鐘樓怪人

Notre-Dame de Paris

By

Publisher: 遠流出版事業股份有限公司

4.3
(4843)

Language: 繁體中文 | Number of Pages: 780 | Format: Softcover and Stapled | In other languages: (other languages) English , Chi simplified , French , Italian , German , Spanish , Romanian , Finnish , Portuguese , Catalan , Polish

Isbn-10: 9573254301 | Isbn-13: 9789573254300 | Publish date:  | Edition 2

Translator: 管震湖

Also available as: Others , Paperback , Hardcover

Category: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , History

Do you like 鐘樓怪人 ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Sorting by
  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Un affresco dell'umanità valido ancora oggi

    L'ambientazione a fine Quattrocento favorisce una forte vena gotica. Hugo ha scritto questo bel romanzo ancora relativamente giovane, e si sente. Diciamo che predilige delle sfumature un tantino più n ...continue

    L'ambientazione a fine Quattrocento favorisce una forte vena gotica. Hugo ha scritto questo bel romanzo ancora relativamente giovane, e si sente. Diciamo che predilige delle sfumature un tantino più noir di quanto farà poi descrivendo l'ambiente suo contemporaneo. La trama penso sia nota a tutti quelli che non dipendono esclusivamente dal film Disney (uno dei pochi film della casa americana ad essere piuttosto brutto a mio parere per la violenza fatta alla trama per adattarla e per la cupezza che nonostante questo rimane; molto meglio l'opera musicale di Cocciante-Panella, se proprio si vuol trovare qualcosa di affine in altre parti che non tra le pagine). Hugo guarda ai suoi personaggi sempre con un occhio di riguardo: li mette a nudo con i loro pregi e difetti, ma affettuosamente. Esmeralda è una giovane fanciulla ingenua e proprio questa ingenuità la porterà alla tragedia, il capitano di cui si innamora, lungi dall'essere coscientemente malvagio, è un asino patentato, perfino Claudio Frollo nella sua personalità austera e malvagia ad un certo punto nel suo gridare amore alla zingara fa pietà nella sua tremenda solitudine. Su tutti, si staglia il protagonista assoluto, Quasimodo, quello che tutti credono il figlio del diavolo, e che invece è il solo ad essere veramente buono d'animo. Ma anche in lui vige il buio, e prima della fine sarà assassino a sua volta, dello scapestrato fratellastro Giovanni e del suo "protettore" stesso Claudio. Intorno a questi protagonisti, un valzer di figure minori e sullo sfondo Parigi e la cattedrale di Notre Dame, attorno al quale ruota tutta la vicenda, e che paiono a loro volta esseri vivi e con una propria volontà. Le solite digressioni storiche di Hugo in questo testo rimangono un po' più ostiche che altrove, per quanto siano assolutamente acute come conclusioni, e restano, specie se avete ascoltato l'audiolibro come me, un po' noiose. Si notano comunque, entrando nel vivo, due tematiche care a Victor Hugo: la figura della prostituta (che sarà poi centrale nella vicenda de I Miserabili), e il comportamento del popolo inteso come massa. La figura ambigua ed affascinante di Pasquetta Cantafiori, prostituta che, dopo aver perso la sua bambina adorata, si chiude nel buco dei sorci a fare la reclusa orante e viene quindi considerata alla stregua di una santa, almeno finché una compagna di gioventù del suo paese Natale non la riconosce, è al contempo terribile ed ironica. Terribile, perché l'autore nel descrivere il dolore di una madre a cui è stata portata via l'unica ragione "buona" di vita pare quasi voler far capire che è proprio questo dolore immane che diventa redenzione e religione e non le preghiere biascicate. Ironica perché il fatto che il popolo prenda per santa una prostituta che in situazione diversa avrebbe facilmente lapidata è indice appunto della credulità della massa. Tragedia nella tragedia, la reclusa scoprirà poi che in realtà la giovane zingara che ha odiato e maledetto tutto il tempo della sua reclusione, quando ne udiva i passi, è proprio quella stessa figlia che le era stata sottratta e che riavrà per pochi istanti tra le braccia, troppo tardi. Hugo ha una particolare cura nella descrizione del popolo in quanto ente protagonista della Storia, popolo capace di credere negli ideali rivoluzionari e di versare il proprio sangue in loro nome, ma capace di assistere alla tortura di esseri ritenuti infami (deformi, zingari, puttane ecc.) ridendone come ridevano i romani della morte dei gladiatori. Popolo credulone, bue e malvagio ma a volte popolo che sembra avere in mano la verità suprema. Hugo risolveva la questione puntando sull'educazione: date istruzione pubblica e gratuita al popolo e lo salverete dalla sua parte buia. Erano le speranze dell' Ottocento nei valori democratici. Dopo averli messi alla prova, purtroppo ci rendiamo conto che anche con la scuola pubblica non tutto è risolto. Manca spesso ancora, soppiantata dell'educazione tecnica, quella emotiva. E al di là del dato fondamentale che per essere istruiti al giorno d'oggi in Occidente non mancano le possibilità ma forse manca la voglia, resta il fatto che le maggiori conquiste della Storia sono state fatte per rispondere a delle forti necessità contingenti, in una situazione di bisogno. L' idea di Europa unita non è forse nata dopo due guerre in cui gli europei si sono ammazzati a vicenda? E adesso non è in crisi per paura di cedere benessere? L'uomo nella prosperità non comprende, dice il salmo. Caro Victor, compagno dei miei pensieri di giovane educatrice che aspirava a fare l'insegnante, dopo tot anni sono giunta alla conclusione che i poveri si aiutano con l'istruzione, ma ai ricchi serve l'educazione emotiva, quella che aiuta a prescindere dalle cose materiali, che insegna a guardare in su col naso per l'aria, e che richiede tanta fatica per chi insegna, perché si costruisce con il rapporto uno a uno, e vuole anche una disponibilità di cuore assolutamente personale da parte di chi riceve. Nella speranza che il seme che si getta fruttifichi. Come e perché, resta ancora in gran parte un mistero.

