Над пропастью во ржи

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Издатель: АСТ

4.0
(26046)

Language: РУССКИЙ | Number of Pages: 864 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , Spanish , German , Japanese , Portuguese , Chi simplified , Catalan , French , Italian , Finnish , Dutch , Swedish , Galego , Turkish , Polish , Czech , Romanian , Greek , Basque , Hungarian

Isbn-10: 5170132166 | Isbn-13: 9785170132164 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Book Description
В томе представлены самые известные произведения классика американской литературы ХХ века Джерома Дэвида Сэлинджера.
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    0

    Il giovane Holden di J.D. Salinger

    Titolo originale The Catcher in the Rye
    Edizione Einaudi, Torino 2014
    Traduzione a cura di Matteo Colombo
    Genere Romanzo autobiografico di formazione
    Anno Pubblicazione 1951

    Vi racconterò giusto la ro ...продолжить

    Titolo originale The Catcher in the Rye
    Edizione Einaudi, Torino 2014
    Traduzione a cura di Matteo Colombo
    Genere Romanzo autobiografico di formazione
    Anno Pubblicazione 1951

    Vi racconterò giusto la roba da matti che mi è capitata sotto Natale.
    […]
    Questo è tutto quello che vi racconterò.
    Potrei magari raccontarvi cosa ho fatto una volta ritornato a casa , quando mi sono ammalato e via dicendo, e in che scuola dovrei andare l’autunno prossimo, quando esco da qui, solo che non mi va.

    Siamo circa nel 1951 quando Salinger scrive, ma il tempo non ha importanza, non esistono riferimenti cronologici nel romanzo, quello che conta è la Storia. Anche la copertina del libro è irrilevante, così come lo sono le rappresentazioni cinematografiche dei libri che il sedicenne Holden ama, quelli scritti dal fratello D.B..
    Nell'edizione originale la copertina è completamente bianca - Einaudi tuttora vende copie dell’opera con una copertina quasi del tutto bianca - affinché il libro venisse scelto appunto per il contenuto e non per il contenitore.
    I paragrafi che aprono e chiudono il racconto potrebbero benissimo stare entrambi in una prefazione, invece appartengono rispettivamente al primo e all’ultimo. Un cerchio perfetto dove il punto iniziale si congiunge con quello finale disegnando un cerchio all'interno del quale ciò che non c’era all'inizio non si trova neppure alla fine. Nessun particolare percorso compiuto da Holden. Lui voleva solo raccontare una storia.
    Anche se alla fine sarà internato in un istituto continuerà a non comprendere le cose che per tutto il racconto non ha compreso. Anzi si pentirà anche di averle raccontate a così tanta gente, perché quando si racconta di persone che non ci sono più alla fine gli mancheranno tutte.
    Se parlando di Salinger si ammette soltanto che i temi maggiormente trattati siano la descrizione di vite di personaggi adolescenti disadattati, disgustati dalla società borghese, anticonvenzionali, in lotta contro tutto deprivati dalla possibilità di amare chiunque ad eccezione di un numero veramente esiguo di affetti, ci perdiamo qualcosa di molto importante di questo autore. E’ vero l’intera storia di Holden è assimilabile ad una storia di disagio, ma chi dice che i comportamenti adattativi siano sempre i migliori? C’è da chiedersi, io me le chiedo sempre, se essere considerati “integrati” non significhi far parte di un gruppo dove l’adattamento è simmetrico alla superficialità, all'irrazionalità, all'assurdo. L’intolleranza verso atteggiamenti ipocriti e borghesi, di indifferenza e scarsa virtù sono indubbiamente poco adatti a viver in società, ma si può fare una colpa a coloro che non riescono a farli propri? Essere parte del “Sistema 1900” significa anche questo: dire sì ad un apparato palesemente corrotto della cui corruzione e contraddizioni siamo tutti più o meno consapevoli. Siamo a metà dello scorso secolo quando Salinger lo scrive, oggi grazie alla facilità con cui l’informazione si propaga attraverso miriadi di rivoli in costante evoluzione che ci rende ancora più consapevoli e infine, di nuovo, indifferenti. “Come fa notare Ignacio Ramonet, durante gli ultimi trent'anni si sono prodotti nel mondo più informazioni che nei precedenti cinquemila, mentre una sola copia dell’edizione domenicale del New York Times contiene più informazioni di quante ne potesse acquisire una persona colta nel XVIII secolo durante tutta la sua vita” (Z.Bauman Vite di corsa – il Mulino).
    Aggiungiamo inoltre che nella migliore delle ipotesi le informazioni veicolate sono spesso manipolate e manipolatorie, inventate addirittura al solo scopo di lucrare sulla vendita delle notizie. Alla fine si perdono i riferimenti e si è incapaci di ricostruire la vicenda, sempre che ve ne sia stata una (1984 Orwell, ce lo aveva insegnato).
    Non è incomprensibile la repulsione di Holden verso il cinema e tutto ciò che viene rappresentato come un simulacro della realtà. Personaggi falsi che recitano più o meno male una parte che non assomiglia lontanamente alla realtà rappresentata. Il disdegno di Holden per la “messa in scena” dei romanzi di D.B. il fratellone che si è trasferito ad Hollywood nella speranza che i suoi libri vengano tradotti in cinema. Questo racconto non è soltanto una descrizione di una vita disadattata o dis-adattativa, se spostiamo l’attenzione su comportamenti adattativi di stampo Darwiniano piuttosto che concentrarla su una povera anima che ha difficoltà ad accettare la stupidità e l’assurdità del XX secolo.
    Il giovane Holden è un romanzo autobiografico, di formazione ma aggiungerei anche distopico, anche se il termine gli va senz'altro stretto dal momento che non lo è nel senso comunemente utilizzato.
    Come Louis-Ferdinand Céline in Viaggio al termine della notte nella sua prefigurazione distopica, quasi profetica, fotografa un intero secolo compresa la sua conclusione partendo dall'unico punto di vista che era il suo presente quindi l’inizio del secolo passato, Salinger ci inserisci nel punto di vista di un adolescente con problemi del tutto comprensibili che, se guardati da vicino difficilmente ce lo fanno apparire come un disadattato. Piuttosto come un sensibile e debole amico che non riesce a sopportare l’arroganza, la maleducazione, l’indifferenza, l’anaffettività di personaggi confusi che si muovono nella più squallida ipocrisia borghese.
    Nonostante la drammaticità della solitudine che pervade il racconto che Salinger decide di incorniciare tra 4 giornate, nel romanzo c’è tutto. Ciò che si preannuncia per l’intera narrazione viene esplicitato in maniera magistrale dal vecchio Prof. Anatolini dal quale si rifugia Holden per non essere sorpreso dai genitori poiché tornato a casa per le vacanze di Natale con 3 giorni di anticipo. Anatolini è la svolta e la chiave di lettura del romanzo, ci spiega cosa sta accadendo al giovane Holden, in lui è tutto abbastanza chiaro, ma le sue conclusioni sono dirette al lettore, Holden è troppo stanco, malato e febbricitante per comprendere i suoi discorsi.

