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¡Guardias! ¡Guardias!

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Publisher: Ediciones Martínez Roca, S.A.

4.3
(1985)

Language:Español | Number of Pages: 314 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Italian , Czech , Chi traditional

Isbn-10: 8427017200 | Isbn-13: 9788427017207 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Paperback , Mass Market Paperback , Others

Category: Fiction & Literature , Humor , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
Un ejército de enanos ha de viajar a Ankh Morpork para enfrentarse a un enorme dragón que aterroriza a los habitantes del lugar. Pero se trata de un ejército muy peculiar pues, además de enanos, sus combatientes son unos cobardes reclacitrantes. Así las cosas, el panorama no parece muy alentador, aunque nunca se sabe...
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  • 4

    I nobili draghi non hanno amici. Quello che più si può avvicinare a tale concetto è un nemico ancora in vita.

    Come dice l'autore nell'introduzione, nelle opere fantasy le Guardie sono sempre molto bistrattate. In secondo piano, arrivano solo per fare brutta figura e poi morire da sciocchi.
    Qui, invece, le Gua ...continue

    Come dice l'autore nell'introduzione, nelle opere fantasy le Guardie sono sempre molto bistrattate. In secondo piano, arrivano solo per fare brutta figura e poi morire da sciocchi.
    Qui, invece, le Guardie sono le protagoniste. Nello specifico, lo sono quelle della povera, vecchia e sgangherata Guardia Notturna di Ankh-Morpork. Quattro uomini buffi, sempliciotti e demotivati che non sanno di essere speciali e di avere in mano il destino della loro città.
    La storia è costruita molto bene. Il mistero rimane quasi fino all'ultima pagina, le sorprese non finiscono quasi mai. A metà libro sembrava quasi che la storia dovesse concludersi da un momento all'altro, invece è proseguita tra numerosi colpi di scena.
    I personaggi sono dipinti tutti con grande maestria. Ogni membro della Guardia ha la sua peculiare personalità a cui affezionarsi indistintamente. Il mio preferito rimarrà comunque Carota, il grande nano alto due metri.
    Il libro è, in fondo, molto semplice, ma costituisce una lettura estremamente piacevole. Lo stile, la scorrevolezza, il realismo molto ben inserito in una storia fantasy e alcune piccole "surrealità" che si inseriscono alla perfezione nella storia compongono un romanzo leggero, ma ben strutturato e piacevolissimo da leggere.

    said on 

  • 4

    "«Be', d'accordo, tutte le probabilità disperate che sono una su un milione si avverano, giusto, non c'è problema,ma... come dire, è abbastanza comecavolosidice, specifico. Voglio dire, non vi pare?»
    ...continue

    "«Be', d'accordo, tutte le probabilità disperate che sono una su un milione si avverano, giusto, non c'è problema,ma... come dire, è abbastanza comecavolosidice, specifico. Voglio dire, non vi pare?»
    «E quindi, per esempio una su 999.943...» cominciò a dire Colon.
    Carota scosse la testa. «Non ci sarebbe speranza. Nessuno ha mai detto C'è una probabilità su 999.943 ma potrebbe funzionare»."

    Capisci che amerai un libro quando inizi a ridere dopo una manciata di righe.
    Già la premessa è geniale: "Potete chiamarli Guardie di Palazzo, Guardie Cittadine o Guardie e basta. Qualunque nome abbiano, in ogni opera di genere fantasy-eroico il loro scopo è lo stesso: più o meno al capitolo 3 (o dopo dieci minuti di film) irrompono nella stanza, attaccano l'eroe uno alla volta e vengono massacrati.
    Nessuno chiede mai se sono d'accordo. Questo libro è dedicato a quei nobilissimi uomini."

    Ed ecco che ci troviamo ad assistere alle avventure di questa scalcagnata guardia all'interno di una città in cui "gli assassini assassinavano, i ladri ladravano e le passeggiatrici passeggiavano".
    I personaggi stanno tutti su un gradino tra il grandioso e l'epico: i componenti della guardia, dal capitano ubriacone ma coraggioso Vines, alla recluta ligia al dovere Carota, omone di due metri che si crede un nano; senza dimenticare l'aristocratica lady che alleva i draghi di palude e la società segreta disposta ad evocare un drago perchè "il prezzo della frutta è troppo alto".....
    Altro gran pregio di Pratchett è quello di saper ribaltare e giocare coi luoghi comuni del fantasy, dal drago che dorme sulla montagna d'oro all'eroe munito di spada sbrilluccicosa, ergo magica.
    E se non bastasse, il tutto viene condito con scenette surreali da morire dalle risate e che ricordano il british humor del gruppo comico dei Monty Python. Come non citare, in tal senso, la "vita da nano" dell'appuntato Carota e l'episodio della "una possibilità su un milione", davvero dissacranti.
    Quindi, a chi consigliare questo "A me le Guardie!"? Innanzitutto a chi ama il fantasy,a chi adora l'umorismo inglese, ma anche e soprattutto a chi non si prende mai troppo sul serio!