    said on 

  • 3

    Idillio con capretta

    Anche una mezza stella in più, in realtà. Per il finale, soprattutto.

    La struggente storia d'amore tra un uomo e la capretta di sua moglie. Victor Hugo riesce a farsi odiare profondamente grazie all'a ...continue

    Anche una mezza stella in più, in realtà. Per il finale, soprattutto.

    La struggente storia d'amore tra un uomo e la capretta di sua moglie. Victor Hugo riesce a farsi odiare profondamente grazie all'abbondanza di pagine fondamentalmente inutili e all'erudizione di seconda mano ( ci sono numerosi riferimenti a fatti, personaggi e documenti storici, ma sempre tratti dall'opera di eruditi precedenti - almeno secondo l'introduzione di Marius-François Guyard ). Storico mancato per formazione, ho in grande antipatia le opere di narrativa che, per ammantarsi di una parvenza di verosimiglianza, pescano particolari "storici" che poco o nulla aggiungono alla vicenda - vedi ad esempio l'elenco delle spese di Luigi XI, che spezza il ritmo del racconto proprio nel punto culminante.

    Hugo riesce nella meritoria impresa di creare personaggi caratterizzati principalmente dai loro lati negativi ( quando non immensamente stolti come "la Esmeralda", giustificata solo dalla giovane età ): fortunatamente non cade nell'errore - ci penserà la Disney, a quanto mi dicono - di limitarsi ad un confronto Phoebus-Quasimodo, bellezza esteriore contro bellezza interiore. No, Quasimodo è una macchina assassina paragonabile ai migliori villain degli slasher-movies americani anni '80. Solo, è spinto dal folle innamoramento per la giovane "egiziana".

