閣樓裡的佛

The Buddha in the Attic

By

Publisher: 衛城出版

3.7
(1213)

Language: 繁體中文 | Number of Pages: 221 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , French , Spanish

Isbn-10: 9868962692 | Isbn-13: 9789868962699 | Publish date:  | Edition 1

Translator: 林則良

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
內容簡介

  一百年前,一群日本女子遠渡重洋嫁到美國成為「相片新娘」
  她們懷抱夢想,卻淪為底層工人;她們渴望落地生根,卻在二次大戰流離失所......

  「在船上,除了幾個,我們都還沒開過苞。
  我們黑長髮扁平足個子矮小。
  我們有些才十四歲,都還沒長大呢。
  我們有些打從城市來,身上穿著城裡的時髦衣裳;
  但我們大多來自鄉下,一身穿了多年的舊和服。

  我們不時納悶,在這異鄉,我們會成了什麼樣子?
  我們會被嘲笑嗎?會被吐口水嗎?
  還是,更糟,不被當人看?
  不過就算我們再不甘願到美國嫁給陌生人
  還是強過待在小村子老死當農婦。」

  十九世紀末期,美國農場因為缺工,從日本引進男性移工。由於法令禁止他們與白人結婚,到了適婚年齡,他們便透過媒人或親友與母國女子交換相片來挑選結婚對象,形成了相片婚姻;而這群透過相片,從日本嫁到美國的女子,就被稱為「相片新娘」。

  她們懷抱夢想前往美國,以為從此就可以過好日子,住洋房、開洋車。抵達後才發現丈夫寄的是別人的相片,相片背後的洋房與洋車根本不是她們丈夫所有。

  在美國,她們淪為農場工人、傭人與妓女,專做白人不屑幹的工作。
  她們的白人老闆對她們予取予求,要她們像奴隸一樣工作,要她們陪他們上床。
  她們丈夫從不分擔家務,不管她們有多累,丈夫還是在旁看報紙、翹二郎腿。
  她們的小孩在學校被同學嘲笑,長大後不恥於她們的日本口音與日本文化。
  她們有人撐不下去,死在異鄉;有人存活下來,有了自己的商店。

  然而二次世界大戰日軍偷襲珍珠港,恐日陰影瀰漫美國。
  她們的丈夫被捉走,她們的商店被查封。
  她們不敢說日語,不敢對人鞠躬,不敢像個日本人。
  她們遭受集體監禁,默默消失,最後被徹底遺忘……

  作者參酌大量歷史資料及田野訪談,揉合詩化的文學手法,以「我們」的集體口吻,混合種族、階級、性別、世代等多重線索,細緻描繪這群女子的生命歷程。從她們渡船時的滿心期待寫起,描述抵達美國後的幻滅,在陌生國度的勞動生根、養兒育女,以及兒女對日本文化的背離;等到二次大戰爆發,美日之間的緊張關係,使她們個個被懷疑是日本派來的間諜,最後被迫集體隔離而流離失所。

  本書以如詩的吟哦語言,歷史學家的嚴謹,以及紀錄片的紀實精神,寫下這段被遺忘的日裔美籍移民史,不僅呈現底層勞工的生活,也寫出跨時代移民與移工的共同命運。

  這不只是她們的故事,類似的遷移之歌,仍在不同的歷史時空反覆吟唱。

得獎記錄

  ★榮獲福克納小說獎、蘭干姆爵士歷史小說獎、法國費米娜外國小說獎
  ★美國國家圖書獎及都柏林文學獎的決選名單

名人推薦

  林則良(詩人,本書譯者)導讀
  李佩香(南洋台灣姊妹會執行祕書)專文推薦
  顧玉玲(社運工作者)
  藍佩嘉(《跨國灰姑娘》作者、臺大社會系教授)
  蔡崇隆(導演、中正大學傳播系助理教授)

各方推薦

  作者以詩化的文字,歷史學家的嚴謹,以及紀錄片的紀實精神,寫下這部日裔美籍移民的血淚史。他們的集體靈魂控訴著我們,二十世紀初的悲劇絕非偶然,如果人類歧視非我族類的習性依舊,類似的壓迫必將重現於二十一世紀。想要理解臺灣新移民的真實處境,就從閱讀本書的撼人篇章開始。—蔡崇隆(導演,中正大學傳播系助理教授)

  以複數的「我們」做為敘事主體,交錯纏繞種族、階級、性別、世代的多重線索,有結構性的俯瞰視角,也有痛楚幽微的內在取鏡。在歷史的暗色皺褶處,轟隆隆發出獨特強悍的混聲合唱,不容遺忘。—顧玉玲(社運工作者)

