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地下鐵事件

By 村上春樹

(1289)

| Paperback | 9789571325651

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Book Description

豐田清晨六點半走出澀谷的秘密聚會所,坐著高橋所開的車駛向日比谷線中目黑車站。途中買來《報知新聞報》把兩個沙林的塑膠袋包起來。
他被指定搭乘的是,七點五十九分發的往東武動物公園的電車。車次編號是 B711T 。豐田上了第一輛車,坐在靠近門的座位。電車和平日的早晨一樣,擠滿了正要去上班的人潮。對於在那�共乘的大多數人來說,一九九五年三月二十日可能不是什麼特別的日子。並沒有什麼特徵,只是人生中的一天而已。豐田把帶來的包包放在腳邊,悄悄把用報紙捲著的沙林袋子拿出來,移到地上。
豐田搭 Continue

豐田清晨六點半走出澀谷的秘密聚會所,坐著高橋所開的車駛向日比谷線中目黑車站。途中買來《報知新聞報》把兩個沙林的塑膠袋包起來。
他被指定搭乘的是,七點五十九分發的往東武動物公園的電車。車次編號是 B711T 。豐田上了第一輛車,坐在靠近門的座位。電車和平日的早晨一樣,擠滿了正要去上班的人潮。對於在那�共乘的大多數人來說,一九九五年三月二十日可能不是什麼特別的日子。並沒有什麼特徵,只是人生中的一天而已。豐田把帶來的包包放在腳邊,悄悄把用報紙捲著的沙林袋子拿出來,移到地上。
豐田搭乘那班電車只有很短的時間。只有兩分鐘。當電車由中目黑開出而在下一站惠比壽站停車時,豐田便毫不遲疑地用傘尖刺了幾次沙林袋子,就站起來下了電車,並且快步走上階梯,坐進正在外面等待的高橋的車子�。一切都順利地,依照預定進行,簡直就像用尺在白紙上輕快地畫出一條筆直的線一樣。
豐田所刺破的兩個塑膠袋都穿洞了,九百毫升之多的沙林液體全部溢出地板上。從六本木一帶開始,第一輛車內的乘客們開始感覺異常,在快到神谷町之前恐慌達到頂點。人們爭相打開窗戶,即使這樣依然無法阻止被害。

118 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    non è un romanzo, ma resta una delle opere migliori di Murakami.

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    Nimrod said on Aug 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non un classico di Murakami ma decisamente interessante, pur rischiando di essere un po' ripetitivo alla fine della prima parte.

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    babasan said on Aug 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    ..lungo la metà sarebbe stato molto più incisivo.........

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    fox66 said on Jul 19, 2014 | Add your feedback

  • 6 people find this helpful

    Avendo adorato più o meno ogni pagina dei romanzi di Haruki Murakami, ho vissuto spesso quella curiosa scenetta in libreria che nessun ebook store potrà mai eguagliare: prendere in mano “Underground”, leggere qualche pagina, convincermi, muovere vers ...(continue)

    Avendo adorato più o meno ogni pagina dei romanzi di Haruki Murakami, ho vissuto spesso quella curiosa scenetta in libreria che nessun ebook store potrà mai eguagliare: prendere in mano “Underground”, leggere qualche pagina, convincermi, muovere verso le casse, essere attirato da un romanzo, tornare indietro, lasciare “Underground”, andare a casa con il dubbio di aver rinunciato a qualcosa di importante. Il tutto ripetuto per una decina di volte.

    Il punto è che trovo la particolarissima cifra stilistica dell’autore giapponese – una di quelle che lo-ami/o/lo-odi – perfettamente coerente con l’idea stessa di romanzo come creazione di un mondo parallelo, ed evidentemente meno adatta a quella che si annunciava come una sorta di inchiesta giornalistica. Dopo aver messo le pupille su Underground, ed esserne stato accompagnato per qualche giorno, posso affermare con la sicurezza di Michael Jordan al tiro dalla lunetta di essermi assolutamente sbagliato.

    “Underground” racconta gli attentati alla metropolitana di Tokio, compiuti dagli aderenti alla setta religiosa Aum Shinri Kyo nel marzo del 1995. Il progetto terroristico, realizzato diffondendo gas sarin nella rete di trasporti sotterranei della capitale nipponica, è il risultato di un tragico miscuglio di sete di potere e confuse vocazioni di salvezza, una di quelle boiate ben spacciate per la quale uccidere uno studente che si sta recando all’università compirebbe la sua felicità eterna. Sto evidentemente semplificando, ma vi assicuro che le interviste ai componenti della setta, che costituiscono la terza parte del libro, sono agghiaccianti.

