È il tuo giorno, Billy Lynn!

Di

Editore: Minimum Fax (Sotterranei; 169)

3.9
(158)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 398 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8875214891 | Isbn-13: 9788875214890 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Martina Testa

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Politica

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Descrizione del libro
I dieci soldati della squadra Bravo hanno compiuto una coraggiosa azione di guerra in Iraq, immortalata per caso dalle telecamere di un TG; trasformati di colpo in eroi nazionali, vengono richiamati in patria per due settimane di Victory Tour (interviste in TV, visita alla Casa Bianca, comizi pubblici aperti dal sermone di un predicatore), che culminano nell’apparizione come ospiti d’onore alla tradizionale, popolarissima partita di football del Giorno del Ringraziamento. Durante questa fatidica giornata, fra le strette di mano ai petrolieri texani, le canne fumate di nascosto, il trauma ancora vivissimo della recente morte di un compagno, la sensualità delle cheerleader, le avance di Hollywood e una proposta di diserzione, il diciannovenne caporale Billy Lynn cerca di non impazzire: la mattina dopo, la squadra deve tornare al fronte. La spettacolarizzazione dello sport e della guerra, il conflitto di classe, lo strapotere dell’entertainment e del mercato, ma anche la forza dell’amicizia, la paura della morte, la scoperta dell’amore: c’è tutto questo, in un romanzo scatenato e brillante, osannato dalla critica, che ha consacrato il suo autore come una delle migliori voci della letteratura americana di oggi.
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  • 3

    e mezzo

    Ottima scrittura, ma appartiene a quella schiera di romanzi di scrittori americani contemporanei che usano i protagonista come registratori automatici della realtà. Qualche emozione in più nel raccont ...continua

    Ottima scrittura, ma appartiene a quella schiera di romanzi di scrittori americani contemporanei che usano i protagonista come registratori automatici della realtà. Qualche emozione in più nel racconto familiare. Tutto però un po' troppo ridondante.

    ha scritto il 

  • 4

    se, come è molto probabile, avete letto e/o visto Comma 22, MASH, Il cacciatore, e qualche decina di altri libri e/o film su una qualsiasi recente guerra, avvertirete senza dubbio una sensazione di de ...continua

    se, come è molto probabile, avete letto e/o visto Comma 22, MASH, Il cacciatore, e qualche decina di altri libri e/o film su una qualsiasi recente guerra, avvertirete senza dubbio una sensazione di deja vu perlomeno durante la lettura dei primi capitoli.
    E andando avanti vi chiederete come può un ventenne della provincia americana, che non ha fatto scuole di pregio e che non è rìuscito particolarmente bene in quelle che ha fatto, essere capace di tanta lucidità di giudizio rispetto a quanto gli accade intorno, di tanta pietà (nel senso di pietas) verso i propri compagni e la propria famiglia, restando peraltro un normale ragazzo che in fondo desidera solo poter vivere ancora, libero dalla spada di damocle che pende su ogni soldato in guerra.
    Ma anche l'Addio monti, come sappiamo tutti. aveva poco a che fare con la capacità di espressione di una popolana illetterata del seicento, e ciononostante la letteratura italiana si regge da un paio di secoli sul suo monologo.
    Quindi perché negare a Billy Lynn la possibilità di volare alto: tanto più che il ragazzo è un personaggio che non si può dimenticare facilmente, non solo per la lucidità di cui sopra, ma anche perché nel corso di una gelida giornata trascorsa allo stadio per assistere, insieme con i compagni protagonisti di un'azione eroica, ad una partita di football americano, ci permette di superare la sensazione di dejà vu, mostrandoci di quanto cinismo siamo vittime i soldati, ad opera di chi vorrebbe sfruttare la loro storia per farne un film senza riconoscere loro che le briciole, ma anche da parte delle gente qualsiasi, sempre pronta ad applaudirli e festeggiarli, se questo si traduce in un'occasione per sfogare la propria voglia di protagonismo, ma del tutto incapace di cogliere la drammaticità delle loro vite (è clamorosa,in questo senso, la proposta di due o tre giocatori di football che vorrebbero andare anche loro in Iraq per un paio di settimane - sic! - per aiutarli e poi tornare alle loro vite, come dopo una breve vacanza). Ed i soldati, invece, non solo sanno benissimo che il ritorno è un'eventualità molto incerta, ma anche che quello che stanno facendo li devasterà, se già non lo ha fatto, anche se non colpirà il loro corpo. Lo scontro fra la loro consapevolezza e l'ottusità del resto del mondo è la morale di questo libro: è questo non è, almeno per quanto mi riguarda, un dejà vu.

    ha scritto il 

  • 2

    … Spalle dritte, sguardo avanti, testa inclinata all'indietro di sei gradi come se la dignità fosse un bicchiere da shottino che porti in equilibrio sul mento ...