  透過敘事與回聲,作者編織出女性移民的多聲錦被,呈現二十世紀初的日本新娘渡過太平洋,在荒蕪的新大陸勞動生根、生養後代,又在二次大戰的恐日陰影中被迫流離失所。這不只是她們的故事,類似的遷移之歌,仍在不同的歷史時空反覆吟唱。—藍佩嘉(臺大社會系教授)

  無論是一百年前的婚姻移民,或近年來的婚姻移民,他們所面臨的處境都很相似,只是,因時代不斷進步,現在遷移改成了搭飛機。如想要瞭解更多當時的婚姻移民狀況,不妨可閱讀本書。——李佩香(南洋台灣姊妹會執行祕書)

  就像深海裡從魚網拉上來的古甕,上面彌封了符咒,解封當夜,千萬生靈的燐火逸出閃耀,每個生命的故事成為靈光的賦格。——林則良(詩人,本書譯者)

  令人著迷的矛盾組合:篇幅雖短,卻如交響樂般豐富;雖包羅萬象,但每個細節又栩栩如生。彷如點描畫,由眾多明亮繽紛的彩點構成:每個人的生命都由一兩行動人的片段點出,疊加起來就成為一幅鮮明的群體圖像。—《西雅圖時報》(The Seattle Times)

  令人為之傾倒……以複數第一人稱敘說,親近又令人難以忘懷,這本小說追溯了美國這群無名女人的命運……大塚從奮力求生的移民(女性)當中,萃取出重要的美德與韌性,細膩的描繪,使我們重新思索永恆希望的幻滅破碎。雖然這群女性已經不在人世,她們的餘音依舊繚繞不已。—《摩爾雜誌》(More)

  簡潔而令人讚嘆……透過集體「我們」的口吻,表達強烈的群體認同卻又不斷變化,每位獨特的個人在其中時而浮現,時而退去,大塚創造了一幅複雜精細的繪畫,一筆一劃彷如書中這群樸實的移民女子學著用字母寫字給摯愛卻無法再相見的人。—《歐普拉雜誌》(O, The Oprah Magazine)

  大膽冒險而驚人的成就,作者將她研究中涓滴採集的眾多故事,編織成女聲合唱,一方面以複數「我們」的口吻,敘述她們的集體經驗,另一方面又廣泛納入形形色色個人的生命經驗……《閣樓裡的佛》以人生經歷的波段向前推展,彷如樂曲的篇章。……最後,大塚的書已經變成這群新娘本身的表徵:外表雖纖細平和,內心卻飽經風霜,深藏無數祕密。—《密爾瓦基哨兵日報》(Milwaukee Journal Sentinel)

  一幅繽紛豐富的馬賽克圖,呈現眾多移民跨洋到未知國度所懷抱的各種希望與夢想……大塚描繪他們來到新故鄉的挑戰、煎熬,以及偶爾出現的喜悅……如詩般的精雕細琢,句句精練,意旨精準,深具感召力,彷如日本短歌,這本書是罕見而獨一無二的傑作……細節愛不釋手……一堂令人心碎的歷史課。—《華盛頓獨立評論書評》(The Washington Independent Review of Books)

  〔大塚〕大膽地將數百人的心聲之語,上揚到集體對於痛苦、寂寞、迷惘的吶喊……字句精簡,題材反映了美國過去一段可恥的年代……大塚以絕望貫串全書,每一章都令讀者難以忘懷……大塚精巧地開創叫人難以忘懷的複調合聲,其回音在這本纖細而掌握得宜之小說的內室間餘音繞梁不絕,敘說了一段任何美國人都不該遺忘的年代。—明尼阿波里斯《明星論壇報》(Minneapolis Star Tribune)

  大膽……屢屢令人著迷……大塚以電影拍攝的手法,先將鏡頭拉近做個人特寫,接著再推遠,以廣角鏡進行群體攝像……〔大塚〕是欲言又止的大師,擅長恰如其分表現細節……她的故事根植於一顆好奇與渴望理解的心。—《書頁》(BookPage)

  精準、聚焦……富有洞察力……只要見到,你就會想拿起來翻閱。一旦開始閱讀,你就不想停下。……勇敢而充滿想像力的作品,其所冒險使用的寫作風格,比起許多五倍厚重的書,更大膽而刺激。即使在題材方面也很大膽……內容獨特、明晰、包羅萬象,情感細膩。—《赫芬頓郵報》(The Huffington Post)
大塚的魔魅將其散文純粹到接近詩的高度。——《紐約時報書評版》