    […]
    Non lo so “la mia sensazione è che tu ti avvii verso una brutta brutta caduta.
    […]
    Magari del genere di caduta in cui, a trent'anni, ti ritrovi seduto in un bar a odiare tutti quelli che entrano, se appena hanno l’aria di aver giocato a football all'università. O magari riesci a mettere insieme quel tanto di istruzione che basta a farti odiare chi dice “è un segreto tra lui e io”. Oppure potresti finire dietro una scrivania a lanciare graffette alla stenografa più vicina.
    […]
    La caduta cui credo sia avviato tu … è una caduta tutta particolare, orribile. Chi cade non ha neppure modo di accorgersene, o di sentire quando tocca il fondo. Continua a cadere e basta. E’ una sorte riservata agli uomini che a un certo punto della vita, si sono trovati a cercare qualcosa che il loro ambiente nono era in grado di dargli. O che loro pensavano non fosse in grado di dargli. Allora hanno smesso di cercare. Si sono arresi prima ancora i cominciare davvero.
    […]
    Mi riesce molto facile immaginare che tu muoia nobilmente, in un modo o nell'altro, per una qualche causa che non lo merita affatto.
    […]
    “Ciò che contraddistingue l’uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che contraddistingue l’uomo maturo è che vuole vivere umilmente per essa.

    Il professore, probabilmente un pedofilo, visto che Holden lo sorprende ad accarezzargli i capelli mentre dorme e quando chiede conto di cosa stia facendo, Anatolini risponde “Ammiro”, conclude il proprio ragionamento comprendendo che per lui la vita così com'è può anche diventare insopportabile allora lo esorta a continuare gli studi che invece Holden vorrebbe interrompere. Ecco che lo invita a dimenticare le brutte esperienze passate coi vari Vinson - professore citato da Holden per spiegare uno dei tanti motivi per cui ha lasciato la Pierce (la scuola dalla quale è stato cacciato).

