Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

! SCHEDA DOPPIA - Q

Di

Editore: Einaudi

4.4
(7465)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Olandese , Polacco , Ceco

Isbn-10: A000005339 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History , Political

Ti piace ! SCHEDA DOPPIA - Q?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
SCHEDA DOPPIA
RIMUOVILA DALLA TUA LIBRERIA
USA QUESTA:


http://www.anobii.com/books/Q/9788806155728/0137ad5a0c03b7fadb/
Ordina per
  • 4

    Appassionante thriller storico.

    Peccato per la piega didascalica che prende fin troppo spesso la narrazione. Certi dialoghi sembrano messi lì apposta per farti il riassuntino di quello che è successo in determinati anni da quel diverso punto di vista, con l’effetto di suonare irrimediabilmente poco credibili e di smorzare l’inc ...continua

    Peccato per la piega didascalica che prende fin troppo spesso la narrazione. Certi dialoghi sembrano messi lì apposta per farti il riassuntino di quello che è successo in determinati anni da quel diverso punto di vista, con l’effetto di suonare irrimediabilmente poco credibili e di smorzare l’incalzare degli eventi. Affascinante l’idea alla base della narrazione (senza la quale sarebbe pur sempre un ottimo libro di storia sulla riforma e la controriforma): l’Occhio di Carafa e il protagonista (un eretico dai mille nomi) che si fronteggiano per quasi quarant’anni, fino alla resa dei conti finale.

    ha scritto il 

  • 4

    Secondo me c'è bisogno di superare le prime cento pagine per iniziare a connettere i puntini e capirci qualcosa, ma anche per abituarsi allo stile dei Wu Ming/Luther Blissett che io ho trovato un po' ostico all'inizio.

    ha scritto il 

  • 4

    Q vs Armata dei Sonnambuli

    La prima cosa che ho letto dei Wu Ming è stata Manituana, che mi è piaciuta ma anche un po’ no. La seconda Asce di guerra, che non mi è piaciuta ma anche un po’ sì. E poi, quest’estate, ho letto L’armata dei sonnambuli. Che mi ha folgorato. Che mi ha lasciato senza fiato. Che mi ha conquistato e ...continua