  大塚揉合了希臘歌隊的悲劇力量以及告白的親密。可說是珠玉傑作,其光亮勢必持久不褪。——《舊金山紀事報》

  大塚精巧底開創叫人難以忘懷的複調和聲,其回音在這本纖細而掌握得宜之長篇的內室間餘音繞梁不絕。——明尼阿波里斯《明星論壇報》

  精粹的魔術……敘事的歌隊以詩吟唱,既精省又熱情,連最無情的人也會肝腸寸斷。——《芝加哥論壇報》


作者介紹

作者簡介

大塚茱麗(Julie Otsuka)

  一九六二年於美國加州出生和長大,雙親為一代(父)和二代(母)日裔移民。耶魯大學藝術學士,哥倫比亞大學視覺藝術碩士。她的第一本長篇《天皇蒙塵》(When the Emperor Was Divine, 2002),以她母親的真實故事為經緯,描寫在二戰期間,一家四口,外祖父因被視為日本間諜而被FBI收押,從加州柏克萊送往猶他州沙漠地區的集中收容營所經歷的三年拘禁生活,獲得美國圖書館協會艾力克斯獎及亞裔美國文學獎。第二本長篇《閣樓裡的佛》,則推回到一戰後移民美國的日本相片新娘,以集體的「我們」為敘事,進入美國國家圖書獎及都柏林文學獎的決選名單,並榮獲福克納小說獎、蘭干姆爵士歷史小說獎、法國費米娜外國小說獎。現定居紐約市。

譯者簡介

林則良

  著有《對鏡猜疑》(1993,時報),詩集《與蛇的排練》(1996,時報),以及以筆名東尼‧十二月為筆名出版的日記體小說《被自己的果實壓彎的一株年輕的樹》(1998,商務印書館),新書正在整理當中。譯有《管家》、《牡蠣男孩憂鬱之死》等書。


目錄

導讀/母親臉頰輪廓的銀光——閱讀大塚茱麗/林則良
推薦序/遠離家鄉的婚姻移民/李佩香(南洋台灣姊妹會執行祕書)

快來吧,日本女孩!
洞房花燭夜
白鬼子
生小孩
養兒育女
走狗
別離
集體失蹤

鳴謝
譯注
作者訪談
日文譯名對照表
Sorting by
  • 4

    tanti destini, un unico sogno

    Un racconto molto particolare, a più voci, un coro di innumerevoli voci femminili che pagina dopo pagina creano un pathos notevole ma sempre con la grazia leggera che solo le giapponesi riescono ad a ...continue

    Un racconto molto particolare, a più voci, un coro di innumerevoli voci femminili che pagina dopo pagina creano un pathos notevole ma sempre con la grazia leggera che solo le giapponesi riescono ad avere. Quanto hanno sofferto gli immigrati di ogni razza e colore! Quanto più degli altri hanno sofferto le donne! E quanto inutile è stata nella maggioranza dei casi tutto quel dolore! Il sogno americano, la lotta costante e tenace per integrarsi in un mondo diverso e spesso incomprensibile si mescola ai sogni della casa nativa , dei parenti lontani, di orizzonti perduti per sempre

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  • 4

    Bellissimo romanzo corale di grande impatto emotivo. La scrittura è chiara ed essenziale, non cede mai al sentimentalismo. In tal modo c’è lo spazio per tutte le voci, per le loro speranze e per il l ...continue

    Bellissimo romanzo corale di grande impatto emotivo. La scrittura è chiara ed essenziale, non cede mai al sentimentalismo. In tal modo c’è lo spazio per tutte le voci, per le loro speranze e per il loro dolore. L’emigrazione porta quasi sempre la sofferenza, soprattutto quando dall’altra parte dovrai affrontare un duro e massacrante lavoro , combattere contro la mancanza dell’amore e contro il pregiudizio razziale. Eppure tutto è delicato, quasi inconfessato e nascosto. Ma le immagine sono intense e potenti.

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  • 5

    Bello!

    Interessante la modalità di scrittura corale. Commovente la storia dell'immigrazione Giapponese in America, di cui non sapevo assolutamente nulla.