    said on 

  • 5

    Brutal

    ¡Guardias! ¡Guardias! de Terry Pratchett es tan excelente como todo el mundo dijo que era. Sin duda, es de mis novelas favoritas de Mundodisco, incluso aunque algunos de los mejores momentos ya me los ...continue

    ¡Guardias! ¡Guardias! de Terry Pratchett es tan excelente como todo el mundo dijo que era. Sin duda, es de mis novelas favoritas de Mundodisco, incluso aunque algunos de los mejores momentos ya me los habían contado antes (como el dispararle la flecha al dragón). Simplemente genial.

    said on 

  • 5

    Non avevo in programma di rileggere questo libro. Voglio dire, nei seri periodi di crisi da lettura è a Mondo Disco che torno per uscirne, ma da un po' avevo in mente di lanciarmi in una rilettura del ...continue

    Non avevo in programma di rileggere questo libro. Voglio dire, nei seri periodi di crisi da lettura è a Mondo Disco che torno per uscirne, ma da un po' avevo in mente di lanciarmi in una rilettura della serie in ordine cronologico quindi prendere in mano l'ottavo non era nei miei programmi.
    È stata un'ispirazione improvvisa.
    L'ho finito l'11 marzo.
    Il giorno dopo Terry Pratchett è morto.
    Le coincidenze che ti fanno pensare che c'è qualcosa di più grande con un bizzarro senso dell'umorismo, perchè l'ultimo libro di Terry Pratchett che ho letto mentre era ancora vivo è quello che - ai tempi - mi ha fatto capire che avevo tra le mani un autore straordinario. Non ancora il mio preferito, ma molto di più del simpaticone che prende in giro il fantasy classico e ogni tanto fa una battuta profonda.
    Dovete sapere che quando ho iniziato a leggere Mondo Disco era impossibile andare in ordine: si trovava quel che si trovava, buona parte era difficile da reperire e l'altra parte era fuori catalogo, e i libri sono stati pubblicati in ordine sparso (sono felice che Piedi d'Argilla sia stato tradotto... ma perchè, esattamente, prima di Hogfather? O di Maskerade?), quindi era possibilissimo che ti innamorassi della serie con un volume a caso. Se avessi letto il ciclo nell'ordine in cui è stato scritto sarei caduta ai piedi di Pratchett con Morty l'Apprendista (il quarto), ma era fuori catalogo e ho dovuto aspettare la ristampa.
    Ma torniamo al libro in questione: pubblicato nel 1989 è il primo volume del ciclo dedicato alla guardia cittadina di Ankh-Morpork.
    Un intento narrativo che è già di per sé decostruzione del fantasy classico: una storia che ha per protagonisti quelle comparse il cui ruolo è morire combattendo contro l'eroe, rigorosamente uno alla volta. In più, per aggiungere la beffa al danno, queste sono le guardie di Ankh-Morpork, ossia una città che non ne ha bisogno.
    La più grande metropoli del Disco, infatti, è perfettamente in grado di funzionare da sé: sotto la benevola dittatura del Patrizio è stato istituito un sistema di Gilde. Gilda dei Ladri, Gilda degli Assassini, a cui è affidato il controllo della malavita: devi essere associato per fare il criminale, e devi attenerti alla percentuale di crimine concordata precedentemente coi rappresentati della città. E se qualcuno ruba - o uccide - senza controllo spetta alla Gilda in questione mantenere il proprio prestigio.
    Ma se il crimine è regolamentato, cosa possono fare le guardie?
    Un bel niente, ed infatti la Guardia Notturna è un ricettacolo di perdenti e rifiuti della società. Di persone che non sono riuscite a fare altro nella vita, o che sono state spedite lì per scontare colpe del loro passato.
    E sono solo tre: Sam Vimes, il cinico ed alcolizzato capitano; Fred Colon, pigro e demotivato e sergente, e il caporale Nobbs, detto Nobby che... beh, è Nobby. Non c'è modo per descriverlo.
    Ma le cose cambiano quando si ritrovano per le mani Carota, il primo arruolato volontario da una vita a questa parte.
    Carota è quanto di più diverso da loro ci possa essere: tanto per cominciare è un nano, o più precisamente è un ragazzo umano adottato da una coppia di nani quando era un neonato, e quindi pur non avendo la... fisicità nanesca ne ha la mentalità e il background culturale (al punto che la sua domanda è stata accettata in quanto rappresentante di una minoranza etnica). Carota, giovane di provincia, è stato mandato nella grande città per imparare ad essere un uomo ora che la sua altezza (circa due metri) gli rende impossibile l'integrazione completa col suo popolo.
    "Quello che dovresti fare è mandarlo via per qualche tempo. Lasciarlo mescolare con gli umani". Si accomodò meglio. "Adesso, re, ti trovi per le mani un papero" aggiunse col tono di chi la sa lunga.
    "Non penso che dovrei dirgli così. Già si rifiuta di credere di essere umano."
    "Quello che volevo dire è che è un papero fra i pulcini. È un fenomeno molto noto nelle fattorie. Scopre di sapere beccare benissimo ma non ha idea di cosa sia nuotare". Il re ascoltò con attenzione. I nani non avevano grandi cognizioni di agricoltura. "Ma se lo mandi a vedere le altre papere, se si bagna i piedi, non andrà più in giro a correre dietro ai polli. E sei a cavallo."
    Varneshi si sedette e assunse un'espressione soddisfatta.
    Quando si passa gran parte della vita sottoterra, si sviluppa una mente molto letterale. I nani non utilizzano metafore o simili. Le rocce sono dure, l'oscurità è buia. Se si comincia a pasticciare con le descrizioni si finisce in grossi guai, è il loro motto. Dopo duecento anni di comunicazione con gli umani, però, il re aveva sviluppato uno scrupoloso attrezzo mentale che lo metteva quasi in condizione di comprenderli.
    "Certo. Mio zio ha un cavallo" ammise lentamente.
    "Stessa cosa".
    Ci fu una pausa durante la quale il re sottopose l'affermazione a una attenta analisi.
    "Mi stai dicendo" suggerì, soppesando ogni parola, "che dovremmo mandare Carota a fare la papera fra gli umani perchè mio zio ha un cavallo?"