    […]
    Una volta archiviati i vari professor Vinson, comincerai ad avvicinarti sempre di più- ammesso che tu lo voglia, e che sappia cercare, e attendere – al genere di conoscenza che finirà per occupare un posto molto, molto importante nel tuo cuore. Tra le altre cose, scoprirai di non essere stato il primo a sentirsi confuso, e spaventato, e perfino disgustato dai comportamenti umani. Non sei affatto solo, in tutto questo, e scoprirlo sarà emozionante e stimolante. Tanti altri uomini hanno provato lo stesso turbamento morale e spirituale che provi tu ora. Fortunatamente, alcuni di loro hanno messo quei turbamenti per iscritto.

    […]
    C’è poi un’altra cosa che lo studio accademico ti regalerà. Se lo porterai avanti per un tempo significativo, comincerà a darti un’idea delle dimensioni della tua mente. Che cosa sia in grado di contenere, e che cosa magari no. Dopo un po’ ti sarai fatto un’idea dei pensieri che stanno bene addosso a una mente della tua taglia. Questo può innanzitutto farti risparmiare moltissimo tempo che altrimenti perderesti a provare idee che ti si confanno. Comincerai a conoscere le tue reali misure, e a vestire la tua mente di conseguenza.

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  • 5

    Icona intramontabile

    Essere scrittore è, prima di ogni altra cosa, sinonimo di sensibilità. Non parliamo di un concetto generico di sensibilità, ma di un dono straordinario e casuale che permette, a chi lo riceve, di vede ...продолжить

    Essere scrittore è, prima di ogni altra cosa, sinonimo di sensibilità. Non parliamo di un concetto generico di sensibilità, ma di un dono straordinario e casuale che permette, a chi lo riceve, di vedere e sentire ciò che ad altri è negato. Ma il dono non è quasi mai gratuito, e spesso il prezzo da pagare è una speciale sofferenza, che è prerogativa comune a molti artisti e intellettuali di spessore. In questi termini, si può affermare che Salinger sia stato un grande scrittore del suo tempo ed il suo Holden ne è la prova tangibile. Con l’utilizzo di un gergo giovanile perfettamente aderente alla realtà di un sedicenne americano agli inizi degli anni ’50, J. D. Salinger riesce a trasmettere ancora oggi quella sensazione di malinconia avvertita durante il passaggio dall’infanzia all’età adulta.
    Lo si definisce spesso “romanzo di formazione” ma, in realtà, in “The Catcher in the Rye” appare vana la ricerca di una classica morale di fondo, e la definizione di obbiettivi da raggiungere è solo (per dirla con le parole di Holden) “roba che manda in bestia”, un’illusione concessa ad esseri “stupidi” e “ipocriti”. La noia di vivere che affligge Holden Caufield, invece, è un sentimento costante, essa accompagna l’intero flusso di pensieri presenti nel racconto “delle cose da matti” che gli sono capitate durante i tre giorni che lo separavano dal ritorno a casa, dopo l’espulsione dalla scuola Pencey. Si tratta, certamente, di una noia condannabile soltanto se osservata secondo una prospettiva esclusivamente borghese. Considerandola sotto un diverso aspetto, infatti, essa si trasforma nel principale punto di forza di un’opera che, nelle intenzioni di Salinger, intende lanciare soprattutto una sfida all’ipocrisia quotidiana della società americana del dopoguerra.
    Il giovane Holden è, a suo modo, distante da quel clima euforico che, dietro l’apparente progresso, nasconde l’orrore generato dal trionfo di un’ottusa superficialità. La sua rabbia non spaventa il lettore, bensì lo intenerisce, il suo disprezzo è tutt’altro che indice di supponenza. Dietro le sue invettive si cela una richiesta d’affetto e di comprensione alla quale l’universo in cui è immerso non sembra poter dare risposta, quella stessa risposta che egli cerca per risolvere un quesito che da sempre lo assilla: “dove vanno le anatre del laghetto di Central Park quando, in pieno inverno, il lago è ghiacciato?”. Nessuno riuscirà mai a prendere seriamente in considerazione i dubbi di Holden, le sue sono domande inutili, bizzarre, da folli.
    Si, forse Holden è davvero un folle, un giovane che all’alba del progresso tecnico-scientifico si pone ancora interrogativi sul senso delle azioni quotidiane, un eterno fanciullo che cerca di fuggire dall’ordinario sognando di fingersi sordomuto e di andare a vivere in una casetta nel bosco, lontano da tutti. Quando Phoebe, la sorella per cui Holden stravede, gli chiede cos’è che amerebbe fare nella vita, pensandoci un po’ su, Holden dice che sarebbe felice di evitare a un gruppo di bambini spensierati il rischio di cadere in un burrone. Una metafora sulla protezione dell’infanzia dall’avvento della maturità, che pur destando in lui una notevole curiosità, lo spaventa “da matti”. Perfino la sua visione della sessualità è ancora legata a un ideale fiabesco, che affiora nel ricordo del tempo passato con Jane, di quelle partite a dama dove lei, la “vecchia Jane”, bloccava le proprie dame nelle rispettive caselle senza muoverle. Un dettaglio che la rendeva unica agli occhi di Holden.
    L’età adulta per il giovane Holden è arrivata, ma non sapremo mai se il suo sguardo lucido sulle miserie della borghesia americana, se i suoi turbamenti esistenziali uniti all’impegnativa ricerca di una bellezza che conforta, saranno nobilitati (come spera il professor Antolini) attraverso l’apprendimento e la scrittura. Forse, resteranno confinati dentro le mura della sua anima. Non sapremo se Holden si adatterà a quelle volgari banalità che lo annoiano, o se diventerà il simbolo maturo di una protesta intellettuale. Sappiamo, però, con certezza, che Salinger è stato l'artefice di un’icona intramontabile.