    Perché tre stelle e mezzo, dunque? Prima di tutto, come scritto sopra, per il finale a tinte non certo rosee ( tranne che per Gringoire e la capretta, naturalmente ). Poi, perché in alcuni personaggi si intravede la grandezza dei protagonisti del molto più tardo I miserabili, come giustamente fa notare anche l'introduzione di Guyard: il giovane Frollo, ad esempio, è un Gavroche con qualche anno in più sulle spalle; la disperata Chantefleurie prefigura la tragica Fantine. Infine, perché in alcuni punti del romanzo Hugo riesce a rendere perfettamente la sofferenza, il patimento dell'amore non corrisposto - come non sentirsi vicini a Frollo e Quasimodo, irreparabilmente attratti dalla ( idealizzazione di ) Esemeralda?

    said on 

  • 5

    Oh, l'amore! É essere due e non essere che una persona sola. Un uomo e una donna che si fondono in un angelo. È il cielo.

    La bella cattedrale di Notre Dame divenne celebre nella meravigliosa Parigi del XV secolo, all'angolo fra la Corte dei Miracoli e la chiave della Porte- Rouge. Il giorno in cui mi recai in questo mond ...continue

    La bella cattedrale di Notre Dame divenne celebre nella meravigliosa Parigi del XV secolo, all'angolo fra la Corte dei Miracoli e la chiave della Porte- Rouge. Il giorno in cui mi recai in questo mondo visionario, Notre Dame era illuminata dal livido chiarore di un giorno di gennaio. Invasa da una folla variopinta e rumorosa che andava alla deriva lungo i muri. Mettendomi comoda, accavallando metaforicamente le gambe in una tribuna della Francia del secolo.
    Venerabili figure, ammantate d'ermellino, di velluto, di porpora, in un silenzio greve, degno, basso, fra mille bisbigli o sussurri circondarono la mia avanzata lenta. Sulla soglia di una storia che perpetuerà nel tempo in cui echeggerà il nome di questo bellissimo monumento: la cattedrale. Si sarebbe detto che un filo invisibile e magico avesse attirato improvvisamente il mio sguardo rivolto alla sala così gremita di fiamminghi. Niente avrebbe potuto ridestarmi da quest'incantesimo. I miei occhi restavano fissi lì, e chiunque avrebbe impedito questa mia avanzata; voci, parole, suoni sarebbero stati motivi di allontanamento.
    Per una visitatrice come me autori di calibro come Victor Hugo sono l'incontro obbligato con la letteratura medievale e la prima impressione è stata meravigliosa. Come ogni cosa, anche la bella Parigi di cui ci parla Hugo ha avuto un suo modo di presentarsi, di farsi vedere al suo meglio. Quello di Hugo la cattedrale di Notre Dame. Lo specchio che riflette l'anima di chiunque, rappresentazione unanime iniziata con acclamazione; eterno flusso e riflusso del consenso popolare. Lettori di ogni razza e età arrivano e risiedono lì e in verità non ci sarebbe bisogno di vedere altro, perché la cattedrale è il concentrato di tutto quel che il romanzo di Hugo ha da far vedere di sé: la sua efficienza, la sua sporcizia, il suo disordine, il suo essere più grande di quel che già è, di inutilità e di miseria.
    Io, data la mia condizione di lettrice avida e curiosa, non potevo esimermi da questo viaggio e, come tanti altri visitatori in precedenza, lavoratori frustrati con la calvizie incipiente, medici stressati dai ritmi frenetici e agitati, arrivai nella splendida Parigi del XV secolo da un portale segreto: le pagine di un libro, da un accozzaglia di frasi e parole che lasciano un segno del loro passaggio. E' da lì che, all'inizio di gennaio del 1482, arrivarono anche gli egiziani. E, in particolare, lei: Esmeralda. Avvicinata da tutti, creatura così tanto bella che Dio l'avrebbe preferita alla Vergine e l'avrebbe scelta per madre e avrebbe voluto nascere da lei se lei fosse esistita. Voluttuosa, dispensatrice inconscia di passioni. La cui immagine brucia nella testa di chiunque, tenebrosa e crudele come il cerchio nero che perseguita a lungo la vista dell'imprudente che ha fissato a lungo il sole. Non c'era niente da fare. I parigini non potevano evitare di essere sedotti, semplicemente guardandola. Allo stesso modo io non potei evitare di farmi sedurre dalla sua bellezza andando a vederla, ascoltarla, con la sua fidata compagna, con i piedi nudi e un manto di capelli color ebano, dalla parte sbagliata e impreparata dalla sua bellezza.