    La prima cosa che ho letto dei Wu Ming è stata Manituana, che mi è piaciuta ma anche un po’ no. La seconda Asce di guerra, che non mi è piaciuta ma anche un po’ sì. E poi, quest’estate, ho letto L’armata dei sonnambuli. Che mi ha folgorato. Che mi ha lasciato senza fiato. Che mi ha conquistato e via dicendo. Un libro che mi ha fatto dire: “quanto mi piacerebbe essere capace di scrivere così”, e l’ho pensato per tanti libri, certo, ma neanche poi tantissimi. La facilità con cui veniva gestita la trama. L’ampiezza delle prospettive, l’ariosità dell’impianto, i personaggi, funzionava tutto, alla perfezione. Insomma, dopo i sonnambuli, il credito che davo ai Wu Ming era quasi illimitato. Un solo libro aveva spazzato via le perplessità nate con gli altri due. Quindi ho attaccato Q, per acclamazione il loro capolavoro (di quando ancora si chiamavano Luther Blisset) con grandissime aspettative. Dopotutto, in giro e in rete tutti sostengono che i sonnambuli siano ok, ma “Q era un’altra cosa”.
    Vediamola, quindi, quest’altra cosa, mi sono detto.
    E dico subito che sono rimasto un po’ deluso. Probabilmente colpa delle troppe aspettative.
    Siamo nella Germania degli inizi del sedicesimo secolo. Martin Lutero protesta contro il papa simoniaco. Affigge le tesi a Wittenberg. La cristianità intera va a fuoco. Tempi di eretici, santi, missionari, profeti e visionari. Il Dio che prima apparteneva al clero e ai principi è adesso alla portata di tutti. Il protagonista, uomo dai mille nomi e dai mille passati, dapprima lo cerca nelle parole di Thomas Müntzer, pastore protestante rivoluzionario, poi con gli anabattisti, poi smette di cercarlo e cerca più che altro la rivoluzione, poi più neanche quella, e alla fine è trascinato solo dalla voglia di fare i conti con i suoi nemici e, per usare le sue stesse parole, dal desiderio di “vedere come va a finire”.
    Suo avversario eterno e inafferrabile è Q, agente segreto di Gian Pietro Carafa, che per decenni trama per distruggere i tentativi di riforma troppo radicali a maggior gloria di Roma e del potere costituito.
    L’ambientazione è affascinante: pazzi religiosi, utopie, segreti e complotti, il popolo che prende le armi, il popolo che caccia i potenti di un tempo, il popolo che impazzisce, il popolo che si riconsegna ai potenti. Stesse tematiche dei sonnambuli, a ben vedere. Il vero punto di forza del romanzo è questo: sa ricostruire un’atmosfera in cui per qualche attimo tutto sembra possibile, in cui l’utopia sta per farsi carne, vero e solido Cristo in terra, poi il sogno va in frantumi e il mondo torna com’era, lasciando qualche cicatrice in più nell’animo di chi ci credeva.
    Altro punto di forza, il protagonista: prevedibile e canonico quanto basta per non creare troppe difficoltà di immedesimazione, passionale e cinico, sognatore disilluso.
    Terzo punto di forza, l’antagonista: misterioso, imprendibile, inavvicinabile eppure sempre vicinissimo, di intelligenza superiore.
    Da dove nasce, allora, la mia (parziale) delusione?
    Innanzitutto, dalle voci narranti. In questo, più che in altri romanzi, ho avvertito il salto tra le voci e le sezioni. Vere e proprie interruzioni nel ritmo, cambi di scena troppo bruschi, si percepisce quasi la penna che passa da una mano all’altra. Poi, la parte finale un po’ debole. Il colpo di scena è un po’ fiacco, l’energia di tutto il libro si canalizza nella città di Münster e poi si disperde. Quando la città cade, insieme al sogno degli anabattisti si dissolve anche la forza evocativa del collettivo, è come se il loro furore si spegnesse pian piano, seguendo lo smorzarsi della fede del protagonista.
    L’ultimo problema, a mio avviso, è il più sottile, a prima vista insignificante ma in realtà più profondo, tanto da in inquinare un po’ tutto il libro. Nei loro romanzi i Wu Ming tentano di raccontare una storia che metta in scena la loro visione del mondo, la loro ideologia. Romanzi politici. E anche Q lo è. Politico. Perché con il potere centrale di Roma che viene messo in discussione, nessuno detiene più la verità, e tutto il castello di carta su cui si basa l’ordine può crollare. E tutti possono leggere la Bibbia, e tutti possono trarre le conclusioni che credono: da qui si può partire per costruire un ordine diverso, e porre fine allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Questo il ragionamento di fondo, questa la debolezza del romanzo. Perché a volte tutto l’impianto è forzato. In alcuni passaggi si fa fatica a conciliare l’ideologia con la trama. A volte si fa fatica a vedere, nei visionari e nei religiosi e nei riformatori che di volta in volta accendono l’animo del protagonista, la dimensione politica e sociale che gli autori vogliono costantemente sottolineare. Le discussioni teologiche, gli scontri tra i religiosi, le visioni e le farneticazioni dei mille profeti che viaggiano per la Germania funzionano, di per sé; funzionano meno quando il protagonista (e gli autori per mano sua) le piega ai suoi desideri, trasformando il tutto in un anelito popolare per una libertà di tipo socialista. Il meccanismo che girava alla perfezione nei Sonnambuli qui scricchiola. Perché là, nella Francia rivoluzionaria, il popolo che taglia le teste per liberarsi si toccava con mano, se ne sentiva il sangue, il sudore, le bestemmie. Si capiva. Qui tutto ha meno forza. Qui le predicazioni dei religiosi non sanno di libertà. Parlano di una fede complessa, oppressiva, imminente, che stride con la voglia di libertà del protagonista. E così tutto ha meno forza.
    Poi, per il resto, rimane sempre la grande capacità di gestire i personaggi, la profonda documentazione.
    Sia chiaro, è comunque un gran libro. Ma, se era una guerra, per me l’ha vinta L’armata.

    ha scritto il 

  • 5

    Entusiasmante

    La lettura di questo romanzo all'inizio è stata per me un po' zoppicante a causa dei continui salti temporali e dell'alternarsi della voce narrante.
    Inoltre i numerosi personaggi citati, che a volte confondevo, mi hanno spesso costretta a tornare indietro per un veloce ripasso.
    Ma non ...continua

