Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

海浪

The Waves

By Virginia Woolf

(360)

| Paperback | 9789861732077

Like 海浪 ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

  維吉尼亞.吳爾芙最顛峰的代表作。也是她老是被聲音「驚擾」的一次交響曲,出版後再度面臨精神崩潰的狀態。

  她的目標是要為生命照像,從最早的感覺甦醒一直到最後;生命的夢想、野心、期盼、成就和失敗,一直到最終的幻滅。」-約翰.賽門

  「當我們身不在那裡但依舊存在的事物」,1926年吳爾芙在日記裡,提到寫這樣一本書的想法。隨後她將這個想法最早實現於《燈塔行》,就是「當我們身不在那裡但想起一張在那裡的桌子」。

《海浪》,將這個想法推到了最極盡。

  六個人物,在那裡也不在那裡 Continue

  維吉尼亞.吳爾芙最顛峰的代表作。也是她老是被聲音「驚擾」的一次交響曲,出版後再度面臨精神崩潰的狀態。

  她的目標是要為生命照像,從最早的感覺甦醒一直到最後;生命的夢想、野心、期盼、成就和失敗,一直到最終的幻滅。」-約翰.賽門

  「當我們身不在那裡但依舊存在的事物」,1926年吳爾芙在日記裡,提到寫這樣一本書的想法。隨後她將這個想法最早實現於《燈塔行》,就是「當我們身不在那裡但想起一張在那裡的桌子」。

《海浪》,將這個想法推到了最極盡。

  六個人物,在那裡也不在那裡,同時不在也同時存在。挑戰吳爾芙最巔峰、最終極的意識流作品。

  《海浪》也許是吳爾芙作品中結構最形式化,敘事本身全然內心化的一部作品。《海浪》透過六個人物不斷的獨白,不斷的獨白,不斷的獨白…,呈現九個像故事又不是故事的段落。六個人物用自己描述性的「標籤」或主題曲,在全書中持續地變奏:人物在長大的過程中,漸漸發展出歧異性。隨著死亡和失落陰影的籠罩,漸漸明瞭某些野心和夢想將永遠不會實現,感受到日益年老所帶來的失意悵然。

  而太陽自海邊的花園升起,在結尾時落下,所有事物背後都是海浪。這些固定出現、純描述的意象插曲,分隔了故事的段落,也是書中唯一的客觀性,其他盡是無休止的內心的獨白。因所有寫實主義的花招盡被丟棄,使其更像是古典戲劇而非小說。

作者簡介

維吉妮亞.吳爾芙(Virginia Woolf,1882.01.25 ~ 1941.03.28)

  英國女作家,被譽為二十世紀現代主義與女性主義的先鋒。兩次世界大戰期間,她是倫敦文學界的核心人物,同時也是布倫茲伯利藝文圈主要成員之一。最知名的小說包括《戴洛威夫人》、《燈塔行》、《自己的房間》、《海浪》等。

  吳爾芙被譽為二十偉大的小說家,現代主義文學潮流的先鋒。她對英語語言革新良多,在小說中嘗試意識流的寫作方法,試圖去描繪在人們心底的潛意識。愛德華•摩根•福斯特稱她將英語「朝著光明的方向推進了一小步」。她在文學上的成就和創新至今仍有影響。

  吳爾芙患有嚴重的抑鬱症,她曾在1936年寫給朋友的信中提及:「永不要相信我的信,不騙你,寫這信之前我徹夜未眠,瞪著一瓶chloral,喃喃說著不能、不要,你不能飲。」1941年3月28日,她在自己的口袋?裝滿了石頭之後,投入了位於羅德麥爾她家附近的歐塞河自盡。

136 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    La sperimentazione modernista è sempre molto interessante, ma spesso troppo fine a se stessa. E' un libro che sazierà i più curiosi, ma deluderà chi si aspetta di leggere effettivamente qualcosa. Qui si parla di nulla, e questo genere non mi acconten ...(continue)

    La sperimentazione modernista è sempre molto interessante, ma spesso troppo fine a se stessa. E' un libro che sazierà i più curiosi, ma deluderà chi si aspetta di leggere effettivamente qualcosa. Qui si parla di nulla, e questo genere non mi accontenta mai del tutto.
    Indubbiamente molto poetico, struggente per quanto riguarda alcuni momenti, interessanti i significati e le metafore che gli si possono attribuire, ma - posso dirlo di una grande autrice come la Woolf? - in alcuni punti davvero soporifero ed inutile.

    Is this helpful?

    Dalila said on Sep 2, 2014 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    "E anch’io per i miei amici sono oscuro e ignoto; un fantasma, talvolta visto, spesso non visto. La vita è senz’altro un sogno. La nostra fiamma, il fuoco fatuo che danza in alcuni occhi, verrà presto spento con un soffio, e tutto svanirà." (p. 194)

    Is this helpful?

    NULLA_DIES_SINE_LINEA said on Aug 15, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Abbandinato solo momentaneamente in attesa di tempi migliori

    Is this helpful?