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  • 3

    Holden sintetizza in sè tutte le caratteristiche che ogni genitore non vorrebbe che suo figlio avesse, eppure suscita una incondizionata simpatia. Il romanzo è bello, ma forse poco incisivo. Di certo ...продолжить

    Holden sintetizza in sè tutte le caratteristiche che ogni genitore non vorrebbe che suo figlio avesse, eppure suscita una incondizionata simpatia. Il romanzo è bello, ma forse poco incisivo. Di certo una lettura utile per esaminare un punto di vista sulla crescita di una generazione

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  • 3

    Indubbiamente un romanzo particolare,ma nei suoi meccanismi contorti si legge il vissuto di un adolescente,con i suoi problemi e le sue crisi,gli sbalzi d'umore,le decisioni repentine. Forse un tantin ...продолжить

    Indubbiamente un romanzo particolare,ma nei suoi meccanismi contorti si legge il vissuto di un adolescente,con i suoi problemi e le sue crisi,gli sbalzi d'umore,le decisioni repentine. Forse un tantino esagerato in alcuni punti ma è anche stato scritto a metà '900.

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  • 3

    The Catcher in the rye, o El guardián entre el centeno, es una novela que había leído hace muchos años en español. Cuando lo leí me pareció sobrevalorada y exasperante, quizás por que a mis pocas gana ...продолжить

    The Catcher in the rye, o El guardián entre el centeno, es una novela que había leído hace muchos años en español. Cuando lo leí me pareció sobrevalorada y exasperante, quizás por que a mis pocas ganas de leerlo (era una lectura obligatoria) se unió mi juventud e inexperiencia como lectora. Hoy muchos años más tarde, y habiéndolo leído en versión original, he conseguido redimir esta novela y ponerlo en el lugar que le corresponde.

    Es el único libro del este autor que he leído, pero creo que a través de su lenguaje sencillo, lleno de palabras malsonantes y expresiones urbanas, ha sido capaz de recrear la vida de un adolescente intemporal. Pero quizás por eso el libro flojea un poco. Es demasiado parco en otras descripciones que no sean las emocionales y eso, a la larga, acaba cansando al lector.
    Holden Cauldfield es un personaje que resulta irritante y pesado. A través de la novela comprendes algo mejor su vida, pero no justificas de ninguna manera su comportamiento o logras empatizar plenamente con él.

    Cualquiera que haya leído la novela de Salinger, sabe que la historia es un poco extraña, quizás por su simbología indescifrable y las pocas explicaciones que ofrece. En síntesis, Salinger nos narra un fin de semana en la vida de Holden Cauldfield, de 17 años, al que acaban de expulsar de su cuarto internado. Esta simple premisa da pie al escritor para desarrollar toda una trama donde lo importante no es tanto el "¿cómo?" o "¿dónde?" si no el "¿qué?" o "¿por qué?". Así mientras seguimos sus andanzas, Holden nos retrata su exageradamente negativa, apática y problemática visión de la vida, hasta un final que, si hemos entendido bien la novela, no dejará de impactar o sorprender a nadie.