    Come una bambina persa da mille immagini di gioia, di grazia e tenerezza, che si affollano attorno alla cittadella della mia coscienza, divenendo e trasformandosi in qualcosa di meraviglioso, la storia della bella Esmeralda è divenuta ricca di magnificenza. Strumento di grazia che ha colmato il mio cuore di un assurda felicità. Pulsazione del cuore che vibra di una forza profonda e sensibile, ma accarezzata da un angelo e pizzicata da un diavolo. Notre Dame mi si è presentata come quel posto che avevo immaginato: rumorosa, animata, viva. Con imponenti e grosse colonne da cui mi sono circondata, come un enorme zampa che ha percorso il suolo col suo frenetico passo. In un marasma di febbre e follia giunti a un livello così alto d'intensità che il mondo esterno pareva una specie di visibile, palpabile, spaventosa apocalisse.
    Tutto questo non è stato altro che una visione splendida sulla quale il reale si è alternato al fantastico. Su una finestra che lascia intravedere attraverso le sue maglie rotte un pezzo di cielo e una luna coricata in lontananza su un guanciale di soffici nubi, così potente e appariscente. Umile e modesto per fama di far ingelosire la Venere di Botticelli. Di queste fattispecie ne ho letto davvero poco, e indossando un mantello che mi ha donato sicurezza e - credo - rispettabilità ho fatto perdere volutamente le mie tracce in un imbuto di pietra in cui sono confluiti tutti gli aspetti geografici, politici e morali di un paese. Tutto ciò che è linfa, tutto ciò che è anima di una nazione, che filtra incessantemente ammassandosi goccia a goccia, secolo per secolo.
    Cerchio magico per chiunque decida di avventurarsi, per poi sparire in minuscoli pezzettini, in questa meravigliosa avventura. Fiumana di vizi, mendicanti, poesia, romanticismo in cui la filosofia è massima di vita per molti. Rifugio o medicazione dell'anima di uomini soli, danneggiati e contriti. L'uomo si vede bisognoso d'affetto, in quanto la vita senza tenerezza e senza amore altri non è che un ingranaggio arido, crogiolante, stridulo. In una miscela disomogenea di uomini, donne, bestie, età, sesso, salute, malattia, confusione e sovrapposizione in un unico tutto.
    Ho avuto come l'impressione di vivere in un nuovo mondo, ignoto, inaudito, deforme, strisciante, brulicante, fantastico. Un fumo nero si era diffuso fra me, i personaggi e gli oggetti, intravisti nella bruma incoerente di un incubo, nelle tenebre dei sogni che fanno vacillare ogni contorno, aggrinzire ogni forma, dilatando le cose come chimere e gli uomini come fantasmi.
    La realtà aveva conferito un immagine completamente diversa, urtando i miei occhi, demolendo pezzo dopo pezzo tutto lo spaventoso romanticismo di cui credevo di essere circondata. Era melma quella che toccavano le suole delle mie scarpe, erano ladri la gente che mi affiancava, che non rischiava l'anima ma la vita. Un gigante a mille teste e mille braccia si era fissato in una forma eterna, visibile, palpabile. Con parole che sono state messe di traverso, nella corrente di un fiume inarrestabile e impetuoso, raggruppandosi, combinandosi, amalgamandosi, scendendo, salendo, rovinando al suolo, ammassandosi nel cielo.
    Ho letto questa storia in un principale momento della mia vita. Sino a poco tempo prima, non conoscevo il significato della parola amore. Ingenua, romantica e sognatrice sempre. Incontri inaspettati talvolta possono davvero cambiare la nostra vita, persino un banale romanzo come questo: mi ha rinvigorito, donato una gioia incontenibile che è trapelata da ogni dove, padrona di un destino di cui non ne conoscevo nemmeno l'esistenza. Quasimodo ed Esmeralda. Figure cupe e infelici che mi hanno fatto risplendere di luce. Fatto fiorire con melodie, cadenze inattese, frasi semplici cosparse di note taglienti e sibilanti, in cui predomina l'armonia, in morbide ondulazioni d'ottave.
    C'è stato in tutto questo un non so ché di particolarmente vertiginoso, potente ed inebriante dal quale è stato davvero difficile concepirne un'idea precisa. Adesso che ho terminato il romanzo, mi domando: che ne ha fatto il tempo, che ne hanno fatto gli uomini di questa meraviglia? La storia del gobbo Quasimodo e della bella Esmeralda risuonerà nelle mie orecchie per tanto tempo, sulla soglia di un epoca che si sta avviando verso la distruzione. Una tempesta emotiva, visiva che alla fine è solo un rumoreggiare che alita dolcemente sul nostro collo. Contemplazione estatica con la quale il lettore vede i suoi più reconditi desideri realizzarsi nel silenzio di un vasto uditorio. Viaggiatrice, osservatrice, esploratrice che ha ascoltato ogni singola parola di questa storia, persa nel bel mezzo della folla nascosta dagli sguardi furtivi di gente curiosa e avida.