    La lettura di questo romanzo all'inizio è stata per me un po' zoppicante a causa dei continui salti temporali e dell'alternarsi della voce narrante.
    Inoltre i numerosi personaggi citati, che a volte confondevo, mi hanno spesso costretta a tornare indietro per un veloce ripasso.
    Ma non sono una che si scoraggia facilmente, soprattutto quando si trova tra le mani un romanzo che promette grandi cose, come in questo caso.
    Assistiamo all'evolversi del protagonista il cui nome cambia nel tempo insieme al suo corpo, alle sue idee e alla realtà che lo circonda.
    Combatte da giovane sognatore con Thomas Munzer e i contadini, poi guida da comandante gli Anabattisti a Munster; in seguito, più scafato, partecipa a una truffa contro i banchieri più potenti d'Europa e così via fino ad arrivare, ormai disilluso, a Venezia, dove la storia si fa sempre più appassionante e dove avviene il confronto finale con Q. , l'anima nera che da sempre lo osserva e trama alle sue spalle.
    Ho un debole per i romanzi storici, soprattutto quando i protagonisti del racconto non sono i protagonisti dei libri di storia, ma sono comunque quelli che hanno contribuito attivamente al compiersi degli eventi, per cui era inevitabile che mi innamorassi di questo romanzo!
    Inoltre, anche se mi è parso di cogliere delle leggere differenze nella scrittura delle tre parti che compongono il libro (Luther Blissett è un progetto di scrittura collettiva), trovo che sia costruito in modo esemplare e il linguaggio moderno usato per raccontare fatti così lontani nel tempo il tocco "da maestro", anzi "da maestri"!

    ha scritto il 

  • 5

    ma bello!!

    che poi uno ce l'ha in libreria da sempre, che luther blissett a un certo punto della propria vita è un must. ma non ti viene mai veramente voglia di leggerlo, chissà perché... e lui sta lì, paziente, ti guarda e aspetta. poi diventi un po' più agé e via, il prurito vince. e in un attimo sei infu ...continua

    che poi uno ce l'ha in libreria da sempre, che luther blissett a un certo punto della propria vita è un must. ma non ti viene mai veramente voglia di leggerlo, chissà perché... e lui sta lì, paziente, ti guarda e aspetta. poi diventi un po' più agé e via, il prurito vince. e in un attimo sei infuocato, tra battaglie e fango, cospirazioni e respiri di libertà. un lungo viaggio attraverso l'europa più buia e al tempo stesso brulicante di progresso. la storia e la costruzione romanzesca tessono un intreccio che vince ogni resistenza, almeno delle mie. il racconto storico è una scusa, ma è scelto con perizia, per raccontare della maledizione degli uomini: il potere ottenuto e mantenuto con l'ignoranza e la paura. il linguaggio incoerente utilizzato è perfetto, rende vera l'azione. e poi, un libro con questo contenuto che regge per oltre 640 pagine senza un tentennamento è raro quanto ammirevole. bello, bellissimo. un dispiacere averlo finito.

    ha scritto il 

  • 5

    Ecco un altro di quei libri che mi riproponevo di leggere da tanto; fortunatamente dovermi concentrare sui libri di diritto mi spinge sempre a volerli affiancare con letture più emozionanti. Q non mi è parso un libro privo di difetti, soprattutto dovuti alla scrittura altalenante tra gli stili pi ...continua

    Ecco un altro di quei libri che mi riproponevo di leggere da tanto; fortunatamente dovermi concentrare sui libri di diritto mi spinge sempre a volerli affiancare con letture più emozionanti. Q non mi è parso un libro privo di difetti, soprattutto dovuti alla scrittura altalenante tra gli stili più differenti, che ho comunque trovato molto giustificabile data la scrittura a più mani; ciò che veramente mi ha affascinata di questo libro, oltre al ritmo incalzante della narrazione, è stata la capacità degli scrittori di creare l'affresco di un epoca osservandola non dall'alto del punto di vista dei grandi personaggi, ma dal fango dei soggetti che nella storia di ogni epoca vengono dimenticati. Non nego di aver dovuto più di una volta ricorrere a ricerche sul web rispetto a vari personaggi menzionati, cosa che peraltro mi ha ulteriormente stimolata alla lettura. Nonostante io abbia sempre amato studiare storia anche senza romanzi che la rendessero più interessante, sono sicura che un libro del genere aiuterebbe molti studenti a trovare appassionante la Controriforma.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho questo libro in casa da anni.
    Già in due occasioni avevo iniziato a leggerlo per poi abbandonarlo dopo poche pagine.
    Ma dal suo scaffale continuava a tentarmi con due voci diverse: il tema, che conosco e mi interessa, della riforma protestante e delle sue conseguenze; ma anche il f ...continua

