lieve, impalpabile e affascinante. Con quell’accenno alla leggerezza, che ho citato all’inizio e che compare nel primissimo paragrafo del libro, l’autore pare richiamarsi implicitamente all’auctoritas della prima qualità che Calvino auspicava per la letteratura del nuovo millennio; e proprio alle città invisibili calviniane sembrano ispirati questi capitoli, se è vero che nei suoi dialoghi con il Khan è sempre alla nativa Venezia che Marco Polo ripensa, costretto a descriverla ripetutamente perché “questa resta la città plurale —resta «Venezie» tuttora—, perché è ormai il luogo del sogno in cui talvolta si riesce a stare anche da vivi”.
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Il libro è del 1995; ora non si trova più neppure sul sito dell’editore. Io ne ho scovato una copia nel catalogo della biblioteca comunale, che per motivi di vicinanza geografica possiede molti testi su Venezia.