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L'inizio è una folgorazione. Costruisce l'intreccio in modo da tenerti incollato lì alle pagine, semina indizi mai a caso, traccia le innumerevoli linee di un racconto visionario, onirico, poetico, crea personaggi perfetti che diventano parte di te, mentre leggi. L'ho finito in due giorni (sono pur ... (continue)
L'inizio è una folgorazione. Costruisce l'intreccio in modo da tenerti incollato lì alle pagine, semina indizi mai a caso, traccia le innumerevoli linee di un racconto visionario, onirico, poetico, crea personaggi perfetti che diventano parte di te, mentre leggi. L'ho finito in due giorni (sono pur sempre 500 dense pagine) e ho fatto le 3 di mattina per terminarlo, tanto ero avvolta nella trama.
Però nelle ultime 100 pagine si arena. Diventa tutto troppo, alcuni fili non si riannodano, alcuni semi gettati nelle prime pagine vengono dimenticati e anche il carattere visionario della trama diventa too much. Tragedie greche, spiriti viventi, morti temporanei, morti per davvero, pietre (e gatti) parlanti, madri e sorelle perdute e ritorvate, foreste misteriose, villaggi incantati, apparizioni maligne che si tagliano (letteralmente) con il coltello, gentili ermafroditi, andirivieni da porte temporali; non si è negato nulla. Resta un gran libro, ci mancherebbe: ma verso la fine scivola un po' nel (si può dire?) papocchio.
Ecco, l'ho detto.
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