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Über unendlicher Spaß

Oder: Wie ich Infinite jest lieben und trotzdem übersetzen lernte

By David Foster Wallace

(1)

| Others | 9783462041750

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Book Description

605 Reviews

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  • 4 people find this helpful

    Una cosa coinvolgente, estenuante, occasionalmente frustrante e tutto sommato memorabile ma in alcun modo divertente che non farò mai più

    Quindi si capisce che la rilettura per me è esclusa.

    Il libro tuttavia è così coinvolgente che parlarne significa parlare inevitabilmente della propria esperienza di lettura, anche perché non penso di averne capito a sufficienza per poterne disserta ...(continue)

    Quindi si capisce che la rilettura per me è esclusa.

    Il libro tuttavia è così coinvolgente che parlarne significa parlare inevitabilmente della propria esperienza di lettura, anche perché non penso di averne capito a sufficienza per poterne dissertare in maniera oggettiva (chi, del tutto legittimamente, non è interessato alla mia esperienza di lettura, può saltare direttamente alla sintesi finale).

    L'unica cosa che avevo letto di DFW prima di Infinite Jest è il famoso commencement speech, che mi ha colpito profondamente e ogni tanto mi rileggo. Ho quindi abbandonato, almeno temporaneamente, i miei default settings, almeno quelli relativi alla lettura, per cercare di mettermi nella migliore condizione possibile per apprezzare il libro. Per timore di spoiler o di indebite influenze non leggo mai eventuali prefazioni o introduzioni, questa volte le ho lette (per la cronaca, non c'erano spoiler, e sempre per la cronaca, il pezzo di Dave Eggers è molto più interessante ed utile di quello di Joshua Ferris, che sembra non aver scritto d'altronde più nulla di decente dopo il 2007, forse avrei potuto scrivere questa parte in una nota). Per lo stesso motivo non leggo mai niente oltre la quarta di copertina, questa volta ho dovuto ricorrere a Wikipedia e blog vari per le informazini di contesto (gli anni, le sigle, le mappe... ) altrimenti non avrei resistito due giorni. Decido quasi sempre d'impulso cosa leggere, questa volta ho pianificato la lettura per un periodo privo di impegni; leggo in genere velocemente, questa volta lentissimo. In provvidenziale soccorso mi è arrivato un gruppo di lettura con cui ho potuto condividere (sarebbe meglio dire sfogare) le mie impressioni e frustrazioni.

    Armata di tutto ciò e di un abbondante pregiudizio positivo, ho quindi affrontato una lettura che per il primo 10% si rivela effettivamente un muro (successivamente possiamo parlare di un sentiero molto scosceso ma con panorami meritevolissimi, e qualche strapiombo da saltare senza imbracatura di sicurezza). E ho sperimentato, come previsto, l'estrema frammentazione del testo, la complessità del linguaggio sia a livello sintattico che di scelta dei termini, la difficoltà nel costruirsi riferimenti geografici e temporali, e quella quantità assurda di note! (Devo dire che leggere in e-book ha reso la consultazione delle note molto più semplice, sacrificando però una discreta dose di vanissimo amor proprio: andare in giro con la versione cartacea del libro dà un certo tono, non è mica come girare con I miserabili o I fratelli Karamazov, che ti guardano tutti come una vecchia bacucca, ma Infinite jest!!! Dico, Infinite Jest! vuoi mettere!)

    Comunque, più andavo avanti e più notavo dei parallelismi tra la mia esperienza di lettura e il percorso degli Alcoolisti Anonimi descritto nel libro: proseguire la lettura richiede a volte il loro stesso annullamento della volontà, la loro stessa fede nel fare determinate cose senza necessariamente capirne il perché, la loro stessa voglia di credere nelle frasi cliché che per qualche motivo funzionano, e un giorno alla volta, e non mollare, e non farti tentare da quel divertente libro di duecento paginette del tuo genere preferito che ti aspetta Là Fuori.