    Non guardare la faccia, fanciulla. Guarda il cuore.
    Il cuore di unbel giovane è spesso deforme. Vi sono cuori ove l'amore non si conserva.

    said on 

  • 4

    "Ed è certo che esisteva, e forse preesisteva, una misteriosa armonia tra quella creatura e quell'edificio. [...] Più tardi, la prima volta che si aggrappò istintivamente a una corda delle torri e vi ...continue

    "Ed è certo che esisteva, e forse preesisteva, una misteriosa armonia tra quella creatura e quell'edificio. [...] Più tardi, la prima volta che si aggrappò istintivamente a una corda delle torri e vi si appese, e diede moto alla campana, a Claude, il suo padre adottivo, fece l'effetto di un bimbo che dice la prima parola. E così, a poco a poco, crescendo sempre là dentro, vivendoci, dormendoci, non uscendone quasi mai, subendo a ogni ora la pressione misteriosa della cattedrale, arrivò ad assomigliarle, a incrostarvisi, a farne parte. Le sue sporgenze s'incastrarono negli incavi dell'edificio, così che più che l'abitante egli sembrava il suo contenuto naturale."

    Forse, se mi fossi approcciata a questo libro senza avere nessuna idea della vera trama (e non intendo la versione edulcorata della Disney) avrei potuto godere ancora di più della bellezza di questa storia, ma non mi posso lamentare perché già così, senza nessun colpo di scena per me, è stata comunque un'esperienza unica.
    Tutti conoscono a grandi linee la storia di Notre-Dame de Paris, anche solo la versione fiabesca della Disney. Io al liceo ascoltai un audiolibro in francese, una sorta di riassunto, ma capii che la Disney da piccola non mi aveva raccontato la verità. Come siano riusciti a creare una storia felice da una storia così tragica ancora non me ne capacito.

    Notre-Dame de Paris è un'opera abbastanza corposa, di cui non si può fare a meno di ammirare lo spessore di personaggi come Claude Frollo o il campanaro Quasimodo o lee descrizioni di Parigi e della cattedrale, che appaiono vive. La scrittura di Hugo è sicuramente qualcosa di imperdibile, così come il pathos che trasuda da ogni pagina.
    Non sono tanti i personaggi di questo romanzo ma Quasimodo e Frollo sono di certo i migliori. La profondità che si è raggiunta con loro mi è forse mancata in Esmeralda, ma io non so, magari l'idea era proprio quella di rendere una ragazza ingenua, pura e accecata dall'amore, perché se la sua figura doveva rispecchiare solo quello è stata perfetta (purtroppo per lei).
    Mentre con l'arcidiacono Claude Frollo è tutta un'altra cosa, perché appare come un personaggio complesso e tormentato, divorato dalla passione per la piccola zingara, tanto da rinnegare se stesso e il suo credo, divorato dalla gelosia che l'ha reso egoista. Però allo stesso tempo, nonostante in qualche modo rispecchi una sorta di antagonista, non è stato sempre egoista, quasi mi commuovevo leggendo di lui che si prendeva cura del fratello e di Quasimodo, che sicuramente avrebbe avuto una sorte ancora peggiore di stare segregato all'interno di una cattedrale.
    Quasimodo invece è l'emblema del vero amore, solo lui secondo me ha capito ha incarnato veramente la purezza di quel sentimento. Per Esmeralda sarebbe stato pronto a tutto, anche a mettersi da parte. È il personaggio verso cui si prova più empatia, la sua triste storia, il suo legame con la cattedrale, come se ne fosse un'estensione, la sua fedeltà verso l'unica persona che gli abbia mai dimostrato affetto invece di ribrezzo o derisione, lo rendono un personaggio unico. Il vero "eroe" del racconto.
    Infine Phoebus, il personaggio più odiato, che incarna bene l'idea della vacuità, che incanta tutte per il suo bell'aspetto e se ne approfitta senza tanti rimorsi. Penso di aver condiviso l'odio di Frollo per lui, che in confronto a un bel capitano aveva sicuramente meno armi.