    I nani hanno problemi con le metafore.
    Alla guardia, quindi, si ritrovano un ragazzone forte come un toro e, contemporaneamente, onesto ed innocente. Carota non ha la minima idea di cosa sia la malizia e il suo candore, che renderebbe un bersaglio ambulante chiunque altro, ha uno strano effetto su coloro che lo circondano: riesce a dargli quello 0,00001 di imput per essere leggermente migliori.
    Ma non è solo Carota il cambiamento in atto: il grosso, grossissimo problema è dato da un misterioso gruppo che complotta per rovesciare il governo ed ottenere ciò che gli è dovuto. Il modo? Evocare un drago, ovviamente, e mettere in scena la storia più vecchia del mondo: il giovane eroe che lo sconfigge, salva la città e diventa re.
    È qui che le cose iniziano a farsi diverse dal solito libro di parodia, perchè se la scena dei rituali, delle formule, del palazzo della congrega condiviso con altre X congreghe punta il dito senza nessuna pietà contro un determinato tipo di narrazione, sottolineandone il ridicolo involontario, quello che segue è un'altrettanto dissacrante analisi della natura umana.
    Che fossero pure le altre società a prendersi gli abili, i promettenti, gli ambiziosi e i sicuri di sé. Lui si sarebbe preso i piagnucolosi carichi di risentimento, quelli col ventre pieno di bile e di sputi, quelli che sapevano di potere avere successo, se solo gliene fosse stata data la possibilità. Avrebbe preso quelli le cui ondate di veleno e vendetta erano arginate da sottili pareti di inettitudine e paranoia di bassa lega.

    Niente di epico, quindi. Non il grande malvagio, quello da temere e guardare con ammirazione. Ma i meschini. Gli invidiosi. La cattiveria nel suo grado più basso.
    Più accessibile, a mio avviso, del Grande Signore del Male. Più vero, paradossalmente.
    E se questo vale per i cattivi, vale anche per gli eroi. Che non sono eroi: Vimes è un relitto che tira a campare un giorno dopo l'altro, una bottiglia dopo l'altra.
    Vimes brancolò su per le scale, facendosi strada a tentoni fino al suo ufficio, si accasciò sulla primordiale sedia in cuoio con l'imbottitura prolassata, frugò nel cassetto in fondo, afferrò la bottiglia, morse il tappo, tirò, sputò tappo, bevve. Cominciò la sua giornata.