    Soprattutto, è un libro che richiede una grande concentrazione, da costruire e mantenere costantemente, quasi frase per frase (chiamando frase, per semplicità, quelle unità minime di linguaggio che per DFW durano parecchie pagine senza un punto o almeno un punto e virgola a interromperle, spesso con note dentro). Nonostante la fascinazione che esercita in alcuni punti, non è uno di quei libri che ti risucchia e magicamente ti isola da tutto: personalmente non sono riuscita a leggerlo nei ritagli di tempo, né è adatto a sale d'aspetto, file e mezzi pubblici, tutti posti in cui si mantiene una fettina di cervello sempre all'erta sull'esterno, per il numeretto che scatta o la fermata a cui scendere. Niente, il coinvolgimento dev'essere totale, è come un'immersione subacquea: se prepari tutto l'equipaggiamento e ti tuffi poi resti sott'acqua un bel po', e anche quando risali devi fare attenzione.

    Nonostante le difficoltà di interpretazione e i momenti di sconforto, è una lettura che lascia un segno profondo, e anche una certa nostalgia (anche in chi ha giurato di NON rileggerlo): alcuni personaggi sono veramente memorabili, e le loro vicende suscitano spesso empatia - e ancor più spesso disagio - ma coinvolgono infallibilmente; e quella complessità di stile dopotutto è affascinante, è qualcosa che rimane nella mente anche a lettura finita, qualcosa che ci troviamo a ricercare nei libri che leggiamo subito dopo, le cui frasi ci sembrano per qualche tempo stranamente piatte e banali, troppo “facili”.

    A lettura finita rimango tuttavia tra gli scettici: non lo considero un libro perfetto nè illuminante, non considero sintomi di genialità ma inutili vezzi letterari certi espedienti usati da DFW che si risolvono solo in uno sterile aumento di fatica richiesto al lettore: l'esagerato numero di note, l'eccessiva lunghezza di alcuni passaggi (che ricordano quel particolare stato mentale indotto dalla cannabis di cui si parla alla subnota a) della nota 269), ma soprattutto l'aver voluto una storia così frammentata che di fatto non è possibile ricostruirla veramente (nonostante varie intriganti versioni che circolano sul web) ma solo farsene un'idea, per quanto stupenda. Spesso si dice a questo proposito che tutto il libro è un infinito scherzo, o una burla: ecco questo non mi sembra per niente un pregio.
    Quattro stelle quindi all'esperienza, nonostante tutto, ma senza idealizzazioni.

    Sintesi finale
    Cosa mi è piaciuto: Don Gately e la Ennet House, la dipendenza, gli AA; l'ETA e pure l'Eshaton; gli AFR, il contesto geo-politico, il lungo dialogo tra Steeply e Marathe.
    Cosa non mi è piaciuto: tutte le parti sulla filmografia di James Incandenza in nota e non, Madame Psychosis, le ricorrenti orripilanti grottesche figure genitoriali, le note a contenuto farmacologico.

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    Skimble said on Jul 18, 2014 | 9 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Non so se un solo libro può cambiare una vita, magari sì, magari l'ha fatto, me ne accorgerò davvero solo più in là. Di certo mi ha accompagnato per un lungo periodo della mia vita, circa 8 mesi di lettura non sempre costante, a volte appassionata, a ...(continue)

    Non so se un solo libro può cambiare una vita, magari sì, magari l'ha fatto, me ne accorgerò davvero solo più in là. Di certo mi ha accompagnato per un lungo periodo della mia vita, circa 8 mesi di lettura non sempre costante, a volte appassionata, a volte più stanca, 8 mesi che di norma non sono certo un lungo periodo in una vita, ma lo diventano quando sono 8 mesi negativi, che non passano mai. Questo libro mi ha aperto un mondo su alcune cose su cui non avevo mai riflettuto davvero (pp. 239-245, ad esempio), sulle diversità che separano noi esseri umani che a volte riusciamo comunque a sentirci così vicini, sulla difficoltà dei rapporti sociali, di quelli sentimentali, di quelli famigliari. Lo so, non è una vera recensione, il problema è che ho paura di parlare della storia nel senso più stretto, per paura di anticipare cose a chi non l'ha letto o non l'ha ancora finito. Per timore di dare una mia interpretazione dello scherzo infinito che possa influenzare anche gli altri. Quindi è solo uno snocciolare di sensazioni. Provo quasi un senso di smarrimento. Hal e Gately mi mancheranno molto.