    En resumen, leer este libro en inglés ha cambiado la perspectiva que tenía de él y me ha hecho apreciar a la historia y al autor. Mi consejo sería el siguiente: "si os decidís a leer esta gran novela, huid de la pésima traducción al castellano y leerla en ingles. Además de ser sencilla, os permitirá comprenderla y todo".

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  • 2

    Ha 50 anni e tutti si sentono Un mondo leggero e ipocrita descritto con un linguaggio giovanilista che non aggiunge niente. Le avventure di un ragazzo ricco che si aggira per New York bigiando la scuo ...продолжить

    Ha 50 anni e tutti si sentono Un mondo leggero e ipocrita descritto con un linguaggio giovanilista che non aggiunge niente. Le avventure di un ragazzo ricco che si aggira per New York bigiando la scuola e temendo le ire della mamma.

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  • 0

    Inutile nascondersi, chiunque di noi almeno una volta ha marinato la scuola. Forse non eravamo pazzi o non andavamo in giro a domandare a una bambina incontrata in un parco di bere qualcosa con noi. Q ...продолжить

    Inutile nascondersi, chiunque di noi almeno una volta ha marinato la scuola. Forse non eravamo pazzi o non andavamo in giro a domandare a una bambina incontrata in un parco di bere qualcosa con noi. Questo poteva essere appannaggio solamente di Holden Caulfield, il sedicenne ragazzino protagonista di un classico della letteratura come Il giovane Holden. L’adolescente figlio di una famiglia benestante, per la verità va ben oltre a una semplice mattina senza lezioni: a un certo punto il Pencey, il college dove si trova il ragazzo, gli dà il benservito per il suo comportamento da perfetto lavativo, le conseguenti gravi negligenze scolastiche e i pochissimi esami superati. Ma paradossalmente, Holden è impaziente e non vede l’ora di tornare a casa, o forse no. Il giorno designato per l’espulsione è un mercoledì, ma il nostro decide di anticipare il rientro fuggendo una notte dal college al grido di “Sogni d’oro, imbecilli!” e girovagando imbattendosi in una rosa di personaggi che sembrano involontariamente accompagnarlo nel suo viaggio, salvo poi quasi pentirsene. Certamente non vede l’ora di distaccarsi dai mal sopportabili compagni di stanza al Pencey: il dongiovanni Stradlater incallito egoista tutto preso a farsi bello per incontrare le ragazzine, tra cui una ex cotta di Holden, e il malmesso Ackley, dalla faccia brufolosa e l’aspetto trascurato e trasandato, nonché la forte inclinazione a impicciarsi degli affari altrui. Per la verità la galleria di personaggi in cui Caulfield si imbatte inizia prima della sua espulsione, quando si reca a casa del suo professore di storia, Spencer, salvo pentendosene amaramente  quando questi lo incalza con domande sul suo futuro e sulla sua condizione di espulso da un college, facendogli pesare oltremodo quanto accaduto. Non vedeva l’ora di uscire da quella stanza, “Non sarei rimasto dieci minuti oltre, ragazzi”. Ecco, il modo confidenziale in cui Salinger fa raccontare all’adolescente quel frammento miserabile di adolescenza, utilizzando spesso la parola “Ragazzi”, è a mio avviso la chiave di accesso alla mente e all’anima del lettore. Più che un ragazzo pieno di cultura, sagacia e intelligenza, Holden è una trottola in balia di sciatte disavventure: viene abbordato da un inserviente d’albergo che gli propone una notte in compagnia di una prostituta con la quale non si sentirà di combinare nulla, finisce per offendere inavvertitamente una vecchia amica di nome Sally Hughes, fino a perdere fiducia anche nell’unica persona che stimava, il professor Antolini, al quale chiede ospitalità una notte e questi per tutta risposta lo sveglia con delle avances sessuali. Forse la grande medicina del cuore di Holden è Phoebe, la sorella, verso la quale traspare, seppur velatamente, un grande e amorevole rapporto. Sarà lei la protagonista di un finale che rabbonisce e mette in pari con il lungo e tormentato peregrinare del protagonista. Frizzante e mai monotono, “Il giovane Holden” ci lascia inoltre spassose citazioni: “Non faccio altro che ripetere che ‘è stato un piacere’ a gente con cui non è stato un piacere per niente. Ma se vuoi sopravvivere certa roba devi dirla”, oppure “Io ‘Buona fortuna’ non lo griderei mai a nessuno, è una frase terribile se uno ci pensa”, e ancora: “Non c’è un night-club al mondo dove puoi resistere più di tanto, se non con qualcosa di alcolico con cui ti sbronzi o con una ragazza che ti toglie davvero il fiato”.