    PurpleMoon said on Aug 10, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Mi sentivo impotente a fermare le oscillazioni del gelido acciaio

    Ho frequentato di rado le letture di Virginia Woolf, un proposito giovanile non mantenuto, e per una serie di circostanze casuali, solo oggi, in età matura, mi è dato capire come ci sia un filo sottile che a partire da noi stessi dilata le sue maglie ...(continue)

    Ho frequentato di rado le letture di Virginia Woolf, un proposito giovanile non mantenuto, e per una serie di circostanze casuali, solo oggi, in età matura, mi è dato capire come ci sia un filo sottile che a partire da noi stessi dilata le sue maglie sottili fini a invadere gli spazi nebulosi del mondo circostante. E di colpo sono qui con in mano questo piccolo grande capolavoro. Non saprei definirlo. Anzi, non saprei finirlo. Ripiegata l’ultima pagina e richiusa la copertina del libro, la lettura può riprendere dalla prima riga e così via via sino all’infinito, volendo. Cosa che ho fatto, per il vero, leggendolo una seconda volta, parendomi, con mia sorpresa, un altro testo. E una terza ancora: stavolta, però, una lettura più sincopata, saltando paragrafi e capitoli, un levarsi e un cadere, un silenzio e un urlo, un incontrarsi e allontanarsi.
    È una non-storia: i sei personaggi, ognuno ben distinto dall’altro, sono seguiti non per le azioni che compiono ma per i pensieri che li accompagnano dall’infanzia sino alla maturità. È il moto perpetuo delle onde (della vita che scorre) che movimenta il loro agire sino al concetto del fluire, come flusso di immagini che scivolano a ritmo una dietro o avanti l’altra.
    Le onde è un libro sul tempo, dice l’ottima Nadia Fusini, che introduce il testo per l’edizione 2011 dell’Einaudi. Dunque, un libro sulla vita come puro passaggio, il suo impalpabile eterno consumarsi e conservarsi. E il tempo non è scandito dal logico prodursi e riprodursi di una storia cronologicamente logica, con un inizio uno svolgimento e una fine, ma da un chiarore che irraggia e da un’ombra che illanguidisce. Un eterno ritorno ciclico. Consiglio vivamente per una lettura che ha da essere niente altro che consapevole.

    Is this helpful?

    Marco Casula said on Jun 4, 2014 | Add your feedback

  • 8 people find this helpful

    Sublime

    Parto con una premessa: sono sempre più convinta che Virginia Woolf sia come uno di quei luoghi (sempre più rari, al giorno d’oggi) non ancora stuprati dal turismo, quei luoghi a cui è difficile accedere (vuoi perché non sono così pubblicizzati, vuoi ...(continue)

    Parto con una premessa: sono sempre più convinta che Virginia Woolf sia come uno di quei luoghi (sempre più rari, al giorno d’oggi) non ancora stuprati dal turismo, quei luoghi a cui è difficile accedere (vuoi perché non sono così pubblicizzati, vuoi perché per raggiungerli occorre uno sforzo reale, fisico) e che per questo conservano ancora intatti la loro bellezza originaria, il loro incanto. Nel commentare questo romanzo, non ho lo scopo di convincere quanta più gente possibile a leggerlo o a riscoprire l’eccezionale valore di questa scrittrice... innanzitutto perché Virginia Woolf non è per tutti (e, credetemi, non lo dico con arroganza: è questione di empatia, non di “bravura”), e poi perché, se lo diventasse, perderebbe gran parte della sua bellezza e del suo fascino.

    Non a caso paragono Virginia Woolf a un luogo... tale è per me. Non tanto una scrittrice, quanto un “ambiente” da esplorare, da vivere: vento che accarezza il viso, luce che avvolge, suoni, colori, il contatto con la terra... Virginia Woolf non va capita, va percepita. In modo istintuale, quasi “animalesco” (ho trovato questa espressione in un’altra recensione e l’ho trovata calzante).
    E questo romanzo, il più sperimentale dell’autrice in quanto a lingua e struttura, è in assoluto l’apice di questo tipo di approccio, così impegnativo, così difficile... e per questo così appagante! Non esiste trama in questo libro: sei amici si alternano in un monologo tutto interiore. Alcuni passaggi sono pura lirica, non tutti sono facilmente comprensibili, ma non ha importanza. “Leggere significa anche questo: essere sommersi dall’onda di una lingua che ci travolge. Non dobbiamo sempre capire. V’è una conoscenza che si forma nell’incomprensione, nell’urto con le difficoltà”, scrive Nadia Fusini nella sua bellissima prefazione.