    A un certo punto non meglio identificato, l'America è diventata un gigantesco centro commerciale con una nazione accanto.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi ha annoiata dalla prima all'ultima pagina. A un certo punto ho provato a saltarne ben 200, così, tanto per vedere se la lettura si movimentava o se perdevo il filo, e mi sono ritrovata praticamente ...continua

    Mi ha annoiata dalla prima all'ultima pagina. A un certo punto ho provato a saltarne ben 200, così, tanto per vedere se la lettura si movimentava o se perdevo il filo, e mi sono ritrovata praticamente ferma alla stessa scena di prima. Più un saggio che un romanzo, direi.
    Magari pecco di superficialità, ma le riflessioni sulla guerra mi sono sembrate scontate e semplicemente noiose. Inoltre, lungi da me criticare la traduzione di Martina Testa, ma il fatto che molto spesso la narrazione alternasse passato prossimo e imperfetto non ha aiutato, l'ho trovato piuttosto faticoso da leggere. Insomma, in frasi come "Sì, la famiglia era la chiave di tutto, ha deciso Billy" mi sembra che i tempi verbali stonino. Sarà un'impressione mia, chissà.
    Fatto sta che purtroppo questo libro così osannato non mi ha lasciato praticamente nulla, non ero affatto curiosa di andare avanti e non vedevo l'ora che finisse. Peccato.

    ha scritto il 

  • 4

    Frenetico, ironico, spumeggiante. La guerra continua a essere il più grande spettacolo, anche quando fa da sfondo. Tra football, cheerleader, eventi, i poveri Bravo, sono gli eroi strumentalizzati che ...continua

    Frenetico, ironico, spumeggiante. La guerra continua a essere il più grande spettacolo, anche quando fa da sfondo. Tra football, cheerleader, eventi, i poveri Bravo, sono gli eroi strumentalizzati che vivono il loro grande momento ma ..il passato è una nebbia da cui sbuca un fantasma dietro l'altro, il presente un convoglio di mezzi militari che sfreccia a 150 all'ora su un'autostrada, e tutti ciò rende il futuro un totale buco nero di speculazione futile. . C'è da sorridere, ma con amarezza. L'unica pecca è che nello sbeffeggiare la retorica di Dio Patria Famiglia Football si rischia di essere un po' ridondanti.

    ha scritto il 

  • 4

    Succhiare la guerra, midollo della società americana

    Un libro importante, oltre i suoi difetti. La società statunitense è così profondamente costruita su una logica da alcuni pensatori efficacemente definita di "uccidibilità", che i suoi migliori narrat ...continua

    Un libro importante, oltre i suoi difetti. La società statunitense è così profondamente costruita su una logica da alcuni pensatori efficacemente definita di "uccidibilità", che i suoi migliori narratori proprio tramite la cartina al tornasole della guerra e della violenza riescono a descriverci l'umanità nel modo più profondo e veritiero. Penso a James Jones, ma anche a Doctorow e al suo capolavoro La marcia, e a tantissimi altri. Ben Fountain lo fa in modo originale, tramite un personaggio disadattato e diverso, un soldato riluttante e pensieroso, giovanissimo ma già cresciuto, in grado di regalare a noi lettori fulminanti immagini rivelatrici di quella barbarie patinata, hollywoodiana, che è l'essenza più profonda dell'antropologia statunitense ma che a noi europei - noi che anche grazie alla barbarie in salsa americano/democratica ci siamo salvati dall'altra e peggiore barbarie in chiave hitleriana/nazifascista - riguarda molto da vicino.
    Per questo motivo, per le parole così lancinantemente vere e pungenti, per come osserva e come descrive, questo libro è un libro significativo, grosso. Un libro che non parla di guerra in senso stretto ma della logica di guerra, tramite l'espediente di un tour in patria dei valorosi soldati della Bravo, poco dopo l'inizio della missione in Iraq. Che non parla del fronte del combattimento, ma del fronte ideologico e antropologico, del fronte in cui la guerra come valore pregnante dell'azienda America, valore morale non meno che valore economico e ideologico, inizia a essere montata e combattuta. E del fronte umano, l'animo di chi la guerra la combatte, il punto di vista di chi la vive e la muore.
    Ci sono momenti, tuttavia, leggendo, in cui le imperfezioni si accumulano rischiando di appannare la consapevolezza dell'importanza del testo. La lunghezza eccessiva (con 100 pagine in meno non avrebbe detto di meno), l'andamento calante, alcune scelte d'italiano che calcano troppo la mano (nonostante l'innegabile maestria della traduttrice Martina Testa) quasi a voler dare un marchio 'minimum fax' all'opera. Scelta questa, consapevole o inconsapevole che sia stata, la quale oltre a essere fuori luogo e fuori contesto (se c'è un'antitesi del mondo radical chic romaneggiante che la casa editrice suo malgrado, o sua culpa, rappresenta, è proprio Billy Linn), non credo sia stata poi così pagante, vista appunto la distanza fra quest'opera e la vague autoreferenziale, compiaciuta-senza-darlo-a-vedere che così tanto piace agli accoliti mf.

    ha scritto il 

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