    Ho questo libro in casa da anni.
    Già in due occasioni avevo iniziato a leggerlo per poi abbandonarlo dopo poche pagine.
    Ma dal suo scaffale continuava a tentarmi con due voci diverse: il tema, che conosco e mi interessa, della riforma protestante e delle sue conseguenze; ma anche il fatto che fosse tra i libri preferiti di persone di cui apprezzo intelligenza e gusti letterari.
    Un mesetto fa ho preso coraggio e l'ho ricominciato. Sapevo che mi avrebbero disorientato i numerosi personaggi ed i continui salti temporali e quindi sono stata particolarmene attenta a fissare alcuni punti di riferimento.
    Una volta che sono riuscita a decollare però è stato un volo incredibile.
    La vicenda narrata copre un tempo che va dall'affissione delle tesi di Lutero nel 1517 al 1555.
    Geograficamente si va dall'Olanda (pur con qualche riferimento all'Inghilterra) giù fino ad Istanbul, con molte pagine naturalmente fisse sulla Germania, cuore della riforma protestante e delle rivoluzioni che da essa scaturirono.
    Ad unire tutti questi anni anni e tutti questi luoghi due personaggi: il protagonista, di cui non sappiamo il nome ma che ne assumerà diversi durante la storia, e Q. I due si trovano a combattere diverse guerre sempre su fronti pposti, ma scoprono ciascuno l'esistenza dell'altro solo verso la fine. Il protagonista ci racconta quel che gli succede in prima persona e in alcuni momenti ricorda il passato permettendoci di riempire alcuni salti temporali fatti in precedenza. Di Q.invece conosciamo solo alcune lettere inviate ad un alto prelato ed alcune pagine di diario.
    Non è un libro semplice: il tempo, i luoghi ed i personaggi sono molti e confondono.
    Ma è un libro straordinario per la capacità di mostrarci quella storia da punti di vista insoliti (i contadini, i ribelli, gli intellettuali, le città, le spie e, naturalmente, i due grandi poteri del tempo: la Chiesa e l'Imperatore). Si parla di tesi religiose ma anche di economia, di come amministrare una città e di come vincere una guerra; si parla di amore, di tradimenti, di amicizia profonda, di libri e del loro potere. Si parla di "quella insolente, caparbia curiosità" che non ti fa mai smettere di combattere e di infilarti nelle situazioni più pericolose neanche quando sarebbe ormai ora di riposare.
    E' un libro ricco e impegnativo, ma dopo aver girato l'ultima pagina mi sentivo già triste e un po' più sola. Sarà difficile trovare compagni viaggio all'altezza di quelli che mi hanno accompagnata in queste pagine.
    "Quando una fede testardamente vissuta incontra le lettere, ciò che ne nasce è quasi sempre qualcosa di grandioso, nel bene e nel male" (pag. 383)
    "Per non dire poi delle menti raffinate che convogliano l'odio delle genti basse, il rancore sordo che cova sempre, verso se stesse, dividendole in fazioni e creando mille pretesti, e mille giochi, perchè queste abbiano a sfogarsi tra loro, con spargimenti di sangue tanto cruenti quanto immotivati, e mai contro coloro che stringono il bastone del comando." (pag. 470)

    ha scritto il 

  • 5

    Da "masticare" con pazienza

    Questo libro è un esperimento, originale, riuscito e probabilmente irripetibile.
    Non leggetelo se volete un libro da leggere tutto d'un fiato. Leggetelo in questi casi:
    Se vi piacciono i libri storici;
    Se avete la pazienza per una lettura da "digerire";
    Se volete leggere q ...continua

    Questo libro è un esperimento, originale, riuscito e probabilmente irripetibile.
    Non leggetelo se volete un libro da leggere tutto d'un fiato. Leggetelo in questi casi:
    Se vi piacciono i libri storici;
    Se avete la pazienza per una lettura da "digerire";
    Se volete leggere qualcosa di diverso dal solito;
    Se vi sentite rivoluzionari o ribelli.

    ha scritto il 

  • 1

    Un libro brutto. Bella l'idea del romanzo storico sui movimenti eretical-rivoluzionari, simpatici i dettagli teologici e storici, ma il romanzo in sé è un'accozzaglia di eventi e personaggi, ed è scritto pure male. Poi, alla fine, scopri l'identità del misterioso Q e ti chiedi: "E questo chi ca** ...continua

    Un libro brutto. Bella l'idea del romanzo storico sui movimenti eretical-rivoluzionari, simpatici i dettagli teologici e storici, ma il romanzo in sé è un'accozzaglia di eventi e personaggi, ed è scritto pure male. Poi, alla fine, scopri l'identità del misterioso Q e ti chiedi: "E questo chi ca*** è?"...

    ha scritto il 

Ordina per