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Über unendlicher Spaß

Oder: Wie ich Infinite jest lieben und trotzdem übersetzen lernte

By David Foster Wallace

(1)

| Others | 9783462041750

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Book Description

608 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    L'HO FINITO !! L'HO FINITO!! L'HO FINITO!!! E NON CI CREDO ANCORA!!

    non ci credo:
    l'ho finito!!!!!!!!!!!
    questa versione rispetto a quella che leggevo prima ha i link alle note che funzionano ( per ebook chiaramente ) perciò se siete così fuori da immergevi in questo infinito delirio sappiate che avere con voi dei li ...(continue)

    non ci credo:
    l'ho finito!!!!!!!!!!!
    questa versione rispetto a quella che leggevo prima ha i link alle note che funzionano ( per ebook chiaramente ) perciò se siete così fuori da immergevi in questo infinito delirio sappiate che avere con voi dei link che funzionano potrebbe farvi soffrire un pò meno!
    _________________________________________________________________

    dimenticavo di aggiungere che la 4 stellina è per me, non ho mai creduto davvero che lo avrei letto tutto.

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    Sere said on Aug 25, 2014 | 4 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    uno dei libri più belli del mondo.
    me lo rileggerò sicuramente.

    e considerate le dimensioni, questa è una recensione incredibilmente articolata.

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    Cinas said on Aug 22, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Infinita rottura di palle. Non si può soffrire così nel leggere un romanzo. Lo metterò da parte per quando i tempi saranno maturi per letture ad immersione.

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    Kowalski said on Aug 8, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Fatto leggere a Guido l'intenditore, ma non si chiamava Michele?

    Non so quanto Guido sia stato impressionato dal volume, di tomo si tratta, me ne ha parlato dicendo che assolutamente deve essere letto, naturalmente non è riuscito a terminarlo a voi l'arduo compito.

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    Diabolih said on Aug 5, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un'ottima esperienza letteraria, un viaggio fantastico nell'altra America. Non ha però cambiato il mio modo di vedere il mondo e l'esistenza umana.

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    Postmeridian said on Aug 1, 2014 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Una cosa coinvolgente, estenuante, occasionalmente frustrante e tutto sommato memorabile ma in alcun modo divertente che non farò mai più

    Quindi si capisce che la rilettura per me è esclusa.

    Il libro tuttavia è così coinvolgente che parlarne significa parlare inevitabilmente della propria esperienza di lettura, anche perché non penso di averne capito a sufficienza per poterne disserta ...(continue)

    Quindi si capisce che la rilettura per me è esclusa.

    Il libro tuttavia è così coinvolgente che parlarne significa parlare inevitabilmente della propria esperienza di lettura, anche perché non penso di averne capito a sufficienza per poterne dissertare in maniera oggettiva (chi, del tutto legittimamente, non è interessato alla mia esperienza di lettura, può saltare direttamente alla sintesi finale).

    L'unica cosa che avevo letto di DFW prima di Infinite Jest è il famoso commencement speech, che mi ha colpito profondamente e ogni tanto mi rileggo. Ho quindi abbandonato, almeno temporaneamente, i miei default settings, almeno quelli relativi alla lettura, per cercare di mettermi nella migliore condizione possibile per apprezzare il libro. Per timore di spoiler o di indebite influenze non leggo mai eventuali prefazioni o introduzioni, questa volte le ho lette (per la cronaca, non c'erano spoiler, e sempre per la cronaca, il pezzo di Dave Eggers è molto più interessante ed utile di quello di Joshua Ferris, che sembra non aver scritto d'altronde più nulla di decente dopo il 2007, forse avrei potuto scrivere questa parte in una nota). Per lo stesso motivo non leggo mai niente oltre la quarta di copertina, questa volta ho dovuto ricorrere a Wikipedia e blog vari per le informazini di contesto (gli anni, le sigle, le mappe... ) altrimenti non avrei resistito due giorni. Decido quasi sempre d'impulso cosa leggere, questa volta ho pianificato la lettura per un periodo privo di impegni; leggo in genere velocemente, questa volta lentissimo. In provvidenziale soccorso mi è arrivato un gruppo di lettura con cui ho potuto condividere (sarebbe meglio dire sfogare) le mie impressioni e frustrazioni.

