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«Ho sempre voluto che ammiraste il mio digiuno» ovvero, guardando Kafka

Di

Editore: Einaudi

3.6
(151)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 52 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806206249 | Isbn-13: 9788806206246 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Norman Gobetti

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
È l'estate del 1923 quando in due stanze in un sobborgo di Berlino una nuova coppia dà inizio al suo futuro comune. Lei si chiama Dora Dymant, lui Franz Kafka, e quello è l'ultimo anno della sua vita.
Prima di allora ci sono state altre due brave ragazze ebree nella vita di Kafka, Felice e Julie, poi la passionale, anticonformista Milena. Ma lui è già «sposato con l'angoscia a Praga» e un altro matrimonio non ci sta. È solo con la giovane Dora che Kafka, avvicinandosi alla fine, riesce a svincolarsi dalla città nativa e a pensarsi, seppur per poco, libero di amare.
E se fosse sopravvissuto alla tubercolosi che lo condusse a morte precoce? Se addirittura fosse scampato all'olocausto che si prese tutte le sue sorelle, rifugiandosi all'estero, magari in America, magari in un'accogliente comunità ebraica? Cosa sarebbe accaduto se il cantore di ogni forma di assoggettamento, vincolo, coercizione fosse riuscito a sfuggire? Quali inediti appagamenti il Nuovo Mondo delle mille possibilità avrebbe potuto riservargli?
Philip Roth immagina per noi lo scenario e, incrociando quell'orizzonte letterario e umano al proprio, dà vita a una piccola gemma di lucidità critica e insieme di spassoso estro narrativo.
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  • 4

    Philip Roth non delude mai !

    Un racconto che costituisce un mini saggio dedicato all'ultimo anno di vita del grande scrittore ceco nella seconda parte del quale P. Roth ipotizza per lui , e lo fa da par suo , un destino diverso da quello che purtroppo la sorte gli ha invece riservato.
    Un libriccino di una quarantina d ...continua

    Un racconto che costituisce un mini saggio dedicato all'ultimo anno di vita del grande scrittore ceco nella seconda parte del quale P. Roth ipotizza per lui , e lo fa da par suo , un destino diverso da quello che purtroppo la sorte gli ha invece riservato.
    Un libriccino di una quarantina di pagine che si legge in poche ore per il quale non si può che condannare la condotta “predatoria” portata a termine dall'editore nel vendere un estratto , preso e tradotto da “Reading myself and others”, come opera a sé stante a ben 8,00 (dicasi otto) euro .
    Una vera rapina ma per Philip si fa questo ed altro !

    ha scritto il 

  • 3

    Troppo breve per dargli 4 stelle, ma comunque interessante. La prima parte dice poco più di quel che già si sa, ma calcando sulle differenze del rapporto con Dora rispetto ai precedenti; ciò porta ad inventarsi una immaginaria vita di Kafka sino alla vecchiaia e il raccontino è simpatico.

    ha scritto il 

  • 3

    E se invece... ??

    Philip che parla di Kafka è qualcosa da non perdere.. A 40 anni decide di scrivere del suo idolo letterario, forse perché fu questa l'età in cui lo scrittore ceco morì di tubercolosi.
    In questi due scritti ci parla di un Kafka realmente esistito nel suo ultimo anno di vita e di un ipotetico ...continua

    Philip che parla di Kafka è qualcosa da non perdere.. A 40 anni decide di scrivere del suo idolo letterario, forse perché fu questa l'età in cui lo scrittore ceco morì di tubercolosi.
    In questi due scritti ci parla di un Kafka realmente esistito nel suo ultimo anno di vita e di un ipotetico Kafka che, riuscito a fuggire dai legami affettivi che lo legavano a Praga, andò a cercare fortuna negli Stati Uniti ed ebbe una storia proprio con la zia del piccolo Philip.
    La scrittura di Roth è sempre elevata, ma anche spassosa, il suo umorismo ebraico è particolare e mi piace tantissimo, come nessun altro!! Unico difetto: troppo corto!

    “Sto guardando, mentre scrivo di Kafka, la sua fotografia a quarant'anni (la mia età): è il 1924, con ogni probabilità l'anno più dolce e pieno di speranza della sua vita adulta, e l'anno della sua morte. C'è una familiare svasatura ebraica nel ponte del naso, un naso lungo e leggermente appuntito in punta – il naso di metà dei ragazzi ebrei che erano miei amici alle superiori. Crani cesellati come questo furono spalati a migliaia dai forni; se fosse sopravvissuto, il suo sarebbe stato fra quelli.”

    ha scritto il 

  • 5

    Iniziare l'anno con il mio Filippo preferito è sempre un piacere. Adoro l'ego di quest'uomo che riesce a fare di Kafka un suo quasi parente ;)
    Un divertissement piacevolissimo.

    ha scritto il 

  • 2

    Scusa Philip, la storia è un anche no di notevoli dimensioni. Non è credibile, non è entusiasmante, non è niente di niente. Rendimi gli 8,00€ che ho speso per comprare questo libro e tanti saluti.

    ha scritto il 

  • 4

    Nella mia personale classifica degli "episodi epici intorno al mondo della letteratura", al secondo posto - subito dopo a quella volta in cui Glenn Gould incise Bach per un libro di Vonnegut (che tripletta di signori) - si piazza Philip Roth che scrive di Kafka. E ho detto tutto.


    ...continua

    Nella mia personale classifica degli "episodi epici intorno al mondo della letteratura", al secondo posto - subito dopo a quella volta in cui Glenn Gould incise Bach per un libro di Vonnegut (che tripletta di signori) - si piazza Philip Roth che scrive di Kafka. E ho detto tutto.

    (Comunque un libretto solo per fanatici, non prendetelo in mano se il dottor Franz Kafka non è la vostra ragione di vita e non apprezzate Roth)

    (E comunque al terzo posto non so ancor bene chi piazzarci, ma dormite tranquilli che vi tengo aggiornati)

    ha scritto il 

  • 4

    Sto guardando, mentre scrivo di Kafka, la sua fotografia a quarant'anni (la mia età): è il 1924, con ogni probabilità l'anno più dolce e pieno di speranza della sua vita adulta, e l'anno della sua morte. Il viso è affilato e scheletrico, la faccia di uno che vive a credito: zigomi pronunciati res ...continua

    Sto guardando, mentre scrivo di Kafka, la sua fotografia a quarant'anni (la mia età): è il 1924, con ogni probabilità l'anno più dolce e pieno di speranza della sua vita adulta, e l'anno della sua morte. Il viso è affilato e scheletrico, la faccia di uno che vive a credito: zigomi pronunciati resi ancora più evidenti dall'assenza di basette; orecchie con la forma e l'inclinazione delle ali di un angelo; un'espressione intensa e creaturale di sbigottita compostezza - enormi paure, un enorme controllo; unico tratto sensuale, una cuffia nera di capelli levantini tirata sul cranio; c'è una familiare svasatura ebraica nel ponte del naso, un naso lungo e leggermente appesantito in punta - il naso di metà dei ragazzi ebrei che erano miei amici alle superiori.
    Crani cesellati come questo furono spalati a migliaia dai forni; se fosse sopravvissuto, il suo sarebbe stato fra quelli.

    ha scritto il