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    inertiatic85 said on Jul 15, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    La vita è uno scherzo infinito...


    A cavallo di un’ondata emotiva che mi è stata trasmessa come un contagio virulento a fronte di un ipotetico coinvolgimento in una lettura collettiva, mi armo di forza, coraggio, ottimismo e doppio click su Amazon e decido una volta per tutte di comp ...(continue)


    A cavallo di un’ondata emotiva che mi è stata trasmessa come un contagio virulento a fronte di un ipotetico coinvolgimento in una lettura collettiva, mi armo di forza, coraggio, ottimismo e doppio click su Amazon e decido una volta per tutte di comprarmi il tomo più discusso, temuto, odiato e amato dell’era moderna: Infinite Jest.

    Galvanizzata dal gruppo numeroso che si è formato in men che non si dica, mi accingo alla preparazione psicologica e materiale della lettura in questione: mi procuro l’e.book viste le dimensioni dell’edizione italiana (1281 pagine) per l’eventuale utilizzo non casalingo, gironzolo sul web a caccia di notizie e conforto e scopro con estremo stupore che ci sono decine e decine di post, blog, recensioni, consigli, cartine, vignette, anticipazioni, spoiler che nemmeno per la Bibbia… (non vi aggiungo qui i link perché trovo sia divertente andare a cercarseli da soli e hanno un effetto puzzle meraviglioso!).

    Leggo con molto interesse soprattutto i molteplici consigli pre-lettura che si elargiscono, come nella migliore tradizione di solidarietà tra lettori, per un impatto più facilitato e che riporterò anche qui perché ritengo molto più utili di una vera e propria recensione (nel mio caso sarebbe sempre inadeguata e incompiuta per la difficoltà che ho a riportare le migliaia di sensazioni che IJ mi ha provocato).

    Quindi, se siete arrivati a questo punto e siete ancora interessati per affrontare IJ vi consiglio: a) procuratevi dei compagni di lettura (danno conforto e carica un po’ come quando non si ha voglia di andare in palestra) b) stabilite delle tappe quotidiane (noi ci stiamo stabilizzati sulle 20 pagine al giorno) perché altrimenti si rischia o un sovraccarico mentale inutile che non lascerebbe spazio alla più basica delle vs. azioni quotidiane o il vuoto neuronico nel vs. cervello tra una lettura e l’altra c) dividete il tomo in almeno tre parti con dei segnalibri, o biglietti di concerti o liste della spese o ricette mediche (scegliete liberamente, nessuno vi criticherà per questo) perché ci sono più di 100 pagine a fine libro dedicate solo alle note (lettura obbligata e imprescindibile del romanzo) e eviterete in questo modo di slogarvi un polso per cercare ogni volta la pagina corretta sorreggendo le altre e poi perché il racconto si svolge su piani temporali diversi identificati soltanto dallo sponsor relativo a quel periodo e un riassunto è comodo da consultare e tenere a portata di pagina.

    A questo punto siete pronti (forse) per iniziare quella che secondo me è stata l’esperienza libresca più folle e assoluta mai fatta nella mia vita.

    Riassumo brevemente il tutto per mantenere il minimo senso di una recensione (fare un riassunto è davvero impossibile, sia per la miriade di nozioni e fatti, sia per le considerazioni che emergono ancora oggi a lettura terminata da giorni, sia perchè mi chiedo ancora se avrò mai capito tutto...).

    Il racconto si svolge principalmente a Boston in uno scenario ipotetico dove gli USA sono uniti al Canada e al Messico e formano un unico enorme stato federale chiamato O.N.A.N. Annessa al Quebec (secessionista) è stata creata un enorme discarica a cielo aperto, dove confluiscono le pericolose scorie di un oscuro processo di produzione energetica e in questa enorme discarica vivono temibili e terribili aberrazioni antropomorfe (questo l’ho copiato perché mi piaceva troppo!!!)