    Eppure c'è quella piccola scintilla di giustizia, quella piccola scintilla di motivazione che ha portato Vimes ad essere un poliziotto, e quando in città iniziano a succedere cose strane, la guardia inizia a cercare di capire cosa succede.
    Perchè un drago non è responsabilità di nessuna Gilda, ergo è responsabilità loro.
    Ma se pensate che il libro sia semplicemente questo, ossia un gruppo di disgraziati che trova riscatto in una minaccia troppo grande per chiunque altro... beh, c'è molto di più.
    C'è la gente da salvare, che non è un gruppo di innocenti, ma una collettività in grado di accettare qualsiasi cosa se - alla lunga - permetterà di andare avanti.
    E così, se da un lato abbiamo l'esilarante tentativo di raggiungere una possibilità su un milione di colpire un drago con una freccia, perchè nelle storie una possibilità su un milione si avvera nove volte su dieci, dall'altro abbiamo questo.
    Laggiù c'è gente che seguirà qualsiasi drago, venererà qualsiasi dio, tollererà ogni iniquità. Tutto a causa di una specie di monotona cattiveria quotidiana. Non la malvagità veramente alta e creativa dei grandi peccatori, ma una specie di oscurità dell'anima massificata. Si potrebbe definirlo peccato senza una traccia di originalità. Accettano il male non perchè dicono sì ma perchè non dicono no.

    Che più lo leggi più sembra vera questa descrizione dello stato di apatia che sembra affliggere le masse, e anche oggi basta dare un'occhiata alle centinaia di cose semplicemente sbagliate che accettiamo indignandoci nella nostra casa ma andando avanti con la nostra vita come se nulla fosse.
    E nello stesso libro ci sono i draghetti di palude, per intenderci: esserini patetici la cui prima causa di morte è l'esplosione accidentale perchè quando per natura sputi fuoco, per natura salti in aria alla prima gastrite.

    Non ci sono eroi, in questo libro. Non c'è un degno cattivo. Non c'è neanche una popolazione degna di essere salvata in senso stretto.
    Lo stesso drago sembra un personaggio più nobile, nel suo essere una creatura terribile e spietata, ma mitologica e quasi più giusta dei meschini umani.
    Eppure questo libro non punta a farti andare nell'angolo vergognandoti di essere un umano: perchè nonostante non ci siano eroi e non ci siano chissà quali nobiltà d'animo da salvare, un gruppo di scarti della società viene ispirato da un ragazzino di campagna a fare del proprio meglio e affronta un fottuto drago perchè è la cosa giusta da fare, aspettandosi poco o niente in cambio.
    C'è Lady Ramkin, nobile che se ne frega della nobiltà, appassionata di draghi e sostenitrice della Guardia, che è un personaggio adorabile.
    Ci sono un sacco di battute e di giochi di parole, un sacco di momenti epici ed è - di base - un libro dannatamente divertente da leggere dove niente di quello che ti aspettavi succede. E c'è il Bibliotecario con lo Spazio-B, che è una delle cose più geniali dell'universo.

    Ed è il libro che ha segnato il salto di qualità: il ciclo di Morte è quello più filosofico, il ciclo delle Streghe parla del significato delle storie e del potere delle parole... ma il ciclo della Guardia è quello che parla delle persone, nel bene e nel male.
    Io ho capito qui che Terry Pratchett non voleva scrivere fantasy come genere d'evasione, ma come specchio con cui osservare ed analizzare la realtà.
    E questo rende Mondo Disco, che è un disco appaggiato su quattro elefanti che stanno sopra una tartaruga, la Grande A'Tuin, molto più serio delle cupissime Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.

    said on 

  • 4

    Semplicemente un grande della narrazione.
    Divertente, arguto, efficace, sorprendente... Lo stile di Pratchett è unico e impareggiabile. Non ti verrebbe mai in mente di spiegare le cose con una del ...continue

    Semplicemente un grande della narrazione.<br/>Divertente, arguto, efficace, sorprendente... Lo stile di Pratchett è unico e impareggiabile. Non ti verrebbe mai in mente di spiegare le cose con una delle sue metafore, ma dopo averle lette sei consapevole che nella tua vita non potrai mai trovare un modo migliore per dire le stesse cose.<br/>Le vostre prospettive saranno tutte capovolte e risvoltate aumentando così la vostra percezione. Ma soprattutto non guarderete mai più un drago con gli stessi occhi!

    said on 

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