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  • 3

    Siamo noi tutte le donne del Giappone

    “ Il tetto si è bruciato. Ora posso vedere anche la luna”.
    Comincia con questa epigrafe la cronistoria delle donne giapponesi che a partire dal 1900 lasciano il Giappone, la loro terra, i loro affett ...continue

    “ Il tetto si è bruciato. Ora posso vedere anche la luna”.
    Comincia con questa epigrafe la cronistoria delle donne giapponesi che a partire dal 1900 lasciano il Giappone, la loro terra, i loro affetti per andare in America a sposare i loro connazionali già emigrati. Il libro si esprime in un “noi” narrativo comune che cristallizza mille emozioni diverse ma allo stesso tempo un unico destino. Tante membra ma un unico corpo, si potrebbe dire. Le verdi speranze di tutte durante la traversata, - come sarà mio marito, saremo ricchi?- La disillusione di fronte alla realtà di miserie che devono affrontare sbarcando dalla nave, la vita dura, amara, composta e silenziosa che, nonostante tutto si ritrovano a vivere e infine lo spettro della guerra che li avvolge come una nube silenziosa. Il Giappone rivive nei sogni, nelle usanze che si trascinano addosso anche in una terra così lontana, nei piccoli oggetti portati con sé: un nastro, un pettine, un kimono da sposa. Poi si smette anche di sognare. E di desiderare. Si diventa madri, mogli e si finisce di essere donne. “ Le donne sono deboli, ma le madri sono forti”. I figli si rivoltano, dimenticano la loro lingua, come si conta, come si prega. E la guerra li inghiotte.
    Lo stile è scarno, telegrafico. Ma solo così c’è spazio per tutte le anime, per tutti i desideri, per tutta la sofferenza, per tutte le donne. Delicato, intimo.
    Siamo noi tutte le donne del Giappone, ovunque, oggi e sempre.

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  • 3

    Un insieme di istatanee, di immagini che si rincorrono a formare un insieme di donne con tutte le aspettative, le gioie, le paure e i dolori. Un libro a più voci, veramente particolare.

    said on 

  • 4

    La vita delle donne giapponesi immigrate in America

    Questo romanzo trae ispirazione dalle biografie degli immigrati giapponesi che arrivarono in America all'inizio del Novecento, e in particolare l'autrice giapponese ha attinto, al di là delle numerose ...continue

    Questo romanzo trae ispirazione dalle biografie degli immigrati giapponesi che arrivarono in America all'inizio del Novecento, e in particolare l'autrice giapponese ha attinto, al di là delle numerose fonti storiche, al testo "A History of Japanese Immigrants in North America" di Kazuo Ito. Un romanzo particolare intanto per lo stile: tutte le storie narrateci sono in terza persona plurale dalle voci delle donne giapponese che sono partite dalla loro terra di origine, il Giappone appunto, in America promesse spose a bei giovanotti (stando alle foto che le avevano mostrato in patria) per poi ritrovarsi quei giovanotti con 20/30 anni di più. Ma pian piano formano le proprie famiglie, educano i propri figli, provano senza riuscirci ad integrarsi alla mentalità americana, ma quando arrivano le notizie della guerra in Europa e ne mondo le cose cambiano fino al punto che loro, tutti i giapponesi, vengono visti come delle spie e dei potenziali nemici e per questo sono costretti a lasciare tutto, le loro case, i loro orti, le loro cose, la loro vita, il sogno americano si frantuma in mille pezzi.

    “Venivamo tutte per mare” narra del viaggio di giovani donne che partono con la speranza nel cuore lasciandosi alle spalle i loro affetti più cari e tutto ciò che hanno per andare incontro a una vita migliore che gli era stata promessa dai loro mariti. Ad attenderle, invece, al porto trovavano solamente la dura realtà, un uomo che non possiede nulla, un lavoro massacrante e pregiudizi razziali. Quello che hanno lasciato vale più di quello che hanno raggiunto, è questa la verità.

    Un romanzo che è molto importante, soprattutto per capire quello che hanno vissuto realmente le spose in fotografia giapponesi che andarono in America. Consigliatissimo.

    said on 

  • 3

    Un fascio d'erba

    Il fascio d'erba è il memoir collettivo delle giovani donne giapponesi che nei primi decenni del XX secolo andavano a sposarsi negli Stati Uniti e in effetti sono proprio come fili d'erba, falciati vi ...continue