    Il vero soggetto di questo libro sono il tempo e la voce. Il tempo non è kronos, il tempo che scorre indifferenziato, ma rythmos: in questo caso il moto ripetitivo, incessante e oscillatorio delle onde. Questo continuo andare e venire, dilatarsi e contrarsi, è il filo conduttore che attraversa a vari livelli tutta l’opera.
    Vi è poi la voce, anzi, le voci. Ognuna definisce un carattere diverso, che impariamo a conoscere e riconoscere pagina dopo pagina: Rhoda, la “ninfa delle sorgenti”, che non ha una forma propria ma è come “la schiuma che precipita a riva”; Susan, la madreterra, che vive di amore e odio e di “felicità naturale”; Jenny, la cui “bellezza è fatta di carne, materia”; Louis, “scolpito nella roccia, statuario”, la cui vocazione è di “riportare tutti all’ordine”; Neville, “tagliente come le forbici, preciso”, che respinge “l’orrore dell’informe” e Bernard, colui che inventa storie: “la mia sola misura è la frase”. Vi è infine un settimo personaggio, Percival, il quale non è dotato di voce propria ma che vive attraverso la coscienza dei suoi amici: a lui è legato il tema fondamentale della vita e della morte.

    A questo coro di voci è affidato il compito di esprimere, e contraddire, il concetto di individualità, e persino di identità, la quale non è data in modo unico e finito – una sostanza solida, della forma di un globo, che si possa rigirare tra le dita e offrire agli altri come si offre un frutto – bensì è materia plasmata dal contatto continuo con altri individui, in special modo coloro con cui si condivide parte della propria vita (così i sei amici, l’uno per l’altro).
    Benché tutti, in modo diverso, incarnino questa consapevolezza, una voce si eleva sulle altre e si fa veicolo principale del cuore di questo libro: si tratta di Bernard. In lui mi sembra di leggere Virginia stessa; lui, che (come Virginia) conosce il potere creativo e generativo della parola (“una bella frase mi sembra abbia una sua esistenza autonoma”), lui, più degli altri, è colui che non può fare a meno di entrare in contatto col mondo e con le altre coscienze. Lui, che vive di storie, sa che non potrebbe esistere se non in continua osmosi con la vita, fatta di cose reali, concrete – “la mente mi si riempie di qualsiasi cosa sia contenuta in una stanza, in uno scompartimento di treno, al modo in cui una penna si intinge di inchiostro”, “mi piace l’aspetto copioso, informe, caldo, non troppo intelligente, ma estremamente facile, e piuttosto grossolano, della realtà” – e con le altre persone – “per essere me stesso (noto) ho bisogno della luce che viene dagli occhi altrui, e perciò non sono affatto sicuro di chi sono veramente”, “non sono una persona sola, sono molte persone. Nè saprei distinguere la mia vita dalla loro.

    Per questa ragione, alla voce di Bernard, che più degli altri necessita del contatto col mondo per definire la propria identità, è attribuita la percezione del tempo quale lo abbiamo descritto prima: un continuo andare e venire, perdersi, annullarsi fino a raggiungere uno stato di contemplazione simile all’estasi (nella quale si perde coscienza di sé per sentirsi parte del tutto) per poi rientrare in se stessi, richiamati alla vita (e alla propria individualità) dalla percezione di un suono, di un’immagine, di un evento che ha il potere di richiamarci al mondo reale. Può essere il rumore della natura o il frastuono del traffico... non ha importanza: è la vita che riprende il sopravvento. Vorremmo poter isolare quel momento, fermare il tempo – “se quella nuvola celeste restasse così per sempre; se quest’attimo durasse per sempre” – ma non è possibile: “ecco come torno in me stesso. Perché non sono un mistico, c’è sempre qualcosa che mi afferra – la curiosità, l’invidia, l’ammirazione, l’interesse per i parrucchieri, sì, cose del genere mi riportano in superficie.

    E’ la seduzione della vita, della “felicità naturale”, a cui Virginia, nonostante la sua natura così fragile, non ha mai saputo resistere (in questo mi ricorda tantissimo Robert Walser). Ed è per questo che la amo così tanto, è per questo che quando la leggo non posso fare a meno di entrare in perfetta sintonia con lei e di farmi trasportare in quel luogo, dipinto da lei, che è lei, in cui tutto è poesia.

    Is this helpful?

    newlife said on Mar 24, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Libro che si presta a innumerevoli letture. Romanzo, sì, ma anche poema, una lunga poesia o una raccolta di poesie. Spesso si perde il filo del racconto per lasciarsi incantare dal ritmo della scrittura, dove le parole sono scelte e dosate senza lasc ...(continue)

    Libro che si presta a innumerevoli letture. Romanzo, sì, ma anche poema, una lunga poesia o una raccolta di poesie. Spesso si perde il filo del racconto per lasciarsi incantare dal ritmo della scrittura, dove le parole sono scelte e dosate senza lasciare nulla al caso.
    Vino in abbinamento. Ci sono vini che dovrebbero essere bevuti e goduti senza troppi sofismi e tecnicismi. Ne scelgo uno bevuto da poco (ne ho parlato altrove, m qui è un’altra storia): il Barolo La Serra 1981 di Marcarini.

    Is this helpful?

    Mario Bevione said on Dec 30, 2013 | 2 feedbacks

Book Details

Improve_data of this book