    A colpire ancor più profondamente sono invece le prime pagine, concepite come una serie di interviste ai sopravvissuti o a parenti delle vittime. In queste pagine, che correvano il rischio di apparire in qualche misura ripetitive, Murakami riesce nel piccolo miracolo di astrarre il lettore dalla complessità dell’evento e condurlo su un piano assolutamente umano e personale: quante volte ci lasciamo colpire dai numeri (“più di seimila intossicati da gas velenoso”) e tardiamo a fissare lo sguardo su ognuna di queste storie, e sul fatto che dietro ad ognuna di quelle unità numeriche vi siano uomini, donne e parenti con una lacerante sensazione di vuoto nel cuore? Credo stia accadendo in qualche misura lo stesso anche nel ragionamento politico e sociale che riguarda i migranti e la nostra operazione Mare Nostrum.

    Murakami costringe a guardare negli occhi la nostra società, dove per nostra i lettori italiani devono necessariamente intendere “dell’uomo contemporaneo”. D’un tratto passerà in secondo piano la cronologia dell’evento, che pure colpisce nel racconto della compostezza dei passeggeri e di una etica del lavoro e del servizio da parte degli impiegati della metropolitana che supera il rischio personale, ed emergerà una riflessione fortissima sulla direzione del pianeta e dei suoi bipedi abitanti, una riflessione che non ti lascia stare e ti provoca al pensiero.
    Non riesco a immaginare neppure un motivo per non consigliarne la lettura. Neppure uno.
    Alfonso d’Agostino

    La citazione (da una delle interviste):
    “C’è una persona dalla quale ho imparato una lezione. Perchè nei passeggeri c’è anche del buono, sa? C’è un signore sui cinquant’anni che prende il primo treno del mattino e mi saluta sempre. Fino a quando non sono tornato al lavoro, probabilmente avrà pensato che fossi morto. L’altra mattina, vedendomi, mi ha detto: “Il fatto che lei sia ancora in vita, significa che c’è ancora qualcosa che deve fare. Ce la metta tutta” Gli ho risposto “Sì, e devo essere grato a tante persone. Facciamoci forza tutti quanti”. Uno scambio di saluti così caloroso è una vera gioia.
    Dall’odio invece non nasce niente.”

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    Alfonso76 said on Jul 13, 2014 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    和1Q84 一起看....

    地下鐵事件是作者為沙林事件以受害人的角度去描寫這件事...
    無色無聲卻見四周的人紛紛倒下...可能心理上的影響比生理上還大
    作者在書的最後提到封閉式社會 和物語等
    都跟1Q84 有關..
    建議一起看

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    Harmony said on Jul 2, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ora farò un piccolo coming out letterario: ho, sin dai primi anni dell'università, un rapporto molto tormentato con il Murakami narratore.
    In questo caso, l'opera non è un romanzo e a interessarmi era in effetti non tanto Murakami in quanto scrittor ...(continue)

    Ora farò un piccolo coming out letterario: ho, sin dai primi anni dell'università, un rapporto molto tormentato con il Murakami narratore.
    In questo caso, l'opera non è un romanzo e a interessarmi era in effetti non tanto Murakami in quanto scrittore quanto il tema trattato (l'attentato con il gas sarin nella metropolitana di Tokyo, di cui mi ero trovata a leggere per altre vie traverse). Devo dire però che ho apprezzato molto il modo in cui l'autore ha gestito l'inchiesta, lasciando ampio spazio alle testimonianze dei diretti interessati, ma non tirandosi indietro nel momento in cui queste divenivano l'occasione per (interessanti) rielaborazioni e riflessioni. Quello che ne deriva è non solo un accurato e ricco reportage sugli eventi che hanno interessato Tokyo quel fatidico 20 marzo, e sui meccanismi che regolano la vita all'interno di una setta religiosa come Aum Shinrikyo, ma una panoramica di respiro più ampio sulla società giapponese all'indomani dello scoppio della bolla economica, con le sue piccole storture e ipocrisie. Un quadro in qualche modo ancor più interessante perché prodotto da un autore che dal Giappone ha preso, metaforicamente e per un certo periodo anche fisicamente, le distanze (ora, sono molto curiosa di leggere invece il punto di vista di Oe Kenzaburo, che la critica al Giappone la ha sempre condotta "dall'interno").
    Che sia anche giunto il momento di concedere al Murakami romanziere una seconda chance?

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    Sonia Gabriev said on Jun 22, 2014 | Add your feedback

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