    Il fascio d'erba è il memoir collettivo delle giovani donne giapponesi che nei primi decenni del XX secolo andavano a sposarsi negli Stati Uniti e in effetti sono proprio come fili d'erba, falciati via dal loro Giappone misero e contadino per essere trapiantati in California. La loro aspettativa comune è sfuggire a una dura vita di campagna, per raggiungere un luogo dove la vita sarebbe stata agiata. Le fotografie inviate dai mariti stavano a testimoniarlo: giovani uomini ben vestiti, di bell'aspetto. L'arrivo è piuttosto traumatizzante, la nuova terra è popolata da giganti e gigantesse con voci tonanti e lingua incomprensibile; il marito spesso è irriconoscibile, invecchiato di vent'anni rispetto l'uomo della fotografia. La vita è contadina quanto quella di partenza, nomade fra i frutteti e i campi di fragole. L'autrice non è tenera nel descrivere l'accoglienza riservata a questi lavoratori giapponesi. D'altra parte, dopo aver letto Furore, so che la vita nei campi della California poteva essere disperata per tutti i lavoratori a giornata, indipendentemente dall'origine europea o asiatica.
    La gente tendeva a raggrupparsi sulla base della provenienza e la prima generazione coltivava le vecchie usanze e i vecchi dei (il dio volpe), rifaceva attorno a se il paese lasciato alle spalle tanti anni prima e teneva in mano i fili delle vite incontrate sulla nave. Le generazioni successive si danno nomi americani, vanno a scuola e fanno amicizia: si integrano. Si integrano fino a Pearl Harbour, dopodiché vengono scossi da un grande vento che parla di frutteti dorati che non saranno colti, panni rimasti appesi ai fili, case abbandonate, cani che cercano il loro padrone.
    La popolazione giapponese venne messa in campi di raccolta, perché sospettata di spionaggio. La storia finisce qui e lascia intendere che queste persone si sentirono tradite dal paese nel quale vivevano e nel quale avevano lavorato onestamente e inoltre persero la maggior parte dei loro beni.
    E' una storia molto interessante, anche perché testimonia le emozioni di un popolo che all'osservazione esterna sembra impassibile. L'impostazione narrativa, che evoca un coro di voci femminili, è originale ma dopo un po' ripetitiva. Credo che se avesse introdotto delle variazioni il libro ne avrebbe tratto giovamento.

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  • 5

    null

    Premetto che ho letto questo libro per un gruppo di lettura e per essere del tutto sincera quando è stato proposto e scelto, ho pensato che sarebbe stato di una pesantezza unica e, invece, con mia gra ...continue

    Premetto che ho letto questo libro per un gruppo di lettura e per essere del tutto sincera quando è stato proposto e scelto, ho pensato che sarebbe stato di una pesantezza unica e, invece, con mia grande sorpresa ed immenso piacere, ho scoperto che così non era. L'ho trovato una lettura piacevole nella sua crudezza. Non ci sono fronzoli stilistici, anche perché la brevità non glielo permetterebbe, l'autrice va diretta al punto, raccontando uno squarcio di storia sconosciuto ai più o, quantomeno, passato in secondo o anche terzo piano rispetto molte altre vicende di quel periodo storico, con magistrale bravura. Mi ha colpito molto la scelta di non soffermarsi su una singola persona, ma di inserire molte testimonianze in modo da poter presentare tanti punti di vista diversi per le stesse situazioni che queste donne si trovavano a dover affrontare. Il capitolo sui bambini mi ha colpito particolarmente, più degli altri.
    Poi ci sono gli americani che sono lo stereotipo di tanti e tanti altri popoli in varie parti del mondo ed in varie epoche: diffidenti verso lo straniero, ma che comunque viene sfruttato come manodopera per lavori troppo pesanti o degradanti che non vogliono più fare, indifferenti alle sorti loro riservate da un Governo che decide ed esegue con la complicità della paura verso il diverso, per un momento ci provano anche a rivolgere il loro pensiero a quegli esseri umani che per anni hanno condiviso con loro tanti momenti di quotidianità, ma giusto un attimo prima che il ciclo abbia di nuovo inizio con qualcun altro.
    Sono veramente felice di aver proposto e partecipato a questo gruppo di lettura, altrimenti non mi sarei mai avvicinata a questa lettura, ed avrei perso tanto.

    Piccola riflessione sul titolo originale: "The Buddha in the attic".

    Le cose che si lasciano in soffitta sono quelle che non si vogliono o possono tenere in casa, ma che allo stesso tempo non si ha il cuore di buttare. Si lasciano lì, a prendere polvere, con la promessa di andarli a ritirare fuori di quando in quando per darci un'occhiata ed abbandonarsi ai ricordi, ma probabilmente non si terrà fede a quella promessa silenziosa. Lo trovo molto suggestivo come titolo.

    said on 

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