    I fatti si sviluppano invece tra un’ accademia di tennis (ETA) e un centro di recupero per tossicodipendenti (Ennet House), mentre tra un dritto e un rovescio, tra una dipendenza e l’altra, i due “protagonisti” principali, Hal Incandenza e Don Gately, si alternano in una turbolenta narrazione senza riferimenti temporali e basata su continui flashback che stordiscono il povero lettore che viene continuamente sballottato tra un periodo e l’altro.

    Svariati invece gli argomenti: sicuramente il tennis (grande passione dell’autore), visto come metafora dell’agonismo nella società americana; la dipendenza dalle sostanze (alcool, droghe, farmaci, televisione; altre sue grandi “passioni”) e i programmi di recupero, vero fulcro su cui ruotano la maggior parte delle vicende del libro; l’abuso dei minori; la depressione; la pubblicità e l’intrattenimento popolare nelle sue diverse fasi e nelle loro forme più parossistiche e alienanti; le tecniche cinematografiche (stupende le descrizioni delle singole opere del papà di Hal) e il separatismo quebechiano.

    Da parte mia posso solo dire che ho trovato questo libro una vera avventura che mi ha coinvolto con molteplici sensazioni, mi ha stupita, addolorata, estraniata, annoiata (si è previsto anche questo…), incuriosita, schifata, divertita a più non posso perché questa opera è secondo me e a detta di molti una vera enciclopedia sulla società americana moderna dove si può trovare davvero di tutto ma dove si evidenzia in modo particolare il male del mondo, quello che è più nascosto e non si vede. DFW lo racconta in modo straziante ma molto molto acuto come solo chi può avere vissuto sulla propria pelle queste esperienze di vita può provare a raccontare.
    Lo fa a modo suo perché lui è un visionario, crea l’eccesso nel genere che se vogliamo proprio catalogare chiameremo post moderno e denuncia le morbosità, quella senza speranza, senza lieto fine, ma lo fa con un’ironia e un umorismo che sdrammatizzano anche la situazione più angosciante e deplorevole. Questa credo sia la sua grandezza.

    Trovo inoltre incredibile che la forza, la resistenza, l’esperienza che quest’uomo ha messo nel suo capolavoro non siano riuscite a rendere più coraggiosa e serena anche la sua vita personale e questo mi ha lasciato una pena e una tristezza indicibili, come se a un certo punto se ne fosse andato un caro amico, lasciandoti senza le risposte a tutte le domande che avresti ancora voluto fargli.

    RIP David… se mai l’avrai trovata, dovunque tu sia.

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    Slash (keep calm, Infinite Jest is finished) said on Jul 9, 2014 | 5 feedbacks

  • 9 people find this helpful

    Infinita supercazzola

    DFW ha disegnato una cippa di cazzo. "Cachettica", "tanatoptica"(1), di una "bellezza atteonizzante".
    Il tratto è un po' svogliato e c'è più di qualche sbavatura, ma il talento dell'autore è indubbio.
    Ha poi sminuzzato il disegno e sparpagliato i p ...(continue)

    DFW ha disegnato una cippa di cazzo. "Cachettica", "tanatoptica"(1), di una "bellezza atteonizzante".
    Il tratto è un po' svogliato e c'è più di qualche sbavatura, ma il talento dell'autore è indubbio.
    Ha poi sminuzzato il disegno e sparpagliato i pezzetti a mo' di "triangolo di Sierpinski"(2).
    Questa la genesi di Infinite Jest(3).

    Per i lettori tafazisti, che amano i puzzle e citare il citabile, IJ è il paradiso: riordinano con cura le tessere e, giunti alla fine, espongono in salotto entusiasti il tomo dominato, manco fosse un trofeo di guerra.
    Un leggero turbamento li coglie quando qualcuno chiede ingenuamente spiegazioni sul disegno inquietante che campeggia in salotto: ma quella...non è una cippa di cazzo appesa al contrario?! Ma subito rassicurano se stessi e lo sprovveduto circa la provenienza indubbiamente artistica della suddetta(5).