    Armata di tutto ciò e di un abbondante pregiudizio positivo, ho quindi affrontato una lettura che per il primo 10% si rivela effettivamente un muro (successivamente possiamo parlare di un sentiero molto scosceso ma con panorami meritevolissimi, e qualche strapiombo da saltare senza imbracatura di sicurezza). E ho sperimentato, come previsto, l'estrema frammentazione del testo, la complessità del linguaggio sia a livello sintattico che di scelta dei termini, la difficoltà nel costruirsi riferimenti geografici e temporali, e quella quantità assurda di note! (Devo dire che leggere in e-book ha reso la consultazione delle note molto più semplice, sacrificando però una discreta dose di vanissimo amor proprio: andare in giro con la versione cartacea del libro dà un certo tono, non è mica come girare con I miserabili o I fratelli Karamazov, che ti guardano tutti come una vecchia bacucca, ma Infinite jest!!! Dico, Infinite Jest! vuoi mettere!)

    Comunque, più andavo avanti e più notavo dei parallelismi tra la mia esperienza di lettura e il percorso degli Alcoolisti Anonimi descritto nel libro: proseguire la lettura richiede a volte il loro stesso annullamento della volontà, la loro stessa fede nel fare determinate cose senza necessariamente capirne il perché, la loro stessa voglia di credere nelle frasi cliché che per qualche motivo funzionano, e un giorno alla volta, e non mollare, e non farti tentare da quel divertente libro di duecento paginette del tuo genere preferito che ti aspetta Là Fuori.

    Soprattutto, è un libro che richiede una grande concentrazione, da costruire e mantenere costantemente, quasi frase per frase (chiamando frase, per semplicità, quelle unità minime di linguaggio che per DFW durano parecchie pagine senza un punto o almeno un punto e virgola a interromperle, spesso con note dentro). Nonostante la fascinazione che esercita in alcuni punti, non è uno di quei libri che ti risucchia e magicamente ti isola da tutto: personalmente non sono riuscita a leggerlo nei ritagli di tempo, né è adatto a sale d'aspetto, file e mezzi pubblici, tutti posti in cui si mantiene una fettina di cervello sempre all'erta sull'esterno, per il numeretto che scatta o la fermata a cui scendere. Niente, il coinvolgimento dev'essere totale, è come un'immersione subacquea: se prepari tutto l'equipaggiamento e ti tuffi poi resti sott'acqua un bel po', e anche quando risali devi fare attenzione.

    Nonostante le difficoltà di interpretazione e i momenti di sconforto, è una lettura che lascia un segno profondo, e anche una certa nostalgia (anche in chi ha giurato di NON rileggerlo): alcuni personaggi sono veramente memorabili, e le loro vicende suscitano spesso empatia - e ancor più spesso disagio - ma coinvolgono infallibilmente; e quella complessità di stile dopotutto è affascinante, è qualcosa che rimane nella mente anche a lettura finita, qualcosa che ci troviamo a ricercare nei libri che leggiamo subito dopo, le cui frasi ci sembrano per qualche tempo stranamente piatte e banali, troppo “facili”.

    A lettura finita rimango tuttavia tra gli scettici: non lo considero un libro perfetto nè illuminante, non considero sintomi di genialità ma inutili vezzi letterari certi espedienti usati da DFW che si risolvono solo in uno sterile aumento di fatica richiesto al lettore: l'esagerato numero di note, l'eccessiva lunghezza di alcuni passaggi (che ricordano quel particolare stato mentale indotto dalla cannabis di cui si parla alla subnota a) della nota 269), ma soprattutto l'aver voluto una storia così frammentata che di fatto non è possibile ricostruirla veramente (nonostante varie intriganti versioni che circolano sul web) ma solo farsene un'idea, per quanto stupenda. Spesso si dice a questo proposito che tutto il libro è un infinito scherzo, o una burla: ecco questo non mi sembra per niente un pregio.
    Quattro stelle quindi all'esperienza, nonostante tutto, ma senza idealizzazioni.

    Sintesi finale
    Cosa mi è piaciuto: Don Gately e la Ennet House, la dipendenza, gli AA; l'ETA e pure l'Eshaton; gli AFR, il contesto geo-politico, il lungo dialogo tra Steeply e Marathe.
    Cosa non mi è piaciuto: tutte le parti sulla filmografia di James Incandenza in nota e non, Madame Psychosis, le ricorrenti orripilanti grottesche figure genitoriali, le note a contenuto farmacologico.

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    Skimble said on Jul 18, 2014 | 9 feedbacks

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