    La storia è tragica, ma Victor Hugo è riuscito a rendere dei momenti comici e alleggerire il tutto, anche se il finale rimane sempre un finale triste ma romantico. L'unico colpo di scena io lo conoscevo già e Hugo è stato drammatico pure in quello.
    L'unica cosa che non mi ha fatto optare per un voto pieno sono alcune digressioni che hanno rallentato la lettura, ma questa è sicuramente un'opera degna di tutto rispetto.

    said on 

  • 5

    Capolavoro. Sono presenti due/tre capitoli lenti e abbastanza complessi, ma si fa amare. Personaggi fantastici e storia unica del suo genere. Un dramma ambientato in un periodo cupo, crudo, spregiudic ...continue

    Capolavoro. Sono presenti due/tre capitoli lenti e abbastanza complessi, ma si fa amare. Personaggi fantastici e storia unica del suo genere. Un dramma ambientato in un periodo cupo, crudo, spregiudicato, quasi infantile quanto affascinante che è il tardo medioevo, il tutto accompagnato dalla maestosa Notre Dame che non partecipa attivamente ma si fa sentire a voce alta e quasi ad "imporsi", nonostante sia una cattedrale. Grazie a questo libro, che è diventato uno dei miei preferiti, spero in futuro di avere il piacere nell'essere spettatrice del musical italiano, e che possa vedere in prima persona la bellissima Notre Dame.

    said on 

  • 5

    Splendida narrazione d'una triste storia. La capacità di raccontare che aveva quest'autore resta, in tutta probabilità, ineguagliata. Per quanto, personalmente, io abbia preferito l'altra sua opera d' ...continue

    Splendida narrazione d'una triste storia. La capacità di raccontare che aveva quest'autore resta, in tutta probabilità, ineguagliata. Per quanto, personalmente, io abbia preferito l'altra sua opera d'arte, I miserabili, che ritengo essere un gioiello in tutto e per tutto, Notre-Dame de Paris resta una meraviglia che lascia incantati. La caratterizzazione dei personaggi è, a dir poco, eccezionale: Quasimodo esordisce come un animale e finisce come la più romantica delle anime; Claudio Frollo affascina con la sua immensa scienza, la sua austerità e la sua carnale follìa, Esmeralda lascia interdetti sia per la bellezza, sia per l'ingenuità, sia, infine, per la stupidità. Anche la rozzezza travestita di buone maniere e splendidi vestiti di Febo è descritta magistralmente; e la monelleria condita di ubriachezza ed abbrutimento di Giovanni dal Mulino; per non dimenticare il simpatico, teatrale e logorroico Pietro Gringoire... Insomma, consiglio a chiunque d'immergersi in queste pagine: è un'esperienza da vivere, assolutamente.

    said on 

  • 5

    La lettura di Notre-Dame de Paris – non lo nascondo – mi ha accompagnato per un bel po', almeno un paio di mesi. Certo, ho avuto il mio bel daffare; nel contempo, la prima parte del romanzo è stato un ...continue

    La lettura di Notre-Dame de Paris – non lo nascondo – mi ha accompagnato per un bel po', almeno un paio di mesi. Certo, ho avuto il mio bel daffare; nel contempo, la prima parte del romanzo è stato uno scoglio leggermente difficile da superare, sia per il suo carattere un po' prolisso che per gli argomenti che mi hanno preso fino ad un certo punto.