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  • 2

    Tanto rumore per nulla

    Un libro conosciutissimo, la fama lo precede, un romanzo di formazione che ha segnato un epoca. Decido di leggerlo e…boh! Non riesco ad inquadrarlo. Mi sembra quasi un libro per adolescenti scritto ne ...продолжить

    Un libro conosciutissimo, la fama lo precede, un romanzo di formazione che ha segnato un epoca. Decido di leggerlo e…boh! Non riesco ad inquadrarlo. Mi sembra quasi un libro per adolescenti scritto negli anni ’50 da un Moccia, un Volo del dopoguerra! Poteva forse avere un senso 60 anni fa, un inno alla ribellione nell’America bigotta e conformista che fu, ma oggi in un 2017 che è appena iniziato mi sembra anacronistico. Non è un classico, non è contemporaneo. È un libro piuttosto noioso sul weekend di un liceale, sulla sua incapacità di portare a termine le cose e, perchè no, sulla sua faccia tosta. Salvo solo il rapporto che ha il protagonista con la sorella (quello sì davvero tenero) e il generale disprezzo che ha per il 90% delle persone in cui si imbatte (forse un po’ mi ci ritrovo in tutto questo). Non lo consiglio particolarmente, leggetelo se lo avete in casa (come me) altrimenti passate oltre.

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  • 4

    Pazzia e depressione

    Sinceramente non ho ancora capito perché questo romanzo sia divenuto un’icona di diverse generazioni da oltre sessant’anni.
    Eppure ha ispirato scrittori di fama, interi filoni letterari, persino celeb ...продолжить

    Sinceramente non ho ancora capito perché questo romanzo sia divenuto un’icona di diverse generazioni da oltre sessant’anni.
    Eppure ha ispirato scrittori di fama, interi filoni letterari, persino celebri assassini.
    Holden Caulfield non è un eroe e nemmeno un anti-eroe. Non incarna la ribellione a valori tradizionali, idee rivoluzionarie, passioni ideologiche.
    Holden è in primo luogo dichiaratamente pazzo. Lo si trova all’inizio del libro in una clinica psichiatrica e durante la sua avventura metropolitana in più occasioni (ne ho contate almeno cinque) confessa: “Io sono pazzo. Giuro su Dio che sono pazzo”.
    Una pazzia lucida, di chi si rende conto che certi propri pensieri ed azioni sono privi di qualsiasi logica o spiegazione razionale.
    Negli intervalli della sua pazzia Holden è gravemente depresso, sempre in modo consapevole. Quella cosa è deprimente… mi sentivo depresso… ancora più depresso… in almeno una trentina di situazioni.
    Per non parlare poi di tutte le cose che odia, che non sopporta, che lo fanno vomitare. Praticamente tutto ciò che vede. Tranne i bambini, che considera i depositari della vera saggezza (in questo ricorda molto la morale del Piccolo Principe).
    Insomma, è un pazzo, è depresso, è un disadattato, è un nichilista ed è inoltre infantile, bugiardo e fugge continuamente dalla realtà.
    Ora io mi chiedo: ma come lo si può ritenere un modello, un’icona?
    Al massimo possiamo trovare alcuni suoi pensieri (o forse più di alcuni) simili a quelli che abbiamo fatto anche noi, nei momenti in cui abbiamo abbandonato per un po’ l’attaccamento alla realtà e siamo andati oltre e ci siamo fatti domande un po’ particolari.
    A parte questo, si tratta di un personaggio indubbiamente nuovo ed originale nella letteratura, capace di pensieri sorprendenti che rovesciano il senso comune, senza tuttavia arrivare a conclusioni diverse, ma lasciando tutto continuamente aperto ed irrisolto.
    Ora mi fermo e rileggo ciò che ho scritto. Salinger è stato in grado di mettere tutto questo in un pugno di pagine e in una storia che copre due o tre giorni della vita di un adolescente.
    In altre parole un grande romanzo, una pietra miliare della storia della letteratura contemporanea.

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