    Per quanto mi riguarda, io ho raccolto e ordinato con cura le tessere del puzzle che mi venivano via via fornite da DFW, fino alla fine, note e note delle note comprese.
    Ho tenacemente proseguito nella lettura del mattone, nonostante: le prese per il culo continue e alla lunga irritanti(6); gli errori e gli sproloqui matematici(7); la logorrea onanistica dell'autore, che infligge al lettore centinaia di pagine inutili se valutate in termini di piacere/conoscenza che se ne trae e funzionalità rispetto alla trama; la ripetizione ossessiva dei (a questo punto posso dire, soliti) temi di DFW: cinema, depressione, droghe, media, tennis(8).
    DFW ha abusato costantemente del mio tempo e della mia pazienza(9).

    Ora mi ritrovo con questa cippa di cazzo, e non so che farci. Mi sa che la metto in cantina ché buttarla mi spiace: in fondo mi ci sono anche un po' affezionato, dopo aver impiegato quasi un mese e mezzo a ricostruirla...
    Del resto, come dice DFW nel romanzo, anche "le attività noiose diventano perversamente molto meno noiose se ci si concentra molto su di esse".

    Chiudo con un appello a te, lettore che hai abbandonato IJ a pagina 200-400 e non lo hai valutato commentando "forse è colpa mia", "forse non è il momento", "forse DFW è troppo geniale per me", "forse non ho gli strumenti per capire", "non è IJ, sono io"", "non posso giudicare perché non l'ho letto tutto"...
    Ho scritto queste righe pensando a te(10).
    Ma tu pensi veramente che le 600-900 pagine che non hai letto siano tanto diverse da quelle che hai letto?
    Pensi veramente che a pagina 1200 arrivi la Rivelazione che ha illuminato i tafazisti di cui sopra dopo che Wallace nelle 200-400 pagine che hai letto ha continuato a vagolare con un sorrisino ebete e perculativo?

    Ergo, anche se non hai finito il libro, mettigli pure sta cazzo di unica stelletta con serenità, ché ti posso assicurare che le pagine che, bontà tua, non hai letto contengono vaneggiamenti molto simili a quelli contenuti nelle pagine che, disgraziatamente per te, hai letto.(11)

    E vuoi sapere qual è la cosa ironica di tutto questo?
    E' che io nonostante tutto penso che Wallace, quando voleva, era veramente in grado di scrivere in modo capace di toccare il profondo delle cose(12), e IJ è stato solo il suo tentativo (più che riuscito visto il successo editoriale) di creare una supercazzola anulare, e dunque infinita.