    L'inizio in realtà già mi aveva acchiappato abbastanza, con la presentazione di Pierre Gringoire e il Mistero a cui si assiste; poi il ritmo si abbassa e si entra nella descrizione nuda e cruda dell'urbanistica di Parigi, della sua architettura, dei suoi cambiamenti nel tempo, e quant'altro. Sicuramente Hugo dà un sacco di informazioni interessanti, e si capisce l'intenzione di dare ampio spazio non ad un manipolo di personaggi ma alla città stessa, che così prende vita, divenendo parte integrante della narrazione. Da questo bel pezzo di romanzo, capisco bene, comunque non si può prescindere se si vuole avere una totale comprensione del testo, e credo che lo scopo di Hugo fosse anche quello di sensibilizzare il pubblico dell'epoca a certi argomenti concernenti la storia della città, forse poco presi in considerazione. Detto ciò, leggendo rimanevo comunque in fremente attesa dell'azione, della passione, e del più puro degenero.

    E sono stata accontentata. Questo romanzo per me è stato come guidare una macchina a diesel: ci mette un po', ma quando si scalda, non si ferma più. Ciò che mi è più piaciuto è stato il punto di vista perennemente oscillante da un personaggio all'altro: Hugo ci invita ad esplorare le menti dei protagonisti, svelandoci i loro più reconditi pensieri, le loro più oscure/pure intenzioni. Saltiamo da un occhio ad un altro lasciando il personaggio precedente in una situazione irrisolta, così da avere ancora più voglia di andare avanti per essere testimoni di come questa si concluderà.

    Ho adorato il personaggio di Pierre Gringoire, miserabile poetastro, autodidatta in tutte le materie più alte, ma incompreso dal popolino di cui fa parte. Se le sue conoscenze di arte, letteratura e filosofia si fossero potute trasformare in quantità di cibo, di certo Gringoire non avrebbe avuto la corporatura minuta che ho immaginato avesse. Phoebus invece, il più inetto di tutti, e mi sta davvero antipatico; Esmeralda, anche lei stupidona, ma ingenua e pura come una bimba; la sua storia, alla fin fine, mi ha fatto stringere il cuore. Bellissimi poi i personaggi di Quasimodo e Frollo, che rappresentano le due facce della stessa medaglia: l'amore platonico del Gobbo è puro tanto quanto quello di Frollo è malsano e perverso, e ho immensamente adorato entrambi.

    La narrazione scorre, acchiappa, prende ed è gustosissima; le ultime pagine sono davvero stupende. Consigliato a tutti quelli che hanno voglia di un bel classicone di indubbia ed eccelsa qualità; e ci provi qualcun altro a scrivere un romanzo così a ventinove anni.

    said on 

  • 3

    Hugo è sempre affascinante e appassionante. Ma c'è un abisso rispetto ai Miserabili. Qui, a parte Frollo e Gringoire, i caratteri dei personaggi sono troppo macchiette. Esmeralda è insopportabilmente ...continue

    Hugo è sempre affascinante e appassionante. Ma c'è un abisso rispetto ai Miserabili. Qui, a parte Frollo e Gringoire, i caratteri dei personaggi sono troppo macchiette. Esmeralda è insopportabilmente scema, e Quasimodo esagerato come solo certi fumetti....

    said on 

  • 5

    "Il fatto è che l'amore è come un albero. Cresce per conto suo, getta radici profonde in tutto il nostro essere, e spesso continua a verdeggiare sopra un cuore in rovina."

    Bellissimo, struggente, appassionante.
    Un romanzo meraviglioso pieno di personaggi indimenticabili, che mantiene una tale freschezza che sembra scritto ieri.

    said on 

Sorting by
Sorting by