    NOTE(*)
    (*) Le note di livello n+1 vanno lette prima di aver finito di leggere la nota di livello n che le contiene.
    (1) Anche un po' tanatosica a dire il vero.
    (2) Ipse dixit.
    (3) Letteralmente "burla infinita". Se proprio si vuole, può rintracciarsi una citazione dall'Amleto di Shakespeare, che, riferendosi a Yorick(3a), lo definisce "a fellow of infinite jest"(3b).
    (3a) Buffone di corte e legittimo proprietario del cranio che Amleto tiene in mano nella rappresentazione popolare del celebre monologo.
    (3b) La traduzione letterale in italiano suona male. In pratica, una persona di spirito, un tipo a cui piace continuamente scherzare.
    (4) Vedi nota 6 infra.
    (5) Per evitare errori valutativi così grossolani, un esperimento mentale per me sempre utile è immaginare una blind review: quale sarebbe stato il giudizio in caso di lettura del libro in forma anonima (non conoscendo cioè niente circa autore e storia pregressa dell'opera)? Nel mio caso, ad esempio, il bias valutativo per IJ era positivo, essendo stato in precedenza piacevolmente impressionato dai saggi di DFW.
    (6) Proprio così(6a).
    (6a) Questa corrisponde alla nota 58 di IJ(4).
    (7) Riportati in modo acritico da adepti wallaciani e groupie sui vari blog dedicati al mattone. Discuto alcune delle boiate matematiche nel Gdl a cui ho preso parte: http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3255731
    (8) Ci sono anche passi belli, e alcuni molto belli, nel libro(8a). DFW del resto sa scrivere quando vuole. Il problema è che il buono è annegato in un oceano di minchiate(8b).
    (8a) Per citarne alcuni(8aa): il rapporto di Gately con le regole nella comunità di recupero; la rissa in strada e tutta la degenza di Gately; la presa di coscienza di Hal della sua dipendenza e il tentativo di liberarsene; i vaneggiamenti di Pemulis; gli sproloqui sulla pubblicità progresso contro la cartuccia assassina(8ab).
    (8aa) E' spoiler, quindi non leggete se non avete letto.
    (8ab) Avete letto senza aver letto la nota 8aa supra? Se sì, cazzi vostri. Rivedete nota (*) supra.
    (8b) Una su tutte: l'Eschaton. Una boiata di gioco tirato lungo per 50 pagine. Praticamente un romanzo breve che meriterebbe il macero.
    (9) Da questo punto di vista c'è una valenza educativa e formativa indubbia nel proseguire nella lettura di IJ, come c'è nello svolgimento di una qualsiasi attività ingrata e ripetitiva(9a).
    (9a) Esempio: continuare a seguire ste cazzo di note annidate(9aa), o pulire i cessi (come nel caso di Don Gately).
    (9aa) Vi siete rotti i coglioni? Immaginate di doverlo fare per 1300 pagine e circa 500 note di primo livello e altrettante di secondo livello(9aaa). O la prendete come pratica zen finalizzata al raggiungimento del satori oppure mandate affanculo DFW(9aab).
    (9aaa) (nella maggioranza delle quali DFW vi prende per il culo)(9aaaa).
    (9aaaa) Meta presa per il culo?
    (9aab) In più punti del libro a me è venuta l'insana voglia di profanare il cadavere di DFW ficcandogli lo sprone di Mario in culo.
    (10) E anche un po' per instillare il tarlo del dubbio nel lettore gaudente: "ma non è che quella nel mio salotto è veramente solo una cippa di cazzo appesa al contrario come sostiene questo idiota qui?!"
    (11) Vedi nota 3675b infra.
    (12) Un esempio è il discorso scritto per i laureati del Kenyon College nel 2005 (debitore a gufo_bufo per questo):
    http://moreintelligentlife.com/story/david-foster-walla…

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    Ignatius Reilly said on Jul 6, 2014 | 16 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Complicato

    È un libro di un centinaio di pagine…di sole note a pie' pagina (!), su un totale di circa 1300 pagine. Devo dire che ho fatto una grossa fatica ad arrivare in fondo.
    Non provo nemmeno a spiegare la trama perché è troppo complicata. O forse è il cont ...(continue)

    È un libro di un centinaio di pagine…di sole note a pie' pagina (!), su un totale di circa 1300 pagine. Devo dire che ho fatto una grossa fatica ad arrivare in fondo.
    Non provo nemmeno a spiegare la trama perché è troppo complicata. O forse è il contrario, ma spalmata su tante pagine risulta incomprensibile.

    L'inizio mi ha preso davvero, però dopo un centinaio di pagine la situazione degenera e ho iniziato a capire poco della trama, non aiutato dal fatto che i capitoli non finissero mai e non ci fossero punti chiari in cui finisse un episodio e ne iniziasse un altro. Mi è anche capitato più volte di leggere in automatico senza capire cosa stessi leggendo.

    Detto questo, non posso negare che sia un capolavoro nonostante non mi abbia fatto impazzire. Consiglio di provare a leggerlo perché potreste innamorarvene.

    Considerando tutto il tempo che ho impiegato a leggerlo, la lunghezza di questa recensione è inversamente proporzionale ad esso. Vi lascio a questa guida alla lettura/recensione che ho trovato davvero azzeccata ed adorabile:

    Leggere Infinite Jest non è troppo difficile, se sai come farlo (http://www.tegamini.it/2013/10/02/leggere-infinite-jest-non-e-troppo-difficile-se-sai-come-farlo/)

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    Jhack ❦ said on Jul 5, 2014 | Add your feedback

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